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Quando l'amore non è ricambiato

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Quando l'amore non è ricambiato

“Dentro, questo mi resta: il dolore che tutto quello che ho, tutto quello che sono, non sia bastato per essere scelta¹"

Questa è la conclusione amara e sconsolata di una bella lettera che è stata scritta a Repubblica il 28 ottobre 2000 e che ci ha colpiti per il tono incredulo della ragazza che scrive.

Nonostante il suo valore e a dispetto dei suoi sentimenti, tutto quello che questa amica è, non è stato sufficiente a far scattare nel suo amore la scintilla del desiderio di stare con lei, forse per sempre. E’ difficile essere scartati e continuare ad attribuirsi un valore quando la persona cui tenevamo di più al mondo non è stata capace di trovarcene uno - uno almeno che la interessasse. Francesco Alberoni scriveva sul Corriere della Sera nel luglio 1996 che “quando un altro vede in noi ciò che abbiamo di straordinario, noi ci trasformiamo. Se invece l’altro non vede nulla, ci respinge nella più squallida banalità”.

Aldo Carotenuto² ci racconta di come è inaccettabile l’indifferenza e di come sia difficilissimo farsene una ragione: “sappiamo bene come, nell’esperienza della relazione, l’indifferenza dell’altro, percepita come un affetto che non vuole darsi … attiva la ricerca di un segreto che giustifichi l’assenza di desiderio dell’altro: non è possibile concepire l’assenza, il sottrarsi dell’altro al nostro desiderio amoroso, se non congetturando spiegazioni che comunque non fanno che alimentare ulteriormente l’attrazione che sentiamo nei suoi confronti. Nel momento in cui si afferma la mancanza dell’altro, emerge il desiderio: la seduzione è avvenuta.”

Il disinteresse dell’altro e la sua incapacità di riconoscerci un valore ci restituiscono di noi un’immagine svalutata e deprimente, perché ognuno di noi tende quando ama a pensare che i sentimenti siano simmetrici, che l’amore sia giusto ed equo: se io amo te, allora anche tu – prima o poi – amerai me. E soprattutto perché ognuno di noi rivendica un’occasione per venire al mondo.

Accade che l’innamoramento diventi il centro di una nuova vita forse sempre sognata, forse appena intravista. La quotidianità che ci soddisfaceva prima diventa un ciclo più o meno significativo di eventi e di obblighi, e può “ svolgersi normalmente, può essere una vita attiva e generosa, ma il suo centro emotivo ed etico è fuori dal contingente”.

L’innamoramento è un’occasione di rinascita, o l’illusione di poter finalmente cominciare a vivere. Chi è innamorato concentra sull’altro migliaia di sogni, desideri e aspettative e infatti, secondo Alberoni noi ci innamoriamo “quando siamo pronti a cambiare vita, quando siamo stanchi del nostro modo di essere”. E di chi ci innamoriamo? “Di chi ci mostra ciò che possiamo diventare” (Corriere della Sera, 25 gennaio 1996)

Chi non ci sceglie dimostra allora una doppia sfiducia nei nostri confronti: non solo non apprezza ciò che siamo oggi, ma non coglie neppure ciò che potremmo essere. Tutta la felicità che a noi sembrava di scorgere nel futuro della relazione con l’amato si riduce a una deformazione della realtà che corrisponde a quella speciale capacità di trasfigurare cose, persone e situazioni che solo chi ama è in grado di esercitare.

L’amore è un’occasione imperdibile di cambiamento, ma questo può avvenire solo attraverso l’incontro con l’altro. Chi ci respinge ci nega questa possibilità, perché
“se qualcuno ci vuole, la nostra esistenza soggettiva non coincide più con la nostra individualità … i cambiamenti più evidenti che constatiamo in un essere umano non dipendono in genere da una sua crescita intellettuale, ma da un’esperienza amorosa che ha foggiato in maniera diversa la sua vita²”.

Se il progetto fallisce come è successo a questa amica, quello che resta è solo dolore, vuoto e un gran senso di futilità. Ma Carotenuto ci dice invece che “nulla è stato mai inutile, perché in quel particolare momento la persona che ci stava di fronte era in grado di riempire un nostro vuoto, che è insito in ogni essere umano e che tende perennemente a essere colmato attraverso l’amore per l’altro, quali che siano le circostanze, anche negative. … quello stato d’animo permette un certo tipo di conoscenza che in altre occasioni ci sarebbe stata preclusa per sempre²”.

Colpiti in quello che abbiamo di più fragile, i nostri sogni distrutti e in bocca il sapore dell’esclusione, è facile accartocciarsi su stessi e lasciare che il dolore dilaghi perché ci sono momenti in cui “ci rendiamo conto che non possiamo raggiungere gli obiettivi che ci eravamo proposti, che abbiamo subito una sconfitta senza rimedio. Siamo di fronte all’irreparabile, al fallimento definitivo. Non c’è niente da fare. E’ inutile battersi, inutile lottare. Non proviamo solo dolore, ma un senso di ingiustizia e di sconforto strazianti³”.

Alberoni si chiede che cosa si può fare quando si è posti di fronte a una situazione come questa, come si può consolare chi la sta attraversando, e risponde con parole di speranza che ci dicono che noi siamo sempre di più di ciò che abbiamo perduto, perché “qualunque fallimento, qualunque perdita, non riguarda mai la totalità del nostro essere. E’ sempre la sconfitta di un nostro progetto, di un amore, di un sogno, di una aspirazione. E noi, anche se non lo sappiamo, siamo sempre di più di ciò che abbiamo scelto di essere e di amare. Anche nelle catastrofi più gravi, dal profondo dell’essere ferito viene la risposta di salvezza. Non è il tempo che cura. E’ la caduta stessa che ci libera. E’ strano e terribile. Ci accorgiamo che possiamo esistere in altri modi. Il niente diventa così una porta di rinascita…³”

¹  tratto da Repubblica, ottobre 2000
²
 Aldo Carotenuto, Riti e miti della seduzione – Bompiani,
³  Francesco Alberoni, Corriere della Sera, lunedì 2 giugno 1997
  Francesco Alberoni, Ti amo – Rizzoli, 1996

BIBLIOGRAFIA
Francesco ALBERONI, Ti amo – Rizzoli, 1996

"Il buio nel mio corpo"
MILANO
(m.s.c.) - "Adesso è un anno. Clic. E si è spento tutto. Un corpo al buio. Il mio. Nessun impulso sessuale, nessun desiderio, o sogno, o fantasia... Niente che mi ecciti, mai un pensiero erotico, mai neppure la voglia di masturbarmi... Niente di niente. Zero. Questo mi fa soffrire: la sensazione che tutto scivoli via così; il pensiero dei miei 38 anni; del tempo che se ne va; di questa stagione che doveva, poteva essere, e non è, la migliore della mia vita. Ma egualmente, io non abbasserò la guardia. Non permetterò mai più a nessun uomo di non scegliermi. Né di avermi. Di desiderare solo una parte di me - il mio corpo, il mio modo di fare sesso - mentre invece io sono tutta interamente, completamente lì: mai così esposta e vera e "io" come in quei momenti, quando facciamo l'amore. Loro no. Loro, gli uomini, vanno a letto con Elvira e di lei, di me, amano, prendono e scartano quello che vogliono: non ascoltano, non guardano davvero, non si accorgono se tu ci sei o ci sei a metà o sei completamente altrove. Non si interrogano. Non ne sono capaci. O non gli interessa. Loro prendono un pezzettino di Elvira e tanto gli basta. Per me non va così: io non scindo l'amore dal desiderio. Posso farlo. L' ho fatto. Ma dentro non sono in quel modo. Per me il sesso o è tutto, o non è niente.

"Non è la prima volta che mi capita. Solo che in passato non avevo mai dato troppo peso a questi periodi di gelo, di assenza totale di desiderio: era come mettere il silenziatore al mio corpo e aspettare che qualcosa, qualcuno, arrivasse a sbloccarlo. Oggi non più. Oggi è diverso. Non aspetto nulla. Non voglio nulla. Nulla e nessuno. Ed è talmente assurdo... perché sa? io non sono sempre stata così, io sono una donna capace di grandi slanci, di grandi passioni...

"Dario. Dario è stato il mio ultimo compagno. Ci siamo lasciati un anno fa, appunto. … Dario cominciò a corteggiarmi mio malgrado e malgrado non fosse libero da un precedente legame sentimentale. Io all'inizio non volevo, ma lui non mollava. Così accadde che a un certo punto mi divisi in due: c'era una parte di me che lo rifiutava totalmente, ed un'altra che avrebbe voluto lasciarsi trascinare. Poi accadde una cosa: senza che io fiatassi, senza che lui mi conoscesse bene, Dario iniziò a leggermi dentro, a dirmi cosa pensavo, quali erano i pensieri che mi attraversavano la mente, le mie emozioni, i miei desideri... Ero stupefatta. Quello fu il suo lasciapassare. La chiave d'accesso alla mia sensualità. Ci mettemmo insieme. Un vero, grandissimo, profondissimo amore. Coinvolgente sotto ogni punto di vista. Fino a quando, un giorno, lui mi disse che doveva finire. Anche se mi amava. Anche se lo amavo. Io credo che lui abbia avuto paura. Paura di fare i conti con il suo passato. Paura di sostenere un rapporto con me, forse. Non so. Io non l'ho più cercato e lui non ha cercato me. Dentro, questo mi resta: il dolore che tutto quello che ho, tutto quello che sono, non sia bastato per essere scelta".

28 ottobre 2000
© la Repubblica

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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