Esistono
tante coppie quanti sono gli individui che le
compongono. Ritratto di coppia, da quella
indistruttibile a quella scoppiata.
I
rapporti di coppia possono essere considerati come
puri e semplici rapporti interpersonali
caratterizzati però dalla dualità
(rapporto a due) e dall’intimità. I rapporti tra
due partner sono quindi delle interazioni, ovvero
degli interscambi reciproci in termini di
comportamenti, affetti e cognizioni, che
stabiliscono delle
vere e proprie strutture relazionali, o
modelli di relazioni ai quali, a questo punto, hanno
contribuito entrambi i componenti della coppia.
Tuttavia
non bisogna dimenticare che ogni relazione possiede
anche una dimensione temporale, per cui ogni
interazione non può essere pensata come
indipendente da una storia,
cioè indipendente dall’esperienza passata sia
della vita di coppia, sia della vita di ognuno dei
membri. Nel nostro relazionarci con le altre persone
noi adoperiamo una serie di modelli, di patterns,
ovvero di esempi di comportamento che ci guidano
nella comprensione degli affetti, del comportamento
nostro e di quello degli altri, di quello che è
giusto e di quello che è sbagliato, di ciò che è
bene e di ciò che è male. I modelli provengono da
diverse fonti.
Prima
fra tutte è la famiglia, dove impariamo le modalità
di espressione dei sentimenti, dove impariamo a
conoscere l’amore, così come l’odio; dove
insomma sperimentiamo per la prima volta cosa
significhi entrare in relazione con le altre
persone. L’ambiente dove cresciamo, però, si
scontra o a volte si incontra con ciò che noi
siamo, e quindi con il nostro carattere, con la
nostra personalità, quella cioè determinata dal
nostro DNA.
La
terza fonte in questione può essere considerata
l’esito, il risultato delle due precedenti, appena
descritte, ed è identificabile nell’esperienza
stessa: cioè il momento in cui in virtù della
nostra educazione e di come siamo ci poniamo nei
confronti delle persone che si trovano all’esterno
del nostro nucleo familiare. In altre parole, ognuno
di noi è cresciuto con modelli di riferimento
affettivi e comportamentali precisi, che sono stati
poi interiorizzati e inevitabilmente messi in atto
nella relazione con gli altri. Infine, occorre tener
in considerazione il contesto in cui viviamo, fatto
di codice pubblico morale, di diritto, di credenze
culturali, di stereotipi.
Le strutture affettive e
cognitive che ci siamo costruiti entrano, per forza
di cose, nell’interazione di coppia e attraverso
la reciprocità conferiscono al rapporto una propria
unicità, una propria struttura di vita. In questo
modo, avremo tante diverse storie quanto diverse
sono le storie di ognuno dei partner. Ad esempio,
esistono le cosiddette “coppie separate ma
unite”, dove pur conducendo vite molto
indipendenti i due membri riescono tuttavia a
conservare un livello di intimità profondo
contribuendo alla durata della relazione; ci sono,
invece, le “coppie affiatate e vicine”
per le quali l’allontanamento è quasi
impensabile, e solo la vicinanza può permettere un
affiatamento intenso, che diventa quindi garante
della continuità; le “coppie sicure e stabili”
sono quelle in cui i momenti di discussione, di
litigio, o di rottura anche temporanea sono
rarissimi se non inesistenti e pertanto fanno della
stabilità un loro punto forte; dal lato opposto, le
“coppie burrascose” si caratterizzano per
la vivacità del rapporto, per i frequenti
allontanamenti, ma anche per il fatto di essere
comunque e in ogni caso durevoli; le “coppie a
senso unico” rientrano in una tipologia per
cui è solo uno dei partner a nutrire un sentimento
profondo verso l’altro, o comunque ad avere
un’esigenza maggiore di stare insieme, per cui è
disposto a sopportare qualsiasi tipo di
comportamento da parte del partner amato (anche
continui tradimenti), pur di conservare una
pseudo-relazione. Infine, esistono le coppie
che potremmo definire “patologiche”,
nelle quali si verifica una sorta di unione di
esigenze molto personali che riescono a trovare un
parziale soddisfacimento nel rapporto con un’altra
persona, per cui la relazione è esclusivamente
funzionale a questo tipo di bisogno.
Questi sono solo alcuni tipi di
relazione di coppia, e l’elenco non vuol essere
esaustivo. E’ importante ricordare che ogni
relazione intima è unica nella sua
fenomenologia e che pertanto non esiste una
tipologia specifica che, poiché dotata di
particolari caratteristiche (ad esempio la vivacità
piuttosto che la tranquillità), garantisce la
riuscita del rapporto. Questa dipenderà dal modo in
cui i due partner riusciranno a trovare un
equilibrio tra le rispettive esigenze e obiettivi,
che risulti ovviamente vantaggioso per entrambi.
Piuttosto che parlare di coppia
ideale quindi, sarebbe meglio parlare di coppia
reale, cioè di una coppia che riesca a
raggiungere un livello di soddisfacimento reciproco
partendo da quelle che sono le caratteristiche di
ognuno.
Le dimensioni in base alle
quali si possono valutare le storie di coppia
sono molteplici: lunga/breve durata,
vicinanza/lontananza geografica,
vicinanza/lontananza affettiva, stabilità/instabilità,
affinità caratteriale/differenza di carattere.
Tutte le combinazioni che è possibile tracciare tra
queste categorie diventano le caratteristiche del
rapporto che si andrà a costituire, ma tutte
dovranno portare a un unico risultato, che poi
d’altro canto spiegherà la buona riuscita di una
relazione: il soddisfacimento reciproco e quindi la
felicità. La felicità, lo stare bene, il sentirsi
a proprio agio con un’altra persona dovrebbero
essere sentimenti indispensabili in un rapporto di
coppia, indipendentemente dalla struttura di
quest’ultimo.
Spesso capita che uno dei
partner non riesca o non voglia interrompere una
relazione, facendo in modo quindi che questa
continui, magari anche per molti anni. Il livello di
soddisfacimento è evidentemente sceso o è assente,
ma la persona non si decide a rompere. In
questo caso subentrano fattori e motivazioni
personali, come ad esempio la paura di stare soli,
la paura di non riuscire a trovare più un altro
compagno/a, l’accontentarsi, la bassa autostima,
che contribuiscono all’insorgenza della sofferenza
e a una relazione di fatto inesistente ma
apparentemente solida.
In altri casi può
succedere che la coppia rimanga unita nonostante
certi comportamenti non rispettosi dell’uno nei
confronti dell’altro: ad esempio quando il proprio
compagno/a mostra atteggiamenti opposti del tipo
amore/odio, tenerezza/aggressività,
protezione/insulto. Il rispetto è un altro
requisito essenziale di una buona relazione, per cui
se questo viene a mancare e se per di più viene
sopportato come prezzo da pagare per mantenere
intatto il rapporto non faremo altro che costituire
un rapporto fragile, tenuto insieme da motivi che
esulano dalla sincerità e soprattutto dalla
genuinità sentimentale.
Qualora, invece, ci
trovassimo in una situazione diversa, ovvero dove
non intervengano fattori “disturbanti” e dove le
basi su cui fonda l’interazione siano forti e
solide, allora la coppia assume l’aspetto che più
le si confà: essa
può diventare vivace così come tranquilla, statica
o mutevole, aperta o chiusa ai cambiamenti. La sua
storia in tutti questi casi si configurerà a
seconda di un equilibrio che i due partner insieme
hanno cercato e trovato. Un equilibrio che
non comporta, come negli esempi precedenti, una
dipendenza di uno verso l’altro, una
sopportazione, un sacrificio, un predominio di uno
sull’altro, ma un reciproco soddisfacimento, un
reciproco stato di benessere, che diventa quindi il
nostro personale metro di valutazione.