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Buona sera, oggi è giovedì 15 maggio 2008

L'amore a prova di scienza

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L'amore a prova di scienza

L'amore a prova di scienza
L’amore è un legame sociale inevitabile che invade le copertine, domina le conversazioni, esalta o abbatte i corpi e gli spiriti, e viene celebrato ufficialmente il 14 febbraio di ogni anno. In campo scientifico, invece, vengono esplorate piuttosto
le nozioni-satellite dell’amore per capire il comportamento amoroso attraverso l’emozione, il piacere, il desiderio, e l’attaccamento, ma anche la coppia, la famiglia e la sessualità nelle scienze umane. Piccola inchiesta su un sentimento universale.

Capire l’amore e il suo funzionamento, è questo l’obiettivo di molti scienziati. Per esempio, alcuni studiosi dell’Università di Pavia affermano di aver scoperto la molecola dell’amore, fondamentale all’inizio di un idillio, ma purtroppo effimera: la sua massima concentrazione dura solo un anno… E se invece lo stato amoroso fosse anormale, come afferma Boris Cyrulnik, celebre psichiatra francese? Alla domanda “Secondo lei, che cos’è l’amore?”, ecco come ha risposto: “E’ il più bel momento patologico di una personalità normale. Bello, perché si tratta di un’estasi, che però spesso sfiora l’angoscia. Si è perciò al limite della patologia … Lo stato amoroso è fuori dal normale. Una tale intensità affettiva chiude l’individuo nel proprio mondo intimo: il resto del mondo sbiadisce e non viene percepito”. È grave, dottore?

Psicobiologia dell’amore
Da sola, un’emozione non è in grado di scatenare e mantenere uno stato amoroso; e la forma più elementare del desiderio è l’altro e la sua conquista. Desiderare significa mobilitarsi in direzione di un “oggetto” che ci manca. È questa la condizione sine qua non di ogni essere vivente, ed è predeterminata. La scienza ritiene che nell’uomo una combinazione di segnali sensoriali e di meccanismi ormonali intracerebrali sia sufficiente al riconoscimento e alla creazione di un legame intenso; sarebbe questa la chimica del legame natale, la prima storia d’amore di ogni essere umano. Ma cosa succede invece nell’amore tra adulti, un rapporto tra due esseri non legati da alcuna parentela? Secondo una certa scuola psicologica, le nostre storie d’amore non sarebbero altro che prolungamenti del legame materno. Nel momento della nascita si creerebbe con la madre un rapporto basato sulla ricerca dei piaceri sensoriali, e a partire da questa prima relazione edonistica il bambino costruisce, durante il suo sviluppo successivo, ciò che potremmo definire “bacino di attrazione”: a poco a poco il bambino integra le sue prime soddisfazioni, e passerà tutta la sua vita a ricercare negli altri degli stimoli analoghi. La ricerca amorosa comincia perciò con la trasposizione del legame iniziale e dei primi elementi di soddisfazione sulla persona desiderata, e di fatto, la ricerca o il rifiuto del legame materno saranno sempre presenti, in un modo o in un altro, per tutto il resto della vita. Nel comportamento amoroso, l’attività psichica umana si sovrappone all’armamentario neurofisiologico. E questo determina la riuscita o il fallimento, la pienezza o il caos, e tutta la specificità di ogni storia d’amore.

Secondo altri esperti, i meccanismi dell’amore sarebbero troppo sottili per essere decifrati dalla biologia. La psicologia offrirebbe perciò, ancora oggi, le risposte migliori. Nella nostra infanzia saremmo “marchiati” da un certo tipo di relazione che in seguito cercheremo di ritrovare con le persone delle quali ci innamoriamo. Forse non ce ne rendiamo conto, ma la nostra storia personale, e non solo i rapporti con i nostri genitori, ma anche i nostri primi amori, e in generale le persone con le quali abbiamo avuto contatti significativi, sono importantissimi per la costruzione di un’immagine abbastanza precisa che ciascuno di noi fa del principe azzurro o della donna dei sogni.

Linguistica : variazioni sul «ti amo»
Né il corpo, né le emozioni traducono completamente ciò che è l’amore, e ci vogliono ancora le parole per esprimerlo. Parole che possono, a loro volta, suscitare l’amore. Ma quali sono le armi delle diverse lingue per esprimere esattamente ciò che sentiamo? Sul piano grammaticale, come nella vita, l’amore deve essere condiviso. “Amare” in italiano, francese, inglese, tedesco e spagnolo, è un verbo transitivo che si accompagna a un complemento oggetto, incarnato dall’essere amato. È raro oggi impiegare la sola formula “Io amo”, anche in presenza di un “sentimento assoluto”, a meno che non si tratti di un affetto di grandissima forza, ma generalmente doloroso. È divertente osservare come la costruzione linguistica del “ti amo” cambi da una lingua all’altra, lasciando intravedere, secondo le culture, esuberanza o timidezza, pudore o una certa concezione particolare dell’amore. In finlandese, il grado di transitività è debole ed esprime letteralmente “amo un poco di te” (minä rakastan sinua); ma così tradotto, il sentimento perde un po’ del suo carattere totale e appassionato. Perciò, sono l’intonazione e la decomposizione delle sillabe a conferire alla formula la sua forza di persuasione. In giapponese, invece, il termine “amare” è preso in prestito dal cinese, dato che il verbo non esiste in questa lingua; sintatticamente l’essere amato è spesso ridotto a uno stato di oggetto del quale l’amante si appropria con una certa superiorità, una traduzione che del resto sposa la cultura del Giappone, fortemente gerarchizzata. Esprimere amore precisando tutto ciò che vi è sotteso in termini di abbandono sarebbe tabù in molte culture, per esempio nella nostra società giudaico-cristiana. Fin dalle sue prime traduzioni, la Bibbia ha ridotto la nozione di amore, indissociabile dal “ti amo”, a quella greca di agapé, al senso di amicizia o di carità, sbarazzandola così dell’eros, la dimensione carnale considerata come una perversione. Oggi, le parole d’amore sono intimamente legate all’eros in senso erotico, perfino nell’amore qualificato come paterno o materno, dove si parla di Edipo e il sentimento è visto anche sotto l’angolo carnale, se pur rimosso.

Amici animali

  • quelli fedeli sono pochi, perché il principale obiettivo dei maschi e delle femmine è garantire la sopravvivenza della specie. Un’eccezione alla regola: il castoro. Anche se il maschio è sterile, la sua compagna non lo abbandonerà mai;
  • i pesci-clown sono monogami;
  • il pinguino imperatore è un ottimo marito e un padre esemplare, interamente dedito alla sua famiglia;
  • il gorilla ha il suo harem: un maschio dominante per uno stuolo di belle femmine assolutamente sottomesse;
  • la scimmia bonobo, contrariamente allo scimpanzé, che regola i conflitti con la violenza, si accoppia con chi capita per calmare gli spiriti. In questa razza, sono le femmine a condurre la danza. Masturbazione, sesso orale, orge: tutti i mezzi sono buoni per raggiungere i propri obiettivi. Fate l’amore, non la guerra...

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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