La
presenza di una giovane donna o di un uomo ad un
certo punto della relazione può mettere in crisi un
rapporto. La persona coinvolta si sente come il
Peter Pan della situazione pronto a spiccare il volo
verso nuovi orizzonti, ma cadere dalla padella nella
brace...
Il
senso di responsabilità e il desiderio di fuga sono
temi ricorrenti nella coppia, soprattutto in
situazione di crisi. Apparentemente in
contrapposizione, ad un’analisi più approfondita
si può giungere ad una condizione di “fuga
responsabile”: una sorta di slancio verso
l’alto dei pensieri e delle emozioni in una nuova
prospettiva idealizzata, pur mantenendo un efficace
legame con la realtà. Tutto ciò, ovviamente,
parlando di coppia non è privo di sofferenze e
dolorosi conflitti che, tuttavia, se adeguatamente
incanalati e gestiti possono condurre ad un esito
favorevole della crisi.
Antonio
e Clara,
nomi inventati, sono una coppia
quarantenne, sposata da quindici anni e con due
figli maschi di tredici e dieci anni.
Al
primo colloquio giunge la signora disperata e
confusa per quanto le sta accadendo: suo marito
ha “perso la testa” per
una donna più giovane di lui (ma anche di lei
dato che è coetanea di lui) di dieci anni, che
“per di più”, è separata e con un figlio di
otto anni.
Fin dal primo momento s’intuisce subito che Clara
è una donna di solidi principi morali, molto
conosciuta nel suo ambiente e particolarmente
impegnata nel sociale tramite attività di
volontariato. Clara possiede una voce piuttosto
alta, fisicamente si presenta elegante, dura nei
tratti e molto determinata nei modi di fare e di
atteggiarsi.
Quando
incontro Antonio
la prima cosa che mi colpisce sono i modi di fare
propri e quelli della moglie: è
apparentemente più femminile di Clara. Elegante
e pacato nell’esporre la questione si contrappone
nettamente rispetto a Clara. Anche Antonio, come
Clara, è molto conosciuto nel suo ambiente ed
inoltre, più della moglie, è impegnato in ambito
sociale ed è proprio qui che ha conosciuto colei
che “gli ha fatto perdere la testa” e che
chiameremo Elisabetta.
Nell’incontro
con Antonio
non posso far altro che registrare la sua totale e
assoluta attenzione per Elisabetta di cui si
ritiene innamorato in modo convinto, mentre alla
moglie “vuole solo bene”. Tutte le parole più
dolci sono per “l’amante”
che
ha avuto il merito di “risvegliare il Peter Pan
che c’era in lui”, oltre che ad alimentare
una certa vena poetica: i colori del mondo non sono
più opachi, ma brillanti e vivaci.
Il
conflitto tra Antonio e Clara è molto intenso e
serrato.
Lei
soffre, piange molto, ma al tempo stesso non demorde
e inizia
gradualmente una manovra di restringimento degli
spazi e dei tempi che riguardano Antonio, con
l’obiettivo finale di aumentare sempre di più il
controllo su di lui.
La reazione di quest’ultimo non tarda a venire e la
minaccia di separazione si concretizza quando
decide di passare una notte fuori casa: a quel punto
Clara, spaventata, “molla la presa” e fa qualche
passo indietro.
I
due coniugi vengono in coppia agli incontri solo per
due volte e questo perché Antonio mantiene
energicamente la sua idea riguardo ad Elisabetta e
se non ha ancora abbandonato la moglie per lei è
soltanto dovuto al fatto che ci
sono i figli: già ci sono anche loro…
Vista
l’impossibilità di lavorare con entrambi,
decidiamo insieme di strutturare degli incontri
individuali a cadenza settimanale. L’obiettivo
a questo punto è duplice
e solo indirettamente rivolto alla coppia; per
Antonio, infatti,
si tratta di capire quanto è forte il desiderio di
fuga dalla moglie, dal lavoro, dal proprio
ambiente sociale, volare via come “Peter Pan” e
come tutto ciò si concilia con il suo senso di
responsabilità di uomo, di padre e anche di marito;
mentre per
Clara si tratta di individuare se e come alcuni
suoi “modi di fare” così abituali per lei, possano
essere considerati disfunzionali, poco
adeguati alla dinamica di coppia.
Con
il passare del tempo e con l’aumentare del numero
degli incontri le convinzioni
di Antonio relative ad Elisabetta iniziano ad
essere diverse, ma soprattutto meno
rigide. Il punto che fa particolarmente
riflettere Antonio è legato al fatto che l’illusione
iniziale di sentirsi più libero e flessibile
con Elisabetta si
è gradualmente trasformato in un sentirsi, a
sua volta, condizionato e costretto proprio da lei.
Ad un certo punto della loro relazione anche
l’amante decide inspiegabilmente di aumentare il
giro di vite su di lui ottenendo, tuttavia,
l’effetto inatteso della manifestazione della
perplessità di Antonio riguardo il loro rapporto.
I
figli,
bisogna tenere presente, sono un argomento
importante soprattutto nella fase centrale degli
incontri: per
entrambi i coniugi rappresentano la coscienza morale
esterna di loro stessi.
Il
castello
sul quale poggiavano le apparenti solide convinzioni
di
Antonio inizia
lentamente a cedere sotto i colpi della
riflessione e della graduale consapevolezza di ciò
che realmente egli desidera. Dall’altra parte
anche Clara inizia a modificare i propri
comportamenti ed atteggiamenti nei confronto del
marito. Alcune idee pregiudiziali verso il proprio
partner vengono messe in discussione e
successivamente sostituite da pensieri maturati su
una base oggettiva: se prima Antonio era quello che
diceva sempre di sì (e solo quando diceva di sì
venivano registrate le risposte), successivamente
scopre che lui sa dire anche di no. Clara si rende
conto dell’esistenza di alcuni lati che prima non
vedeva di suo marito.
La
coppia si avvicina sempre di più fino al momento in
cui fanno l’amore.
L’evento
in se stesso rilevante, anche perché ormai da
diversi mesi i due coniugi nemmeno si sfioravano,
tuttavia assume
un significato differente per entrambi: per
lei è un momento significativo di riavvicinamento,
vuol dire che c’è ancora amore tra loro; per
lui le cose vanno in modo diverso: è
stato solo sesso senza amore, un modo per
dimostrare a se stesso/i che esiste il sesso
indipendentemente dall’amore.
Nell’affermare
queste parole, però,
Antonio
non è così convinto come lo sarebbe stato nei
mesi precedenti: l’immagine
di Elisabetta, con la quale peraltro non ha mai
fatto l’amore, inizia
ad essere meno nitida; qualcosa si riacceso nel
rapporto con Clara; i
suoi figli, soprattutto il maggiore, lo
richiamano indirettamente, ma non solo e cioè
anche in modo esplicito, al
suo dovere di padre, di marito, di uomo. C’è
però ancora in lui una sorta di orgoglio maschile,
di desiderio nel determinare gli eventi a proprio
piacimento: una specie di Re (che forse si
contrappone ad un Kaiser?), il quale decide il
futuro suo ma anche di chi lo circonda.
A
questo punto degli incontri le carte sono scoperte: se
“Peter Pan” vuol essere Re che lo sia,
responsabilmente Re. Con questa indicazione gli
incontri con Antonio si concludono e lo stesso,
sebbene non nell’identico ordine di tempo, avviene
anche per Clara.
“Peter-Antonio
Pan” è tornato a volare, ma con Clara e i loro
figli.