<?xml version="1.0" encoding="windows-1252"?><feed version="0.3" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/" xmlns="http://purl.org/atom/ns#" xml:lang="it-it"><title>Duepiu.Net, vivere meglio in coppia</title><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.duepiu.net/" /><tagline type="text/html">Duepiu.Net, vivere meglio in coppia</tagline><id>http://www.duepiu.net/</id><image><url>http://www.duepiu.net/sito/rss/logorss.gif</url><title>Duepiu.Net RSS</title><link>http://www.duepiu.net/</link><width>200</width><height>60</height></image><generator url="http://www.duepiu.net/rss/feedatom.asp" version="Duepiu.Net Feed Atom">Duepiu.Net Feed Atom</generator><author><name>Duepiu.Net, vivere meglio in coppia</name><url>http://www.duepiu.net/</url></author><entry>
<title><![CDATA[La sai l'ultima?]]></title>
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<created>2008-4-7T7:55:8+01:00</created>
<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<P><STRONG>Possedere il senso dello humor ha sicuramente un buon appeal nell’attrazione interpersonale, ma il modo in cui viene espresso e vissuto cambia molto se si è maschio o femmina.“Dopo avere fatto l'amore, i due rimangono assorti nei loro pensieri.</STRONG>&nbsp; </P>
<P>Ad un tratto lui domanda: "<EM>Cara, hai mai desiderato sapere cosa si prova a essere un uomo?</EM>"; lei: "<EM>Io no, tesoro, e tu?</EM>" Chi non riderebbe ad una battuta del genere? Un uomo forse… se fosse pronunciata da una donna. Una recente ricerca ha infatti confermato quello che molte donne divertenti o comiche hanno sospettato da sempre: gli uomini sono intimiditi dalla loro vena umoristica. Gli uomini possono trovare irresistibili storielle o freddure e giudicare simpatico chi le fa, ma se devono scegliere una compagna per una storia seria non gradiscono che possieda la battuta facile. </P>
<P>Rod Martin, uno degli autori dello studio, psicologo all’Università “Western Ontario”, spiega che gli uomini ritengono che l’essere burloni sia un tratto tipicamente maschile e di conseguenza lo trovano “stonato” nel gentil sesso. Per giungere a queste conclusioni Martin e i suoi collaboratori hanno coinvolto centinaia di uomini e donne chiedendo loro se il fatto che una donna possedesse senso dell’umorismo la rendesse più o meno attraente; molti uomini hanno risposto di sì. Quando però è stato domandato loro se avessero trovato desiderabile una compagna che fosse sarcastica e dalla battuta pronta, la risposta è stata decisamente negativa. Martin ha commentato che il risultato lascia supporre che uomini temano di poter diventare il bersaglio degli sberleffi di lei e perciò tendano a evitare quel tipo di donna. Il discorso cambia se si tratta di un’avventura; allora, piace di più una donna che sia capace di fare dell’umorismo; forse perché appare più disinibita e disponibile. Al contrario, “lo humor aumenta il fascino di un uomo”;questo è almeno quanto sostiene lo psicologo Michael Cunningham, “ma non se le barzellette o le gag sono a sfondo sessuale; in questo caso diventa addirittura controproducente”. Lo stesso Cunningham ha rilevato come l’autoironia sia particolarmente apprezzata dal sesso debole; questo per il fatto che si tratta di un modo di ridere innocuo e dimostra che chi lo fa non teme di apparire ridicolo ed è quindi è sicuro di sé. La capacità di apprezzare lo humor riveste indubbiamente un ruolo importante nell’attrazione, ma in modo completamente diverso tra i due sessi; la scoperta ci viene sempre da Rod Martin: alle donne piace chi le fa ridere; gli uomini invece trovano attraente una donna che rida alle loro spiritosaggini. Un’altra indagine degli psicologi Erik Bresslerand e Sigal Balshine ha provato che dovendo scegliere un partner per un rapporto duraturo solo le donne giudicano rilevante che questi le faccia divertire.</P>
<P>Nello studio è anche emerso che per entrambi i sessi le persone dotate di senso dell’umorismo vengono ritenute meno intelligenti e meno sincere rispetto più serie. In una ricerca analoga, gli psicologi americani Duane Lundy, Josephine Tan e Michael Cunnicngam hanno dimostrato che gli individui spiritosi vengono preferiti a chi è più posato; ma prima che divertenti devono essere di bell’aspetto. Anche qui, in linea con gli esiti del precedente sondaggio, è emerso che i comici danno l’idea di essere persone più allegre rispetto agli altri, ma meno interessate o versate per le faccende intellettuali. Tornado all’idea che lo humor sia una caratteristica tipicamente maschile, questa convinzione sembra abbia trovato conferma in un curioso esperimento del ricercatore inglese Sam Shuster. Quest’ultimo ha registrato le reazione dei pedoni al fatto che lui percorresse le strade della città inglese di Newcastle sopra uno sgangherato monociclo. Buona parte della gente che incontrava gli faceva dei cenni o lo guardava strabiliata; circa metà lo avevano anche apostrofato… ma in modo diverso a seconda del sesso; gli uomini erano stati più sarcastici e maligni e le loro battute erano più acide; questo valeva soprattutto per i giovani adulti. Le donne per contro, quando commentavano la bravata di Shuster, si complimentavano con lui o esprimevano delle preoccupazioni sulla sicurezza di quello che stava facendo. Questi due diversi modi di reagire hanno fatto concludere allo studioso che l’umorismo sia un tratto più maschile e che, constatato che è più corrosivo nei giovani, è facile sia legato alla maggiore presenza di ormoni maschili. Dal canto suo, per altro, lo psicologo americano Geoffrey Miller ha notato che gli uomini tendono ad essere più scherzosi delle donne, specie nel corteggiamento e in particolare, in presenza di potenziali rivali. In conclusione, scherzare allieta, mette di buon umore e fa piacere di più; ma, attenzione, se una donna vuole coinvolgere un uomo è bene che non si lasci andare troppo a raccontare storielle e facezie e anzi è bene che rida alle battute di lui. &nbsp;Per contro, lui guadagna in punti se fa divertire lei; ma se il suo repertorio contiene solo battute a sfondo sessuale è meglio che le riservi ad un uditorio di suo pari.</P>]]>
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<title><![CDATA[Il pensiero positivo batte la Legge di Murphy]]></title>
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<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<P><STRONG>Che “pensare in positivo” sia utile ed importante per vivere meglio, lo affermo da una vita, dal lontano 1999, da quando ho cominciato a scrivere.</STRONG> Da allora, mi hanno detto di tutto, persino che ero un “marziano” o un “sognatore folle”. Oggi, ho una ragione in più per parlarti del pensiero positivo e della sua potenza: ho sconfitto una delle più importanti leggi di Murphy. </P>
<P>La Legge di Murphy è un insieme di detti popolari nella cultura occidentale, a carattere ironico e caricaturale. Il fortunato autore del codice murphologico è un signore chiamato Arthur Bloch e negli Stati Uniti, la Legge di Murphy è talmente famosa che, come riporta Wikipedia, l'enciclopedia libera della rete, ha persino trovato posto nel Funk and Wagnalls Standard College Dictionary.<BR>Il primo e più importante assioma della Legge di Murphy, ha praticamente dato il titolo al codice e dice testualmente: “Se qualcosa può andare storto lo farà”. Pur essendo impostate in maniera ironica, molte persone conoscono le leggi di Murphy e purtroppo, sanno molto bene che spesso, per non dire sempre, accadono.</P>
<P>Ma veniamo per gradi. La scorsa settimana, dopo l’uscita del mio libro motivazionale in formato elettronico PENSO POSITIVO edito da Giacomo Bruno Editore, a cui invio il mio più sentito ringraziamento per la fiducia che ha risposto in me e l’opportunità che mi ha dato per divulgare questa filosofia, che un po’ mi appartiene, essendone un teorico e cultore, ho deciso di accettare l’invito di Massimo Binelli – noto giornalista locale - a partecipare alla sua trasmissione di approfondimento “La Pulce nell’Orecchio”, in onda su Teleriviera, una televisione storica di Massa che copre molto bene tutta la fascia costiera della Toscana, da Livorno alle porte di La Spezia.Martedì 11 marzo, alle 21 mi presento puntuale negli studi di Teleriviera e Massimo mi viene incontro un po’ trafelato, dicendomi che forse non si potrà andare in onda. Nel tardo pomeriggio erano, infatti, successe una serie di problematiche, una dietro l’altra e data l’ora tardi era difficile porvi rimedio. Il computer della messa in onda era saltato, quello di scorta si era inchiodato e, per giunta, l’operatore esperto, che avrebbe dovuto fare le riprese televisive era sparito. Non Ti nascondo che in televisione mi hanno anche guardato un po’ storto e sono certo che tra loro si saranno posti la domanda…“stai a vedere che questo porta sfiga?”Personalmente ero tranquillo e certo che non soltanto la trasmissione si sarebbe fatta, ma che sarebbe anche andata bene. Infatti, è andato tutto meravigliosamente bene. Siamo andati in onda e sono anche arrivate le telefonate di conferma che la trasmissione è piaciuta. Con Massimo abbiamo parlato di tantissimi argomenti: di comunicazione e di vendita, ricordando i momenti un po’ arditi della mia giovinezza quando ho cominciato a vendere Folletto e le candele ai preti (a dire il vero con scarsa riuscita). </P>
<P>Di motivazione umana e di pensiero positivo; con una parentesi dedicata all’importanza di avere autostima e di come l’attuale scuola italiana non crei assolutamente autostima nei ragazzi, anzi, spesso la distrugge.Insomma, il tanto vituperato PENSIERO POSITIVO ha battuto alla grande una delle più ostiche Leggi di Murphy. Alla faccia del Sig. Murphy. Sono soprattutto contento per tutte quelle persone che hanno poca fiducia in se stessi e pensano di non riuscire mai nel corso della propria vita. Ho dimostrato loro che “pensare in positivo” aiuta realmente e mi auguro che il mio ebook possa essere letto da moltissime persone, ed essere di stimolo a cambiare il proprio modo di pensare e cominciare, finalmente, a credere maggiormente nelle proprie capacità. Credimi, pensare in positivo ha aiutato me ed aiuterà anche Te. Ne sono certo.&nbsp;&nbsp;Per quanto riguarda la trasmissione, a giorni (dopo che saranno ripristinati i computer) sarà disponibile il video su Google Video.</P>
<P>Chiudo con una delle frasi che mi piacciono di più, di Edmund Spenser: “E’ la mente che ti fa essere buono o cattivo, che ti rende misero o felice, ricco o povero”.&nbsp; Ed io aggiungo: Se riesci a cambiare il Tuo modo di pensare, cambierai in meglio anche la Tua vita. So bene che non è facile, ma che cosa stai aspettando? Un invito ufficiale?!</P>]]>
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<title><![CDATA[Il lavoro come pratica meditativa]]></title>
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<created>2008-2-18T7:56:16+01:00</created>
<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<FONT size=1><SPAN style="COLOR: black"><FONT face=Verdana><FONT size=2><B>Quante volte sarà capitato a molti di noi</B>, specie di fronte ad una importante questione professionale, <B>di non riuscire a venire a capo di una decisione</B>. <?xml:namespace prefix = o /><o:p></o:p>Pensare e ripensare, arrovellarsi, studiare, rivedere i dati, eppure, non sapersi decidere. <o:p></o:p>Gli elementi concreti a propria disposizione porterebbero in una direzione, ma non ci si sente pienamente convinti. <o:p></o:p><B>E così ci si abbandono al dubbio amletico: che fare, istinto o ragione? </B><o:p></o:p></FONT></FONT>
<P class=MsoNormal align=left><FONT size=1><SPAN style="COLOR: black"><FONT face=Verdana><FONT size=2>E ancora: quante volte le faccende professionali vengono portate ben oltre l’ufficio, magari a casa, in famiglia, in vacanza, come un pensiero ossessivo, ricorrente, che occupa fino a totalizzare lo spazio presente?<o:p> </o:p></FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal align=left><SPAN style="COLOR: black"><FONT face=Verdana><FONT size=2>E quanto di frequente tutto questo, se portato al limite, influisce in aggiunta sul ben-essere (o mal-essere) non solo della mente, impegnata in un estenuante lavorio continuo che le sottrae energie che potrebbero essere impiegate altrimenti, ma anche del corpo, con cefalee, iperacidità gastrica, tensioni muscolari,<I> bruxismo</I> (cioè digrignamento notturno dei denti), ipertensione, calo del desiderio sessuale, tra i sintomi più comuni. <o:p></o:p>Lo spirito, tra questi due estremi, resta schiacciato, sotto il peso di un carico che rende gravosa ogni cosa, toglie entusiasmo, spegne la creatività, lo spirito di innovazione, la propositività, rende pessimisti, tetri, lugubri.<o:p> </o:p></FONT></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal align=left><SPAN style="COLOR: black"><FONT face=Verdana><FONT size=2>I riflessi che queste condizioni psicofisiche possono avere sulla vita intima, privata, così come su quella professionale della persona sono immediatamente evidenti. <o:p></o:p>I costi sociosanitari lievitano, la produzione industriale cala in termini di quantità e qualità. <o:p></o:p></FONT></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal align=left><SPAN style="COLOR: black"><FONT face=Verdana><FONT size=2><B>Cosa è possibile fare per uscire da questo tunnel, o, ancora meglio, evitare di entrarci?</B> <o:p></o:p>Investendo sulla <I style="mso-bidi-font-style: normal">persona</I>, la quale conduce una vita privata, così come professionale. <o:p></o:p>L’essere è sempre il medesimo, pur nella diversità dei contesti e dei ruoli.<o:p> </o:p></FONT></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal align=left><SPAN style="COLOR: black"><FONT face=Verdana><FONT size=2>E una persona che sta bene, rende anche più armonico l’ambiente che frequenta, specie quello professionale, ove le tensioni, gli attriti, gli scambi accesi sono all’ordine del giorno. Relazioni più serene favoriscono degli scambi costruttivi e anche laddove questi possono talvolta sfociare in diverbi, diviene relativamente più semplice fare in modo che questi possano essere utilizzati come molla propulsiva per nuovi successi di lavoro e di vita.<o:p> </o:p><o:p></o:p></FONT></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal align=left><SPAN style="COLOR: black"><FONT face=Verdana><FONT size=2>Numerosi possono essere gli strumenti per creare e ri-creare costantemente ben-essere tra le persone. Uno di questi è la meditazione. <o:p></o:p>Si tratta di un approccio profondo, radicale, che giunge all’essenza di ciascun individuo.<o:p> </o:p></FONT></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal align=left><SPAN style="COLOR: black"><FONT face=Verdana><FONT size=2><B>Questo è il motivo della sua efficacia. </B><o:p></o:p></FONT></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal align=left><SPAN style="COLOR: black"><FONT face=Verdana><FONT size=2>La meditazione non lascia indifferenti, chiama ciascuna persona di fronte a sé, senza alcuna possibilità di delega – e qui anche l’importanza per sviluppare il senso di responsabilità così importante negli ambienti di lavoro – esorta a prendere in mano la propria vita, con entusiasmo, decisione, forza, coraggio – e anche su questi aspetti, la ricaduta professionale appare notevole ed evidente.<o:p> </o:p></FONT></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal align=left><SPAN style="COLOR: black"><FONT face=Verdana><FONT size=2><B>Non esiste una frattura reale tra vita professionale e privata</B>: si tratta solo di contesti differenti in cui alla base c’è il medesimo individuo, con la stessa essenza. Se la persona nutre un disagio in un ambiente, con tutta probabilità lo porterà anche altrove. <o:p></o:p></FONT></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal align=left><SPAN style="COLOR: black"><FONT face=Verdana><FONT size=2>La meditazione consente di entrare in contatto profondo con se stessi, condizione necessaria e imprescindibile per un approccio altrettanto immediato e autentico con chi ci sta di fronte. Quante volte assistiamo a riunioni di lavoro in cui tutti parlano, ma nessuno sa ascoltare? Tutto questo con conseguente perdita di tempo, di risorse, di spunti di riflessione che potrebbero portare a nuove idee e proposte. <o:p></o:p></FONT></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal align=left><SPAN style="COLOR: black"><FONT face=Verdana><FONT size=2><B>La meditazione aiuta a vedere la realtà come soggetti e oggetti allo stesso tempo, attori e spettatori</B>. Quante volte, nelle discussioni, ci accaniamo contro il collega che riteniamo che non abbia compiuto a dovere la sua parte quando magari siamo stati i noi i primi a non fornirgli tutti gli strumenti per adempiere la sua funzione al meglio? <o:p></o:p>La meditazione svuota la mente da tutto ciò che non ha a che fare con il presente contingente, libera il campo dalle interferenze, dalle distrazioni, e permette così di utilizzare in modo ottimale le proprie risorse e adempiere ai compiti che si stanno svolgendo in tempi brevi e con il massimo rendimento.<o:p> </o:p><o:p></o:p></FONT></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal align=left><SPAN style="COLOR: black"><FONT face=Verdana><FONT size=2>La pratica meditativa aiuta a trovare le risposte a quei dilemmi apparentemente insolubili, perché stimola a entrare in sintonia con se stessi, con il proprio ‘fiuto’, o intuito, che spesso e volentieri è ciò che fa la differenza negli affari.La meditazione aiuta a lasciare andare il passato: questo non significa negare l’esperienza, quella resta come patrimonio inestimabile, fondamentale per performance professionali all’avanguardia, ma aiuta a tenere presente ciò che si ha disposizione in quel momento, senza fare riferimento a qualcosa che non esiste più e che non ha più potere d’azione qui e ora.<o:p> </o:p></FONT></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal align=left><SPAN style="COLOR: black"><FONT face=Verdana><FONT size=2>La pratica meditativa consente di evitare di proiettarsi nel futuro: guardare avanti è una necessità e una priorità che tutti abbiamo, ancor più in ambito lavorativo, ove i prospetti sono un <I>must</I> per evitare di compiere passi più lunghi della gamba, ma questo non deve mai e poi mai fare perdere il contatto con le reali possibilità di cui si dispone al momento. <o:p></o:p>La meditazione aiuta a trovare in sé le risorse più autentiche, le potenzialità, i reali talenti di cui ciascuno dispone e che se messi a frutto da una parte rendono la persona estremamente soddisfatta e felice, dall’altra mettono a disposizione all’azienda un lavoratore che dà il meglio di sé in qualità e quantità.<o:p> </o:p><o:p></o:p></FONT></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal align=left><SPAN style="COLOR: black"><FONT face=Verdana><FONT size=2>L’atteggiamento meditativo rafforza il senso di presenza e attenzione: quanti incidenti, quanti danni economici sono provocati dalla disattenzione, nonostante il lungo elenco di buone pratiche, le varie norme e regole di sicurezza? <o:p></o:p><o:p></o:p></FONT></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal align=left><SPAN style="COLOR: black"><FONT face=Verdana><FONT size=2>La meditazione sostiene in un percorso di recupero delle energie, e di un loro uso ottimale, rafforza le difese immunitarie, contribuendo a ridurre abbondantemente le assenze dal posto di lavoro per malattie di vario genere e grado, le somatizzazioni e le affezioni legate all’eccesso di stress.<o:p> </o:p><o:p></o:p></FONT></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal align=left><FONT face=Verdana size=2><SPAN style="COLOR: black">Fare in modo che <B>tutti i momenti di vita </B>diventino una <B>pratica meditativa</B>, cioè istanti di attenzione, pienezza, consapevolezza, in cui anche il processo lavorativo rappresenta un modo di conoscere, esprimere sé, realizzarsi e offrire un contributo alla società e al mondo: questi sono alcuni tra gli obiettivi fondamentali di tale approccio esistenziale, che abbraccia tutte le sfere dell’essere umano.</SPAN></FONT></P></SPAN></FONT></SPAN></FONT>]]>
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<title><![CDATA[Costruire una relazione che funziona]]></title>
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<created>2008-1-21T7:50:51+01:00</created>
<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<P><STRONG>Relazione è un termine ampio e generico, abbondantemente usato e abusato oggi. Si riferisce al collegamento esistente tra due entità: quando queste due sono persone la faccenda diventa assai delicata e complessa.</STRONG></P>
<P>Ogni persona è un mondo a sé che lungi dall’essere statico e monolitico, muta a seconda delle circostanze, del tempo e dell’interlocutore che ha di fronte. </P>
<P>Non si tratta necessariamente di falsità – a meno che non sia una intenzione deliberata, ma anche in questa vi sono delle modalità che difficilmente possono essere falsate: si può barare sui contenuti, non sui modi di trasmetterli – ma di una varietà di sfaccettature della propria personalità che ha modo di dispiegarsi in modo differente a seconda delle opportunità che si decide di cogliere. In un contesto relazionale vi è un influsso reciproco, non è possibile non mettersi in gioco, ci si può celare dietro maschere e inganni, ma anche a fronte di essi qualcosa trapela.</P>
<P>A cospetto di un numero sempre crescente di relazioni che dopo pochissimo tempo si infrangono, che lasciano dolori e ferite che spesso a fatica si rimarginano, viene spontaneo chiedersi che cosa ci può essere che non ‘funziona’ nel proprio modo di relazionarsi e, ancor più, cosa fare per poter modificare i propri schemi e le proprie modalità. Se l’amore è eterno finché dura, è anche vero che noi possiamo fare molto per alimentarlo, a partire da noi stessi. Non si può apportare nutrimento ad una relazione se non ci si prende prima e contemporaneamente cura di noi stessi. </P>
<P>Che cosa possiamo dare all’altro (e ricevere da lui) se non quello che già che possediamo e che siamo disposti a condividere? L’amore non è uno status quo, una condizione raggiunta una volta per tutte, ma un processo che si esplica nel tempo e che va costantemente rinnovato e rialimentato. Esso richiede, forza, energia, determinazione, volontà, disponibilità, accoglienza e non necessita di una persona ‘speciale’ per esplicarsi. Tutte le persone, a loro modo, sono speciali e come tali degne di ricevere amore. Il nostro amore scaturisce da noi, per questo anche una separazione non può, in realtà, annullare l’amore.Se prima non si coltiva la relazione con noi stessi, anche il rapporto con l’altro viene pregiudicato: si rischia di vivere nell’attesa, attesa di qualcuno che supplisca e soddisfi i nostri bisogni, le nostre necessità e, in ultima analisi, ci renda felici. Ma questo significa delegare la propria esistenza a qualcun altro. </P>
<P>Qualcun altro da cui, prima o poi, ci sentiremo privati dei nostri spazi, della nostra autonomia, della nostra libertà. Qualcun altro che non può né mai potrà conoscerci così a fondo da poter capire quale è il ‘nostro’ bene’, perché questo spetta solo a noi.</P>
<P>Ripartiamo, quindi, da noi, per poter avviare una sana e proficua relazione con l’altro. Quando si è single è relativamente più facile avere del tempo libero a propria disposizione che ci si può dedicare nei modi più disparati. Quando si inizia una relazione, nella maggior parte dei casi, ci si comincia a dedicare sempre più al partner e sempre meno a se stessi. Ci si dimentica della componente più importante per una sana relazione: se stessi. Coltivare se stessi non implica compiere chissà cosa di particolare, non significa diventare perfetti o sempre meglio, ma risvegliarsi, aprire gli occhi di fronte a se stessi e imparare ad accettarsi per ciò che si è. Sapere che dentro di noi ci sono luci e ombre, potenzialità e limiti consente poi di fare altrettanto anche con l’altro. La nostra vera essenza è per lo più celata da strati e maschere imposte dal vivere sociale, dai condizionamenti familiari, dai ruoli e dalle funzioni che si ricoprono, ma da qui ad affermare che noi siamo tutto questo ce ne corre. Noi non ci identifichiamo con tutto questo, siamo molto di più.&nbsp; Lavorare alla propria crescita personale, indipendentemente dalla presenza di un partner, porta ad attirare persone sempre più simili a noi, in sintonia con il percorso che stiamo compiendo e ai valori che professiamo. Quando coltiviamo noi stessi ci rendiamo conto che non abbiamo bisogno di cercare, tutto ciò che ci può essere utile per la nostra evoluzione, persone comprese, ci vengono offerte. Sta a noi poi decidere se cogliere l’opportunità.</P>
<P>Come un fiore necessita della giusta quantità di acqua e di luce, di un terreno fertile, delle inevitabili potature, di periodi di riposo e di fioritura, anche noi dobbiamo imparare a rispettare i tempi e ei modi di vita nostri e dell’altro: solo così può germogliare una relazione florida e fruttifera.</P>]]>
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<title><![CDATA[Come comunicare efficacemente nella coppia]]></title>
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<created>2007-12-10T8:10:51+01:00</created>
<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<P>La comunicazione si considera efficace quando l’emittente (chi invia il messaggio) riesce a formulare il proprio pensiero con &nbsp;parole che lo descrivono fedelmente,ed il destinatario (chi riceve il messaggio) ne ricava un significato che corrisponde al pensiero dell’emittente (o a quanto egli intendeva comunicare).</P>
<P>Questo discorso si applica anche alla coppia. Vediamo alcuni suggerimenti pratici che ci consentono di migliorare la comunicazione con il partner: </P>
<P>Per l’emittente Inviare messaggi chiari. Se il messaggio è confuso in partenza, anche il partner più attento&nbsp; dovrà indovinare il significato arrivando a interpretazioni che possono essere anche molto lontane dalle reali intenzioni dell’altro. Un altro aspetto importante da considerare è che il linguaggio del corpo deve essere congruente con le parole usate. In caso contrario, il partner crederà più ai segnali che manda il corpo che alle nostre parole. Chiedere un riscontro (feedback) al partner per capire se il messaggio è stato recepito nel modo giusto.</P>
<P>Per il destinatario Ascoltare attivamente, riducendo al massimo tutte le possibili distrazioni che possono interferire con il processo di comunicazione. Una delle tecniche più importanti che possiamo usare a tal proposito è quella della parafrasi, cioè ripetere con parole proprie quello che il partner ha detto, per verificare se abbiamo capito quello che voleva dire. Possiamo introdurre la parafrasi usando frasi come “Allora, vuoi dire che…” “Dal tuo punto di vista quindi…”.Per entrambiEvitare di fare la lettura del pensiero. Non è opportuno dire al partner quali sono i suoi pensieri, sentimenti, intenzioni, motivazioni. Spesso crediamo di sapere meglio del nostro partner che cosa passa per la sua testa.</P>
<P>In realtà, non possiamo sapere quale siano esattamente gli stati d’animo, gli atteggiamenti, i pensieri, i sentimenti del partner. Per non fare la lettura del pensiero consigliamo di ascoltare attivamente e di formulare delle domande di chiarimento.&nbsp; </P>
<P>Dott. Giuseppe Falco<BR>Formatore ed autore<BR>specializzato in comunicazione</P>
<P>D.ssa Liliana Jaramillo<BR>Psicologa</P>]]>
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<title><![CDATA[Forza e fragilità: una conciliazione possibile]]></title>
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<created>2007-12-3T10:10:53+01:00</created>
<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<P><STRONG>Quanto più si coltiva la fragilità, tanto più ci si rafforza.</STRONG> </P>
<P>“Ci è stato costantemente trasmesso, inculcandoci l’ennesimo giudizio di valore, che la fragilità, la tendenza ad infrangersi di fronte alle pressioni sia ‘male’. Ma quanta forza sussiste, in realtà, nell’essere in grado di ammettere le proprie falle e, ancor più, nel lasciarsi ‘toccare’, scon-volgere dagli eventi di vita. Agli estremi, le due polarità, fragilità e forza, non solo sono costantemente presenti, in germe, ma arrivano a coincidere, e ciò che è spezzato è anche quel che è possibile ricomporre in modo nuovo e diverso, e giungere così ad ordini ed esperienze creative superiori”.</P>
<P>Ci è stato insegnato fin da piccoli a stare composti a tavola, a salutare con un sorriso gli estranei, anche quando non ne abbiamo voglia, a non piangere in pubblico nel caso dei maschi, a non urlare in modo sguaiato alle bambine.&nbsp;&nbsp; Tutto fin da bambini era ben definito, e noi ci siamo trovati a seguire una serie di norme e regole che non ci appartenevano, ma che abbiamo ritenuto importante fare nostre per continuare a ricevere l’amore dei nostri cari, per essere desiderabili ai loro occhi e degni della loro attenzione.&nbsp;&nbsp; </P>
<P>Arriva un giorno in cui, però, tutto questo ci sta stretto, come un vestito ormai sfuggito di misura: a nessuno verrebbe in mente, da adulto, di indossare un abito della prima infanzia. E, invece, spesso, senza accorgercene, andiamo in giro così, agghindati come dei bimbetti della scuola elementare, impacciati nel cercare di rispondere alle aspettative altrui, mentre un’ampia parte di noi se ne sta confinata in un cantuccio, magari nell’attesa per anni, prima di avere il coraggio di svelarsi. Cosa accade se scopriamo di possedere la forza e il coraggio di essere noi stessi, di rivendicare i nostri spazi, i nostri desideri, le nostre necessità? Cosa si potrebbe verificare di così terribile, irreparabile? No, non sono l’amore, l’ammirazione e l’approvazione altrui che temiamo maggiormente di perdere, forse a volte anche quelli, ma prima di tutto sono quelli che noi stessi ci riserviamo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </P>
<P>I primi ad essere duri, talvolta al limite della ferocia, siamo proprio noi stessi, che ci giudichiamo, ci critichiamo, ci tarpiamo le ali con la nostra efferatezza. E il trattamento che riserviamo a tutto ciò che ci circonda, cose, animali, persone, per trasposizione, non può essere tanto diverso.&nbsp;&nbsp; </P>
<P>Ci sono sostanzialmente due estremi di noi che fatichiamo a riconoscere, accettare, manifestare e che confiniamo nell’ombra: forza e fragilità. Forse sarebbe più corretto non definirli come aspetti contrastanti, ma come due facce della stessa medaglia, due elementi che condividono la medesima natura: agli estremi, arrivano a coincidere, come per similitudine accade nel Tao della filosofia cinese.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </P>
<P>Quel che cambia e che segna la differenza tra forza e fragilità è la diversa prevalenza, nonché la prospettiva, la visione, il filtro con cui le si definisce. La cultura, ad esempio, in questo frangente ha un ruolo preponderante, che si assomma alle norme familiari interne a cui si è stati educati, e alle caratteristiche di personalità.Per fare un esempio di quanto, all’estremo, una manifestazione di fragilità possa sottendere una grande forza è il pianto. Quanti di noi, uomini, ma anche tante donne, non piangono né in privato, né tantomeno in pubblico? Mascherare, sopire, al limite, sopprimere i sentimenti, le emozioni è veramente una manifestazione di forza? Combattiamo come fosse un contagio pestilenziale il coinvolgimento, ma in realtà ciò che dobbiamo temere, perché ci porta lontano da noi, ci fa perdere il nostro centro, è il farsi tra-volgere, non coin-volgere.&nbsp;&nbsp; Evitare il coinvolgimento è un andare contro natura, un crearsi una corazza, un indossare un’armatura, qualcosa che ci rende artificiali, che ci priva del contatto autentico con noi stessi e con chi ci sta attorno. Crediamo così facendo, di proteggere il cuore, ma questo non viene più illuminato, né può irradiare la sua luce e il suo calore, e rischia di perdere la sua reale essenza. E’ questo un valido compromesso di vita? Non vale forse la pena rischiare di farsi trafiggere, ma di potersi sentire liberi di muovere e di esprimersi con tutto il proprio essere?&nbsp;&nbsp; Anche perché poi, di fatto, dall’esterno non giungono solo sofferenze, ma anche gioie, e se si è troppo ‘corazzati’, se ci si lascia scivolare tutto addosso, se non ci si fa permeare da alcunché, si rischia di perdere ogni manifestazione e vissuto, piacevole e non che sia.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </P>
<P>Se continuiamo a credere, come ci avevano ammonito da piccoli, che la vita è solo una lotta, una guerra, una sofferenza, se ci ostiniamo a pensare che si debba sempre averla vinta, che sia necessario arrivare per primi, che si debba essere al centro dell’attenzione, andremo avanti come dei carri armati, che tutto schiacciano, nulla rispettano e ancor meno vivono.&nbsp;&nbsp;&nbsp; </P>
<P>Se, al contrario, ci poniamo in un’ottica differente, se cominciamo a vivere la vita come possibilità, come opportunità, gioia, dono, anche la nostra attitudine verso l’esterno muta. Siamo tutti debitori: cominciamo a riconoscere e celebrare con riconoscenza questa nostra condizione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </P>
<P>Con questa disposizione d’animo diviene possibile sviluppare una maggiore propensione al dare e al ricevere, alla gratitudine, al coraggio, alla responsabilità. In tal modo non ci si sente più costantemente nel diritto di avere, ma al contrario, dei grandi debitori, non si considerano gli altri come nemici, ma come amici, che ci siano simpatici o meno, che ci abbiano fatto stare bene o male, perché è proprio dalle prove che la vita ci propone che possiamo evolvere, crescere, maturare.&nbsp;&nbsp; </P>
<P>E può sorgere così anche un altro importante vissuto: la capacità di af-fidarsi, che sconfigge il senso di vuoto, di solitudine, per aprirci ad una dimensione più ampia in cui il Tutto si schiude ai nostri occhi e di cui anche noi ci riconosciamo parte.&nbsp;Forse vale proprio la pena di smettere di ragionare per opposizione, per contrapposizione, di cercare di criticare, giudicare, incasellare. E’ ora di sviluppare un pensiero da ‘adulti’, indipendentemente da quello che è stato il nostro passato, dai torti, dalle sofferenze o ingiustizie di cui riteniamo di essere stati vittime.&nbsp;&nbsp; </P>
<P>Siamo già ‘illuminati’, siamo già ‘perfetti’ così come siamo. L’unica vera missione che abbiamo è essere semplicemente noi stessi: è il percorso dell’individuazione, che si esplica per tutta la vita terrena, che vede una realizzazione, un’espressione autentica di sé, pur nel tentativo di conciliare le richieste che il mondo ci pone.Il nostro potere è qui, adesso, facciamone buon uso.&nbsp; </P>]]>
</content>
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<issued>2007-12-3T10:10:53+01:00</issued>
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<title><![CDATA[La carne è debole... ma solo quella dell'uomo!]]></title>
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<created>2007-10-15T8:26:46+01:00</created>
<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<P><STRONG>Quando sono circondati da belle donne, gli uomini tendono a lasciarsi incantare dal loro fascino e dalle loro “mossette” e svalutano la propria compagna</STRONG> </P>
<P>Non poche donne provano fastidio o gelosia&nbsp; se il proprio partner o marito lavora in un ambiente a prevalenza femminile o se il compagno è particolarmente espansivo e ha molte amiche che disinvoltamente bacia e abbraccia. <BR>E hanno ragione! La scienza ora conferma che un uomo esposto a donne di bell’aspetto, specie se si mostrano disponibili, è incline a cadere in tentazione.<BR>Per altro, le statistiche parlano chiaro: tra chi per motivi professionali (come gli insegnanti, i docenti universitari, i capi reparto di un grande magazzino o i responsabili di una rete di vendita, ecc.) lavora a stretto contatto con rappresentanti femminili giovani, attraenti, accessibili e ammiccanti c’è un’altissima incidenza di divorzi.</P>
<P>A provare l’effetto che donne sexy, avvenenti e, almeno all’apparenza, civettuole hanno sugli uomini ci hanno pensato gli psicologi americani Sandeep Mishra, Andrew Clark e Martin Daly pubblicando l’esito della loro ricerca su un recente numero di “Journal of Evolution and Human Behavior”. Questo studio è il primo a dimostrare scientificamente che un uomo che si trovi a contatto con donne belle e provocanti le mette inconsciamente a confronto con la propria partner e che da questo paragone la moglie o la compagna ne esce quasi sempre perdente.<BR>Oltre a questo, se l’uomo nota dei comportamenti che coglie come segni di disponibilità sessuale, tende a cadere facilmente in tentazione. Più che l’aspetto fisico quello che colpisce un uomo sono i sottili segnali di invito che una donna può inviare con il proprio linguaggio del corpo.</P>
<P>Di solito, il sesso forte non è molto spregiudicato quando deve fare delle avance: prima di “saltare il fosso” esita e attende un “cenno” da parte della donna.<BR>In genere, si tratta di comportamenti minimi; ne fa un esempio Patrica Allen nel suo libro “Getting to I Do”&nbsp; dove suggerisce una semplice, ma efficace astuzia femminile; fissare un uomo per cinque secondi; secondo l’autrice è sufficiente per fargli capire che è interessata e a spingerlo a farsi avanti. Più spesso, però,&nbsp; il modo in cui una donna guarda un uomo è più discreto: lo guarda di sottecchi, cioè tiene la testa inclinata verso il basso, ma punta gli occhi verso di lui oppure da una breve occhiata a cui ne fa seguire una seconda.</P>
<P>Un altro stratagemma molto fine è, quando la donna si trova in un locale e ha adocchiato qualcuno che le piace, scegliere una traiettoria intricata per fare in modo di passargli vicino indipendentemente da dove deve andare: così se ad esempio, se&nbsp; si dirige verso sl bagno e lui si trova al lato opposto rispetto ai servizi, lei può “prenderla” larga e fare una specie di circumnavigazione della sala pur di passarli accanto. Tornando ora allo studio di Mishra e dei suoi colleghi, per giungere alle loro conclusioni, hanno condotto due esperimenti.</P>
<P>Il primo disegno sperimentale consisteva nel far vedere ad un gruppo misto una serie di fotografie di fotografie di rappresentanti attraenti del sesso opposto in biancheria intima; altri venivano invitati invece a guardare delle foto di arte astratta. Dopo aver visto la serie di fotografie, i partecipanti dovevano valutare il proprio partner attuale sulla base di 17 attributi che includevano aspetti come il sex appeal, l’intelligenza, il calore e la desiderabilità. I risultati hanno dimostrato che gli uomini che avevano visto la serie di fotografie di donne attraenti quasi sempre svalutavano la compagna rispetto a chi si era “sorbito” delle pitture moderne. Questo invece non accadeva al campione femminile.</P>
<P>Il&nbsp; secondo esperimento era simile, ma in questo caso i soggetti guardavano un video in cui la persona ripresa veniva intervistata dallo sperimentatore fuori campo. Quello che gli spettatori non sapevano era che i ricercatori avevano suggerito ad alcuni dei soggetti filmati di adottare un comportamento seducente, come guardare direttamente la telecamera, sorridere spesso, lisciarsi o riavviare i capelli e, in generale, comportarsi come se chi avesse visto il filmato fosse al centro delle loro attenzioni. Dopo la visione dei video ai partecipanti veniva chiesto di vagliare l’avvenenza dell’intervistato o dell’intervistata.</P>
<P>Il risultato ha dato prova che, mentre per le donne la condotta dell’uomo nel film non influiva nelle loro valutazioni, gli uomini si sono mostrati tutt’altro che imperturbabili; questi ultimi, infatti, giudicavano le donne che flirtavano molto attraenti e allettanti. Se è provato, quindi, che l’uomo è sensibile al fascino di altre donne anche se è sposato o ha una compagna, questo non significa che necessariamente poi passi ai fatti. Chi poi cede alla tentazione spesso possiede determinate caratteristiche di personalità. E’ quanto hanno appurato due psicologi americani, Patrick Markey e sua moglie Charlotte. Questi studiosi hanno per prima cosa sottoposto 210 adulti maschi a dei test di personalità; inoltre, hanno chiesto loro quanti partner di letto avessero avuto. Esaminando le risposte, i due autori si sono resi conto che l’essere socialmente dominanti era un tratto comune a chi ha avuto molte storie; inoltre hanno scoperto che chi è molto caloroso e amichevole e anche chi è molto freddo e calcolatore tende ad essere promiscuo; per contro le persone moderatamente espansive sono quelle che hanno avuto il numero minore di partner e anche quelle più fedeli.</P>]]>
</content>
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<title><![CDATA[Il trapianto dei capelli nella donna]]></title>
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<created>2007-10-1T8:22:37+01:00</created>
<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<P>Come l’uomo, anche la donna può perdere i capelli, a volte per cause in comune con il sesso maschile, a volte per cause ben note e specifiche del sesso femminile, più raramente per ragioni che ancora oggi restano inspiegate. Nella donna la caduta dei capelli si può dividere in due gruppi: la <STRONG>perdita dei capelli acuta</STRONG> e quella <STRONG>cronica</STRONG>. </P>
<P>Nel primo caso entrano in gioco fattori quali lo stress familiare o professionale, un trauma a seguito di un incidente, un intervento chirurgico, una febbre prolungata, l’assunzione di alcuni farmaci, per esempio i chemioterapici. Specifica invece solo della donna, la caduta dei capelli a seguito del parto è relativamente frequente e quasi sempre reversibile in un periodo variabile tra i quattro e i sei mesi.</P>
<P>La perdita cronica dei capelli è invece, come indica il nome, una caduta che dura sempre, o che si rinnova. È di origine diversa, talvolta con eziologia nota, talvolta con eziologia ignota. Questo tipo di perdita dei capelli compare spesso (eziologia nota) in presenza di malattie della ghiandola tiroidea, a seguito di severi regimi dietetici o quando l’organismo soffre di una carenza di ferro o ancora a causa di ripetuti trattamenti estetici molto aggressivi. In questi casi è sufficiente un trattamento adeguato o la sospensione del trauma (ripetute tinture e permanenti, per esempio) per arrestare il processo. Tra le cause di origine ignota, si trovano quelle che coinvolgono tutto il cuoio capelluto.A differenza dell’uomo, nel quale la regione della corona resta intatta sul piano della densità, nella donna la calvizie è generalizzata, e comprende anche questa regione. Il meccanismo all’origine di questo tipo di caduta non è chiaramente definito, e questa perdita può iniziare molto precocemente e aggravarsi nel tempo con un ritmo proprio a ciascun individuo. In altri casi può invece presentarsi un problema particolarmente acuto a livello della sommità del capo, mentre la zona donatrice, così come il bordo frontale, resta di buona qualità. In questo caso il quadro clinico è simile a quello che si ritrova abitualmente nell’uomo, e si parla allora di alopecia androgenetica della donna, che risponde alla classificazione di Ludwig.Questo tipo di calvizie è quasi sempre presente al momento della menopausa e si spiega con la diminuzione degli ormoni femminili e perciò con un relativo aumento degli ormoni maschili che ogni donna produce in piccola quantità, e che esercita sui capelli un’azione negativa.Il trapianto dei capelli può trovare la sua applicazione nel caso di un diradamento predominante a livello della sommità del capo, con una zona donatrice relativamente indenne al processo patologico. Questo caso può prodursi nel caso dell’alopecia della donna in menopausa o in perimenopausa; l’indicazione del trapianto è giustificata e i risultati sono, come nel caso dell’uomo, eccellenti. La calvizie della donna giovane, più difficile da comprendere, è anche più complicata da trattare a causa della presenza di una zona donatrice di scarsa qualità. In questi casi è bene che la paziente consulti altri professionisti – per esempio lo psicologo, il dermatologo, il ginecologo e l’endocrinologo, che potranno proporre un trattamento appropriato a seguito dei risultati di analisi biologiche specifiche. Questi trattamenti potranno in linea di massima avere buoni risultati sulla perdita dei capelli a livello della sommità del capo, ma con ogni probabilità resteranno senza effetto a livello dei capelli della corona.</P>]]>
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<title><![CDATA[La respirazione (I e II)]]></title>
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<created>2007-9-24T8:25:21+01:00</created>
<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<P>La respirazione prima parte:</P>
<P><A href="http://www.duepiu.net/sito/salute/benessere/carloanzini001_respirazione.asp">http://www.duepiu.net/sito/salute/benessere/carloanzini001_respirazione.asp</A></P>
<P>La respirazione seconda parte:</P><A href="http://www.duepiu.net/sito/salute/benessere/carloanzini002_respirazione.asp">http://www.duepiu.net/sito/salute/benessere/carloanzini002_respirazione.asp</A> ]]>
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<title><![CDATA[Cedo o mollo?]]></title>
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<created>2007-9-17T9:29:39+01:00</created>
<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<P><STRONG>Conflitti intimi di fronte alla possibilità di tradire. Sarà capitato a chiunque, prima o poi ciascuno di noi, a suo modo, ne è protagonista. Quel che cambia è il modo di viverlo, il senso, la chiave di lettura che se ne attribuisce</STRONG>.&nbsp;&nbsp; </P>
<P>Quell’uomo (o quella donna) che incontriamo ripetutamente sul treno e con cui un giorno troviamo il coraggio di avviare un dialogo, quel nickname tanto attraente nel mezzo di una stanza chat, dietro il quale si scopre uno scenario umano inimmaginabile, o, più semplicemente, il vicino di casa, il collega d’ufficio, il parrucchiere che, tutto d’un tratto, notiamo che ci guarda con occhi ‘diversi’ (oppure siamo noi a sentirci ‘diversi’?) dal solito.&nbsp;&nbsp; </P>
<P>Improvvisamente scatta qualcosa, qualcosa dentro di noi si accende, qualcosa di sopito da più o meno tempo, o semplicemente qualcosa che non ci siamo mai concessi la possibilità di vivere.&nbsp;</P>
<P>Ci sentiamo pronti per questa nuova esperienza, e quelle persone, non casualmente, hanno incrociato il nostro percorso di vita.&nbsp;&nbsp; </P>
<P>Quel che all’inizio poteva essere un gioco di parole, sguardi, sfioramenti, ha la possibilità di diventare ancora più intenso, forse serio, sconvolgente. Siamo pronti a mettere in discussione tutto, comprese eventuali relazioni già in corso, ma soprattutto.. noi stessi?&nbsp;&nbsp; </P>
<P>Già, perché tradire, dal latino ‘tràdere’, è un mettere in mano, un consegnare, nonché un venire meno alla fede. Cosa si consegna a tradimento se non se stessi, prima di tutto?&nbsp;&nbsp; E per fede cosa si intende? Cosa c’entra col tradire? La fede è un concetto assai complesso, lo testimonia la sua etimologia assai sfaccettata.&nbsp;&nbsp; La fede è un credere come veri determinati assunti, concetti, in base ad una autorità o convinzione personale. Implica la persuasione, ed è connessa al legame, e alla capacità di mantenere una promessa, quindi all’essere leali.&nbsp;&nbsp; Quando si tradisce si infrange un legame in cui si credeva.&nbsp; </P>
<P>Torniamo al punto di partenza: siamo noi in prima persona responsabili del legame, il fatto che implichi qualcosa di esterno, una persona, un ideale, diviene secondario. Il tradimento viene perpetrato prima di tutto da parte nostra nei nostri confronti. La fedeltà è nei nostri confronti, prima ancora che verso una persona esterna. La fedeltà all’altro da sé scaturisce da quella verso di noi, in modo naturale e fisiologico, mai viceversa. Non si è fedeli perché sposati, fidanzati, perché non si vuole ferire il partner, i figli, né deludere amici e parenti. Questa è una forma di prigionia, di totale mancanza di libertà, la libertà e la responsabilità di essere se stessi.&nbsp;&nbsp; </P>
<P>Ci si sposa, ci si fidanza perché si è fedeli, perché si tiene fede a sé, ai propri vissuti, sentimenti, di cui l’altro è destinatario. In questo c’è una componente enorme di libertà.&nbsp;&nbsp; </P>
<P>Quando decidiamo di tradire un legame si spezza, quello che tiene unita quella parte di noi, che a sua volta era legata all’amato. Da qui deriva un senso di rottura interna che talvolta diventa particolarmente insopportabile. Spesso il dolore del tradire è tanto forte, se non a volte più dell’essere traditi. I sensi di colpa, la vergogna, l’imbarazzo, se presenti, arrivano solo dopo, prima prevale il dolore. Quando siamo attratti da una persona che non è il nostro partner abbiamo a disposizione una grande opportunità che solo noi possiamo decidere se e come vivere. In questo ci si può ricollegare indirettamente al concetto di fede.&nbsp;&nbsp; </P>
<P>In esso è presente un ulteriore aspetto, che è legato al conoscere. E’, forse, quest’ultimo che può portare a fare ‘buon uso’ di tradimento e fedeltà, intesa come costanza negli affetti e nell’amore.&nbsp;&nbsp; </P>
<P>Dare un senso all’attrazione per uno sconosciuto, o quasi, individuare, da una parte, ciò che ci piace in questo potenziale amante e che non troviamo nel nostro compagno, e ancor più dall’altra quel che riusciamo a vivere con questa persona e che non ci concediamo col partner. E’ su quest’ultimo aspetto che dovremmo soprattutto lavorare. Abbiamo l’opportunità di conoscere meglio noi stessi, di metterci alla prova, e allo stesso tempo di rinnovare il rapporto su un nuovo piano con il partner attuale, oppure possiamo decidere di de-viare dal nostro cammino e di rivoluzionare completamente la nostra vita. Sta solo a noi decidere cosa sentiamo più opportuno per noi in quel determinato momento di vita, senza perdere mai di vista la fedeltà a noi stessi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </P>
<P>Evitiamo di celarci dietro le apparenze, le scelte di comodo, i moralismi, non censuriamo i desideri, ma riconosciamoli, senza condannarli: solo così possiamo essere veramente liberi di decidere come viverli.&nbsp;&nbsp; In caso contrario, qualunque decisione prenderemmo, cedere alla ‘tentazione’, oppure rassegnarsi ad una vita ormai troppo piatta che non ci soddisfa più, ne saremmo schiavi. Essere consapevoli per essere liberi, questa può essere la chiave di volta. </P>]]>
</content>
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<title><![CDATA[7 segreti per comunicare bene con il partner]]></title>
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<created>2007-9-11T11:30:54+01:00</created>
<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<P><STRONG>Immagina di essere insieme al partner che ami o che hai sempre desiderato e di vivere un momento di grande intensità</STRONG>. Si tratta di uno di quei pochissimi momenti della vita in cui due corpi e due anime si fondono e sembrano sprofondare in una nuova, intensa, eccitante forma di vita.&nbsp;</P>
<P>E’ come nuotare nell’acqua e lasciarsi andare al ritmo delle onde. Il corpo è completamente rilassato. La mente, libera da ogni pensiero, è completamente presente. Si gode finalmente questi frammenti di vita vera. Non sta pensando al passato. Non è rivolta neppure a progetti futuri. Semplicemente, è, in quel preciso istante. Non c’è bisogno di parole. Il tuo corpo e quello del tuo partner comunicano alla perfezione. Vivono praticamente all’unisono. Palpitano. Si accendono. Vibrano. E’ come essere in una storia magica. C’e molta energia, ma anche una profonda calma…</P>
<P>Ti è mai successo di vivere esperienze come queste? Vorresti dar vita ad una relazione di coppia che regali esattamente questo genere di emozioni?</P>
<P>La comunicazione è il mezzo che ti permette di rendere il tuo partner partecipe del tuo mondo interiore. Senza questo scambio profondo, le tue gioie rimarrebbero senza risonanza, ed i tuoi dolori diverrebbero un fardello insopportabile. Una cattiva comunicazione spesso è la principale responsabile della fine dolorosa di molte relazioni sentimentali che sembravano promettere la luna.Un avvertenza: NON cercare di applicare TUTTI questi sette passi insieme. Concentrati solo su UNO di essi, e mettilo in pratica OGGI STESSO. Una volta che avrai raggiunto il tuo obiettivo dedicati a sviluppare le altre competenze.Vediamo ora insieme di che si tratta:1) Stabilisci un “codice della comunicazione” e seguilo</P>
<P>Nel rapporto con il tuo partner è importante che tu possa mettere in pratica esattamente il tipo di comportamento e di interazione che ti aspetti da lui o lei nei tuoi confronti. Se sei abituato a gridare, il tuo partner tenderà ad alzare la voce. Se usi sarcasmo nei suoi confronti, anche lui o lei lo userà nei tuoi. Se vuoi pertanto che il tuo partner si comporti verso di te in un certo modo, è opportuno che tu pratichi il comportamento che ti aspetti.&nbsp;</P>
<P>Questo sarà molto più facile se tu hai stabilito un tuo “codice della comunicazione”. Cos’è un codice della comunicazione? E’ uno strumento che ti permette di allineare i tuoi valori al tuo modo di comunicare con il tuo partner. Per crearti un codice della comunicazione è fondamentale che tu risponda alle seguenti domande:</P>
<P>1. <STRONG>Quali obiettivi voglio raggiungere attraverso la comunicazione con il mio compagno/a?</STRONG></P>
<P>2. <STRONG>Qual è il modo migliore per procedere in direzione del mio obiettivo?</STRONG></P>
<P>Alcuni obiettivi degni di considerazione sono ad es.: sviluppare rispetto reciproco, promuovere l’armonia, rafforzare l’autostima, sviluppare un sano senso dell’umorismo, cooperare per la gestione costruttiva dei conflitti ecc…</P>
<P>Prenditi un po’ di tempo per riflettere e completa l’esercizio. Ti assicuro che questo esercizio da solo vale ORO. Metti in pratica il codice prescelto e vedrai come cambierà in meglio la comunicazione con il tuo partner!</P>
<P>2) <STRONG>Comunica amore</STRONG></P>
<P>Puoi pensare che, se ami il tuo partner, lui/lei si sentirà senz’altro amato da te. Ma è proprio così? Io credo di no. Il tuo partner si può sentire amato non solo perché lo ami, ma soprattutto perché glielo comunichi in modo chiaro e diretto. Sei sicuro di usare con il tuo partner un linguaggio che trasmetta amore, che rifletta la tua gioia nell’averlo al tuo fianco, che lo faccia sentire per davvero amato, rispettato ed apprezzato?</P>
<P>Ti faccio riflettere su questa domanda e te ne faccio un’ altra (ad ogni modo, le buone domande sono il motore del pensiero, della ricerca e del cambiamento). Quali sono secondo te le due domande fondamentali che ogni persona si pone?&nbsp;</P>
<P>Ti do anche qui qualche secondo per riflettere. Beh, le due domande più frequenti sono: “Sono amato?” e “Quanto valgo”?</P>
<P>E’ chiaro quindi che se il tuo linguaggio non trasmette amore e non fa sentire il tuo partner apprezzato e capace, avremo creato un vero e proprio blocco nelle relazioni tra lui e noi.&nbsp;</P>
<P>Al di là dello specifico linguaggio che usi, è importante che tu trasmetta con le parole e con il linguaggio del corpo (gesti, posture, sguardi, espressioni facciali…) messaggi come:&nbsp;Sei amato/aSei capaceSei accettato/aSei perdonato/aPuoi provarci di nuovo, ecc…</P>
<P>3) <STRONG>Mettiti in ascolto</STRONG></P>
<P>Il metodo più efficace per evitare fallimenti comunicativi è l’ascolto attivo, che si può utilizzare per permettere al nostro partner di esprimere il suo disagio e pertanto favorire l’attivazione di risorse adeguate per superarlo.&nbsp;</P>
<P>L’ascolto attivo si attua attraverso una serie di quattro passi:</P>
<P>Passo #1: ascolto passivo, momento iniziale di un’interazione durante il quale si ascolta in silenzio e senza interromperlo, permettendogli di esprimersi;</P>
<P>Passo # 2: messaggi di accoglimento, si inviano sia messaggi verbali (“ti ascolto, sto cercando di capire…”) sia non verbali (cenni del capo, protendersi verso il partner, ecc…) che comunicano un atteggiamento di ascolto;</P>
<P>Passo #3: inviti calorosi, si inviano messaggi verbali come “Dimmi, spiegami meglio…” per fargli approfondire quanto dice, senza valutarlo o giudicarlo;&nbsp;</P>
<P>Passo #4: l’ascolto attivo, a questo punto “rifletti” il contenuto espresso dal tuo partner restituendoglielo con parole proprie, per verificare che abbia ben compreso. Il messaggio implicito di chi pratica questa tecnica e&#768;: “ti considero, ti comprendo e ti accetto come persona, al centro ci sei tu, io sono qui per ascoltarti…”.</P>
<P>Esempi di frasi che introducono la tecnica dell’ascolto attivo:<BR>-“ti senti…”<BR>-“vediamo se ho ben capito…”<BR>-“quindi mi stai dicendo che…”<BR>-“secondo te, allora…”<BR>-“dal tuo punto di vista quindi…”</P>
<P>Questa tecnica ha il merito di permettere a chi esprime un messaggio di sentirsi compreso e non giudicato.</P>
<P>4) <STRONG>Esprimiti in modo chiaro e completo</STRONG></P>
<P>Una competenza pratica da sviluppare per poterti esprimere efficacemente è quella di formulare chiaramente il tuo pensiero. Se i messaggi che invii sono già vaghi in partenza, anche un partner dotato di grandi capacità di ascolto avrà serie difficoltà a comprenderti. Dovrà lanciarsi cioè in interpretazioni che potrebbero essere molto lontane dalla realtà.</P>
<P>Facciamo subito un esempio: la moglie dice al marito “La nostra relazione manca di romanticismo”. Il marito, allora, si chiederà, un po’ perplesso “C’è qualcosa che non va? Dovrei inventare qualcosa di nuovo per stupirla? Non mi ama più? ecc…”. Se invece la moglie si fosse espressa più chiaramente, e avesse detto “Mi piacerebbe che a volte ascoltassimo insieme delle canzoni d’amore”, avrebbe senz’altro facilitato il compito al marito, riducendo di molto il ventaglio delle possibili interpretazioni.&nbsp;</P>
<P>Ma come è possibile esprimersi in modo chiaro e completo? Seguendo delle semplici regole:&nbsp;diventare maggiormente consapevoli dei propri messaggi verbali e non verbali, auto-osservandosi;<BR>riflettere anticipatamente su cosa dire soprattutto a proposito di messaggi emotivamente importanti;<BR>usare parole semplici, chiare, comprensibili – evitando comunque di essere superficiali;verificare sempre che l’altro ci abbia effettivamente compresi;scrivere una lettera, nel caso in cui sappiamo che l’emozione ci potrebbe impedire di esprimerci al meglio.</P>
<P>5) <STRONG>Formula delle buone domande</STRONG></P>
<P>Una delle competenze comunicative più trascurate consiste nel saper formulare delle buone domande. Alcuni sostengono che fare delle domande sia un segno di debolezza o un’intromissione nelle faccende altrui. Altri si concentrano così tanto su ciò che vogliono dire che formulare delle domande è qualcosa di completamente estraneo al loro stile comunicativo. Ma coloro che conoscono a fondo l’arte del fare domande possono vantare tre benefici principali:Guadagnarsi il diritto di venire ascoltati. Soddisfare il bisogno di attenzione che ha il loro interlocutore, stabilendo pertanto una relazione più stretta con lui/lei.</P>
<P>Imparare qualcosa di nuovo.<BR>Si può credere che l’abilità di formulare delle buone domande sia una dote innata: o uno ce l’ha oppure no. FALSO. Tutti possono imparare a porre delle domande efficaci. Le domande che rivolgiamo al partner saranno tanto più efficaci quanto più riflettono i nostri veri interessi e la nostra sensibilità su ciò che è più appropriato in quella particolare circostanza. Utilizzare tecniche valide per porre domande è essenziale per ottenere la risposta desiderata.&nbsp;</P>
<P>Un suggerimento importante consiste senz’altro nel comunicare chiaramente il motivo per cui poni le domande. In effetti, ogni volta che rivolgiamo al partner delle domande, questi si chiede “Perché vuole sapere queste cose?”. Se invece gli/le comunichi il tuo scopo nel porre quelle domande –anche solo “per informazioni”- riuscirai a superare questa barriera. Alcuni esempi: “Sono interessato alla tua opinione su una decisione che devo prendere [ragione]. Quando sei libero per parlare? [domanda]; “Maria, siamo in un periodo di ristrettezze economiche [ragione]. Vuoi davvero comprare quella barca adesso? [domanda].</P>
<P>E’ bene inoltre porre delle domande aperte che permettano al nostro partner di esprimersi in modo completo a proposito di una certa questione, persona, circostanza. Ad esempio, invece di chiedere “Ti è piaciuta la cena che ti ho preparato” (domanda chiusa che presuppone una risposta del tipo SI/NO) chiedere “Come ti è sembrata la cena che ti ho preparato?”.&nbsp;</P>
<P>6) <STRONG>Gestisci costruttivamente i conflitti</STRONG></P>
<P>E’ normale che anche persone molto simili, che vanno spesso d’accordo, prima o poi vivano situazioni in cui le loro intenzioni, desideri, esigenze o opinioni non collimano.&nbsp;Ad esempio, la moglie vorrebbe che il marito passasse più tempo con i figli; lui, invece, tornando dal lavoro è molto stanco e vorrebbe riposarsi. Ad un amico piace andare a pesca il sabato pomeriggio, mentre l’altro preferirebbe giocare a calcio, ecc…In casi come questi siamo semplicemente di fronte ad una divergenza, cioè ad una diversità di punti di vista e desideri riguardo ad una stessa questione.&nbsp;</P>
<P>Queste divergenze possono risolversi o dar luogo ad un conflitto. Si parla di conflitto per indicare una divergenza nella quale ciascuna delle persone coinvolte vuole imporre il proprio punto di vista senza fare concessioni all’altro.&nbsp;</P>
<P>Per lavorare alla risoluzione di un conflitto è necessario prima di tutto dissolvere la collera che spesso lo accompagna. Ci sono per questo quattro passi da compiere:&nbsp;Definite insieme qual è esattamente il problema, es. “Mi stai dicendo che…”.Ascolta attentamente e riconosci il suo punto di vista anche se non lo approvi, es. “Riconosco il fatto che…”Dimostra di capire i suoi sentimenti es. “Capisco che tu ti senta…”Esprimi con calma e fermezza il tuo punto di vista “Dal mio punto di vista penso che…”Questi 4 passi getteranno delle solide basi sulle quali si potrà lavorare alla risoluzione – o per lo meno alla gestione- del conflitto.&nbsp;</P>
<P>7) <STRONG>Rendi la buona comunicazione una parte fondamentale della vita di coppia</STRONG></P>
<P>Guarda ad ogni giorno come ad una straordinaria occasione per migliorare la tua capacità di comunicare con il tuo partner.&nbsp;</P>
<P>Per poter investire il tempo e lo sforzo necessari a diventare dei migliori comunicatori, è necessario che sviluppiamo la fede nella possibilità del nostro stesso sviluppo – e nello sviluppo della nostra coppia- .</P>
<P>Un agricoltore o un giardiniere seminano ed hanno cura delle piante nel loro giardino con la fede che un giorno raccoglieranno i frutti. I musicisti si esercitano ogni giorno con la fede che le loro capacità miglioreranno.&nbsp;</P>
<P>Nel migliore dei casi, genitori ed insegnanti credono tanto in noi che, basandoci sul loro incoraggiamento, noi possiamo esercitarci abbastanza da raggiungere i nostri obiettivi che ci permetteranno di credere in noi stessi.&nbsp;</P>
<P>Come tuoi insegnanti attraverso la pagina scritta, spero che le informazioni in questo libro ti aiuteranno a credere sempre più che non solo è possibile imparare a comunicare positivamente con il tuo partner, ma che è anche essenziale perché entrambi possiate sentirvi meglio con voi stessi e in rapporto alla storia che vi lega.&nbsp;</P>
<P>Tutti i consigli riportati in questo libro sono stati sperimentati prima nella nostra vita di coppia e ci hanno aiutato a rendere più intimo ed intenso il nostro rapporto. Sono inoltre stati usati con successo dai partecipanti ai nostri seminari sulla comunicazione nella coppia.&nbsp;</P>
<P>Siamo convinti che saranno utili anche a voi!</P>
<P><STRONG>Conclusione</STRONG></P>
<P>Lech Walesa, capo del movimento Solidarnosc in Polonia diceva “Cari amici, non possiamo raccogliere i fiori che non abbiamo seminato”. Io aggiungerei che non possiamo neppure pretendere di seminare e di raccogliere il frutto del nostro lavoro il giorno seguente.</P>
<P>Una buona comunicazione con il partner non si stabilisce dall’oggi al domani. Prima di tutto, è necessario piantare i semi della buona comunicazione nel fertile suolo dell’amore; aggiungere poi la luce solare di nuove – e più efficaci- competenze comunicative e l’acqua rinfrescante di attitudini positive. Si richiede poi inevitabilmente del tempo per estirpare le erbacce delle vecchie abitudini e per far sì che la nostra pianta cresca.&nbsp;</P>
<P>E poi, a tempo debito, sia tu che il tuo partner, godrete del frutto della vostra nuova relazione.&nbsp;</P>
<P>Buon lavoro!</P>
<P><EM>Dott. Giuseppe Falco</EM><BR>Formatore ed autore<BR>specializzato in comunicazione</P>
<P><EM>D.ssa Liliana Jaramillo</EM><BR>Psicologa</P>]]>
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<title><![CDATA[L'alluce valgo (estetica)]]></title>
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<created>2007-7-23T7:51:14+01:00</created>
<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<P>È la patologia più frequente del piede dell’adulto e rappresenta la prima causa di consultazione presso l’ambulatorio del chirurgo del piede. L’alluce valgo è una deviazione verso l’esterno del primo dito, e può essere classificato in due grosse sottocategorie: alluce valgo semplice e alluce valgo complesso.Il primo dito del piede, l’alluce, e il primo metatarso devono sopportare la maggior parte del peso corporeo (durante le fasi di accelerazione e decelerazione si può raggiungere fino tre volte il peso corporeo di un individuo,&nbsp; p. es. passando da un peso di 70 kg fino a un peso di 210 kg) e devono sostenere la funzione del passo. La deviazione in valgo del primo dito porta a un’insufficienza dell’appoggio, e di conseguenza il peso viene trasferito sui metatarsi minori che non sono in grado di sopportare tutto il peso corporeo; conseguentemente, si avranno l’alluce valgo, il “cedimento metatarsale” e le dita a martello. L’alluce valgo, perciò, non è semplicemente un fatto estetico, ma un vero e proprio problema di biomeccanica.</P>
<P><STRONG>L’intervento</STRONG><BR>La correzione dell’alluce valgo evita, se fatta precocemente, una evoluzione da alluce valgo semplice ad alluce valgo complesso. L’intervento di alluce valgo semplice viene eseguito in anestesia locoregionale con una semplice iniezione praticata dall’anestesista a livello del ginocchio e che addormenta tutta la gamba.L’intervento da me praticato consta in una osteotomia (incisione dell’osso) a livello della testa del primo metatarso, che riallinea il metatarso e il primo dito, in particolare la mia tecnica prevede l’utilizzo per la sintesi, cioè per la stabilizzazione dei due segmenti interrotti, di una vite riassorbibile. Questa vite viene riassorbita dall’organismo in un periodo di alcuni mesi, variabile in funzione del soggetto. L’utilizzo di questa vita rappresenta un vantaggio poiché la vite metallica altrimenti utilizzata potrebbe nel tempo dare intolleranza o sporgere dorsalmente provocando fastidio.L’intervento chirurgico di alluce valgo semplice ha una durata di circa 30’, la deambulazione è immediata in particolare con una scarpa adatta (detta “talus”) che sposta il peso sul calcagno. Questa scarpa e un bendaggio contenitivo vengono tenuti per circa 18 giorni. Il dolore post operatorio è minimo, in quanto al termine dell’intervento viene praticata una infiltrazione a livello dell’incisione con un anestetico locale a lunga durata, circa 20 ore. Successivamente, il poco dolore residuo è controllato dai comuni analgesici. L’ospedalizzazione è di circa 24 ore.</P>
<P>per&nbsp;informazioni: <A href="http://www.chirurgodelpiede.it">http://www.chirurgodelpiede.it</A></P>]]>
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<title><![CDATA[Un contatto per farsi dire di sì]]></title>
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<created>2007-6-18T8:56:30+01:00</created>
<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<P><STRONG>Seduzione: recenti ricerche hanno messo in luce che toccare brevemente e lievemente qualcuno mentre si fanno delle avance aumenta di gran lunga le probabilità che si mostri disponibile.</STRONG> </P>
<P>Nell’approccio fra i sessi <STRONG>il contatto fisico è sempre un momento cruciale</STRONG>: se accettato da luogo ad un escalation del rapporto; se rifiutato rappresenta un brusco stop! Contrariamente a quanto si pensa, è spesso la donna che fa il primo passo al riguardo; in genere si tratta di un lievi colpetti sul braccio o sulla spalle. Quando a toccare è invece un maschio, l’azione è più grossolana e prolungata; in genere, dopo aver appoggiato la propria mano su quella della donna o sull’avambraccio di lei, mantiene il contatto. </P>
<P>Se la destinataria gradisce lo fa capire con un’espressione rilassata, aprendo le labbra in&nbsp; un sorriso oppure toccando a sua volta; se, invece, lo trova inopportuno, ritrae la mano o si scosta. A volte le donne, specie quelle più smaliziate sono consapevoli che un fuggevole contatto può segnalare interesse e lo usano intenzionalmente per coinvolgere il proprio interlocutore. Per sedurlo senza scoprire troppo le proprie intenzioni spesso usano modi sottili e contatti che sembrino accidentali; ad esempio si muovono in modo apparentemente distratto verso il prescelto e fanno finta di perdere lievemente l’equilibrio, cosicché lui vada a sbattere contro di loro; o ancora, non appena notano che lui fa per prendere un bicchiere o altro muovono la mano nella sua direzione; ne risulterà&nbsp; uno sfregamento apparentemente casuale, ma molto stimolante. Un’altra tattica è quella di fargli vedere o assaggiare qualcosa oppure di porgergli un oggetto che lui ha richiesto e quando avviene il “passaggio” fare in modo che le mani si sfiorino leggermente. Insomma, considerata quanta finezza e astuzia mostra la donna nella gestione del contatto fisico, l’uomo appare a confronto un troglodita.</P>
<P>A&nbsp; risollevare l’onore del sesso forte, ci ha pensato però <STRONG><EM>Nicolas Guéguen</EM></STRONG>, un ricercatore francese, che con le sue indagini ha dimostrato che anche l’uomo ha qualche freccia al suo arco…specie nell’approccio. Guéguen è partito da alcuni esperimenti che hanno dimostrato il potere del contatto come strumento di persuasione: queste indagini hanno messo in evidenza, infatti, che uno sfioramento, un breve contatto, un tocco discreto possono rendere chi riceve queste “attenzioni” più disponibile e accondiscendente. Si è appurato ad esempio come delle cameriere che toccassero appena i clienti ricevessero mance più sostanziose di quelle che non lo facevano; altre ricerche hanno dato prova che dopo un breve contatto fisico, le persone sono più pronte a sottoscrivere una petizione o che, dei clienti di un supermercato se sfiorati da un commesso accettano più facilmente di provare dei prodotti in promozione o di acquistarli. Sembra che quest’effetto sia possibile anche il destinatario del contatto non ne è cosciente. A testimoniarlo è sempre Guéguen; in un’indagine ha coinvolto 227 donne chiedendo loro di rispondere ad un questionario. Alcune di loro venivano toccate per uno o due secondi; altre no. L’esito ha dimostrato che chi veniva toccato era decisamente più ben disposto a compilare il questionario; ma ancora più sorprendentemente, l’autore ha scoperto che il fatto di non essere consapevoli generava comunque l’effetto! A quel punto Guéguen si è domandato se questo magico effetto funzioni anche nell’approccio? Per accertarlo ha ideato tre esperimenti.</P>
<P>Nel primo, <STRONG>un giovane attraente in un nightclub aveva invitata a ballare dei lenti a 130 donne</STRONG>; la metà delle quali veniva toccats sull’avambraccio per un attimo al momento della richiesta; mentre la restante parte, no. Nel secondo disegno sperimentale, il cimento era ancora più arduo. Un ragazzo di 20 anni doveva fermare delle ragazze (ben 240!) per strada e farsi dare il loro numero di telefono; anche in questo caso, la richiesta veniva o meno accompagnata da un breve contatto. Bene, in tutti e due i casi, il contatto si è dimostrato la carta vincente.</P>
<P>Nella situazione della sala da ballo, <STRONG>il 65% delle donne toccate avevano accettato il ballo</STRONG> contro <STRONG>il 43% di quelle nemmeno sfiorate</STRONG>. Nell’abbordaggio da strada il risultato è stato analogo (anche se meno eclatante considerato che la difficoltà era maggiore); <STRONG>il 19% delle ragazze avvicinate e toccate aveva lasciato il proprio cellulare;</STRONG> mentre questo valore si riduceva circa la metà in quelle che non erano state toccate. Un ultimo appunto; la ricerca neuropsicologica ha messo in evidenza quelle che sono le aree del corpo e le forme del contatto che maggiormente suscitano sensazioni di piacere. Le regioni più sensibili sono le zone glabre, non coperte da peli; ad esempio,&nbsp; il palmo della mano o la parte interna dell’avambraccio.</P>
<P>In queste zone ci sono dei recettori che rispondono esclusivamente ad una stimolazione prodotta da una lenta e soffice carezza e che portano il messaggio nervoso direttamente alla insula, un area del cervello coinvolta nella percezione delle emozioni piacevoli.&nbsp; Tirando le somme, la dritta che danno queste indagini è che se un uomo vuole fare breccia in una donna, è che bene che accompagni le sue avance con un contatto breve, leggero e fatto sull’avambraccio o sul palmo: le sue probabilità di riuscita saliranno vertiginosamente.</P>]]>
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<title><![CDATA[Credere: ecco la regola numero 1 del successo]]></title>
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<created>2007-6-11T10:21:40+01:00</created>
<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<P>Facendo formazione motivazionale e coaching, entro in contatto, ogni giorno, con molte persone e sento sempre più spesso affermazioni del tipo “Quella cosa è semplicemente impossibile”, oppure “Non mi riesce, non sono capace” ed ancora “Assolutamente no, non posso farlo”. Espressioni come queste, sono all’ordine del giorno per molti esseri umani. </P>
<P>Espressioni come queste, permettono alle persone di evitare di perdere tempo ed impegnarsi seriamente a trovare una soluzione ai loro problemi. Espressioni come queste, permettono a chi le pronuncia, di trovare delle giustificazioni alla loro incapacità. Espressioni come queste, purtroppo, non aiutano le persone a raggiungere il benché minimo risultato nel corso della loro vita. Eppure, espressioni come queste, sono citate tutti i giorni da un esercito di persone, forse anche da Te. Persone che si pregiudicano, giorno dopo giorno, molte opportunità.&nbsp;&nbsp; Ma non sarebbe meglio sostituire queste espressioni negative con qualcos’altro? Non sarebbe semplicemente meglio, sostituire queste frasi con un banale “Se ci provo, potrei anche scoprire di riuscirci”?! Io penso proprio di si, credo che oltre ad essere meglio sia pure opportuno e, se vogliamo ambire al successo, quasi necessario. Jim Goodwin diceva: “Solo quello che non si tenta è impossibile”. </P>
<P>Naturalmente, non tutto è possibile a questo mondo, ci sono alcune cose che non dipendono da noi, ma spesso gettiamo la spugna perché è troppo comodo farlo, oppure, non cominciamo neppure a giocare, ci arrendiamo subito, senza neppure tentare. Per poi consolarci dicendoci “Non mi riesce, non posso farlo”. Comodo, troppo comodo.&nbsp;&nbsp; </P>
<P>Anche Tu ti comporti in questo modo? Anche Tu ti arrendi così facilmente?&nbsp; </P>
<P>Anche Tu giustifichi i Tuoi insuccessi continuamente?&nbsp;&nbsp; </P>
<P>Allora lascia che Ti racconti come funziona quella macchina perfetta che hai in testa e che si chiama cervello. Devi sapere che il Tuo cervello è “LETTERALE”, cioè: prende alla lettera ogni comando che gli dai. Purtroppo, non è in grado di distinguere tra comandi negativi o comandi positivi, lui, il Tuo cervello (che a scanso d’equivoci è identico al mio ed a quello di tutti gli altri lettori di quest’articolo), è una macchina perfetta e si preoccupa solamente di eseguirli nel miglior modo possibile, prendendoli alla lettera. Ti rendi conto? Lui fa esattamente quello che Tu gli dici di fare. Pertanto, impara subito a “NUTRIRE” il Tuo cervello di comandi e pensieri positivi, comincia a “CREDERE DI POTERCELA FARE”, comincia a credere di essere in grado di fare qualche cosa di bello nella Tua vita. Perché, vedi…..se non ci credi Tu, spiegami chi dovrebbe farlo al Tuo posto? Da molti anni, ormai, ho scoperto che il miglior modo per eliminare un pensiero negativo è semplicemente quello di sostituirlo immediatamente con un pensiero positivo. Fallo anche Tu, comincia subito a crederci. Sostituire pensieri e abitudini negative può sembrare tremendamente difficile, anche se è possibile. Basta crederci. Chiedi aiuto a quelle che il grande Norman Vincent Peale chiama le due magiche P: pazienza e perseveranza. Nel suo libro “Come vivere in positivo” (bellissimo, merita un posto nella Tua biblioteca personale), Peale racconta come tutti, dico tutti, possano modellare il proprio destino e realizzare le proprie ambizioni, a patto che siano fermamente convinti di riuscirvi.&nbsp;&nbsp; Credere: ecco la regola numero uno per arrivare al successo. </P>
<P>Qualsiasi sia il Tuo personalissimo successo, è importante che Tu impari a credere in ciò che fai, a credere in Te stesso. Devi credere nelle Tue potenzialità, credere nelle Tue risorse e capacità. E permettimi di farti notare che risorse e capacità sono dentro di Te in maniera maggiore di quanto Tu possa pensare, devi solo aiutarle ad uscire, a manifestarsi pienamente. Aiuto le persone a “Crescere” da molti anni e posso affermare, senza poter essere smentito, che a questo mondo non esistono persone incapaci, ma solo persone che s’impegnano poco o che abbisognano di essere stimolate e motivate a trovare, principalmente dentro di se, le risorse di cui hanno bisogno per riuscire nella loro vita.&nbsp;&nbsp;&nbsp; La storia è piena di grandi uomini e grandi donne, che prima d’ogni altra cosa, hanno creduto in quello che facevano, che hanno lottato contro tutti e contro tutto e, con le loro credenze, hanno cambiato il mondo. Solo per citarne qualcuno: Gesù, S. Francesco d’Assisi (chi mi segue da molto, avrà capito che è il mio Santo preferito), Budda, Leonardo da Vinci, Madre Teresa di Calcutta, Gandhi, Thomas Alva Edison, Martin Luther King, ecc.&nbsp;&nbsp; </P>
<P>Senza volermi accostare a questi grandi personaggi che hanno cambiato la storia, cito, molto umilmente, anche la mia vita. Posso garantirti che se al mondo esisteva una persona negativa, che vedeva sempre nero e incolpava gli altri di tutto ciò che di brutto gli capitava, quello….ero io. SI, hai letto e capito benissimo: Giancarlo Fornei Ti ha appena confidato che in passato è stato un grandissimo rompiscatole, negativo al massimo, che si lamentava sempre di tutto e di tutti! Poi, tornato da militare, la mia vita è cambiata e giorno dopo giorno, con molta fatica e tanta, tanta perseveranza, ho scoperto e cominciato ad applicare la filosofia del “Pensiero Positivo” e fortunatamente sono diventato il Fornei di oggi. La persona invidiata da molti. La persona che molti pensano sia nata col sorriso stampato sul volto, capace di credere in tutto quello che fa, e invece…… mamma mia, quanta fatica per cambiare. Quanta fatica per superare i momenti critici della mia vita (che posso garantirti sono stati molti). Ma a forza di crederci, pezzettino dopo pezzettino, eccomi qui. E credimi, se ci sono riuscito io, puoi tranquillamente farcela anche Tu.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</P>
<P>Chiudo con una bellissima frase di Marco Aurelio: “La nostra vita è ciò che ne fanno i nostri pensieri”.</P>]]>
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<title><![CDATA[Anti-age: ma esiste?]]></title>
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<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<P><STRONG>L’American Academy of Anti-Aging Medicine (A4M) e l’International College for Advancement of Longevity Medicine (InCALM) sostengono di sì. Insieme a Linus Pauling, inventore della medicina ortomolecolare e due volte premio Nobel: per la chimica nel 1954 e per la pace nel 1962. Ma di cosa si tratta?</STRONG></P>
<P>Leggi tutto l'articolo: <A href="http://www.duepiu.net/sito/salute/estetica/antiage/antiage.asp?menu=antiage">http://www.duepiu.net/sito/salute/estetica/antiage/antiage.asp?menu=antiage</A></P>]]>
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