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Buona notte, oggi è lunedì 12 maggio 2008

A ogni coppia la sua storia

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A ogni coppia la sua storia

Esistono tante coppie quanti sono gli individui che le compongono. Ritratto di coppia, da quella indistruttibile a quella scoppiata.

I rapporti di coppia possono essere considerati come puri e semplici rapporti interpersonali caratterizzati però dalla dualità (rapporto a due) e dall’intimità. I rapporti tra due partner sono quindi delle interazioni, ovvero degli interscambi reciproci in termini di comportamenti, affetti e cognizioni, che stabiliscono delle  vere e proprie strutture relazionali, o modelli di relazioni ai quali, a questo punto, hanno contribuito entrambi i componenti della coppia.

Tuttavia non bisogna dimenticare che ogni relazione possiede anche una dimensione temporale, per cui ogni interazione non può essere pensata come indipendente da una storia, cioè indipendente dall’esperienza passata sia della vita di coppia, sia della vita di ognuno dei membri. Nel nostro relazionarci con le altre persone noi adoperiamo una serie di modelli, di patterns, ovvero di esempi di comportamento che ci guidano nella comprensione degli affetti, del comportamento nostro e di quello degli altri, di quello che è giusto e di quello che è sbagliato, di ciò che è bene e di ciò che è male. I modelli provengono da diverse fonti.

Prima fra tutte è la famiglia, dove impariamo le modalità di espressione dei sentimenti, dove impariamo a conoscere l’amore, così come l’odio; dove insomma sperimentiamo per la prima volta cosa significhi entrare in relazione con le altre persone. L’ambiente dove cresciamo, però, si scontra o a volte si incontra con ciò che noi siamo, e quindi con il nostro carattere, con la nostra personalità, quella cioè determinata dal nostro DNA. 

La terza fonte in questione può essere considerata l’esito, il risultato delle due precedenti, appena descritte, ed è identificabile nell’esperienza stessa: cioè il momento in cui in virtù della nostra educazione e di come siamo ci poniamo nei confronti delle persone che si trovano all’esterno del nostro nucleo familiare. In altre parole, ognuno di noi è cresciuto con modelli di riferimento affettivi e comportamentali precisi, che sono stati poi interiorizzati e inevitabilmente messi in atto nella relazione con gli altri. Infine, occorre tener in considerazione il contesto in cui viviamo, fatto di codice pubblico morale, di diritto, di credenze culturali, di stereotipi.

Le strutture affettive e cognitive che ci siamo costruiti entrano, per forza di cose, nell’interazione di coppia e attraverso la reciprocità conferiscono al rapporto una propria unicità, una propria struttura di vita. In questo modo, avremo tante diverse storie quanto diverse sono le storie di ognuno dei partner. Ad esempio, esistono le cosiddette “coppie separate ma unite”, dove pur conducendo vite molto indipendenti i due membri riescono tuttavia a conservare un livello di intimità profondo contribuendo alla durata della relazione; ci sono, invece, le “coppie affiatate e vicine” per le quali l’allontanamento è quasi impensabile, e solo la vicinanza può permettere un affiatamento intenso, che diventa quindi garante della continuità; le “coppie sicure e stabili” sono quelle in cui i momenti di discussione, di litigio, o di rottura anche temporanea sono rarissimi se non inesistenti e pertanto fanno della stabilità un loro punto forte; dal lato opposto, le “coppie burrascose” si caratterizzano per la vivacità del rapporto, per i frequenti allontanamenti, ma anche per il fatto di essere comunque e in ogni caso durevoli; le “coppie a senso unico” rientrano in una tipologia per cui è solo uno dei partner a nutrire un sentimento profondo verso l’altro, o comunque ad avere un’esigenza maggiore di stare insieme, per cui è disposto a sopportare qualsiasi tipo di comportamento da parte del partner amato (anche continui tradimenti), pur di conservare una pseudo-relazione. Infine, esistono le coppie che potremmo definire “patologiche”, nelle quali si verifica una sorta di unione di esigenze molto personali che riescono a trovare un parziale soddisfacimento nel rapporto con un’altra persona, per cui la relazione è esclusivamente funzionale a questo tipo di bisogno.

Questi sono solo alcuni tipi di relazione di coppia, e l’elenco non vuol essere esaustivo. E’ importante ricordare che ogni relazione intima è unica nella sua fenomenologia e che pertanto non esiste una tipologia specifica che, poiché dotata di particolari caratteristiche (ad esempio la vivacità piuttosto che la tranquillità), garantisce la riuscita del rapporto. Questa dipenderà dal modo in cui i due partner riusciranno a trovare un equilibrio tra le rispettive esigenze e obiettivi, che risulti ovviamente vantaggioso per entrambi. Piuttosto che parlare di coppia ideale quindi, sarebbe meglio parlare di coppia reale, cioè di una coppia che riesca a raggiungere un livello di soddisfacimento reciproco partendo da quelle che sono le caratteristiche di ognuno.

Le dimensioni in base alle quali si possono valutare le storie di coppia sono molteplici: lunga/breve durata, vicinanza/lontananza geografica, vicinanza/lontananza affettiva, stabilità/instabilità, affinità caratteriale/differenza di carattere. Tutte le combinazioni che è possibile tracciare tra queste categorie diventano le caratteristiche del rapporto che si andrà a costituire, ma tutte dovranno portare a un unico risultato, che poi d’altro canto spiegherà la buona riuscita di una relazione: il soddisfacimento reciproco e quindi la felicità. La felicità, lo stare bene, il sentirsi a proprio agio con un’altra persona dovrebbero essere sentimenti indispensabili in un rapporto di coppia, indipendentemente dalla struttura di quest’ultimo.

Spesso capita che uno dei partner non riesca o non voglia interrompere una relazione, facendo in modo quindi che questa continui, magari anche per molti anni. Il livello di soddisfacimento è evidentemente sceso o è assente, ma la persona non si decide a rompere. In questo caso subentrano fattori e motivazioni personali, come ad esempio la paura di stare soli, la paura di non riuscire a trovare più un altro compagno/a, l’accontentarsi, la bassa autostima, che contribuiscono all’insorgenza della sofferenza e a una relazione di fatto inesistente ma apparentemente solida.

In altri casi può succedere che la coppia rimanga unita nonostante certi comportamenti non rispettosi dell’uno nei confronti dell’altro: ad esempio quando il proprio compagno/a mostra atteggiamenti opposti del tipo amore/odio, tenerezza/aggressività, protezione/insulto. Il rispetto è un altro requisito essenziale di una buona relazione, per cui se questo viene a mancare e se per di più viene sopportato come prezzo da pagare per mantenere intatto il rapporto non faremo altro che costituire un rapporto fragile, tenuto insieme da motivi che esulano dalla sincerità e soprattutto dalla genuinità sentimentale.

Qualora, invece, ci trovassimo in una situazione diversa, ovvero dove non intervengano fattori “disturbanti” e dove le basi su cui fonda l’interazione siano forti e solide, allora la coppia assume l’aspetto che più le si confà:  essa può diventare vivace così come tranquilla, statica o mutevole, aperta o chiusa ai cambiamenti. La sua storia in tutti questi casi si configurerà a seconda di un equilibrio che i due partner insieme hanno cercato e trovato. Un equilibrio che non comporta, come negli esempi precedenti, una dipendenza di uno verso l’altro, una sopportazione, un sacrificio, un predominio di uno sull’altro, ma un reciproco soddisfacimento, un reciproco stato di benessere, che diventa quindi il nostro personale metro di valutazione.

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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