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Buona sera, oggi è giovedì 15 maggio 2008

Padri e madri: complementari ma non intercambiabili

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Padri e madri: complementari ma non intercambiabili

Michael Yogman ha studiato il rapporto padre-bambino dalla nascita fino ai due anni. Quando il padre è coinvolto nel rapporto con il bambino, succede che…

Yogman¹, docente e studioso della Harvard Medical School, ha compiuto uno studio molto approfondito sul rapporto tra genitori e figli, partendo da un punto di vista nuovo rispetto a tutte le ricerche precedenti: invece di considerare, come è sempre stato fatto, solo il rapporto della madre con il bambino piccolo, Yogman è partito dal presupposto che è nata una stirpe di ‘nuovi padri’, più attenti e partecipi al rapporto con i figli, e che valeva la pena di analizzare come il bambino si pone rispetto al padre e non solo rispetto alla madre. Quelle che riportiamo sono le conclusioni del suo studio, che si possono condensare in una delle sue riflessioni: “il ruolo paterno con il neonato ha minori limitazioni biologiche di quanto si pensasse una volta”.

I bambini piccoli sono biologicamente predisposti ad attirare le attenzioni di tutti gli adulti, indipendentemente dal sesso dell’adulto in questione .
I padri sono sensibili quanto le madri alle richieste emotive dei neonati, e altrettanto abili a darvi risposta

Gli studi compiuti sui bambini dai 6 ai 24 mesi “forniscono prove definitive che i neonati sono attaccati ai padri allo stesso modo che alle madri”.
Mentre le attenzioni che la madre dedica al bambino sono più costanti e regolari, e le variazioni tra attenzione e disattenzione più graduali e modulate, quelle dei padri sono più discontinue e le variazioni tra attenzione massima e minima sono molto più accentuate

Le madri e i padri rispondono ai loro bambini, e i bambini a loro, in modi radicalmente diversi. I padri sono più orientati alla fiducia, e sono più stimolanti per il bambino molto piccolo. Anche se dedicano meno tempo ai compiti di accudimento, essi trascorrono con i propri figli più tempo dedicato al gioco. I padri tendono a fornire più novità, più divertimento, più fatti estranei alla routine quotidiana, e i bambini reagiscono a tutto ciò con maggiore eccitazione

I bambini, più delle bambine, tendono a preferire il padre per le attività di gioco, ma i bambini di entrambi i sessi tenderanno a scegliere la mamma quando, per qualunque ragione, si trovano in una situazione di stress.
Il rapporto tra la madre e il bambino è da subito più intimo: al padre ci vorrà tempo, e molta dedizione, per raggiungere con i propri figli un livello equivalente di intimità

Insomma, spiega Yogman, “padri e madri forniscono esperienze qualitativamente diverse” nella prima infanzia del bambino, e i ruoli di padri e madri non sono né identici, né intercambiabili, ma complementari e reciproci. E Yogman aggiunge che se anche i benefici dell’interesse paterno nel bambino sono incalcolabili e altrettanto importanti di quelli apportati dalla madre, “la componente biologica dell’affiliazione è più debole negli uomini che nelle donne.”

¹ Michael YOGMAN, Development of the Father-Infant Relationship - Plenum Publishing Corporation, New York

Fausto Manara, La vita non è un tango - Nuove principesse e maschi cenerentoli, Sperling & Kupfer - 2001
pp. 213, L. 28.000 (€ 14,46)

No, purtroppo la vita non è un tango. Non ha molto in comune con quel ballo sensuale e avvolgente in cui il canovaccio è noto e i ruoli ben definiti: il maschio guida e prende l’iniziativa e la donna deve essere un’eccellente seguidora, che asseconda al meglio le improvvisazioni del partner. Solo così, accogliendo l’uomo, potrà esprimere in piena libertà se stessa e diventare, a sua volta, una protagonista. Oggi la donna è cambiata, e queste “nuove principesse” che dirigono e scelgono, che assumono ruoli in origine rigidamente maschili, hanno messo gli uomini nell’angolo, trasformandoli in sgomenti e confusi “cenerentoli”, rasegnati a compiacerle. Uomini che sono stati più testimoni che protagonisti del processo di cambiamento dei ruoli. E che, nella società liberata, hanno perduto il conforto dei modelli della tradizione e sono scivolati in un’ambiguità incresciosa. In questa nuova babele dei linguaggi, vengono così confusi “potere” e “potenza”, “autoritarismo” con “autorità”, “comando” con “carisma”, trasformando la vita in una battaglia estenuante: rancori sordi covano dentro alla coppia ed esplodono all’improvviso in laceranti conflitti in cui si smarriscono i sentimenti. Con il suo nuovo libro Fausto Manara lancia un’intrigante provocazione: occorre ritrovare il coraggio di ripensare i ruoli perché il ballo della coppia ritorni a essere fonte di piacere. Ma come riuscire a districare i fili ingarbugliati di una situazione così fluida e i in divenire, dove le contraddizioni e le ambiguità sembrano smentire, a ogni passo, teorizzazioni semplicistiche e un po' meccaniche? Ma cosa suggerire agli uomini che non hanno avuto un modello fruiibile dai loro padri e alle donne che hanno giurato di non assomigliare, neppur da lontano, alle loro mamme? Prendendo come fil rouge le figure della danza, La vita non è un tango ci guida dentro i nodi della comunicazione confusa, delle aspettative frustrate, degli istinti soffocati, delineando, anche se provvisoriamente, nuove strategie e dimensioni prospettiche. Se i maschi, per esempio, imparassero a uscire dall’istinto di fuga e a coltivare quello di libertà, soprattutto emotiva? Forse, oggi, la nuova audacia è proprio questa: rimanere saldi nel punto in cui si è arrivati, magari più femminilizzati, più fragili ma fieri, ancora, di essere protagonisti. Finalmente un libro che parla dalla parte di lui (che cosa vuole veramente il maschio?) e dalla parte di lei (i suoi desideri e le sue ambivalenze). Un ponte teso tra due amici/nemici, ma possibili amanti, che avranno senz’altro uno stimolo in più per imparare a parlarsi, a capirsi e, perché no, a ballare, un’emozionante e sensualissima cumparsita.

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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