La
fine di un amore è una delle esperienze più
dolorose da affrontare. Da dove cominciare a
rimettere insieme i cocci, cosa è possibile fare
per non venire sommersi dalla sofferenza? Come
sopravvivere alla separazione, come ricominciare da
sé.
Mito
e separazione
Secondo la mitologia Orfeo, cantore e musicista
di eccezionale bravura, compì un viaggio negli
Inferi per supplicare Persefone, regina dell'Ade, di
restituirgli la sua sposa Euridice, morta per il
morso di un serpente. Persefone, commossa dalle
melodie di Orfeo, gli concesse di riportare alla
luce la consorte a patto che fosse rispettata la
regola di non guardare la defunta finché si
trovavano nel regno dei morti. Orfeo, come è noto,
non riuscì a resistere alla tentazione, si voltò e
perse per sempre la sua amata.
Anche
nel mito di Amore e Psiche
la separazione avviene per opera del guardare.
Psiche poteva amare il suo compagno, Amore, solo a
patto di non poterlo mai vedere. Contravvenendo
all'ordine di Amore, lo guarda durante il sonno che
segue il loro piacere, viene scoperta e lasciata
sola. La domanda che poniamo sia a Orfeo che a
Psiche è: che
cosa avete guardato? Perché
questo gesto vi ha separati?
Il
formarsi della coppia
La separazione presuppone un'unione pregressa.
Spesso questa è frutto dell'innamoramento,
un'esperienza che fa sentire più vivi, o vivi per
davvero, come se fosse accaduto qualcosa che
attendevamo da tanto tempo, o come se la nostra vita
precedente non fosse altro che il preludio a quel
momento. Immagino che, anche se con diverse
sfumature, questi pensieri abbiano attraversato
almeno una volta la vostra mente. Ciò accade perché
l'incontro col partner risveglia dentro di noi
una parte che è in grado di vivere soltanto nella
dimensione di coppia.
Carl
G. Jung, psicoanalista svizzero del secolo scorso,
l'aveva chiamata Anima e Animus. La prima incarna il
principio femminile e, grosso modo, rimanda alle
capacità di sentire, provare sentimenti, intuire
ecc. L'Animus, invece, incarna il principio maschile
ovvero la volitività, la normatività, l'agire ecc.
Queste caratterizzazioni, naturalmente, riflettono
il periodo storico di chi le ha compiute. Oggi
nessuno si azzarderebbe a collocare la volitività,
per esempio, nel mondo esclusivamente maschile.
E'
vero però che una caratterizzazione secondo il
genere cui si appartiene esiste. Si
diventa uomini e donne anche perché si riceve
un'educazione che mira a crescerci come tali.
Poco importa se nel terzo millennio si chiederà
all'uomo di occuparsi di sentimenti e alla donna di
fare carriera. Il concetto importante è la
complementarità: ciò che ha uno non ha l'altro;
insieme vi è completamento, totalità.
Jung
spiega che in
ognuno di noi vi è una parte il luce e una in ombra.
Questo significa che c'è una parte cui possiamo
accedere senza sforzo, con naturalezza, che sentiamo
lucidamente come costitutiva del nostro essere.
L'altra, quella in ombra, è una zona cui non
riusciamo facilmente ad accedere, che non sentiamo
neanche facilmente come parte di noi. Jung riteneva
che nell'uomo la parte in ombra è l'Anima; nella
donna l'Animus.
In
genere si accede a queste zone nascoste tramite un'esperienza
"mistica", come l'innamoramento, che
ci permette di superare i nostri tentativi di tenere
nascosto ciò che è in ombra. Il completamento di
cui parlavamo poc'anzi, perciò, è solo in
apparenza l'unione tra due persone che incarnano le
"due metà del cielo". In realtà è la
congiunzione tra la propria parte in luce e quella
in ombra. E' proprio questo che ci fa sentire
completi.
Ma
allora io
non amo una persona ma solo il riflesso di lei che
c'è in me? In parte è vero. Potremmo dire che
inizialmente è così, poi, col tempo, la potenza di
queste proiezioni si riduce e cominciamo a vedere la
persona più per come è veramente. Cosa ha visto
perciò Psiche? Ha visto Amore per ciò che egli era
davvero e ha dovuto rinunciare a vederlo solo come
una proiezione del suo Animus.