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Buona notte, oggi è lunedì 12 maggio 2008

Il triangolo maledetto: gelosia e invidia

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Il triangolo maledetto: gelosia e invidia

In queste pagine parleremo di emozioni. Come avremo modo di scoprire, esse giocano un ruolo fondamentale nella nostra vita relazionale, non solo perché provare alcune emozioni piuttosto di altre può determinare la durata nel tempo di una relazione o il suo deterioramento, ma anche perché sono parte integrante delle nostre interazioni e comunicazioni: proviamo gioia, tristezza, rabbia, invidia grazie o a causa delle emozioni che gli altri ci comunicano, e questi altri a loro volta provano emozioni come risposta, in uno scambio continuo.

Il triangolo maledetto: gelosia e invidia 
Tra le emozioni che più squisitamente caratterizzano una relazione di coppia, coniugale e non, una speciale considerazione spetta alla gelosia. Colorata di toni accesi e talvolta drammatici, non è difficile trovare quest'esperienza emotiva descritta in vari contesti, che spaziano dalla letteratura a partire da Shakespeare fino ai nostri giorni, al cinema, agli articoli di cronaca nera. Indubbiamente si tratta di un'esperienza molto diffusa e condivisa anche in culture diverse, tanto che verrebbe da dire: "Chi non hai mai sofferto almeno una volta le pene della gelosia, scagli la prima pietra!". Ma che cos'è quest'emozione e perché si prova? Comunemente si tende a pensare che la gelosia sia sinonimo di passione e di amore, ma non è esattamente così. Si può amare intensamente qualcuno senza esserne necessariamente gelosi. Inoltre, la gelosia è stata spesso confusa con l'invidia o quantomeno le due emozioni sono state utilizzate in maniera intercambiabile. Ad esempio, è facile che qualcuno dica di essere geloso del successo altrui, ma non è che un modo diverso di esprimere, comunicare la nostra invidia. E' comunque importante tenere presente che anche se queste due emozioni possono sembrare abbastanza vicine e per alcuni aspetti simili, in realtà sono abbastanza diverse tra loro. La gelosia si caratterizza per la presenza di un rapporto triangolare, ai cui estremi troviamo: chi è geloso, l'oggetto della nostra gelosia, e infine chi la provoca o colui nei confronti del quale si è gelosi. A dir il vero, anche nell'invidia si può immaginare un rapporto triangolare in cui troviamo chi invidia, l'oggetto dell'invidia e l'invidiato.

Ma allora in che cosa sono diverse? Per rispondere a questa domanda ritorniamo alla nostra relazione triangolare. Supponiamo cioè che A abbia già una relazione con B, mentre C vorrebbe avercela. C proverà invidia verso A, mentre qualsiasi tentativo da parte di C di entrare in relazione con B causerà in A gelosia. La differenza più importante tra le due emozioni sta dunque nel fatto che mentre alla base dell'invidia vi è il desiderio di ottenere qualcosa che qualcun altro possiede e che noi non possediamo, nel caso della gelosia c'è la minaccia che qualcun altro ci porti via ciò che già possediamo, che in genere è una persona, l'oggetto del nostro amore, l'amato o l'amata, su cui pretendiamo di avere l'esclusiva. 

Possiamo dire, dunque, che in generale la gelosia insorge in seguito alla percezione di una minaccia a una relazione affettiva. Di solito siamo gelosi quando pensiamo che il partner è attratto da qualcun altro. Tuttavia ciò che scatena quest'emozione può andare molto al di là e comprendere un'ampia gamma di situazioni. Potenzialmente siamo gelosi ogniqualvolta un qualche tipo di interesse può distogliere seriamente il nostro partner da noi e dalla relazione che ha con noi. In questo senso si può essere gelosi quando l'altro trascorre del tempo con gli amici, con i familiari, o anche quando sentiamo che è molto preso dal lavoro o dallo studio. Resta comunque il fatto che la situazione esterna scatenante più frequente, ma anche quella che più facilmente ci viene alla mente è quella in cui c'è un rivale. Inoltre, in casi del genere, non è necessario aver visto il nostro amato amoreggiare o civettare, venirne a conoscenza tramite altri, o comunque avere delle prove. L'importante è credere che l'amato ha un interesse per qualcun altro, interesse che può essere sia di tipo sessuale sia sentimentale o di entrambi i tipi, a prescindere da quanto questa credenza corrisponda o no alla realtà. 

Ma al di là della specifica situazione esterna scatenante, che ovviamente è soggetta a variazioni, come mai ci sono delle persone più gelose di altre? Quando si è ossessionati dall'emozione, fino a che punto si può parlare di gelosia cronica, o di "gelosia come una malattia"? E perché alcuni reagiscono con rabbia e violenza verbale ma anche fisica, e ad altri invece si deprimono e si aggrappano disperatamente all'altro nel tentativo di evitare una perdita disastrosa? E ancora, è veramente utile indurre la gelosia nell'amato, come una tecnica per (ri)conquistarlo? A queste e ad altre domande cercheremo di rispondere nei nostri prossimi incontri.

Rita D'Amico, Le colpe degli amanti. Dalla sofferenza all'empatia, Il Mulino - Intersezioni
pp. 160, L. 20.000 (euro 10,33)
ISBN-88-15-08186-0
In libreria dal 14 settembre 2001

Sentirsi in colpa fa stare bene con gli altri: una sorprendente scoperta dalla psicologia delle emozioni.

Il volume
Per molti decenni del senso di colpa si sono messi in rilevo solo gli aspetti negativi, gli effetti dolorosi e talvolta autodistruttivi. Lo testimonia il numero crescente di libri, articoli, manuali di auto-aiuto che esortano per l'appunto a difendersene e a liberarsene. Solo da qualche tempo il senso di colpa ha trovato la sua dignità di emozione non collegata direttamente a disfunzionalità patologiche. Prendendo a riferimento le relazioni e non più le singole soggettività si è infatti riscontrato che chi prova senso di colpa possiede alcune qualità ritenute indispensabili per il buon funzionamento di tutti i rapporti interpersonali: la sensibilità verso gli altri e l'attenzione verso il benessere altrui. In questo libro si guarda al senso di colpa in una prospettiva nuova che aiuta a comprenderne le potenzialità e a considerarlo come un aspetto della nostra ricchezza emotiva. Oltre a scoprirne meccanismi e modalità, esso viene analizzato come risorsa all'interno delle relazioni affettive: quando amiamo qualcuno sviluppiamo una particolare sensibilità verso le conseguenze negative che le nostre parole e le nostre azioni possono avere sull'altro e con il passare del tempo impariamo a non farlo soffrire. Se l'altro a sua volta apprezza e valorizza questo atteggiamento allora l'immagine di entrambi ne esce rafforzata, i legami di fiducia rinsaldati, gli scambi reciproci prolungati nel tempo. Grazie anche alle numerose testimonianze riportate i lettori potranno facilmente ritrovare se stessi e le proprie esperienze, e avranno uno stimolo a comprendere meglio i propri comportamenti. L'autrice Rita D'Amico è ricercatrice presso l'Istituto di Psicologia del Cnr di Roma. Tra i suoi libri "Sensi di colpa" (con C. Castelfranchi e I. Poggi, Giunti, 1994) e "Sguardi differenti. Prospettive sociologiche e psicologiche della soggettività femminile" (con F. Bimbi, Angeli, 1998).

BIBLIOGRAFIA
Brehm, S.S. (1992). Jealousy. In: Intimate relationships. New York: McGraw-Hill.

Guerrero, L.K. & Andersen, P.A. (1998). Jealousy experience and expression in romantic relationships. In: Andersen P.A. & Guerrero (a cura di), Handbook of communication and emotion. New York: Academic Press.

Per saperne di più sull'invidia, consiglio la lettura di: Miceli, M. (1988). Invidia. In: C. Castelfranchi (a cura di), Che figura. Emozioni e immagine sociale. Bologna: Il Mulino.

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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