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Buona sera, oggi è venerdì 23 giugno 2017

Il gusto della vita

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Il gusto della vita

Che cos’è che ogni giorno ci dà la carica per cominciare una nuova giornata? E’ vero che per godersi la vita bisogna per forza essere ottimisti? Come si può conservare il gusto di vivere a dispetto degli eventi, coltivandolo prima di tutto dentro di sé.

Quando mi sono stati attribuiti gli articoli da scrivere per il dossier sul piacere, erano gli ultimi giorni di luglio e l’idea di scrivere qualcosa riguardo al gusto della vita mi sembrava piacevole; indubbiamente il clima pre-vacanza e l’idea dei bagagli da fare generava un buonumore che si estendeva anche al lavoro che avrei dovuto svolgere a settembre.

Rientrata dalle vacanze mi sono messa all’opera e ho lavorato ad altri articoli, lasciando per ultimo il “gusto della vita”. Poi arrivò l’11 settembre e tutto ciò che ne conseguì. Di colpo le nostre sicurezze sono andate in frantumi, di colpo ci è apparso quel mondo che rimuoviamo dalla coscienza tutti i giorni, quello fatto di povertà, ingiustizie, crimini efferati che neanche riusciamo a immaginare. Ognuno di noi ha avuto reazioni diverse, ma è difficile continuare a negare e a rimuovere.Alcuni sono stati qualche giorno come sotto shock. C’è qualcosa di pervasivo nell’aria e dentro di noi. Poi ancora la tragedia di Linate, dove alcune mie colleghe sono state in prima linea per offrire sostegno ai parenti delle vittime, e il peso della vicenda di Omar ed Erika, dai quali forse tutti ci aspettavamo almeno una parvenza di senso di colpa. E ancora l’antrace e il disastro nel San Gottardo.

Mi è risultato sempre più impossibile scrivere ciò che mi era stato assegnato; ogni volta che provavo sentivo una forte inibizione, un blocco, il titolo mi appariva fuori luogo, quasi stonato. Come potevo parlare del gusto della vita, così amaro in questo momento? Eppure nel quotidiano a parte qualche riflessione con amici e colleghi, nella nostra città, tutto intorno a me proseguiva, o almeno sembrava, proseguire inalterato, la vita continuava in apparenza come prima.Osservavo i bambini giocare ai giardinetti accompagnati dalle loro mamme mentre in America la gente in coda aspettava l’esito dei tests sull’antrace e mi domandavo come si sentiva la gente dentro, al di là del normale procedere quotidiano.

Non credo sia una questione di superficialità, né di convenienza, né di assenza di comprensione. Piuttosto una questione di sopravvivenza; credo che ognuno di noi si porti dentro un po’ di dolore per quell’episodio, per quegli eventi, ma che il modo di reagire al dolore, il modo in cui si continua a vivere sia proprio il significante della nostra idea del gusto della vita. Una  canzoncina di un vecchio cartone animato  recitava: per alcuni la vita è una gioia, per altri una noia.

Forse siamo cresciuti con questa idea nella testa, ma confesso che non mi sono mai piaciute le radicalizzazioni tra “ottimisti e pessimisti”. Alcune teorie biologiche sostengono che l’essere pessimisti o ottimisti è una questione genetica. Ma è pur vero che la nostra costituzione genetica dà informazioni “potenziali” e che noi siamo un insieme di natura e cultura.Inoltre nella vita accade che vi siano momenti di oscillazione da uno stato all’altro dettati anche dalle circostanze: in condizioni di normalità generalmente rimuoviamo l’idea angosciosa della morte , ma dopo eventi catastrofici come quelli dell’11 settembre e quelli a seguire, ognuno di noi fa più fatica ad allontanare dalla coscienza il senso di sgomento, non per questo però ci paralizziamo. Che cosa fa sì che andiamo avanti?

Si potrebbe dire che il gusto della vita dipende  dall’aver costruito una stima di se stessi e una fiducia interna negli altri e nel mondo, frutto di un processo costituitosi nel contesto di relazioni infantili positive dove la frustrazione ha potuto trovare soluzione ed elaborazione. Si può  amare la vita anche se si è di fondo un po’ pessimisti (Oscar Wilde diceva che il pessimista è un ottimista meglio informato), anche se la vita ci conduce di fronte ad eventi catastrofici difficili da comprendere e sopportare, anche se è diversa da quella che desideriamo. Si tratta di tollerare lo scarto esistente tra l’ideale di vita che vorremmo e la realtà che ci si presenta quotidianamente.

 Non sempre riusciamo a raggiungere le mete che ci eravamo proposti: essere amati come vogliamo noi, trovare un lavoro gratificante, avere rapporti armonici con gli altri, giocare nel nostro tempo libero, essere liberi da vincoli. Per mantenere solido dentro noi stessi l’idea che la vita vale la pena di essere vissuta anche a fronte degli imprevisti, delle avversità,della temporaneità delle nostre conquiste e dei nostri obiettivi, è importante mantenere uno spazio mentale disponibile al cambiamento, includere nelle nostre categorie mentali la possibilità dell’ignoto.

Ognuno di noi ha un proprio ideale, ma se questo ideale non si rimodella quotidianamente corriamo il rischio di perdere il gusto della vita e precipitare nella depressione. Se riusciamo a liberarci dalle illusioni senza sposare il nichilismo, riusciamo a includere la frustrazione senza sentirci distrutti o inutili. Per conservare il gusto della vita dobbiamo riuscire a collocarci nell’area intermedia che sta tra l’illusione e la disillusione. E’ quello che ci consente di mettere al mondo figli anche quando ci sono le guerre.

Flavia Facco, L'invisibile in menopausa - Psicologia del benessere nella crisi di transizione della mezza età, Franco Angeli, 2005

La menopausa è stata oggetto di modelli interpretativi fondati sulla scissione mente-corpo, scissione che non ha giovato a rendere giustizia della complessità del fenomeno, né tantomeno alle donne e ai professionisti della salute che se ne occupano. La menopausa nel tempo da malattia degli eccessi diventa infatti la malattia della mancanza quando non anche causa stessa della depressione. Il testo vuole descrivere una crisi di transizione che sembra invisibile perché non si mostra ai nostri occhi e si svolge invece negli spazi intimi della mente e del cuore delle donne e difficilmente raggiunge spazi socialmente condivisi.

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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