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Se
le cose non vanno troppo bene, tra uomini e donne,
è anche perché gli uomini non sanno più
chiaramente che cosa vuol dire ‘essere un uomo’.
Ma a conti fatti, che cosa vuol dire ‘esserlo’?
Tra
i
‘vincenti’ di Manara, gli uomini che hanno
saputo re-inventarsi, non manca il caso di Lorenzo:
figlio di “un papà che era sì autoritario, ma
anche privo di qualunque capacità decisionale vera
e un cattivo maestro di vita”, voleva “fare il
maschio”. Sull’orlo del collasso familiare,
Lorenzo impara con Fausto Manara “quello che nella
sua storia non aveva avuto la possibilità di
apprendere, o aveva fatto proprio in modo distorto e
pericoloso”. E una volta acquisito finalmente il
significato profondo dell’essere uomo, Lorenzo
non si ferma più, e anzi “si stava attrezzando
per essere anche un modello utile per Matteo, il
figlio che avrebbe potuto beneficiare di qualche
opportunità in più per realizzare
un’identificazione sufficientemente sana, utile
alla sua crescita e al suo futuro”.
‘Essere
uomini’, avverte Manara, non significa
“utilizzare finzioni come strategie per apparire
come chi possiede (poco o tanto) i beni più
preziosi ai nostri tempi: potere e ricchezza”.
Anzi, in mezzo a modelli che crollano e a nuove
infelicità tutte da decifrare, “il maschio ha
bisogno di conquistare una nuova visibilità.
Quella che fino a qualche decennio fa, aveva
gratuitamente in dote venendo al mondo è sempre
meno disponibile”.
Quando
cambiano le regole del gioco
Inutile
negarlo, la situazione è cambiata. E in una fase di
transizione tra un modello incrostato da secoli di
storia e la reinvenzione dei rapporti è quasi
impossibile non cadere in qualche eccesso, nei
tentativi troppo rigidi di salvare tradizioni
consunte o, per alcuni, nella tentazione di
sottrarsi a un gioco che non capiscono più.
Tra
uomini nostalgici e donne castranti
Fausto
Manara ci racconta di successi e fallimenti di
uomini e donne confrontati a rapporti che richiedono
nuovi strumenti e nuove limature: sacrificare da una
parte il sogno di una donna materna e sottomessa, e
dall’altra la competizione a tutto tondo, quella
che serve non a imporsi, ma a schiacciare l’altro.
Insomma, come in una danza in cui due corpi e due
menti possono esprimere tutta la loro vitalità e
creatività, tutto il loro desiderio e la passione,
la relazione tra uomini e donne è fatta oggi di una
riscrittura dei ruoli e di una riappropriazione
degli istinti che prevede per entrambi qualche
piccolo accomodamento: per lei, cedere
spazio per venire valorizzata, e per lui saper
guidare il ballo con sicurezza. Dopo che
entrambi avranno lasciato dietro le spalle i miti di
femminilità e virilità impossibili.
Per
arrivare finalmente alla salida,
scrive Manara, bisogna credere che sia possibile,
perché
“c’è
sempre un’altra musica, se la si vuole ascoltare,
che scandisce i giorni, i mesi, gli anni, i tempi
della vita e ne rilancia il senso”. E aggiunge:
“anche nella vita queste possibilità esistono.
E’ necessario però che uomo e donna inizino il
progetto da una nuova salida,
tenendo conto non solo della tecnica, ma della loro
rispettiva capacità di interpretazione.
Se entrambi sapranno essere al servizio del piacere,
personale e reciproco, chissà che anche la vita,
qualche volta, possa avere il sapore di un tango”.
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Fausto
Manara,
La
vita non è un tango - Nuove principesse e
maschi cenerentoli,
Sperling & Kupfer - 2001
pp. 213, L. 28.000 (€ 14,46)
No,
purtroppo la vita non è un tango. Non ha
molto in comune con quel ballo sensuale e
avvolgente in cui il canovaccio è noto e i
ruoli ben definiti: il maschio guida e prende
l’iniziativa e la donna deve essere
un’eccellente seguidora,
che asseconda al meglio le improvvisazioni del
partner. Solo così, accogliendo l’uomo,
potrà esprimere in piena libertà se stessa e
diventare, a sua volta, una protagonista. Oggi
la donna è cambiata, e queste “nuove
principesse” che dirigono e scelgono, che
assumono ruoli in origine rigidamente
maschili, hanno messo gli uomini
nell’angolo, trasformandoli in sgomenti e
confusi “cenerentoli”, rasegnati a
compiacerle.
Uomini che sono stati più testimoni che
protagonisti del processo di cambiamento dei
ruoli. E che, nella società liberata,
hanno perduto il conforto dei modelli della
tradizione e sono scivolati in un’ambiguità
incresciosa. In questa nuova babele dei
linguaggi, vengono così confusi “potere”
e “potenza”, “autoritarismo” con
“autorità”, “comando” con
“carisma”, trasformando la vita in una
battaglia estenuante: rancori sordi covano
dentro alla coppia ed esplodono
all’improvviso in laceranti conflitti in cui
si smarriscono i sentimenti. Con
il suo nuovo libro Fausto Manara lancia
un’intrigante provocazione: occorre
ritrovare il coraggio di ripensare i ruoli
perché il ballo della coppia ritorni a essere
fonte di piacere. Ma come riuscire a
districare i fili ingarbugliati di una
situazione così fluida e i in divenire, dove
le contraddizioni e le ambiguità sembrano
smentire, a ogni passo, teorizzazioni
semplicistiche e un po' meccaniche? Ma cosa
suggerire agli uomini che non hanno avuto un
modello fruiibile dai loro padri e alle donne
che hanno giurato di non assomigliare, neppur
da lontano, alle loro mamme? Prendendo come fil
rouge le figure della danza, La
vita non è un tango ci guida dentro i
nodi della comunicazione confusa, delle
aspettative frustrate, degli istinti
soffocati, delineando, anche se
provvisoriamente, nuove strategie e dimensioni
prospettiche. Se i maschi, per esempio,
imparassero a uscire dall’istinto di fuga e
a coltivare quello di libertà, soprattutto
emotiva? Forse, oggi, la nuova audacia è
proprio questa: rimanere
saldi nel punto in cui si è arrivati, magari
più femminilizzati, più fragili ma fieri,
ancora, di essere protagonisti. Finalmente
un libro che parla dalla parte di lui (che
cosa vuole veramente il maschio?) e dalla
parte di lei (i suoi desideri e le sue
ambivalenze). Un ponte teso tra due
amici/nemici, ma possibili amanti, che avranno
senz’altro uno stimolo in più per imparare
a parlarsi, a capirsi e, perché no, a
ballare, un’emozionante e sensualissima cumparsita. |
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