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Buon giorno, oggi è domenica 25 giugno 2017

La fuga responsabile

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La fuga responsabile

La presenza di una giovane donna o di un uomo ad un certo punto della relazione può mettere in crisi un rapporto. La persona coinvolta si sente come il Peter Pan della situazione pronto a spiccare il volo verso nuovi orizzonti, ma cadere dalla padella nella brace...

Il senso di responsabilità e il desiderio di fuga sono temi ricorrenti nella coppia, soprattutto in situazione di crisi. Apparentemente in contrapposizione, ad un’analisi più approfondita si può giungere ad una condizione di “fuga responsabile”: una sorta di slancio verso l’alto dei pensieri e delle emozioni in una nuova prospettiva idealizzata, pur mantenendo un efficace legame con la realtà. Tutto ciò, ovviamente, parlando di coppia non è privo di sofferenze e dolorosi conflitti che, tuttavia, se adeguatamente incanalati e gestiti possono condurre ad un esito favorevole della crisi.

Antonio e Clara, nomi inventati, sono una coppia quarantenne, sposata da quindici anni e con due figli maschi di tredici e dieci anni.
Al primo colloquio giunge la signora disperata e confusa per quanto le sta accadendo: suo marito ha “perso la testa” per una donna più giovane di lui (ma anche di lei dato che è coetanea di lui) di dieci anni, che “per di più”, è separata e con un figlio di otto anni.
Fin dal primo momento s’intuisce subito che Clara è una donna di solidi principi morali, molto conosciuta nel suo ambiente e particolarmente impegnata nel sociale tramite attività di volontariato. Clara possiede una voce piuttosto alta, fisicamente si presenta elegante, dura nei tratti e molto determinata nei modi di fare e di atteggiarsi.

Quando incontro Antonio la prima cosa che mi colpisce sono i modi di fare propri e quelli della moglie: è apparentemente più femminile di Clara. Elegante e pacato nell’esporre la questione si contrappone nettamente rispetto a Clara. Anche Antonio, come Clara, è molto conosciuto nel suo ambiente ed inoltre, più della moglie, è impegnato in ambito sociale ed è proprio qui che ha conosciuto colei che “gli ha fatto perdere la testa” e che chiameremo Elisabetta.

Nell’incontro con Antonio non posso far altro che registrare la sua totale e assoluta attenzione per Elisabetta di cui si ritiene innamorato in modo convinto, mentre alla moglie “vuole solo bene”. Tutte le parole più dolci sono per “l’amante” che ha avuto il merito di “risvegliare il Peter Pan che c’era in lui”, oltre che ad alimentare una certa vena poetica: i colori del mondo non sono più opachi, ma brillanti e vivaci.

Il conflitto tra Antonio e Clara è molto intenso e serrato.
Lei
soffre, piange molto, ma al tempo stesso non demorde e inizia gradualmente una manovra di restringimento degli spazi e dei tempi che riguardano Antonio, con l’obiettivo finale di aumentare sempre di più il controllo su di lui. La reazione di quest’ultimo non tarda a venire e la minaccia di separazione si concretizza quando decide di passare una notte fuori casa: a quel punto Clara, spaventata, “molla la presa” e fa qualche passo indietro.

I due coniugi vengono in coppia agli incontri solo per due volte e questo perché Antonio mantiene energicamente la sua idea riguardo ad Elisabetta e se non ha ancora abbandonato la moglie per lei è soltanto dovuto al fatto che ci sono i figli: già ci sono anche loro…

Vista l’impossibilità di lavorare con entrambi, decidiamo insieme di strutturare degli incontri individuali a cadenza settimanale. L’obiettivo a questo punto è duplice e solo indirettamente rivolto alla coppia; per Antonio, infatti, si tratta di capire quanto è forte il desiderio di fuga dalla moglie, dal lavoro, dal proprio ambiente sociale, volare via come “Peter Pan” e come tutto ciò si concilia con il suo senso di responsabilità di uomo, di padre e anche di marito; mentre per Clara si tratta di individuare se e come alcuni suoi “modi di fare” così abituali per lei, possano essere considerati disfunzionali, poco adeguati alla dinamica di coppia.

Con il passare del tempo e con l’aumentare del numero degli incontri le convinzioni di Antonio relative ad Elisabetta iniziano ad essere diverse, ma soprattutto meno rigide. Il punto che fa particolarmente riflettere Antonio è legato al fatto che l’illusione iniziale di sentirsi più libero e flessibile con Elisabetta si è gradualmente trasformato in un sentirsi, a sua volta, condizionato e costretto proprio da lei.
Ad un certo punto della loro relazione anche l’amante decide inspiegabilmente di aumentare il giro di vite su di lui ottenendo, tuttavia, l’effetto inatteso della manifestazione della perplessità di Antonio riguardo il loro rapporto.

I figli, bisogna tenere presente, sono un argomento importante soprattutto nella fase centrale degli incontri: per entrambi i coniugi rappresentano la coscienza morale esterna di loro stessi.

Il castello sul quale poggiavano le apparenti solide convinzioni di Antonio inizia lentamente a cedere sotto i colpi della riflessione e della graduale consapevolezza di ciò che realmente egli desidera. Dall’altra parte anche Clara inizia a modificare i propri comportamenti ed atteggiamenti nei confronto del marito. Alcune idee pregiudiziali verso il proprio partner vengono messe in discussione e successivamente sostituite da pensieri maturati su una base oggettiva: se prima Antonio era quello che diceva sempre di sì (e solo quando diceva di sì venivano registrate le risposte), successivamente scopre che lui sa dire anche di no. Clara si rende conto dell’esistenza di alcuni lati che prima non vedeva di suo marito.

La coppia si avvicina sempre di più fino al momento in cui fanno l’amore. L’evento in se stesso rilevante, anche perché ormai da diversi mesi i due coniugi nemmeno si sfioravano, tuttavia assume un significato differente per entrambi: per lei è un momento significativo di riavvicinamento, vuol dire che c’è ancora amore tra loro; per lui le cose vanno in modo diverso: è stato solo sesso senza amore, un modo per dimostrare a se stesso/i che esiste il sesso indipendentemente dall’amore.

Nell’affermare queste parole, però, Antonio non è così convinto come lo sarebbe stato nei mesi precedenti: l’immagine di Elisabetta, con la quale peraltro non ha mai fatto l’amore, inizia ad essere meno nitida; qualcosa si riacceso nel rapporto con Clara; i suoi figli, soprattutto il maggiore, lo richiamano indirettamente, ma non solo e cioè anche in modo esplicito, al suo dovere di padre, di marito, di uomo. C’è però ancora in lui una sorta di orgoglio maschile, di desiderio nel determinare gli eventi a proprio piacimento: una specie di Re (che forse si contrappone ad un Kaiser?), il quale decide il futuro suo ma anche di chi lo circonda.

A questo punto degli incontri le carte sono scoperte: se “Peter Pan” vuol essere Re che lo sia, responsabilmente Re. Con questa indicazione gli incontri con Antonio si concludono e lo stesso, sebbene non nell’identico ordine di tempo, avviene anche per Clara. “Peter-Antonio Pan” è tornato a volare, ma con Clara e i loro figli.

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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