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Buona notte, oggi è sabato 24 giugno 2017

Voglio il principe azzurro

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Voglio il principe azzurro

Nelle fiabe il principe ha il compito di salvare la principessa; l’azione è eroica e avviene solo dopo il superamento di innumerevoli prove e difficoltà. Può essere la sconfitta del drago, dell’orco, o la risposta agli indovinelli della strega. Il bacio suggella il momento della salvazione oppure dà luogo al risveglio della principessa, una bella addormentata che ha messo volente o nolente la sua vita in stand by...

Chi lo cerca e perché non lo trova
Insomma, sembra aver fatto tutto lui. Cosa fanno le principesse per essere salvate? Come deve essere il principe per salvarle? Quanta intelligenza e forza fisica deve costargli la sua amata? Quanta gentilezza e poesia ci vorranno per portarsi via la bella? Se nella fiaba è evidente che i personaggi incarnano aspetti diversi della personalità - per  esempio il principio maschile e femminile - e quindi la loro interpretazione va vista nella complessa articolazione della trama, è vero che nel linguaggio comune per “principe azzurro” si intende qualcuno di speciale, molto speciale, taaaanto speciale da far venire il dubbio della sua reale esistenza, azzurro come il colore dell’aria, della spiritualità, e come il cielo irraggiungibile, almeno con i mezzi di tutti i giorni.

La “bella “intanto si guarda intorno, attorniata dai pretendenti, si permette il lusso di respingerli perché nessuno è mai abbastanza forte, nessuno mai abbastanza intelligente o sufficientemente gentile. Se non è bello non se ne parla neppure di iniziare un accenno di relazione: uno ha i foruncoli, l’altro non è abbastanza alto, lei lo vuole biondo, capace, competente, ardente ma gentile, e insomma gli manca sempre qualcosa. Non assomiglia all’attore che le piace tanto, però le ha passato il compito di matematica e gli piace il gruppo musicale che piace anche a lei, ma  pensa che è meglio non concedersi perché potrebbe esserci in giro qualcuno migliore. Fare la ritrosa in questo caso ha poco a che vedere con i ragionamenti di mamma e papà, è piuttosto un supplizio imposto all’altro a cui si chiede tantissimo o con il quale non si incomincia neppure perché liquidato all’istante in quanto privo dei “connotati richiesti”, per l’appunto il pedigree del principe azzurro. Intanto la bella spasima e dopo un po’ la ritroviamo, guarda un po’, in stand by; nessuno la invita più, ha un tot di messaggini all’attivo, ma niente di concluso sul versante sentimentale. Nella sua stanza, tappezzata dalle foto dei Brad Pitt di turno, si chiede cosa c’è che non va, in fondo voleva solo coronare il sogno della sua vita.

Nel frattempo gli sventurati che la circondano si chiedono cosa c’è che non va, i più eroici lo chiedono a lei, i più se ne vanno confusi, qualcuno lo chiede a se stesso ma non ci capisce granché. Qual è il sogno della ragazza che cerca il principe azzurro? E’ un sogno di crescita o di “perché dovrebbe fare tutto lui” per renderla felice? Cosa le impedisce di guardare il compagno di classe con interesse? Quando ci si aspetta tutto dall’altro, in realtà c’è una sotterranea sfiducia nelle proprie capacità; la donna ha allora un’immagine di sé svalutata, mentre all’uomo viene attribuito maggior potere, maggiori capacità. Il maschile è così fortemente idealizzato che non c’è fiducia nella possibilità di un’ autorealizzazione o almeno di una realizzazione che vede la coppia come cooperante; la possibilità di sentirsi importante e completa è affidata tutta all’uomo, e la donna fa così la  parte della Cenerentola che deve essere salvata da un mondo difficile e ostile, oppure della Bella Addormentata nel senso che paralizza le proprie potenzialità a favore di estreme richieste all’altro. Se però il principe azzurro è quello che è capace di portarvi la tisana a letto se avete la febbre, vi aiuta a preparare l’esame, vi insegna una voleé senza farvi sentire imbranate e ogni tanto sa dire con sincerità come vi vede, beh, allora forza ragazze, non lasciatevelo scappare… Se non siete ancora convinte vale la pena di rivedere il simpaticissimo Shrek! Avrà molto da insegnarvi.


Flavia Facco, L'invisibile in menopausa - Psicologia del benessere nella crisi di transizione della mezza età, Franco Angeli, 2005

La menopausa è stata oggetto di modelli interpretativi fondati sulla scissione mente-corpo, scissione che non ha giovato a rendere giustizia della complessità del fenomeno, né tantomeno alle donne e ai professionisti della salute che se ne occupano. La menopausa nel tempo da malattia degli eccessi diventa infatti la malattia della mancanza quando non anche causa stessa della depressione. Il testo vuole descrivere una crisi di transizione che sembra invisibile perché non si mostra ai nostri occhi e si svolge invece negli spazi intimi della mente e del cuore delle donne e difficilmente raggiunge spazi socialmente condivisi.

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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