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Buona notte, oggi è mercoledì 14 maggio 2008

Piccola guida infallibile per arrivare al divorzio

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Piccola guida infallibile per arrivare al divorzio

Statistiche
Abbiate fiducia nella riuscita dell’infelicità della vostra coppia, e in ogni modo, partite vincenti. Su un periodo di 40 anni di vita in comune, avete il 67% di probabilità di divorziare, aggiungete un 10% in più se si tratta della seconda unione. Se volete far parte del 50% delle coppie che divorziano entro i primi cinque anni di vita comune, perfezionate le tecniche che abbiamo descritto e non avrete problemi. Poiché l’aspettativa di vita continua ad allungarsi, potreste perfino finire nel Guinness dei primati per il numero di divorzi al vostro attivo: basta un divorzio ogni cinque anni per totalizzarne 20 in 100 anni, e dato che i biologi predicono che nel 2050 vivremo in media 120 anni, non dovrebbe riuscirvi troppo difficile. In effetti, un matrimonio infelice precipita i due partner in uno stato di irritazione fisiologica cronica e diffusa, aumentando anche lo stress fisico e psicologico. Alla lunga, questo stress indebolisce il sistema immunitario, quindi sarete probabilmente più inclini a sviluppare malattie e disordini psichici. Altri vantaggi non trascurabili sono rappresentati dai figli, che saranno più svogliati e assenti a scuola, più soggetti alla depressione, alla delinquenza e a un sacco di altre belle cosine.

Se però cambiate idea e decidete di far riuscire la vostra vita di coppia, dovrete ovviamente ricorrere alle strategie inverse di quelle che abbiamo descritto qui, e modificare i vostri miti personali di conseguenza. Certo non sarà facile, dovrete fare sforzi, imparare a essere tolleranti, accettare il partner per quello che è, ravvivare i ricordi piacevoli nei tempi di crisi, farvi reciprocamente complimenti, coltivare la stima reciproca, cercare di evolvere nella stessa direzione, accorgervi della vostra reciproca esistenza, accettare di farvi influenzare dal partner, risolvere i conflitti risolvibili e accettare i disaccordi permanenti. Ma dovete arrivarci, perché se siete capaci di imparare a essere infelici, questo prova almeno una cosa: siete capaci di imparare. Eventualmente anche a essere felici.

Le sette regole d'oro di Gottman
Dal Love Lab di Seattle i sette segreti delle coppie felici.

regola numero 1 - arricchire il menù della tenerezza
“Per quanto possa sembrare bizzarro, molte coppie finiscono per non prestare più attenzione ai dettagli che costituiscono l’essenza della vita in comune. Uno o entrambi  i partnersfiniscono per non avere la più vaga idea riguardo ai gusti, le avversioni, i timori, i sogni o le gioie dell’altro”. Conoscere i propri universi reciproci è un segno importante di considerazione per l’altro, ed è l’unico modo per costruire quello che Gottman chiama il menù della tenerezza. Questo vuol dire riservare una parte delle proprie capacità cognitive alla vita a due: ricordarsi gli eventi significativi della vita dell’altro, delle persone che popolano la sua esistenza affettiva e professionale, dei suoi complessi e delle sue ambizioni – in breve, significa conoscerlo. “Questa è solo la prima tappa – scrive Gottman – perché le coppie riuscite non si accontentano di conoscersi, ma utilizzano queste conoscenze per arricchire la relazione e per esprimere non solo la comprensione del partner ma anche la tenerezza e la stima”

regola numero 2 – coltivare la tenerezza e la stima reciproche
“La tenerezza e la stima sono due degli elementi più importanti di un amore a lungo termine. Anche se perfino nei ménages felici possono talvolta verificarsi liti esasperanti, i partners restano comunque convinti che il compagno meriti di essere onorato e rispettato. Quando questo sentimento è totalmente assente, la relazione non ha alcuna speranza di sopravvivere”. Ma quando questi due sentimenti sono in via di esaurimento, si possono rinforzare ricordando a se stessi quanto sono preziosi. Stima e tenerezza sono gli unici argini al dilagare del disprezzo nel rapporto, ed essere consci di quanto si prova di positivo per il partner riduce i rischi di trattarlo con superiorità durante una discussione.

regola numero 3 – avvicinarsi
Secondo Gottman
“Hollywood ha deformato tremendamente le nostre idee dell’amore e di ciò che alimenta la passione. Nella vita reale, il rapporto si nutre di piccoli gesti banali: ogni volta che fate sapere al vostro partner che tenete a lui nella quotidianità, voi alimentate la fiamma. Le scene che preferisco al Love Lab sono esattamente quelle che Hollywood eliminerebbe in sala di montaggio”. Le piccole istantanee della vita quotidiana mantengono lo slancio alla coppia: leggere il giornale insieme, chiacchierare la mattina a colazione, sono questi tra mille altri i gesti condivisi miliardi di volte, forse banali, in realtà uniche prove di un contatto costante e indistruttibile. La vicinanza emotiva è anche una buona riserva di sicurezza nei tempi di crisi, proprio se o è costruita nei gesti routinari, nelle piccole attenzioni. Non serve a niente, secondo Gottman, la cena annuale a lume di candela nel grande ristorante, se si presenta come un’isola tra mesi di isolamento e silenzio. Meglio mantenere il contatto un giorno dopo l’altro che scappare in vacanza alle Bahamas, perché “la vita a due è come una danza. A volte vogliamo stare vicini al nostro amore, a volte vogliamo staccarci per un po’. Lo spettro dei bisogni “normali” in materia è molto ampio – alcuni hanno bisogni più frequenti di complicità, altri sono più indipendenti. Una coppia può funzionare anche se i partners si collocano ai due estremi dello spettro, se solo sono in grado di capire le ragioni per le quali provano questi sentimenti, e sono capaci di rispettare le differenze”.

regola numero 4 – lasciarsi influenzare dal partner
Secondo le ricerche di Gottman sembra che questo sia un problema tipicamente maschile, perché analizzando i dati “siamo stati sorpresi dalla differenza tra i sessi. Anche se le donne sono capaci di esprimere collera o altre emozioni negative verso il partner, raramente giocano al rilancio nella negatività. Per la maggior parte, le donne rispondono sullo stesso tono oppure cercano di calmare la situazione. Se un uomo dice “tu non mi ascolti!”, la donna risponderà in generale: “scusa, ora ti ascolto”. Ma il 65% degli uomini non userà né l’una, né l’altra di queste risposte. Le loro reazioni genereranno una escalation nella negatività, per esempio rispondendo: “OK, non ti sto ascoltando. E allora?”, oppure “non ti ascolto perché non mi interessa”, o peggio ancora “perché dovrei perdere il mio tempo?””. Anche in epoca di uguaglianza tra i sessi, tra le dichiarazioni di intento e la realtà c’è un abisso. Molti uomini si definiscono addirittura femministi, e se interrogati sulla visione dei ruoli uomo/donna nella coppia si dichiareranno certamente a favore di una condivisione egualitaria del potere. In teoria. Perché nella realtà, per uomini abituati da millenni al dominio, imparare a cedere non è compito facile. In almeno l’80% dei casi, secondo Gottman, è la donna a sollevare i problemi di coppia più spinosi, mentre gli uomini cercano con ogni mezzo di evitare la discussione. Imparare a condividere il potere significa anche dar retta all’altro, lasciarsi influenzare dal suo punto di vista, tenerlo in considerazione. Ed è l’unico modo per evitare incrostazioni di rancore, perché a nessuno piace avere la sensazione di non contare niente.

regola numero 5 – risolvere i problemi risolvibili
Il quinto principio di Gottman è basato sulla capacità di mettersi nei panni del partner e di ascoltarlo con attenzione, mostrando poi di aver compreso il suo punto di vista. Questi sono i gesti fondamentali:

  1. cominciare la discussione con calma

  2. imparare a fare e ad accettare i tentativi di avvicinamento

  3. rassicurare se stessi e il partner

  4. promuovere i compromessi

  5. essere tolleranti verso i difetti del partner

In sostanza, Gottman scrive che dovremmo trattare il partner almeno con la stessa cortesia e attenzione che riserveremmo a un conoscente. Le liti frequenti e violente non rappresentano che il 40% delle cause di divorzio negli USA; molto più spesso le coppie si separano perché l’uomo e la donna si allontanano l’uno dall’altra fino a perdere completamente amicizia e complicità. Per evitare la delusione reciproca e le sue conseguenze è importante imparare a gestire correttamente i conflitti, e Gottman ricorda che una lite si concluderà esattamente nello stesso tono con cui è cominciata. Allora per litigare “bene”, sarà sufficiente ricordare questi semplici punti:

  • lamentatevi, ma non incolpate l’altro

  • cominciate le vostre frasi con “io”, invece che con “tu”

  • descrivete la situazione senza valutare o giudicare l’altro

  • siate chiari

  • siate gentili

  • siate diplomatici

  • non lasciate accumulare i rimproveri

regola numero 6 – superare i blocchi 
I blocchi si riferiscono a problemi molto difficili da risolvere e che toccano aspirazioni, credenze, caratteristiche radicali delle persone, per esempio il dissenso tra volere e non volere figli, tra vita casalinga e un’intensa vita mondana, e così via. L’obiettivo non è in questo caso il risolvere il problema in sé, quanto piuttosto riuscire a spostarlo dal blocco al dialogo, trasformandolo in qualcosa di cui si possa finalmente parlare. Su divergenze di questa entità nemmeno Gottman ha una visione ottimistica, perché “un conflitto bloccato resterà senza dubbio un problema cronico nella vostra coppia, ma un giorno potrete parlarne senza troppo ferirvi a vicenda. Imparerete a conviverci.” L’invito è quindi a cercare le cause del blocco, sia che si tratti di un problema irrisorio, sia che si tratti invece del più serio di tutti. Perché in ogni caso le divergenze profonde nascono da una ferita causata alle aspirazioni più intime di uno dei partner o di entrambi – per esempio, spiega Gottman, il denaro rappresenta spesso un bisogno fortissimo di sicurezza affettiva, più che il mero potere di acquisto o una riserva di tranquillità economica. Di fronte ai problemi arrivati allo stallo il consiglio di Gottman non è quello di cedere, né di lasciar perdere: in generale, anzi, è meglio pretendere molto dalla propria relazione, piuttosto che troppo poco. Forse all’inizio i problemi si acuiranno invece che risolversi, ma la coppia ne guadagnerà comunque in sincerità e verità, e prima o poi riuscirà a trovare un modo di convivere anche con i limiti invalicabili.

regola numero 7 – andare nella stessa direzione
E’ capitato a molte coppie che hanno frequentato il Love Lab di arrivare un giorno a chiedersi se il senso dell’unione era davvero tutto in quella ripetizione di gesti e di abitudini, e se forse il significato vero della parola coppia non era stato smarrito strada facendo. Questa sensazione è segno della mancanza “di un sentimento profondo di un significato, di un senso condiviso. La coppia non si esaurisce nell’educazione dei bambini, la condivisione dei compiti e le relazioni sessuali, ma possiede anche una dimensione spirituale legata alla creazione di una vita interiore vissuta a due – una “cultura della coppia” ricca di simboli e di riti, e anche all’apprezzare i ruoli e i fini che uniscono due persone e le conducono a comprendere che cosa significhi appartenere alla famiglia che si è diventati.” Inoltre, “il nostro concetto del posto che occupiamo nel mondo è in gran parte fondato sui diversi ruoli che assumiamo – sposo, figlio, genitore, lavoratore. Dal punto di vista della coppia lo sguardo che portiamo sui nostri propri ruoli e su quelli del nostro compagno possono portare molta armonia, oppure suscitare tensione. La vostra relazione sarà tanto più profonda quanto più le vostre aspettative reciproche sono simili. Non si tratta qui di problemi apparentemente superficiali come decidere dove trascorrere le vacanze, ma dei vostri sentimenti profondi su ciò che vi aspettate da voi stessi e dal partner. Più i vostri punti di vista saranno convergenti sui grandi temi, più la vostra relazione sarà forte. E questo non significa che dovrete essere d’accordo su tutti gli aspetti filosofici o spirituali della vita, ma che la vostra relazione dovrà essere complice in tanti altri aspetti per poter neutralizzare le divergenze”.

E infine, le cinque ore magiche: 10 minuti per salutarsi al mattino, 1.40 ore per chiacchierare alla fine della giornata, 35 minuti di coccole, due ore tutte per voi ogni settimana. Questo è il tempo minimo richiesto alla manutenzione della coppia, senza dimenticare l'ultima lezione di Gottman, che ci invita a ricordare che “qualche attimo consacrato ogni giorno alla vostra coppia farà bene alla vostra salute e gioverà alla vostra longevità molto di più di qualche ora trascorsa in palestra.
Amore & matrimonio

“Il fine ultimo di ogni vicenda d’amore… è davvero più importante di tutti gli altri fini della vita umana e perciò merita in pieno la profonda serietà con la quale lo si persegue.”
Arthur Schopenhauer

Indagini e studi confermano che le persone sposate vivono meglio e più a lungo. Insomma, nella vita coniugale risiederebbe uno dei grandi segreti di benessere e longevità. L’affetto, la sicurezza e la sensazione di rassicurante continuità che il matrimonio ci fa provare anche dopo che la passione è evaporata, possono senz’altro rappresentare una fonte importante di felicità. Il 52% degli Italiani di uno studio ambisce a un legame stabile, preferibilmente sancito dal matrimonio; solo il 13% degli Italiani è ‘antimatrimonio’, e si tratta di persone spesso celibi. E per quasi tutti gli intervistati, indipendentemente dalla loro visione del matrimonio, l’amore trionfa: è l’amore la grande molla che avvicina le persone in cerca di felicità.

L'amore al meglio
Come tutti sappiamo, però, il matrimonio e la convivenza non garantiscono la felicità: molto dipende anche da noi.  Studiando le ragioni per le quali le persone si uniscono e poi si separano, è possibile ricostruire un profilo delle ‘scelte fallimentari’: le statistiche sembrano dimostrare che sono più votate al fallimento le relazioni iniziate su presupposti fragili. Questi sono i dati raccolti da Donata Francescato:

I ‘separati a rischio’: le ‘scelte infelici’

Nella nostra scelta del partner ci sono elementi che più probabilmente di altri ci condurranno alla delusione: “essere stati attratti principalmente dall’aspetto fisico del patner; averlo considerato il proprio partner ideale; aver pensato che la vita sarebbe stata impossibile senza il compagno; essere stati convinti che il rapporto sarebbe durato per sempre; essersi sposati o aver iniziato a convivere perché ‘innamorati’, ritenere che nessuna aspettativa è andata delusa nel rapporto, o al contrario, che tutte le aspettative sono andate deluse.”

E chi soffre di più dopo la separazione? 
“Ciò che emerge da queste prime differenze è il maggior investimento emotivo dei separati a rischio rispetto agli altri soggetti: l’essere innamorati, e al tempo stesso dipendenti dall’oggetto d’amore, la tendenza ad avere una concezione “romantica” del rapporto di coppia, e una maggiore fragilità emotiva. Abbastanza spesso i separati a rischio considerano il loro vecchio matrimonio come un “luogo idilliaco”, oppure, al contrario, un “luogo infernale” dove tutte le speranze sono andate bruciate.”

Amore e realismo
In sostanza, se ci gettiamo nelle relazioni sentimentali a corpo morto sperando che vi troveremo tutte le felicità e tutte le compensazioni alle nostre carenze precedenti, siamo su una strada pericolosa. L’ideale è una miscela di sentimenti forti e di aspettative ragionevoli – la sola condizione che probabilmente consente a una coppia di superare le inevitabili crisi e di entrare in quello che Kernberg chiama “l’amore maturo”: “quando, nel corso degli anni, si diventa più capaci di amare profondamente e di apprezzare realisticamente un’altra persona come parte della propria vita personale e sociale, si può scoprire che altri potrebbero essere partner ugualmente soddisfacenti e persino migliori. La maturità emotiva, dunque, non garantisce una stabilità aconflittuale alla coppia: un profondo impegno verso un’altra persona e verso i valori e le esperienze di una vita vissuta insieme arricchirà e proteggerà la stabilità della coppia, ma se conoscenza e consapevolezza di sé sono davvero profonde, ciascuno dei due partner potrà provare di tanto in tanto il desiderio di altre relazioni, e farà una serie di rinunce.

Ma anche la rinuncia e il desiderio possono aggiungere profondità alla vita dell’individuo e della coppia, e riportare desiderio, fantasie e tensioni sessuali all’interno della relazione di coppia può costituire un’ulteriore oscura e complessa dimensione della vita amorosa. In ultima analisi, tutte le relazioni umane devono finire e la minaccia di perdita, di abbandono e infine di morte è tanto più profonda quanto più profondo è l’amore: e anche questa consapevolezza contribuisce ad approfondirlo.”

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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