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Buona sera, oggi è venerdì 23 giugno 2017

L'amore bloccato

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L'amore bloccato

Lui è gelosissimo della moglie, ma in una maniera maniacale e possessiva che rasenta la malattia. Questa però è l’unica forma di “interesse” verso la compagna, perchè per il resto nessuna manifestazione di affetto né, tantomeno, di amore…

Lui non le dice mai “Ti amo” (E perché? Tanto mia moglie lo sa, sennò perché dopo tanti anni starei ancora con lei?) e non gli riesce neanche di darle un bacio, neppure nei momenti di massima intimità.
Non so neppure più da quanto tempo mio marito non mi bacia, neanche più un bacetto distratto quando torna a casa, né un apprezzamento sulla mia persona, su un taglio di capelli diverso o un vestito nuovo. E’ sempre così distratto, io credo che l’amore sia ormai svanito.

Loro sono una coppia di giovanissimi, vivono insieme da meno di un anno. Il ragazzo è un tipo magro, dolce e non ha occhi che per la compagna. Quando tenta di accarezzarla lei mostra chiari segni di fastidio. Lui lamenta una totale mancanza di affettuosità da parte di lei, che và sempre di corsa, che ha sempre mille cose da fare e che non si lascia mai andare ad effusioni. Lui dice di dover “faticare” molto prima di convincere la sua donna a lasciarsi andare completamente, così fare l’amore diventa ogni volta di più una fatica da parte di lui e un dovere da parte di lei. Quando ne parlano lei reagisce stizzita, dicendo che le sembra superfluo dire Ti amo , stare lì ad abbracciarsi e sbaciucchiarsi come due ragazzini, giacchè se vivono insieme è perché quella fase – quella delle tenerezze, del cercarsi e coccolarsi, per intenderci -  è già stata superata. Queste due coppie, e purtroppo tante e tante altre, hanno in comune una sorta di malattia che si chiama anaffettività, ossia l’incapacità di esprimere con gesti e parole affetti e sentimenti, sia verso il proprio partner, sia verso altri. Il che non significa necessariamente che nelle coppie prese ad esempio manchi l’amore, più probabilmente manca l’espressione dell’amore, almeno da una delle due parti.

L’amore si impara fin da piccoli dai genitori, una volta imparato ad amare è difficile, se non quasi impossibile, disimparare, ma se i genitori non insegnano l’amore, perché assenti, perché incapaci, perché a loro volta non sono stati amati e quindi non sanno amare ?

Angelo è un imprenditore romano, bell’uomo, apparentemente molto sicuro di sé, separato, una nota di arroganza nel tono di voce, racconta: Il rapporto con mio padre era un rapporto strano, mi faceva dei grandi regali nelle grandi occasioni, un castello coi guerrieri per il mio sesto compleanno, una bella macchina per i diciotto anni, un basso elettrico alla maturità. Lui però, per motivi di lavoro, non c’era mai, non mi ricordo di aver tirato calci al pallone insieme a lui, però mi ricordo che prendevamo il caffè insieme al mattino presto: avevo vent’anni e tornavo a casa che era l’alba, lui ne usciva per andare a lavorare. Non c’erano abbracci, né manifestazioni di affetto tra noi, era un rapporto “da uomini”. Quando è morto ero già grande, ma ho sempre rimpianto il fatto di non essere riuscito a dirgli, e forse a dimostrargli, quanto lo amavo. Ed è lo stesso rimpianto che ho verso la mia ex-moglie che mi ha sempre accusato di essere incapace di amare.

Quante volte Woody Allen ha affrontato il tema, fortemente autobiografico, della difficoltà, o addirittura dell’incapacità, di amare degli artisti ? Quante volte con estrema (auto)ironia ha fatto sì che il suo protagonista si barricasse dietro al proprio talento per non confrontarsi con la realtà e per non mettere in gioco le proprie emozioni. Ma non sono certo solo gli artisti a non sapere, o ad aver paura, di amare. Artisti? - Ride di rabbia Antonia V. – Mio marito fa il rappresentante di vini e la sera, quando torna a casa e non è fuori per lavoro, dice di essere talmente stanco che baci, carezze, abbracci, sono ormai ricordi sbiaditi che risalgono ai primissimi tempi del nostro fidanzamento. Tante volte io ci provo a stimolarlo, ad essere affettuosa con lui, ma da parte sua c’è un muro fatto di freddezza, così anche a me poi passa la voglia di dare e chiedere tenerezze.

E già, perchè l’anaffettività sembra essere contagiosa. Io ti amo, te lo dimostro, ho voglia di abbracciarti, di toccarti, dò e chiedo baci. Tu mi rifiuti, in modo più o meno evidente. Io mi sento frustrata come donna, come persona e la prossima volta che avrò voglia di affetto, avrò soggezione a chiedertelo e a dimostrartelo perché già conosco la tua risposta negativa.

L’incapacità umana a dimostrare amore, oltre a tante separazioni, ha dato luogo anche a tutta una serie di opere artistiche. Emmett Ray, l’uomo che non sapeva amare di “Accordi e disaccordi”, interpretato da uno strepitoso Sean Penn, diventa suo malgrado l’ultimo dei romantici. Ma l’emblema è Harry Haller, il “Lupo della Steppa” di Hermann Hesse (notare le medesime iniziali), che afferma di far convivere in lui due nature,  una umana e una lupina, una divina e una diabolica. Due nature che in lui si combattono sino a rendere la sua vita una sofferenza continua, causando in lui isolamento sociale, incapacità di ridere e di godersi la vita, sino a renderlo un soggetto pericolosamente incline al suicidio. Tutto ciò finchè non incontra Erminia, che gli insegna l’amore per la vita (Erminia, in tedesco Hermine, cioè Hermann al femminile). Il “Lupo della Steppa” è uno dei personaggi più vivi, umani, disperati della letteratura,  in cui chiunque, almeno una volta, si è riconosciuto. Quante solitudini dunque, quante non-scelte, non-vite, in questi autodivieti all’amore!

Ma cosa si intende scientificamente con il termine anaffettività ? Si tratta dell’incapacità di esprimere affetti, sentimenti ed emozioni che generalmente si accompagna ad una barriera corporea molto pesante: la persona anaffettiva è anche poco propensa ai contatti corporei, fino a provare disagio nell’essere abbracciata – risponde Marco Minelli, psicologo clinico –

Potrebbe trattarsi di  una vera e propria malattia?
In psicopatologia l’anaffettività è un sintomo e non una sindrome: è tuttavia un tratto che caratterizza alcuni disturbi della personalità, come ad esempio quello schizoide e quello ossessivo.

Perché si arriva all’incapacità di amare? E come si “guarisce” da questo?
Se “amare” in passato ci è risultato doloroso e frustrante, più o meno consapevolmente cominciamo a ritenerlo un comportamento da evitare. Sono di solito abbastanza casuali i fattori della remissione di questo sintomo: talora basta un Incontro importante e la personalità di un soggetto cambia notevolmente. Alcuni pazienti richiedono una psicoterapia presentando motivi abbastanza futili, oppure irrisolvibili, cruciali dilemmi religiosi o scientifici, e soltanto durante il percorso terapeutico scoprono di essere “affamati” di relazioni interpersonali.

Quali sono i principali sintomi di un soggetto anaffettivo? E’ facile riconoscere un soggetto anaffettivo anche soltanto osservando la sua postura: è quello che non ti tocca mai e se per caso ti sfiora, poi ti chiede scusa. Nei casi più eclatanti si manifesta una somatizzazione sulla pelle, la barriera che divide l’Io dal non-Io. Basti pensare alla correlazione tra il tentativo ostinato di alcuni adolescenti ad isolare gli affetti dal comportamento e l’acne.

Ne soffrono maggiormente gli uomini o le donne? L’anaffettività non ha sesso, e sebbene siano soprattutto le donne a lamentare questo tratto sintomatico nei loro compagni,  non credo che il sesso maschile sia più portatore di anaffettività rispetto al sesso femminile. Questo forse poteva essere vero nel secolo scorso. Oggi è un tratto di personalità ben spartito tra i sessi. Anzi, nei resoconti clinici, nella letteratura psichiatrica, e perfino nei racconti dei pazienti, l’aggettivo in questione appare la maggior parte delle volte associato alla parola madre.

Oscar Wilde diceva che c’è una terra dei vivi e una dei morti. Il ponte è l’amore, l’unica sopravvivenza e l’unico significato della vita. L’incapacità di amare è l’indifferenza per il bisogno dell’Altro – afferma Don Gianni, giovane parroco di una parrocchia romana, intervistato sull’argomento – L’incapacità di amare è preclusione alla reciprocità, alla tolleranza e alla generosità, è l’ impossibilità a riconoscere il valore dell’Altro per rinchiudersi nella noia, nell’indifferenza, nell’onnipotenza, nell’egocentrismo, è la paura di uscire da sé stessi e di donarsi.

E’ vero che le relazioni intime sono un rischio, ed è vero che pretendono moltissimo da noi, così come è vero che pretendono cambiamenti, che fanno affiorare i nostri sentimenti più profondi e a volte ci fanno sentire infelici. Ma le alternative all’intimità sono solitudine e disperazione. Vivere significa anche cadere e sbattere il muso, significa rischiare, significa farsi coinvolgere e mettere in gioco tutto di se stessi. E ricordiamoci anche che chi non sa amare è anche incapace di amarsi. Non si può amare a distanza, restando fuori dalla mischia, senza sporcarsi le mani, ma soprattutto non si può amare senza condividere, è il pensiero di Don Luigi di Liegro, direttore della Caritas Romana. In amore l’assenza di parole è spesso confusa con l’incapacità di amare, mentre a volte rappresenta il contrario – spiega Giannina Renardi, terapeuta di coppia – Può segnalare la capacità di misurarsi con il silenzio, il vuoto, la calma e talvolta fa parlare il corpo.  Il silenzio delle parole spesso è un modo di ascoltare l’altro senza interrompere, lasciando che la pena o la gioia che prova siano espresse senza l’obbligo della reciprocità e dello scambio. Il silenzio può essere sì motivo di scontro affettivo, ma può anche diventare offerta di uno spazio vuoto disponibile per far emergere ciò che ancora non siamo. Le facoltà accademiche di scienze della comunicazione sono un diretto derivato della difficoltà di amare dell’uomo moderno. E’ opinione prevalente che un sentimento così elementare e universale come quello dell’amore non abbia bisogno di essere argomentato e discusso, invece proprio su queste tematiche il nostro sapere si mostra oltremodo povero e confuso. Freud, già nel 1904 arriva a dire che nella nevrosi c’è l’incapacità di amare (“Psicopatologia”).

Oggi l’amore è diventato un argomento da salotto, di disquisizioni psico-letterarie, ma ai miei tempi era qualcosa di più intimo, segreto, tutt’al più domestico – è il pensiero di Pierina, una nonna di 92 anni di un’aristocratica famiglia partenopea,  che a suo tempo è stata molto innamorata, un amore unico, durato – e come poteva essere altrimenti – tutta una lunga vita – Se si è innamorati davvero non si può essere incapaci di amare. Magari gli uomini in pubblico possono essere più riservati nelle dimostrazioni di affetto, e credo che anche oggi sia così, ma nell’intimità, se si ama, non si può non accarezzare, toccare, abbracciare, baciare il proprio amore  e non si può non aver voglia di dirgli o di scrivergli tutte quelle parole che possano esprimere amore, desiderio, voglia di stare assieme. L’amore è un istinto semplice, è insito nell’essere umano, non complichiamo la questione, riducendo anche questo a una fredda materia di studio !

E se, tutto sommato, avesse ragione nonna Pierina ?

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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