L'amore
a prova di scienza
L’amore è un legame sociale inevitabile che
invade le copertine, domina le conversazioni, esalta
o abbatte i corpi e gli spiriti, e viene celebrato
ufficialmente il 14 febbraio di ogni anno. In campo
scientifico, invece, vengono esplorate piuttosto le
nozioni-satellite dell’amore
per capire il comportamento amoroso attraverso
l’emozione, il piacere, il desiderio, e
l’attaccamento, ma anche la coppia, la famiglia e
la sessualità nelle scienze umane. Piccola
inchiesta su un sentimento universale.
Capire
l’amore e il suo funzionamento, è questo
l’obiettivo di molti scienziati. Per esempio,
alcuni studiosi dell’Università di Pavia
affermano di aver scoperto la molecola dell’amore,
fondamentale all’inizio di un idillio, ma
purtroppo effimera: la sua massima concentrazione
dura solo un anno… E se invece lo stato amoroso
fosse anormale, come afferma Boris Cyrulnik, celebre
psichiatra francese? Alla domanda “Secondo
lei, che cos’è l’amore?”,
ecco come ha risposto: “E’
il più bel momento patologico di una personalità
normale.
Bello, perché si tratta di un’estasi, che però
spesso sfiora l’angoscia. Si è perciò al limite
della patologia … Lo stato amoroso è fuori dal
normale. Una tale intensità affettiva chiude
l’individuo nel proprio mondo intimo: il resto del
mondo sbiadisce e non viene percepito”. È grave,
dottore?
Psicobiologia
dell’amore Da
sola, un’emozione non è in grado di scatenare e
mantenere uno stato amoroso; e la forma più
elementare del desiderio è l’altro e la sua
conquista. Desiderare significa mobilitarsi
in direzione di un “oggetto” che ci manca. È
questa la condizione sine qua non di ogni
essere vivente, ed è predeterminata. La scienza
ritiene che nell’uomo una combinazione di
segnali sensoriali e di meccanismi ormonali
intracerebrali sia sufficiente al riconoscimento e
alla creazione di un legame intenso; sarebbe
questa la
chimica del legame natale,
la prima storia d’amore di ogni essere umano. Ma
cosa succede invece nell’amore tra adulti, un
rapporto tra due esseri non legati da alcuna
parentela? Secondo una certa scuola psicologica,
le nostre storie d’amore non sarebbero altro che
prolungamenti del legame materno. Nel momento
della nascita si creerebbe con la madre un
rapporto basato sulla ricerca dei piaceri
sensoriali, e a partire da questa prima relazione
edonistica il bambino costruisce, durante il suo
sviluppo successivo, ciò che potremmo definire
“bacino di attrazione”: a poco a poco il
bambino integra le sue prime soddisfazioni, e
passerà tutta la sua vita a ricercare negli altri
degli stimoli analoghi. La ricerca amorosa
comincia perciò con la trasposizione del legame
iniziale e dei primi elementi di soddisfazione
sulla persona desiderata, e di fatto, la ricerca o
il rifiuto del legame materno saranno sempre
presenti, in un modo o in un altro, per tutto il
resto della vita. Nel comportamento amoroso,
l’attività psichica umana si sovrappone
all’armamentario neurofisiologico. E questo
determina la riuscita o il fallimento, la pienezza
o il caos, e tutta la specificità di ogni storia
d’amore.
Secondo
altri esperti, i meccanismi dell’amore sarebbero
troppo sottili per essere decifrati dalla biologia.
La psicologia offrirebbe perciò, ancora oggi, le
risposte migliori. Nella nostra infanzia saremmo
“marchiati” da un certo tipo di relazione che in
seguito cercheremo di ritrovare con le persone delle
quali ci innamoriamo. Forse non ce ne rendiamo
conto, ma la nostra storia personale, e non solo i
rapporti con i nostri genitori, ma anche i nostri
primi amori, e in generale le persone con le quali
abbiamo avuto contatti significativi, sono
importantissimi per la costruzione di un’immagine
abbastanza precisa che ciascuno di noi fa del
principe azzurro o della donna dei sogni.
Linguistica :
variazioni sul «ti amo»
Né il corpo, né le emozioni traducono
completamente ciò che è l’amore, e ci vogliono
ancora le parole per esprimerlo. Parole che
possono, a loro volta, suscitare l’amore. Ma
quali sono le armi delle diverse lingue per
esprimere esattamente ciò che sentiamo? Sul piano
grammaticale, come nella vita, l’amore deve
essere condiviso. “Amare” in italiano,
francese, inglese, tedesco e spagnolo, è un verbo
transitivo che si accompagna a un complemento
oggetto, incarnato dall’essere amato. È raro
oggi impiegare la sola formula “Io amo”, anche
in presenza di un “sentimento assoluto”, a
meno che non si tratti di un affetto di
grandissima forza, ma generalmente doloroso. È
divertente osservare come la costruzione
linguistica del “ti amo” cambi da una lingua
all’altra, lasciando intravedere, secondo le
culture, esuberanza o timidezza, pudore o una
certa concezione particolare dell’amore. In
finlandese, il grado di transitività è debole ed
esprime letteralmente “amo un poco di te” (minä
rakastan sinua); ma così tradotto, il
sentimento perde un po’ del suo carattere totale
e appassionato. Perciò, sono l’intonazione e la
decomposizione delle sillabe a conferire alla
formula la sua forza di persuasione. In
giapponese, invece, il termine “amare” è
preso in prestito dal cinese, dato che il verbo
non esiste in questa lingua; sintatticamente
l’essere amato è spesso ridotto a uno stato di
oggetto del quale l’amante si appropria con una
certa superiorità, una traduzione che del resto
sposa la cultura del Giappone, fortemente
gerarchizzata. Esprimere amore precisando tutto ciò
che vi è sotteso in termini di abbandono sarebbe
tabù in molte culture, per esempio nella nostra
società giudaico-cristiana. Fin dalle sue prime
traduzioni, la Bibbia ha ridotto la nozione di
amore, indissociabile dal “ti amo”, a quella
greca di agapé, al senso di amicizia o di
carità, sbarazzandola così dell’eros, la
dimensione carnale considerata come una
perversione. Oggi, le parole d’amore sono
intimamente legate all’eros in senso erotico,
perfino nell’amore qualificato come paterno o
materno, dove si parla di Edipo e il sentimento è
visto anche sotto l’angolo carnale, se pur
rimosso.
Amici
animali
quelli
fedeli sono pochi, perché il principale obiettivo
dei maschi e delle femmine è garantire la
sopravvivenza della specie. Un’eccezione alla
regola: il castoro. Anche se il maschio è sterile,
la sua compagna non lo abbandonerà mai;
i
pesci-clown sono monogami;
il
pinguino imperatore è un ottimo marito e un padre
esemplare, interamente dedito alla sua famiglia;
il
gorilla ha il suo harem: un maschio dominante per
uno stuolo di belle femmine assolutamente
sottomesse;
la
scimmia bonobo, contrariamente allo scimpanzé, che
regola i conflitti con la violenza, si accoppia con
chi capita per calmare gli spiriti. In questa razza,
sono le femmine a condurre la danza. Masturbazione,
sesso orale, orge: tutti i mezzi sono buoni per
raggiungere i propri obiettivi. Fate l’amore, non
la guerra...