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Le
bugie, diceva la fatina a Pinocchio, si riconoscono
subito, perché ve ne sono di due specie: vi sono le
bugie che hanno le gambe corte e le bugie che
hanno il naso lungo.
Sarà
vero che ne esistono di due tipi, ma le
motivazioni per indossare i panni del bugiardo
possono in realtà essere molte di più. Ci sono
bugie che riusciamo facilmente a perdonare,
altre che possono essere di una crudeltà
insopportabile, tali da farci abbandonare
all’istante qualunque possibilità di legame
affettivo con l’autore delle stesse.
Quando
possiamo dire che il nostro Pinocchio sia adorabile
e non crudele?
Senza
alcun dubbio un bambino: a lui non ci risulta
difficile perdonare le bugie, anzi quasi quasi ci
fanno tenerezza perché capiamo con facilità che
sono dette più per difesa che per malizia. La
motivazione di un bambino a mentire spesso ha a che
vedere con uno scarso senso della realtà o con una
mancata comprensione delle conseguenze delle proprie
affermazioni; se nel bambino prevale il timore delle
azioni autoritarie e punitive dell’adulto è
possibile che il piccolo menta per proteggere se
stesso più che per ingannare l’altro. Anche
l’adolescente può ricorrere alla bugia per
svariati motivi. Perché si trova in una fase
della crescita che lo sottopone a dei compiti
particolarmente “importanti”, per esempio quello
della competizione
con gli altri e della conquista della propria
identità e stima di sé. La bugia
dell’adolescente può avere perciò un carattere compensatorio
ovvero essere detta per coprire quegli aspetti di sé
che vengono percepiti come inadeguati; la bugia più
frequente può essere quella usata per
fare colpo sugli altri, sul gruppo dei pari per
sentirsi il più forte, il più bravo, il più
competente, il più amato.
Quelle
raccontate ai genitori invece sottolineano
l’aspetto di
manipolazione
dell’altro, in questo caso l’adulto; il motivo
può essere il timore del conflitto
e del confronto e quindi si cerca attraverso
la bugia di sfuggire alle proprie responsabilità.
E’ vero però che piccole bugie ripetute, o quel
tipo di mezze verità, cose dette e non dette
possono avere anche l’intento di sfuggire al
controllo del genitore perché l’adolescente è
alla ricerca di una propria privatezza, di un
proprio senso di individualità e di messa alla
prova nel mondo. Ancora una volta la bugia non
sarebbe quindi una azione cattiva inflitta
all’altro ma un modo per così dire
“inesperto”, infantile, di sottrarsi al
confronto ed eludere invece la negoziazione con
una rapida scorciatoia. Se può essere tollerata
nell’adolescenza, è chiaro che in età adulta
il bugiardo di professione può trovarsi in una
situazione non troppo felice, a nessuno piace
venir preso sempre in giro.
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Flavia
Facco, L'invisibile
in menopausa
- Psicologia del benessere nella crisi di
transizione della mezza età,
Franco Angeli, 2005
La
menopausa è stata oggetto di modelli
interpretativi fondati sulla scissione
mente-corpo, scissione che non ha giovato a
rendere giustizia della complessità del
fenomeno, né tantomeno alle donne e ai
professionisti della salute che se ne
occupano. La menopausa nel tempo da malattia
degli eccessi diventa infatti la malattia
della mancanza quando non anche causa stessa
della depressione. Il testo vuole descrivere
una crisi di transizione che sembra invisibile
perché non si mostra ai nostri occhi e si
svolge invece negli spazi intimi della mente e
del cuore delle donne e difficilmente
raggiunge spazi socialmente condivisi. |
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