Vi
siete appena incontrati e lui (o lei) vi sembra
l’incarnazione dei vostri sogni. Vi batte il
cuore, vi è passata la fame e vi sentite
languidissimi – ma come sapere se è la persona
“giusta?”
Secondo
Fausto Manara “donne e uomini coltivano una
grande illusione: quella di aver scelto, o di progettare
di scegliere il partner consapevolmente,
razionalmente e perché no, anche emotivamente.”
Insomma, le nostre scelte sentimentali sono molto più
irrazionali che calcolate, anche se ci sforziamo di
essere giudiziosi e di evitare i legami pericolosi.
Le
nostre scelte, sostiene Manara – e noi con lui –
finiscono spesso per stupirci: “la scelta del
compagno o della compagna molte volte invece finisce
per sorprendere gli attori: avevano sempre pensato a
una persona dolce e invece si trovano a condividere
l’esperienza con una competitiva, avevano cullato
il desiderio di imbattersi in una persona
anticonformista e invece sono capitati con la
quintessenza del formalismo.
E’ inutile quindi cercare l’anima gemella,
quella che sembra uscire solo dal mito o dalla penna
di scrittori.”
Secondo
Susan Page, autrice di Se
sono così eccezionale, perché sono ancora single?
la maggior parte dei consigli amorosi in questo
campo tende fatalmente ad assumere un tono
manualistico e riduttivo – ci spingerebbero cioè
a ridurre le nostre aspettative a favore di un più
solido realismo – invece di invitarci a ragionare
non su requisiti vacui ma sui nostri veri desideri e
sulle nostre autentiche aspettative.
Manara
contesta la superficialità di certi requisiti:
“tutti sapremmo rispondere alla domanda “quali
caratteristiche dovrebbe avere il tuo partner
ideale?”, ma tutti, inevitabilmente, correremmo
almeno il rischio di perderci nell’elencazione di
una serie di verità
banali. Dovrebbe essere bello, intelligente,
creativo, ricco e via di questo passo, su una strada
che il più delle volte finisce per descrivere stereotipi
comuni.”
“Chi
si innamora – scrive Manara - vive una sorta di sindrome
di Ulisse, spinto come è a un viaggio
nell’intimità più remota dell’altro e alla
ricerca di arrivare
dove mai nessuno ha potuto prima.” Allora,
piuttosto che ragionare sulla fondatezza delle
proprie aspirazioni teoriche sarebbe meglio
interrogarsi riguardo a cosa si aspira in una
relazione, riflettere su che cosa ci manca e su che
cosa pensiamo di essere in grado di offrire.
Quando
due persone si incontrano si sviluppa un sistema
relazionale. Prestare attenzione all’altro dai
primi contatti consente di conoscere l’altro
intuitivamente abbastanza in fretta. Questo è un
esempio: “quando ho conosciuto Roberta e abbiamo
cominciato a frequentarci regolarmente c’erano piccole
cose di lei che mi infastidivano. Il suo
vocabolario era limitato e si spiegava con una certa
difficoltà. Però era talmente affettuosa e dolce
che non ho potuto impedirmi di attaccarmi a lei”.
Niente di grave, ovviamente. Se non che a lungo
andare il dialogo probabilmente tenderà a diradarsi
dato che c’è uno squilibrio sensibile nelle
rispettive capacità di esprimersi. Ora, può darsi
che questo non conti - ma può darsi che invece,
alla lunga, conti moltissimo. Perché
quello che importa non è mai la manchevolezza in sé
ma quello che rappresenta per noi, la nostra
capacità cioè di adeguarci più o meno a questo
squilibrio.
Conoscere
se stessi per scegliersi meglio
Quando
cominciamo a interessarci seriamente a qualcuno, è
la nostra intuizione
– quella che Susan Page definisce “quella percezione
diretta della verità, indipendente da ogni
ragionamento” che ci serve da guida. Noi
sappiamo quasi sempre quali sono i consigli della
nostra intuizione, e se entriamo in relazioni
problematiche è perché non abbiamo avuto il
coraggio di adeguarci al suo verdetto. Talvolta ci
rifiutiamo di ascoltare ciò che sappiamo nel più
profondo di noi stessi. Se invece prestiamo ascolto
all’intuizione, potremo accedere a una autentica
riserva di saggezza. E questa saggezza interiore
ci guiderà quasi sempre nella direzione giusta.
Talvolta
è difficile identificare che cosa non ci convince
nell’altro – molto più spesso tendiamo
a ignorare qualunque sensazione negativa talmente
è forte e imperiosa la nostra voglia
di rapporto. Ma una sensazione di
inquietudine, di malessere o di ansia segnaleranno
magari in modo flebile, ma non per questo inudibile,
che qualcosa non va. È la nostra intuizione,
dunque, e non la nostra logica, a inviarci i
messaggi più importanti. Troppo spesso noi ci
rifiutiamo di vedere le persone per quello che sono,
le vogliamo diverse e non vogliamo seguire la
piccola voce interiore che ci consiglia di lasciar
perdere. Perché vogliamo credere quasi
disperatamente di aver finalmente incontrato
l’altra metà della mela, perché non siamo più
in grado di tollerare delusioni, perché abbiamo un
desiderio quasi incontrollabile di calore umano.
Ma se non diamo retta alle nostre reazioni più
istintive, probabilmente finiremo per fare la scelta
sbagliata.
Dovremmo
chiederci come ci sentiamo con l’altra persona: a
nostro agio, rilassati, apprezzati, rispettati? E
poi ancora dovremmo interrogarci
sul senso della relazione che si prospetta
davanti a noi – per esempio se l’altro è
impegnato e noi volevamo una storia per la vita,
forse il legame che si può instaurare ci richiede
troppi sacrifici di troppi desideri che per noi
erano, e sono, importantissimi.
“
Si tratta di
un processo, non di un lampo” – scrive
Manara riguardo alla differenza tra amore e
innamoramento. Questo vuol dire anche
che avremo il tempo per pensare a cosa stiamo
facendo. Per esempio potremo chiederci se rispetto
alla nuova persona saremo compatibili, oppure
complementari – quante cose abbiamo in comune,
quante caratteristiche dell’altro compensano le
nostre, quali sono e quanto sono compatibili le
rispettive scale di valori e le priorità, quanti
gusti e piaceri potremmo condividere. Ed
eventualmente, quanti compromessi saranno necessari
per compensare due personalità magari diversissime
– e soprattutto quanto pensiamo di essere
realisticamente disposti a questi compromessi.
Un
proverbio dice: “le
affinità fanno la coppia, le differenze la fanno
durare”…