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Lui
è gelosissimo della moglie, ma in una maniera
maniacale e possessiva che rasenta la malattia.
Questa però è l’unica forma di “interesse”
verso la compagna, perchè per il resto nessuna
manifestazione di affetto né, tantomeno, di
amore…
Lui non le dice mai “Ti amo” (E
perché? Tanto mia moglie lo sa, sennò perché dopo
tanti anni starei ancora con lei?) e non gli
riesce neanche di darle un bacio, neppure nei
momenti di massima intimità. Non
so neppure più da quanto tempo mio marito non mi
bacia, neanche più un bacetto distratto quando
torna a casa, né un apprezzamento sulla mia
persona, su un taglio di capelli diverso o un
vestito nuovo. E’ sempre così distratto, io credo
che l’amore sia ormai svanito.
Loro
sono una coppia di giovanissimi, vivono insieme da
meno di un anno. Il ragazzo è un tipo magro, dolce
e non ha occhi che per la compagna. Quando tenta di
accarezzarla lei mostra chiari segni di fastidio.
Lui lamenta una totale mancanza di affettuosità da
parte di lei, che và sempre di corsa, che ha sempre
mille cose da fare e che non si lascia mai andare ad
effusioni. Lui dice di dover “faticare” molto
prima di convincere la sua donna a lasciarsi andare
completamente, così fare l’amore diventa ogni
volta di più una fatica da parte di lui e un dovere
da parte di lei. Quando ne parlano lei reagisce
stizzita, dicendo che le sembra superfluo dire Ti
amo , stare lì ad abbracciarsi e sbaciucchiarsi
come due ragazzini, giacchè se vivono insieme è
perché quella fase – quella delle tenerezze, del
cercarsi e coccolarsi, per intenderci -
è già stata superata. Queste
due coppie, e purtroppo tante e tante altre, hanno
in comune una sorta di malattia che si chiama anaffettività,
ossia l’incapacità di esprimere con gesti e
parole affetti e sentimenti, sia verso il proprio
partner, sia verso altri. Il che non significa
necessariamente che nelle coppie prese ad esempio
manchi l’amore, più probabilmente manca
l’espressione dell’amore, almeno da una delle
due parti.
L’amore
si impara fin da piccoli dai genitori, una
volta imparato
ad amare è difficile,
se non quasi impossibile, disimparare,
ma se i genitori non insegnano l’amore, perché
assenti, perché incapaci, perché a loro volta non
sono stati amati e quindi non sanno amare ?
Angelo
è un imprenditore romano, bell’uomo,
apparentemente molto sicuro di sé, separato, una
nota di arroganza nel tono di voce, racconta: Il
rapporto con mio padre era un rapporto strano, mi
faceva dei grandi regali nelle grandi occasioni, un
castello coi guerrieri per il mio sesto compleanno,
una bella macchina per i diciotto anni, un basso
elettrico alla maturità. Lui però, per motivi di
lavoro, non c’era mai, non mi ricordo di aver
tirato calci al pallone insieme a lui, però mi
ricordo che prendevamo il caffè insieme al mattino
presto: avevo vent’anni e tornavo a casa che era
l’alba, lui ne usciva per andare a lavorare. Non
c’erano abbracci, né manifestazioni di affetto
tra noi, era un rapporto “da uomini”. Quando è
morto ero già grande, ma ho
sempre rimpianto il fatto di non essere riuscito a
dirgli,
e forse a dimostrargli, quanto
lo amavo.
Ed è lo stesso rimpianto che ho verso la mia
ex-moglie che mi ha sempre accusato di essere
incapace di amare.
Quante
volte Woody Allen ha affrontato il tema, fortemente
autobiografico, della difficoltà, o addirittura
dell’incapacità, di amare degli artisti ? Quante
volte con estrema (auto)ironia ha fatto sì che il
suo protagonista si barricasse dietro al proprio
talento per non confrontarsi con la realtà e per
non mettere in gioco le proprie emozioni. Ma non
sono certo solo gli artisti a non sapere, o ad aver
paura, di amare. Artisti?
- Ride di rabbia Antonia V. – Mio
marito fa il rappresentante di vini e la sera,
quando torna a casa e non è fuori per lavoro, dice
di essere talmente stanco che baci, carezze,
abbracci, sono ormai ricordi sbiaditi che risalgono
ai primissimi tempi del nostro fidanzamento. Tante
volte io ci provo a stimolarlo, ad essere affettuosa
con lui, ma da parte sua c’è un muro fatto di
freddezza, così anche a me poi passa la voglia di
dare e chiedere tenerezze.
E
già, perchè l’anaffettività
sembra essere contagiosa.
Io ti amo, te lo dimostro, ho voglia di
abbracciarti, di toccarti, dò e chiedo baci. Tu mi
rifiuti, in modo più o meno evidente. Io mi sento
frustrata come donna, come persona e la prossima
volta che avrò voglia di affetto, avrò soggezione
a chiedertelo e a dimostrartelo perché già conosco
la tua risposta negativa.
L’incapacità
umana a dimostrare amore, oltre a tante separazioni,
ha dato luogo anche a tutta una serie di opere
artistiche. Emmett Ray, l’uomo che non sapeva
amare di “Accordi e disaccordi”, interpretato da
uno strepitoso Sean Penn, diventa suo malgrado
l’ultimo dei romantici. Ma l’emblema è Harry
Haller, il “Lupo della Steppa” di Hermann Hesse
(notare le medesime iniziali), che afferma di far
convivere in lui due nature,
una umana e una lupina, una divina e una
diabolica. Due nature che in lui si combattono sino
a rendere la sua vita una sofferenza continua,
causando in lui isolamento sociale, incapacità di
ridere e di godersi la vita, sino a renderlo un
soggetto pericolosamente incline al suicidio. Tutto
ciò finchè non incontra Erminia, che gli insegna
l’amore per la vita (Erminia, in tedesco Hermine,
cioè Hermann al femminile). Il “Lupo della
Steppa” è uno dei personaggi più vivi, umani,
disperati della letteratura,
in cui chiunque, almeno una volta, si è
riconosciuto. Quante
solitudini dunque, quante non-scelte, non-vite, in
questi autodivieti all’amore!
Ma
cosa si intende scientificamente con il termine anaffettività
?
Si
tratta dell’incapacità di esprimere affetti,
sentimenti ed emozioni che generalmente si
accompagna ad una barriera corporea molto pesante:
la persona anaffettiva è anche poco propensa ai
contatti corporei, fino a provare disagio
nell’essere abbracciata – risponde
Marco Minelli, psicologo clinico –
Potrebbe trattarsi di
una vera e propria malattia?
In
psicopatologia l’anaffettività è un sintomo e
non una sindrome: è tuttavia un tratto che
caratterizza alcuni disturbi della personalità,
come ad esempio quello schizoide e quello ossessivo.
Perché si arriva all’incapacità di amare? E come
si “guarisce” da questo?
Se
“amare” in passato ci è risultato doloroso e
frustrante, più o meno consapevolmente cominciamo a
ritenerlo un comportamento da evitare. Sono di
solito abbastanza casuali i fattori della remissione
di questo sintomo: talora basta un Incontro
importante e la personalità di un soggetto cambia
notevolmente. Alcuni pazienti richiedono una
psicoterapia presentando motivi abbastanza futili,
oppure irrisolvibili, cruciali dilemmi religiosi o
scientifici, e soltanto durante il percorso
terapeutico scoprono di essere “affamati” di
relazioni interpersonali.
Quali
sono i principali sintomi di un soggetto anaffettivo?
E’
facile riconoscere un soggetto anaffettivo anche
soltanto osservando la sua postura: è quello che
non ti tocca mai e se per caso ti sfiora, poi ti
chiede scusa. Nei casi più eclatanti si manifesta
una somatizzazione sulla pelle, la barriera che
divide l’Io dal non-Io. Basti pensare alla
correlazione tra il tentativo ostinato di alcuni
adolescenti ad isolare gli affetti dal comportamento
e l’acne.
Ne
soffrono maggiormente gli uomini o le donne?
L’anaffettività
non ha sesso, e sebbene siano soprattutto le donne a
lamentare questo tratto sintomatico nei loro
compagni,
non credo che il sesso maschile sia più
portatore di anaffettività rispetto al sesso
femminile. Questo forse poteva essere vero nel
secolo scorso. Oggi è un tratto di personalità ben
spartito tra i sessi. Anzi, nei resoconti clinici,
nella letteratura psichiatrica, e perfino nei
racconti dei pazienti, l’aggettivo in questione
appare la maggior parte delle volte associato alla
parola madre.
Oscar
Wilde diceva che c’è una terra dei vivi e una dei
morti. Il ponte è l’amore, l’unica
sopravvivenza e l’unico significato della vita.
L’incapacità
di amare è l’indifferenza per il bisogno
dell’Altro
– afferma Don Gianni, giovane parroco di una
parrocchia romana, intervistato sull’argomento –
L’incapacità
di amare è preclusione alla reciprocità, alla
tolleranza e alla generosità, è l’ impossibilità
a riconoscere il valore dell’Altro per
rinchiudersi nella noia, nell’indifferenza,
nell’onnipotenza, nell’egocentrismo, è la paura
di uscire da sé stessi e di donarsi.
E’
vero che le relazioni intime sono un rischio, ed è
vero che pretendono moltissimo da noi, così come è
vero che pretendono cambiamenti, che fanno affiorare
i nostri sentimenti più profondi e a volte ci fanno
sentire infelici. Ma le alternative all’intimità
sono solitudine e disperazione. Vivere
significa anche cadere e sbattere il muso,
significa rischiare,
significa farsi coinvolgere e mettere in gioco tutto
di se stessi. E ricordiamoci anche che chi non sa
amare è anche incapace di amarsi.
Non
si può amare a distanza, restando fuori dalla
mischia, senza sporcarsi le mani, ma soprattutto non
si può amare senza condividere, è
il pensiero di Don Luigi di Liegro, direttore della
Caritas Romana. In
amore l’assenza di parole è spesso confusa con
l’incapacità di amare,
mentre a volte rappresenta il contrario
– spiega Giannina Renardi, terapeuta di coppia –
Può
segnalare la capacità di misurarsi con il silenzio,
il vuoto, la calma e talvolta fa parlare il corpo.
Il silenzio delle parole spesso è un modo di
ascoltare l’altro senza interrompere, lasciando
che la pena o la gioia che prova siano espresse
senza l’obbligo della reciprocità e dello
scambio. Il silenzio può essere sì motivo di
scontro affettivo, ma può anche diventare offerta
di uno spazio vuoto disponibile per far emergere ciò
che ancora non siamo.
Le
facoltà accademiche di scienze della comunicazione
sono un diretto derivato della difficoltà di amare
dell’uomo moderno. E’ opinione prevalente che un
sentimento così elementare e universale come quello
dell’amore non abbia bisogno di essere argomentato
e discusso, invece proprio su queste tematiche il
nostro sapere si mostra oltremodo povero e confuso.
Freud, già nel 1904 arriva a dire che nella nevrosi
c’è l’incapacità di amare
(“Psicopatologia”).
Oggi
l’amore è diventato un argomento da salotto, di
disquisizioni psico-letterarie, ma ai miei tempi era
qualcosa di più intimo, segreto, tutt’al più
domestico –
è il pensiero di Pierina, una nonna di 92 anni di
un’aristocratica famiglia partenopea,
che a suo tempo è stata molto innamorata, un
amore unico, durato – e come poteva essere
altrimenti – tutta una lunga vita – Se
si è innamorati davvero non si può essere incapaci
di amare.
Magari gli uomini in pubblico possono essere più
riservati nelle dimostrazioni di affetto, e credo
che anche oggi sia così, ma nell’intimità, se si
ama, non si può non accarezzare, toccare,
abbracciare, baciare il proprio amore
e non si può non aver voglia di dirgli o di
scrivergli tutte quelle parole che possano esprimere
amore, desiderio, voglia di stare assieme. L’amore
è un istinto semplice, è insito nell’essere
umano, non complichiamo la questione, riducendo
anche questo a una fredda materia di studio !
E se, tutto
sommato, avesse ragione nonna Pierina ? |