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Femmene... tu si na' malafemmene

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Femmene... tu si na' malafemmene
Viaggio all'origine di un pernicioso luogo comune

Il dire corrente è pieno di luoghi comuni, vale a dire di affermazioni, che vengono riferite, dando per scontata la veridicità, basata su un “ comune sentire”. Hanno una origine nobile, ed antichissima,risalgono, infatti, ai “topoi,” figure della  Retorica di Aristotele,  ed alla sua distinzione dei luoghi della ricerca del vero. Oggigiorno hanno perso molto dell'antica nobiltà, essi riferiscono, in genere, banalità, travestite da saggezza popolare. Ne ascoltiamo ad ogni piè sospinto, per esempio:

i negri hanno la musica nel sangue, di mamma c'è ne una sola, come è triste Venezia.

Vi sono, poi, quelli che riguardano le donne, che da soli riempirebbero interi libri: 

chi dice donna dice danno, donna la volante pericolo costante, un proverbio afgano recita: “se la moglie fosse una buona cosa, Dio ne avrebbe una”, Karl Krais afferma che “la donna è l'inconsistenza nobilitata dall'incoscienza”  Ci fermiamo qui.

Dobbiamo notare, che questo “comune sentire” si perde nella notte dei tempi, Tommaso d'Aquino riprendendo pari pari, Aristotele, afferma che:

 “la donna è un errore della natura...., con la sua eccessiva secrezione di liquidi e la sua bassa temperatura essa è fisicamente e spiritualmente inferiore.... una specie di uomo mutilato,  fallito e mal riuscito...la piena realizzazione della specie umana è costituita dall'uomo”

Facciamo qualche considerazione, come mai trasversalmente in ogni civiltà, ritroviamo questi “topoi” che esprimono, la scarsa considerazione verso il femminile?

Come mai all'origine dei mali del mondo, nella tradizione occidentale, vi è  sempre una figura femminile, che provoca disastri immani per tutta l'umanità? Chi sono le “donne danno”, coloro che hanno portato sulla terra ogni genere di disagio, comprese la morte e le malattie, ci fermiamo alle più famose: Pandora, Lilith, ed Eva, tutte e tre accomunate dalla sorte di aver provocato l'infelicità del genere umano. Conosciamole meglio.

Pandora, il cui nome in greco vuol dire ” pan-doron “ (tutti i doni)  era una fanciulla bellissima, creata da Efesto, su ordine di Zeus, per punire gli uomini, dopo che Prometeo, aveva donato loro, il fuoco rubato agli dei. Esiodo, nelle Opere e i giorni”, così narra il mito: Zeus, irato per il furto del fuoco da parte di Prometeo, decise di punire oltre a Prometeo tutto il genere umano, che fino ad allora viveva in una condizione privilegiata, non conoscendo nessun male ordinò ad Efesto di plasmare con l'acqua e l'argilla una figura femminile, ancora sconosciuta agli uomini”a cui tutti dovevano fare dei doni: Atena, occhio di mare, le diede un cinto e l'adornò, le Grazie divine e Persuasione veneranda, intorno al suo corpo condussero aurei monili, le ore dalla splendida chioma, l'incoronarono con fiori di primavera,  e mercurio per volere di Giove , le donò la curiosità e l'astuzia, e l'inganno e la menzogna., le donarono la voce, Zeus, le fece il dono più importante un vaso nel quale aveva chiuso tutti mali del mondo,compiuto l'inganno, Giove ordinò di accompagnare la nuova creature a Epitemeo, fratello di Prometeo, che al contrario del fratello capiva in ritardo, come diceva il suo stesso nome. Costui sebbene avvertito dal fratello di non accettare alcun dono da Zeus, colpito dalla bellezza della nuova creatura accetto il dono. Prima di allora il genere umano abitava la terra,del tutto al riparo da dolore, lontano dalla dura fatica, lontano da crudeli malattie che recano all'uomo la morte, ma la donna di sua mano, scoperchiò l'orcio e tutto disperse , procurando agli uomini sciagure luttuose. Solo la speranza rimasta sul fondo, rimase, nel vaso, per aver Pandora, cercato di richiudere il contenitore, e altri mali, infiniti vanno errando tra gli uomini.”

Così Esiodo, proviamo a fare qualche considerazione su questo mito.

Pandora, dunque, è la causa di ogni sciagura, ma è veramente colpevole? Lei è stata usata da Giove come capro espiatorio. Decide di punire gli uomini con la bellezza di un nuovo essere a cui aveva fatto donare la curiosità, e l'astuzia, Pandora, come Edipo, è vittima di sé stessa, del suo destino ineluttabile. Vi è una seconda considerazione che sfugge a molti, se all'epoca del furto del fuoco da parte di Prometeo, non era ancora comparsa, nessuna donna tra gli umani, vuol dire che il fuoco della conoscenza fu donato ai soli Maschi.

Il mito così enunciato, non solo, indica nella donna  la causa della perdita dell'immortalità, ma giustifica, anche  nello stesso tempo, il potere maschile sulla gestione della conoscenza e del sapere. Gli uomini, pur di avvicinarsi al sapere, al fuoco della conoscenza debbono “subire” la presenza femminile come, non solo come ostacolo, ma anche come una vera e propria punizione, e solo gli uomini che come Epimeteo, vedono dopo, possono cadere nella trappola di innamorarsi, salvo a pagare a caro prezzo la gioia della bellezza.

Veniamo ora alla figura di Lilith. Il mito di questa figura è antichissimo risale ai Sumeri.

Lei è identificata come un demone femminile signora della notte. La figura di questa donna è importante nella nostra civiltà, perchè secondo varie interpretazioni, compare nella Bibbia, in Isaiia 34:14, , e dalla descrizione della Genesi, si deduce che fu proprio lei, la prima donna che il Signore, affiancò ad Adamo, con il quale “convisse” nel giardino dell'Eden, ma il menage non fu dei più tranquilli. Lilith, non voleva avere rapporti con Adamo, sempre nella stessa situazione,  non voleva, cioè, essere sempre sempre lei a giacere, ma  anche sovrastare, il maschio. Adamo si rifiutò, e lei, dopo aver invocato il nome di Dio, si dileguò nella notte, finendo con l'accoppiarsi in vari modi con i demoni, generando, demoni, a sua volta. Le considerazioni su questa figura mitologica sono tante e molto interessanti: Lilith, per prima ripudia il compagno, che così diventa il primo abbandonato dell'umanità, per fare questo però, lei, paga un prezzo molto alto, di essere allontanata dal paradiso terrestre, senza poter chiedere gli alimenti, e per esprimere la propria sessualità costretta ad accoppiarsi, con dei demoni.

La sessualità viene negata alla donna, che non può avere desideri, diversi da quelli del maschio, la sua funzione doveva essere quella di “soddisfare” il compagno incurante del resto. Questa visione della sessualità, nonostante i millenni e le le lotte di emancipazione femminile, esiste ancora oggi, in maniera subdola in ogni strato sociale, salvo a diventare un codice di comportamento nelle società mafiose, così come a descritto egregiamente Roberto Saviano, nel suo nuovo libro.

Il maschio mafioso deve, sovrastare sempre la donna, con la quale non avrà né rapporti anali, né orali, perché non sono “degni” di un vero uomo. Società violente, ancestrali nei comportamenti, ci riportano pari pari, al mito di Lilith ed alla sua pericolosa ribellione. Il racconto mitologico, atemporale, senza spazio, è immutabile, e come quasi sempre, fornisce la spiegazione di comportamenti umani, sia singoli, che di interi gruppi. Il mito è sempre attuale. Torniamo ad Adamo, l'abbandonato, di certo non poteva rimanere, solo,  e sebbene mandò, tre angeli come messi, a Lilith, lei rispose che non poteva più tornare, perchè oramai, aveva generato demoni.

Non sappiamo in che termini rivolse la richiesta, al Dio Signore, e se fu sua l'idea, o il Padre Eterno,nella sua immensa bontà,  dopo averlo, fatto appisolare, dalla sua costa genera  una seconda donna: Eva. Al suo risveglio, Adamo si trovò  vicino, questa nuova compagna, con la quale condividere l'Eden, ma dobbiamo ritenere, che a Dio Padre, le donne non riescono proprio bene. Difatti questa era sicuramente sessualmente più morigerata, ma aveva qualche altro difetto, era credulona, e curiosa. Credulona, perché  si lascia convincere da un serpente, che  Dio era geloso di loro, per questo aveva proibito loro di mangiare il frutto proibito, curiosa perché volle sperimentare questa teoria, mangiando il frutto proibito, non solo, ma convincendo anche Adamo, a mangiarne. L'ira del Signore non si fece attendere, Adamo cercò di scusarsi, accusando Eva, che a sua volta, accusò il serpente. Morale della favola, cartellino rosso, fuori tutti, non solo, per punizione Dio Padre, dice alla donna che per questo suo gesto dovrà “partorire con dolore”. Tutto si compiuto, l'umanità conoscerà, morte, fatica  e dolori e dolore del generare. Interessante è nel racconto biblico la punizione a dover partorire con dolore. Vediamo perché.

Ci chiediamo il racconto mitologico, espressione simbolica per eccellenza è sempre stato così  negativo nei confronti della donna? La risposta è no, quando la società era agli albori e la struttura sociale più semplice, la donna espressione, con la maternità dello “stupore di esserci” aveva per la donna il massimo della considerazione. La fertilità femminile omologata alla fertilità della terra erano la massima espressione di vitalità e prosperità. Nella fase della non conoscenza biologica,il corpo femminile, era il substrato del tessuto sociale. Le rappresentazioni delle Veneri steatopigie, , il triangolo, simbolo dei genitali femminili, sono non un espressione volgare, ma al contrario, forme di devozione, verso la maternità. Le prime tumulazioni, vengono effettuate sotto forma di ventre gravidico, sovrastate da un asta, che rappresentava l'ombelico.

In quel periodo, la società fioriva perchè basata sulla cooperazione, sia nell'allevare  la prole, che nel coltivare i campi. Il parto era espressione serena della sessualità femminile, e della “libido materna”, indispensabile nel genere umano, mammifero neotenico.  La neotenia è quel fenomeno, per il quale, la madre del cucciolo di uomo deve prendersene cura, poiché al contrario degli animali che nascono già capaci di iniziale autosufficienza già da alcune ore dopo il parto, la mdre di un bambino deve prenderne cura, perchè il cucciolo di uomo deve ancora imparare tutto, prima di rendersi autonomo. Queste considerazioni sono avvalorate dagli studi antropologici, supportati dall'archeologia preistorica, che di questi passaggi trova prove in quasi tutti i siti studiati. Illuminanti in questo senso i lavori della Gjmbutas, oltre a quelli già datati di Bachofen, che allo studio della grande madre dedicò quasi tutta la sua vita.

La complessità sociale, la nascita di strutture economiche e politiche, la scoperta  del baratto, e del commercio, fanno perdere alla maternità ed al parto la sua iniziale libidine innocente. Così come il grano si poteva non coltivare, ma comprare, scambiare, la maternità omologata alla terra, perde il suo valore primigenio, diventa una maternità educazionale, in senso piramidale, i figli vanno cresciuti, non seguendo i loro bisogni, ma quelli che la crescente potenza, della società patriarcale imponeva. La paternità, abbiamo già scritto, è il surrogato sociale della maternità, esse impone delle distribuzioni piramidali, per cui i figli nascono già, o soldati o schiavi. Tremenda cosa è ribellarsi al potere paterno, le madri diventano solo “riproduttrici”, e assumono importanza sociale, in virtù di questa loro specificità, in funzione del posto occupato nella piramide, dai loro figli. Per poter esercitare questo potere, il patrircato doveva necessariamente svilire, l'atto materno e sessuale dopo,  la donna non poteva godere a pieno della propria corporeità, ma metterla al servizio del potere. E per mortificarsi ancora di più deve partorire con dolore. Ecco come il viaggio ontologico della evoluzione della maternità devia a favore dell'ambiente

Nascono così, insieme alle civiltà complesse i miti delledonne danno

Ora non voglio farvi ricordare, tutto questo, ma la prossima volta che dite “p****na Eva”, magari pensateci, … così distrattamente

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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