Il
delitto di Novi Ligure ha rivelato
un’Italia sommersa e accecata dal senso di colpa.
Due ragazzi trucidano la madre e il fratellino e
tutti si chiedono: di chi è la colpa? Della TV,
della famiglia, della droga? Di tutti, meno che
degli assassini. La responsabilità individuale
viene negata in un coro di stupidità
assordante: educatori e giornalisti dolenti si
chiedono: come possiamo aiutare Erika e Omar? Ma si
sono già aiutati da soli, hanno dato 100
coltellate, si sono tolti una bella soddisfazione.
Ogni volta invece si fa finta che l’assassinio sia
un’aberrazione che va curata, mentre si sa bene da
prima di de Sade che uccidere è il secondo istinto
dell’uomo, subito dopo quello della sopravvivenza.
Nietzsche, in Così
parlò Zarathustra:
Voi
dite che egli uccise perché volle rapinare. Ma io
vi dico: la sua anima voleva sangue,
non rapina, egli agognava alla felicità del
coltello.
Ma
il senso di colpa adulto è così forte da non
saper riconoscere la colpa, e ha trasformato il
massacro in un processo alla famiglia, addirittura
alla madre che si è beccata quaranta coltellate.
Segno di debolezza e di cattiva coscienza quando non
si riesce più a condannare, e si trattano i due
giovani assassini come marionette mosse dai tempi.
Pasolini faceva dire a un ragazzo, nella Postilla
in versi delle Lettere
luterane:
Signor
Maestro, la smetta di trattarci come scemi
che
bisogna sempre non offendere, non ferire
non toccare. Non ci aduli, siamo uomini, signor
Maestro!
Il
movente è il delitto in sé. L’omicidio è lo
sport del secolo. Senza più Dio né arte né
timore la vita è buia, restano solo grassi appetiti
e rozze voglie, e rispunta il divertimento
primordiale, dare la morte.
Questo
delitto è antico nella ferocia tribale e
disperatamente moderno, nel truculento edonismo
di chi non conosce altro svago che il male. Se
davvero questa folla di educatori e penitenti vuol
fare qualcosa per i due assassini (schifosamente
furbi e gelidi nel dare la colpa agli albanesi,
prima di essere scoperti) è riconoscerli come
esseri umani con facoltà di scelta, e non come
automi da sconfessare e tutelare.
La
colpa esiste, e va espiata.
Si sono espressi con chiarezza, che paghino. Ho
orrore della pena di morte come dell’indulgenza
verso chi uccide. C’è dietro la stessa sorda
immoralità Oreste uccide la madre, ed è inseguito
dalle Erinni. Il matricida di oggi dalla TV e dagli
psicosociogiornalisti che vogliono giustificarlo.