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Magari
le prime volte non ci fai caso o lasci perdere, ma
se lui continua a guardarsi intorno presto o tardi
ti sentirai a disagio. Dove finisce la sua libertà,
e dove comincia il rispetto per te?
Immaginiamo
una coppia di giovanissimi tra i quali esiste una
reciproca attrazione: stanno passeggiando insieme e
chiacchierano intimamente, lei è molto attenta ai
segnali non verbali che provengono da lui, lo guarda
spesso negli occhi, ma ahimè si accorge che l’oggetto
di tanto desiderio si distoglie spesso alla sua
attenzione. Ripetutamente perde l’aggancio
visivo con lui; si
accorge che nonostante la sua presenza le
guarda, sì le guarda accidenti, e si è anche
girato, anzi le pare quasi che abbia ammiccato un
sorriso. E’
uscita con lui piena di aspettative, ma
lui guarda le altre. Sarebbe tentata di
dirgliene quattro, di piantarlo lì, ma lui le piace
da impazzire e perciò si sforza di mandar giù il
rospo.Si sa, è difficile resistere alla tentazione
e in fondo uno
sguardo è solo uno sguardo,
che male
c’è?
Queste
sono spesso le argomentazioni dei maschi, ma alla
femmina proprio non va giù. Agli occhi del maschio
il problema è modesto. Chi lo fa solitamente si
autogiustifica non badando ai sentimenti che suscita
nella partner; spesso le giustificazioni addotte
riguardano antiquate pretese culturali in tema di
virilità e di libertà. Però per
lei è come
una puntura di spillo che fa male: ogni volta
che lui guarda le altre, lei viene colta da
un senso di disagio, di malessere. Perché
questo malessere e questo senso di umiliazione?
Nell’adolescenza
il bisogno
di ammirazione è cruciale; è attraverso le
conferme ricevute che si consolida il senso di
sicurezza di sé. Se da bambini l’attesa e la
speranza di ammirazione erano rivolte ai genitori,
ora sono rivolte al gruppo dei coetanei, e dalla
maturità sessuale in avanti la richiesta è
orientata al partner-oggetto del desiderio. Se
l’adolescente ha subito una carenza di ammirazione
e conferme nella vita infantile è facile che ne sia
ancora alla ricerca proprio perché il bisogno è
rimasto insoddisfatto; l’età dell’adolescenza
è un momento della vita per poter riparare e per
ottenere ciò che non si è avuto. Tanto più
fragile è la stima che il soggetto ha di sé, tanto
più sarà sensibile e vulnerabile ai rifiuti. Il
fatto che lui guardi le altre può così venir
interpretato consciamente o inconsciamente dalla
femmina come un
microevento traumatico che la ferisce nel profondo
.
Se
la ragazza è vulnerabile, comincia un dialogo
interno per interrogarsi su cosa c’è che non va.
Non sono vestita come piace a lui, non sono
abbastanza magra, ben fatta, non ho i capelli del
colore che piace a lui. Di solito si interroga sul
proprio aspetto fisico perché è l’aspetto sul
quale crede di nutrire più insicurezza, pensando
erroneamente di controllare con più facilità
eventuali difetti. E’ raro che si interroghi sul
fatto se sia abbastanza simpatica, dolce, sportiva o
in armonia affettiva con l’altro. Se
lui comincia a fare apprezzamenti e commenti la
situazione
può diventare poco sostenibile e sfibrante;
l’amor proprio può venir così tanto ferito
(perché la persona è come se fosse sensibilizzata)
che possono innescarsi crisi di collera violenta.
Se
la relazione è importante e la ragazza è
innamorata, bisogna essere dotate di sicurezza
interiore per poterlo tollerare. In genere a questa
età o agli inizi della relazione quando non c’è
ancora sufficiente intimità e conoscenza questo
comportamento maschile non viene tollerato, e può
repentinamente diventare motivo di vendetta.
Tanto
più una ragazza apprezza poco se stessa tanto più
sarà vulnerabile a questo comportamento. Se poi la
relazione non
è ancora consolidata, questo
tipo di atteggiamento mina la fiducia di base nella
coppia. Il suggerimento è quello di parlarne
serenamente insieme: è importante che la coppia
possa fondarsi sulla fiducia senza coltivare
malintesi. Il
rispetto dei reciproci bisogni e il dialogo unisce
molto più di quanto possano fare altre cose.
Se
la partner è insicura è assai più salutare
parlare della propria insicurezza e far capire che
certi comportamenti feriscono; il partner dal canto
suo se è incline al rispetto e ricerca l’armonia
non dovrebbe ferire la sensibilità altrui in nome
della propria libertà adottando comportamenti
esagerati ed esasperati, fatto salvo un limite di
tolleranza anche da parte di lei. Non è simpatico
per nessuno girare con il paraocchi!
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Flavia
Facco, L'invisibile
in menopausa
- Psicologia del benessere nella crisi di
transizione della mezza età,
Franco Angeli, 2005
La
menopausa è stata oggetto di modelli
interpretativi fondati sulla scissione
mente-corpo, scissione che non ha giovato a
rendere giustizia della complessità del
fenomeno, né tantomeno alle donne e ai
professionisti della salute che se ne
occupano. La menopausa nel tempo da malattia
degli eccessi diventa infatti la malattia
della mancanza quando non anche causa stessa
della depressione. Il testo vuole descrivere
una crisi di transizione che sembra invisibile
perché non si mostra ai nostri occhi e si
svolge invece negli spazi intimi della mente e
del cuore delle donne e difficilmente
raggiunge spazi socialmente condivisi. |
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