Secondo
Erich Fromm per tutti, uomini e donne, l’arte di
amare era la più difficile in assoluto. Disciplina,
pazienza, concentrazione… un’analisi
sorprendente di come l’amore sia una conquista e
non un dato di fatto, e un’arte che assomiglia un
po’ a un lavoro…
“Per
amare una donna è pronta a tutto, perfino a fare
l’amore; per fare l’amore un uomo è pronto a
tutto, perfino ad amare…”.
La
più diffusa aspirazione collettiva – amare ed
essere amati – può anche essere fonte di
confusione, di disillusione e di sofferenza. In
gioco c’è moltissimo: realizzare se stessi e
permettere all’altro di realizzarsi, contrastare
l’usura del tempo e dell’abitudine, crescere
sessualmente…
Erich
Fromm (1900-1980), psicoanalista, aveva dell’amore
una visione esigente:
“l’amore
non è un sentimento alla portata di tutti”.
In completa rottura con la visione romantica
del secolo precedente, che pensava l’amore
alla stregua di una possessione incontrollabile,
Fromm lo considerava una
vera e propria attività: l’amore è
“prendere parte a ” e non “lasciarsi
prendere”. Chi aspirasse a conoscerlo e
sperimentarlo dovrebbe
allora ritenerlo una vera e propria arte: al bando
il destino e la freccia di Cupido, ad
amare si impara, con volontà e determinazione.
Nel
1956 Fromm consacra un’opera alla sua visione
personale dell’amore, e diventa famosissimo in
tutto il mondo. Il
testo è in consonanza perfetta con lo spirito del
tempo:
critica al capitalismo e al conformismo sociale,
invito alla conoscenza di sé, integrazione della
saggezza orientale: al libro non manca alcun
elemento, oltre a una visione innovativa, per
diventare un successo strepitoso.
“L’arte
di amare” non è un ricettario
Secoli dopo l’opera omonima di Ovidio, L’arte
di amare di Fromm non si propone di illustrare
stratagemmi sentimentali ed erotici a esperti e
inesperti, ma piuttosto di cogliere
e definire gli ostacoli che possono impedire al
sentimento amoroso di trasformarsi in un
rapporto pieno e soddisfacente.
Per
diventare maestri: un’applicazione costante
“Bisogna procedere come si farebbe con qualunque
altra arte, sia essa la musica, la pittura, o la
medicina…”. In altre parole, è necessario acquisire
un insieme di conoscenze teoriche e poi cercare
assiduamente di metterle in pratica. In Fromm arte e
artigianato (e arti marziali) sono quasi
equivalenti: alla fantasia e all’improvvisazione,
Fromm preferiva l’applicazione e la saggezza
L’importanza
della disciplina
Prima di lanciarsi nell’arte vera e propria,
bisogna “imparare molte altre cose, e spesso prive
di legame apparente tra di loro”. Lo scopo è
quello di diventare
se stessi, cioè “uno
strumento nell’esercizio dell’arte”.
Alzarsi alla stessa ora, consacrare porzioni del
proprio tempo ad attività come la meditazione, la
lettura, l’ascolto della musica o le passeggiate,
non mangiare o bere troppo – erano questi secondo
Fromm princìpi di igiene di vita talmente evidenti
da rendere superflua la spiegazione della loro
inevitabile influenza sull’esperienza amorosa.
Saper
stare da soli, sapersi concentrare
“Imparare a stare soli
con se stessi, senza leggere, senza ascoltare la
radio, senza fumare né bere”, praticare
regolarmente esercizi di rilassamento e
respirazione: queste sono le raccomandazioni di
Fromm
Saper
pazientare
“Cosa potrebbe
realizzare la persona in crescita se avesse la
pazienza di un bambino nel ricercare ciò che per
lui è importante!”. Come il bambino che cade
continuamente e malgrado tutto prosegue nei suoi
tentativi fino a quando alla fine cammina, colui che
si impegna nell’apprendimento di un’arte deve
aspettarsi di fallire numerose volte prima di
progredire:
“se non si riconosce che ogni
cosa ha il suo tempo, e se si vogliono forzare
le cose, non si riuscirà mai”
Accettare
l’altro per quello che è
Secondo Fromm amare
vuol dire avere a cuore la vita e la crescita
personale dell’altro, provare responsabilità
nei suoi confronti e rispettarlo,
cioè essere capaci di percepirlo come individuo
unico e separato da sé, e adoperarsi perché si
realizzi secondo un disegno proprio. L’amore in
quanto tale consiste allora (anche) nel lottare
contro la nostra percezione dell’altro filtrata
dai nostri stessi desideri o dalle nostre paure. Ma
come? Per conoscere davvero l’altro, si può
“coltivare l’umiltà, l’obiettività e il
raziocinio”
La
fiducia in se stessi
Ma non basta: avere
fiducia significa anche avere fiducia nell’altro,
cioè essere certi della “inalterabilità delle
sue attitudini fondamentali”, e credere nel suo
“potenziale”. La fiducia, secondo Fromm, nasce
dalla produttività, ossia bisogna
“aver sperimentato la propria capacità di
crescita per poter credere in quella dell’altro”.
Come sempre, la fiducia richiede coraggio, perché
in amore bisogna accettare il rischio di conoscere
la sofferenza e la disillusione. E Fromm, lapidario:
“se
la nostra paura conscia è quella di non essere
amati, la nostra vera paura, inconscia, è quella di
amare”.
Al
lavoro, su se stessi
“L’amore è possibile solo a due persone
che comunicano tra di loro a partire dal centro
della propria esistenza personale”. E’ solo in
questo modo, a prezzo di un lungo lavoro su di sé e
del dono integrale di se stessi nella relazione, che
gli
amanti “fanno tutt’uno l’uno con l’altro”.
45 anni dopo la prima edizione dell’opera, noi
diremmo invece che è importante che nell’amore si
sia in due anche quando ci si unisce. E potremmo
anche dire che nell’arte come in amore il talento
è nullo senza l’applicazione, ma è la spontaneità,
e non il lavoro, a creare il talento…
Bibliografia:
Erich
FROMM
L’arte di amare
Mondadori, 1986
Publio
OVIDIO Nasone
L’arte di amare
Rizzoli, 2000