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Padri
e madri: complementari ma non intercambiabili
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Michael
Yogman ha studiato il rapporto padre-bambino dalla
nascita fino ai due anni. Quando
il padre è coinvolto nel rapporto con il bambino,
succede che…
Yogman¹,
docente e studioso della Harvard Medical
School, ha compiuto uno
studio molto approfondito sul rapporto tra
genitori e figli, partendo
da un punto di vista nuovo rispetto a tutte le
ricerche precedenti: invece di considerare, come è
sempre stato fatto, solo il rapporto della madre con
il bambino piccolo, Yogman è partito dal
presupposto che è nata una stirpe di ‘nuovi
padri’, più attenti e partecipi al rapporto
con i figli, e che valeva la pena di analizzare come
il bambino si pone rispetto al padre e non solo
rispetto alla madre. Quelle che riportiamo sono le
conclusioni del suo studio, che si possono
condensare in una delle sue riflessioni: “il
ruolo paterno con il neonato ha minori limitazioni
biologiche di quanto si pensasse una volta”.
I
bambini piccoli sono biologicamente predisposti ad
attirare le attenzioni di tutti gli adulti, indipendentemente
dal sesso dell’adulto in questione
.
I padri sono sensibili quanto le madri alle
richieste emotive dei neonati, e altrettanto
abili a darvi risposta
Gli
studi compiuti sui bambini dai 6 ai 24 mesi
“forniscono prove definitive che i
neonati sono attaccati ai padri allo stesso modo che
alle madri”.
Mentre le attenzioni che la madre dedica al bambino
sono più costanti e regolari, e le variazioni tra
attenzione e disattenzione più graduali e modulate,
quelle dei padri sono più discontinue e le
variazioni tra attenzione massima e minima sono
molto più accentuate
Le
madri e i padri rispondono ai loro bambini, e i
bambini a loro, in modi radicalmente diversi. I
padri sono più orientati alla fiducia, e sono più
stimolanti per il bambino molto piccolo. Anche se
dedicano meno tempo ai compiti di accudimento, essi
trascorrono con i propri figli più tempo dedicato
al gioco.
I padri tendono a fornire più novità, più
divertimento, più fatti estranei alla routine
quotidiana, e i bambini reagiscono a tutto ciò con
maggiore eccitazione
I
bambini, più delle bambine, tendono a preferire il
padre per le attività di gioco, ma i bambini di
entrambi i sessi tenderanno a scegliere la
mamma quando, per qualunque ragione, si trovano
in una situazione
di stress.
Il rapporto tra la madre e il bambino è da subito
più intimo: al padre ci vorrà tempo,
e molta dedizione,
per raggiungere con i propri figli un livello
equivalente di intimità
Insomma,
spiega Yogman, “padri
e madri forniscono esperienze qualitativamente
diverse” nella prima infanzia del bambino, e i
ruoli di padri e madri non sono né identici, né
intercambiabili, ma complementari
e reciproci. E Yogman aggiunge che se anche i
benefici dell’interesse paterno nel bambino sono
incalcolabili e altrettanto importanti di quelli
apportati dalla madre, “la
componente biologica dell’affiliazione è più
debole negli uomini che nelle donne.”
¹
Michael
YOGMAN, Development
of the Father-Infant Relationship - Plenum
Publishing Corporation, New York
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Fausto
Manara,
La
vita non è un tango - Nuove principesse e
maschi cenerentoli,
Sperling & Kupfer - 2001
pp. 213, L. 28.000 (€ 14,46)
No,
purtroppo la vita non è un tango. Non ha
molto in comune con quel ballo sensuale e
avvolgente in cui il canovaccio è noto e i
ruoli ben definiti: il maschio guida e prende
l’iniziativa e la donna deve essere
un’eccellente seguidora,
che asseconda al meglio le improvvisazioni del
partner. Solo così, accogliendo l’uomo,
potrà esprimere in piena libertà se stessa e
diventare, a sua volta, una protagonista. Oggi
la donna è cambiata, e queste “nuove
principesse” che dirigono e scelgono, che
assumono ruoli in origine rigidamente
maschili, hanno messo gli uomini
nell’angolo, trasformandoli in sgomenti e
confusi “cenerentoli”, rasegnati a
compiacerle.
Uomini che sono stati più testimoni che
protagonisti del processo di cambiamento dei
ruoli. E che, nella società liberata,
hanno perduto il conforto dei modelli della
tradizione e sono scivolati in un’ambiguità
incresciosa. In questa nuova babele dei
linguaggi, vengono così confusi “potere”
e “potenza”, “autoritarismo” con
“autorità”, “comando” con
“carisma”, trasformando la vita in una
battaglia estenuante: rancori sordi covano
dentro alla coppia ed esplodono
all’improvviso in laceranti conflitti in cui
si smarriscono i sentimenti. Con
il suo nuovo libro Fausto Manara lancia
un’intrigante provocazione: occorre
ritrovare il coraggio di ripensare i ruoli
perché il ballo della coppia ritorni a essere
fonte di piacere. Ma come riuscire a
districare i fili ingarbugliati di una
situazione così fluida e i in divenire, dove
le contraddizioni e le ambiguità sembrano
smentire, a ogni passo, teorizzazioni
semplicistiche e un po' meccaniche? Ma cosa
suggerire agli uomini che non hanno avuto un
modello fruiibile dai loro padri e alle donne
che hanno giurato di non assomigliare, neppur
da lontano, alle loro mamme? Prendendo come fil
rouge le figure della danza, La
vita non è un tango ci guida dentro i
nodi della comunicazione confusa, delle
aspettative frustrate, degli istinti
soffocati, delineando, anche se
provvisoriamente, nuove strategie e dimensioni
prospettiche. Se i maschi, per esempio,
imparassero a uscire dall’istinto di fuga e
a coltivare quello di libertà, soprattutto
emotiva? Forse, oggi, la nuova audacia è
proprio questa: rimanere
saldi nel punto in cui si è arrivati, magari
più femminilizzati, più fragili ma fieri,
ancora, di essere protagonisti. Finalmente
un libro che parla dalla parte di lui (che
cosa vuole veramente il maschio?) e dalla
parte di lei (i suoi desideri e le sue
ambivalenze). Un ponte teso tra due
amici/nemici, ma possibili amanti, che avranno
senz’altro uno stimolo in più per imparare
a parlarsi, a capirsi e, perché no, a
ballare, un’emozionante e sensualissima cumparsita. |
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