“Stato
d’animo proprio di chi, ha torto o ragione, dubita
dell’amore, della fedeltà e similmente della
persona amata, o teme che essa ami un’altra
persona”: Questa
appena descritta è la definizione, fornita dal
dizionario “Zingarelli” (edito da Zanichelli),
di quello “stato d’animo”, la gelosia, che
avverte colui o colei che ama in talune circostanze.
Nella
definizione riportata mi pare che comunque la si
metta ciò che viene posto in discussione, il
dubbio, è relativo all’amore, nonché alla fedeltà
della persona amata.
Ma quando scatta questo meccanismo, o meglio,
s’insinua tale dubbio? Tra poco lo vedremo
all’interno di una storia.
Esistono, d’altra parte, definizioni meno
accademiche e più popolari che riguardano ciascuno
di noi. Per alcuni la gelosia è assimilabile ad una
sorta di “fastidio” che rende insicuri, o meglio
che mina la propria certezza relativa agli affetti;
per altri questo sentimento viene avvertito come un
“bollore” un fuoco interiore che offusca la
ragione e fa vedere soltanto l’amata e colui che
minaccia il sentimento d’amore: una sorta di bifocalizzazione
in cui tutto il resto perde di senso; infine per
altri ancora “ la gelosia è un sentimento che
genera uno stato d’ansia e rabbia, a volte fa
scattare pensieri violenti e di rifiuto verso la
persona amata; c’è diffidenza che ti conduce ad
essere ipercuriosa ed indagatrice; credo che
la gelosia, però, stia alla base di un rapporto
d’amore”.
La
prima e la terza definizione sono state date da
donne, mentre la seconda è quella di un uomo;
si perché probabilmente esistono differenze nel
percepire e quindi definire tale sentimento per
l’uomo e per la donna: differenze che vanno
ricercate nella cultura e nella tradizione di ogni
società.
La storia che descrivo qui di seguito ha per
protagonisti una coppia (Amedeo e Giuliana
ovviamente nomi inventati), in cui a provare tale
“stato d’animo” non è lei bensì lui.
Amedeo e Giuliana sono sposati da poco più di un
anno con cinque anni di fidanzamento alle spalle.
Lui svolge la propria attività presso la ditta di
proprietà dei genitori, mentre lei lavora in una
grande azienda, facendo i turni, come operaia. La
vita coniugale sembra trascorrere serenamente per i
primi mesi di matrimonio e fra i due l’intesa
sessuale è buona. Amedeo si divide tra il lavoro e
la casa, ha mantenuto qualche amico dopo essersi
sposato che per altro vede quasi sempre in compagnia
di Giuliana. Fra i due pare esserci un buon dialogo
anche se quando è sera lui dice di essere piuttosto
stanco e di avere bisogno di rilassarsi davanti al
televisore.
La mattina Amedeo esce sempre alla stessa ora per
recarsi in ufficio mentre Giuliana, a seconda dei
turni, esce o al mattino presto oppure dopo pranzo
nel primo pomeriggio. In questo secondo caso lei ha
la possibilità di pranzare con lui che rientra
sempre intorno alle 12.30.
Dopo
qualche mese di convivenza matrimoniale Amedeo
inizia a far notare a Giuliana che sta troppo tempo
fuori di casa trascurando così le faccende
domestiche. La moglie, d’altra parte, sostiene che
questo non corrisponde al vero e che le stesse ore
le passava fuori di casa anche sei mesi
prima, senza che ciò provocasse particolari
lamentele. Il marito non ci sta e rincara la dose;
sua moglie sta nell’ordine: troppo con la madre,
troppo con la sorella (la cognata di Amedeo), troppo
con le amiche. Per tutta risposta Giuliana decide di
prendere i panni lavati ma da stirare e portarli
ad una vicina di casa che si offre come
stiratrice “almeno così le camice le
troverai sempre linde e stirate e
non ti lamenterai più” afferma
convinta Giuliana; la quale , nel frattempo,
inizia a diventare insofferente verso questo marito
che “non parla con lei
ma ci litiga”.
Amedeo controlla la moglie telefonandole a casa
quando lei è fuori e ponendole una serie di domande
trabocchetto per vedere se lei mente oppure no;
nasce in lui il sospetto di una terza persona, di un
altro che vuole portargli via ciò che ha di più
caro e cioè Giuliana. Questo pensiero lo spinge a
comportamenti sempre più aggressivi: dapprima
verbalmente poi fisicamente con qualche sberla in
faccia alla moglie. Amedeo è spaventato da quanto
gli è capitato, mai avrebbe pensato di torcere un
capello a Giuliana; così decide di chiedere aiuto.
Il marito sostiene che quello che gli è accaduto è
strano, non riesce a “inquadrarlo”, lui
non è una persona gelosa e tanto meno possessiva,
però quello che gli succede va contro questa idea e
non si spiega il perché.
Emergerà successivamente che nel periodo in cui
diceva di sentirsi stanco e di doversi rilassare si
chiudeva in una sorta di mondo tutto suo e la notte
faceva strani sogni in cui lui, da osservatore
esterno, vedeva sua moglie allontanarsi sempre di più
da sé stesso ma non da sola.
Amedeo
rivelerà poi di essere stato un bambino molto
geloso dei propri giochi che difficilmente
condivideva con i compagni o, se lo faceva, doveva
essere lui a condurre il gioco.
D’altra parte Giuliana ha una testa propria che può
decidere di fare o non fare quella determinata cosa
senza che Amedeo ne sia necessariamente al corrente:
nel parlare un certo numero di volte con l’amica
non c’è nulla di male, soprattutto tenuto conto
del fatto che tra lui e lei il dialogo era piuttosto
carente. Il terzo in tutta questa vicenda non c’è
mai stato: esso era un parto della fantasia di
Amedeo utile a giustificare quella strana sensazione
di gelosia–possessione che avvertiva ma non
riconosceva come propria. “Dottore io sono geloso
però amo Giuliana” questa frase è importante
perché rivela che Amedeo, ritornato al dialogo e
con un buon rapporto con la moglie,
ha raggiunto la consapevolezza di un
sentimento che prova e che piano piano ha imparato a
controllare facendo in modo che questo non leda il
rapporto con Giuliana ma, anzi, lo sostenga e lo
rinforzi.