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Nelle
fiabe il principe ha il compito di salvare la
principessa; l’azione è eroica e avviene solo
dopo il superamento di innumerevoli prove e
difficoltà. Può essere la sconfitta del drago,
dell’orco, o la risposta agli indovinelli della
strega.
Il
bacio suggella il momento della salvazione oppure dà
luogo al risveglio della principessa, una bella
addormentata che ha messo volente o nolente la sua
vita in stand
by...
Chi
lo cerca e perché non lo trova
Insomma, sembra aver fatto tutto lui. Cosa fanno le
principesse per essere salvate? Come deve essere il
principe per salvarle? Quanta intelligenza e forza
fisica deve costargli la sua amata? Quanta
gentilezza e poesia ci vorranno per portarsi via la
bella? Se nella fiaba è evidente che i personaggi
incarnano aspetti diversi della personalità - per
esempio il principio maschile e femminile - e
quindi la loro interpretazione va vista nella
complessa articolazione della trama, è vero che nel
linguaggio comune per
“principe azzurro” si intende qualcuno di
speciale, molto speciale, taaaanto
speciale da far venire il dubbio della sua reale
esistenza, azzurro come il colore dell’aria, della
spiritualità, e come il cielo irraggiungibile,
almeno con i mezzi di tutti i giorni.
La
“bella “intanto si guarda intorno, attorniata
dai pretendenti, si permette il lusso di respingerli
perché nessuno
è mai abbastanza forte, nessuno mai abbastanza
intelligente o sufficientemente
gentile. Se non è bello non se ne parla neppure
di iniziare un accenno di relazione: uno ha i
foruncoli, l’altro non è abbastanza alto, lei lo
vuole biondo, capace, competente, ardente ma
gentile, e insomma gli
manca sempre qualcosa. Non assomiglia
all’attore che le piace tanto, però le ha passato
il compito di matematica e gli piace il gruppo
musicale che piace anche a lei, ma
pensa che è
meglio non concedersi perché potrebbe esserci in
giro qualcuno migliore. Fare la ritrosa in
questo caso ha poco a che vedere con i ragionamenti
di mamma e papà, è piuttosto un
supplizio imposto
all’altro a cui si chiede tantissimo o con il
quale non si incomincia neppure perché liquidato
all’istante in quanto privo dei “connotati
richiesti”, per l’appunto il pedigree
del principe azzurro. Intanto la bella spasima e
dopo un po’ la ritroviamo, guarda un po’, in stand
by; nessuno la invita più, ha un tot di
messaggini all’attivo, ma niente
di concluso
sul versante sentimentale. Nella sua stanza,
tappezzata dalle foto dei Brad Pitt di turno, si
chiede cosa c’è che non va,
in fondo voleva solo coronare il sogno della sua
vita.
Nel
frattempo gli sventurati che la circondano si
chiedono cosa c’è che non va, i più eroici lo
chiedono a lei, i più se ne vanno confusi, qualcuno
lo chiede a se stesso ma non ci capisce granché.
Qual è il sogno della ragazza che cerca il principe
azzurro? E’ un sogno di crescita o di “perché
dovrebbe fare tutto lui” per renderla felice? Cosa
le impedisce di guardare il compagno di classe con
interesse? Quando
ci si aspetta tutto dall’altro, in
realtà c’è una sotterranea sfiducia
nelle proprie capacità; la donna ha allora
un’immagine di sé svalutata, mentre all’uomo
viene attribuito maggior potere, maggiori capacità.
Il maschile è così fortemente idealizzato che non
c’è fiducia nella possibilità di un’
autorealizzazione o almeno di una realizzazione che
vede la coppia come cooperante; la
possibilità di sentirsi importante
e completa è affidata tutta all’uomo, e la
donna fa così la
parte della Cenerentola che deve essere
salvata da un mondo difficile e ostile, oppure della
Bella Addormentata nel senso che paralizza
le proprie potenzialità a favore di estreme
richieste all’altro. Se però il principe azzurro
è quello che è capace di portarvi la tisana a
letto se avete la febbre, vi aiuta a preparare
l’esame, vi insegna una voleé
senza farvi sentire imbranate e ogni tanto sa dire
con sincerità come vi vede, beh, allora forza
ragazze, non lasciatevelo scappare… Se non siete
ancora convinte vale la pena di rivedere il
simpaticissimo Shrek! Avrà molto da insegnarvi.
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Flavia
Facco, L'invisibile
in menopausa
- Psicologia del benessere nella crisi di
transizione della mezza età,
Franco Angeli, 2005
La
menopausa è stata oggetto di modelli
interpretativi fondati sulla scissione
mente-corpo, scissione che non ha giovato a
rendere giustizia della complessità del
fenomeno, né tantomeno alle donne e ai
professionisti della salute che se ne
occupano. La menopausa nel tempo da malattia
degli eccessi diventa infatti la malattia
della mancanza quando non anche causa stessa
della depressione. Il testo vuole descrivere
una crisi di transizione che sembra invisibile
perché non si mostra ai nostri occhi e si
svolge invece negli spazi intimi della mente e
del cuore delle donne e difficilmente
raggiunge spazi socialmente condivisi. |
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