Duepiu.Net, vivere meglio in coppia, seduzione, speciali, costume

Duepiu.Net, vivere meglio in coppia

Google

Buon giorno, oggi è domenica 25 giugno 2017

Le cause della gelosia, ovvero non tutti amano allo stesso modo

pubblicità

pubblicità

Le cause della gelosia, ovvero non tutti amano allo stesso modo

Continuiamo il nostro “viaggio” entro i territori della gelosia, e cerchiamo di capire come mai ci sono delle persone più gelose di altre, perché alcuni di noi reagiscono alla gelosia con manifestazioni di rabbia verso l’esterno, mentre altri si disperano nell’eventualità di una perdita disastrosa.

Per molto tempo il fattore che gli psicologi hanno considerato all’origine di una maggiore propensione alla gelosia è stato il livello di autostima. Da questo punto di vista, una persona che pensa male di sé o ha una bassa autostima è facilmente portata a vedere ogni situazione che distoglie l'attenzione del partner da lei come una minaccia al rapporto.

Tuttavia, l’esperienza di tutti i giorni ci offre una casistica molto ampia di esempi che mettono in discussione la validità di questo fattore scatenante. Ci sono persone che sembrano trarre un’enorme soddisfazione dal successo ottenuto in diversi ambiti della propria vita, ad esempio nel lavoro, nelle amicizie, nel tempo libero, e ciò lascerebbe supporre la presenza di una buona autostima. Nello stesso tempo, però, nella vita di coppia queste persone sono tormentate dalle pene della gelosia.

Situazioni del genere fanno riflettere: come mai una persona sicura di sé e di successo si sente così facilmente minacciata se il partner è attratto da qualcun altro o semplicemente coltiva un interesse che sembra allontanarlo da lei? In realtà non è tanto l'autostima in generale l'aspetto da tener presente, ma semmai è quanto una persona si sente adeguata, a proprio agio e sicura all'interno di una relazione d'amore.

Esiste infatti una relazione negativa tra sicurezza personale e gelosia, che si può sintetizzare in questo modo: tanto più si è sicuri, tanto meno si è gelosi.

Secondo alcuni psicologi, questo senso di sicurezza può essere il risultato delle prime esperienze affettive di vita con i genitori, esperienze che giocano un grosso ruolo nel creare le rappresentazioni interne che le persone hanno di sé e del loro mondo relazionale, cioè l’immagine che hanno di sé e degli altri. Da questa prospettiva, le persone si differenziano nell’essere più o meno gelose a seconda della configurazione che viene ad assumere l’immagine di sé e quella degli altri. Una prima configurazione si ha quando sia la propria immagine sia l’immagine degli altri sono positive, si pensa cioè di essere degni di amore e si pensa anche che gli altri sono ben disposti e ci vorranno bene. Questa configurazione predispone verso una modalità d’amare o attaccamento che viene definito sicuro. Le persone che presentano un attaccamento sicuro si muovono appunto con sicurezza in un rapporto e non sono spaventate da eventuali rivali o dal semplice fatto che il partner ha altri interessi al di fuori della relazione: di conseguenza, la gelosia che provano è veramente minima.

Quando invece a un’immagine negativa di sé, che spesso porta a chiedersi: "perché mai qualcuno dovrebbe volermi bene?", si associa un’immagine positiva degli altri, di solito si ha un forte bisogno di ottenere conferme in positivo dal partner e la modalità d’amare viene definita attaccamento preoccupato. In questi casi, qualsiasi interesse che distoglie il partner dalla relazione che ha con noi costituisce una minaccia e, di conseguenza, si è più soggetti alla gelosia. E così, al minimo sospetto, si tende a spiare ogni mossa dell’amato, per paura di perderlo e ci si aggrappa a lui nel tentativo di tenerlo vicino. Nello stesso tempo però, si rimprovera spesso l’amato, cercando di farlo sentire in colpa per ogni minima mancanza di attenzione e di riguardo, nella speranza che, così facendo, si riuscirà a modificarne il comportamento. Purtroppo queste reazioni, lungi dal facilitare l’esito desiderato, spesso producono nel partner un comportamento opposto. Sentendosi spiato e sotto osservazione anche senza un motivo apparente, l’amato tenderà a prendere le distanze, nel tentativo di recuperare quella libertà di cui si sente privato. E così la reazione del partner provocherà il riaccendersi della gelosia, in un circolo vizioso senza fine.

Infine, le persone con una rappresentazione interna positiva di sé e una negativa degli altri hanno una modalità d’amare che viene definita attaccamento evitante. Esse si caratterizzano come abbastanza indipendenti dalla relazione, e semmai hanno il problema di non riuscire ad innamorarsi facilmente di qualcuno. Per questo motivo, provano meno facilmente l’emozione della gelosia, e anche quando la provano, non subiscono a lungo le conseguenze negative di questa emozione: anche di fronte all’evidenza di un tradimento non si disperano all’idea di perdere il partner, ma semmai reagiscono aggredendo il rivale e scaricando su di lui la colpa dell’accaduto.

E’ evidente dunque che differenze individuali nella modalità d’amare o stile di attaccamento possono influenzare la facilità con cui si è gelosi, ma soprattutto possono influenzare le reazioni degli amanti a questa emozione. Come abbiamo appena visto nel caso delle persone con un attaccamento di tipo preoccupato, queste reazioni possono risultare disfunzionali per l’individuo e conferire alla gelosia quella negatività che di solito le viene attribuita.

Queste considerazioni potrebbero indurci a pensare che l'essere gelosi o meno è solo un problema da ricondurre all'individuo e alle sue esperienze infantili con i genitori. In realtà, poiché si tratta di un’emozione complessa, anche le sue cause non sono semplici e soprattutto non sono univoche. In altre parole, sarebbe troppo semplicistico spiegare la gelosia riconducendola ad un’unica causa. Ad esempio, esistono alcune caratteristiche della relazione che costituiscono un terreno molto fertile per “coltivare” la gelosia, così come non vanno dimenticate le radici storico-culturali dell’emozione e la diversa influenza che possono avere sui modi in cui uomini e donne fanno esperienza di questa emozione. Entrambi questi aspetti verranno affrontati quanto prima su queste pagine.

Rita D'Amico, Le colpe degli amanti. Dalla sofferenza all'empatia, Il Mulino - Intersezioni
pp. 160, L. 20.000 (euro 10,33)
ISBN-88-15-08186-0
In libreria dal 14 settembre 2001

Sentirsi in colpa fa stare bene con gli altri: una sorprendente scoperta dalla psicologia delle emozioni.

Il volume
Per molti decenni del senso di colpa si sono messi in rilevo solo gli aspetti negativi, gli effetti dolorosi e talvolta autodistruttivi. Lo testimonia il numero crescente di libri, articoli, manuali di auto-aiuto che esortano per l'appunto a difendersene e a liberarsene. Solo da qualche tempo il senso di colpa ha trovato la sua dignità di emozione non collegata direttamente a disfunzionalità patologiche. Prendendo a riferimento le relazioni e non più le singole soggettività si è infatti riscontrato che chi prova senso di colpa possiede alcune qualità ritenute indispensabili per il buon funzionamento di tutti i rapporti interpersonali: la sensibilità verso gli altri e l'attenzione verso il benessere altrui. In questo libro si guarda al senso di colpa in una prospettiva nuova che aiuta a comprenderne le potenzialità e a considerarlo come un aspetto della nostra ricchezza emotiva. Oltre a scoprirne meccanismi e modalità, esso viene analizzato come risorsa all'interno delle relazioni affettive: quando amiamo qualcuno sviluppiamo una particolare sensibilità verso le conseguenze negative che le nostre parole e le nostre azioni possono avere sull'altro e con il passare del tempo impariamo a non farlo soffrire. Se l'altro a sua volta apprezza e valorizza questo atteggiamento allora l'immagine di entrambi ne esce rafforzata, i legami di fiducia rinsaldati, gli scambi reciproci prolungati nel tempo. Grazie anche alle numerose testimonianze riportate i lettori potranno facilmente ritrovare se stessi e le proprie esperienze, e avranno uno stimolo a comprendere meglio i propri comportamenti. L'autrice Rita D'Amico è ricercatrice presso l'Istituto di Psicologia del Cnr di Roma. Tra i suoi libri "Sensi di colpa" (con C. Castelfranchi e I. Poggi, Giunti, 1994) e "Sguardi differenti. Prospettive sociologiche e psicologiche della soggettività femminile" (con F. Bimbi, Angeli, 1998).

torna indietro

segnala a un amico

inzio pagina

Pagina aggiornata al 15/09/2013

copyright © duepiu.net 2000-2017, tutti i diritti riservati