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Buon giorno, oggi è giovedì 17 maggio 2012

Prepararsi alle feste

 

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Prepararsi alle feste

I primi segnali dell’arrivo imminente delle feste hanno cominciato ad apparire ad ottobre, si sono accentuati a novembre e da dicembre sembra di essere completamente nel pieno. Un vortice di luci, colori, profumi, un turbinio di pensieri, regali, pranzi, cene, ricorrenze affollano la mente e diventa sempre più difficile prendere le distanze da dei meccanismi che una volta avviati sembrano lasciare poco spazio alla riflessione, alla calma, al riposo, al piacere lento, meditato in senso fisico, psichico e spirituale di un lungo periodo di feste. Eppure cambiare è possibile. É possibile vivere l’attesa delle feste, i momenti clou e i giorni a seguire in modo più meditato, profondo e sentito, senza farsi prendere nel tumulto esclusivo della materialità, del “dovere”, delle scadenze, delle incombenze e degli impegni. Vediamo qualche possibile spunto su come fare.

I doni
Fare e ricevere doni: niente di più semplice, ma solo all’apparenza. In realtà non è esclusivamente una questione economica, anzi, al limite, questa è sola la minima parte di un processo che assume significati ben più ampi e profondi. É necessario un lungo cammino evolutivo personale per imparare a donare e a ricevere doni con umiltà, riconoscenza e gratitudine.

Il bambino, fin da piccolo, accetta ciò che le persone care gli offrono, ma lo considera qualcosa di “dovuto”, in parte anche necessario per la sua sopravvivenza. Accogliere con consapevolezza un dono implica il riconoscimento dell’altro come individuo distinto da sé, in grado di apportare qualcosa dall’esterno, che non è solo un oggetto materiale, concreto, ma una vera e propria parte di sé. In questo senso si provi a pensare il senso di dolore, di tristezza, di vero e proprio rifiuto di noi come persone quando un nostro regalo non viene accettato o, ancor peggio, restituito. In quest’ultimo caso è come se il legame che il dono aveva contribuito a sancire si spezzasse e questo è particolarmente evidente nel caso della rottura di una relazione d’amore.

Donare significa offrire una parte di sé, del tempo per l’ideazione e la complessa scelta del regalo: il ricevente è stato pensato e come tale è parte della mente e del cuore del donatore. In questa prospettiva diventa evidente più che mai il valore simbolico del dono: “É il pensiero che conta”. Non il valore economico, dunque, non un contratto, uno scambio, non un dare per avere, ma qualcosa di spontaneo, di non premeditato.

E il Natale, l’Epifania che oggi più che mai sono diventate le “feste laiche del regalo”, come si possono conciliare con tutto questo? Ad esempio, non attendendo tali ricorrenze per donare e per donarsi agli altri, ma cercando di offrire e offrir-si in modo più spontaneo, sentito e gratuito ogni volta che ci sentiamo di farlo. E, di riflesso, consentendo anche al nostro prossimo di essere per lui destinatari dei suoi doni. Una carezza, una telefonata, un fiore raccolto in un campo: molteplici sono i modi per dire “ti ho nel cuore, mi sono ricordato di te”. Sta a ciascuno di noi seguire ciò che il cuore e la fantasia ci suggeriscono.

A quel punto anche la ricerca affannosa del regalo all’ultimo minuto verrà spontaneamente meno per lasciare il posto ad un processo più lento, meditato, empatico, in cui il ricevente resta costantemente nei nostri pensieri, ma soprattutto nel nostro cuore. Già, perché il dono, non dimentichiamolo, deve essere gradito prima di tutto a chi lo riceve, ancor più e ancor prima che a chi lo offre.

E con i figli e i nipoti che a gran voce chiedono gli ultimi ritrovati tecnologici, spesso assai costosi, per essere al passo con i tempi, ma soprattutto con gli amici e i compagni? Quanto prima si riesce a trasmettere loro una sana cultura del dono, tanto più essi riusciranno a farla propria in modo profondo e duraturo. Il dono più grande che si può offrire è trasmettere (e “insegnare” a fare altrettanto) a chi ci sta intorno il proprio essere e il proprio esser-ci: io sono qui, per te. Sta a noi decidere, secondo le nostre intenzioni e possibilità, quando questo si può declinare anche con un dono in forma di oggetto concreto.

Feste e ricorrenze
I ricordi dei periodi di festa trascorsi in famiglia, quando si era piccoli, coccolati e vezzeggiati, mentre si attendeva trepidanti l’arrivo di Babbo Natale, Gesù Bambino o la Befana, il ricordo della famiglia allargata, con parenti e amici, i profumi, i colori, il gusto delle pietanze preparate con amorevole cura, i giochi e le attività svolte insieme si sedimentano nella nostra mente e ancora da adulti, sebbene a volte in modo velato e indiretto, vorremmo cercare di ricreare quelle atmosfere, oppure, all’opposto, vorremmo realizzare ciò che in passato riteniamo di non avere avuto, visto o vissuto.

Sulla base di tutto ciò si innesca un meccanismo che vede da una parte il tentativo vano di ricreare un passato che non esiste più se non nella nostra mente, spesso sotto forma di ricordi che distorcono e idealizzano una realtà trascorsa. Dall’altra si va alla ricerca e alla realizzazione di un “mito”, che si identifica con la ricerca delle “feste perfette”. Ma…che fatica! I regali, gli addobbi, i pranzi, le cene, ogni cosa deve essere sistemata a puntino. Nessuno spazio per gli imprevisti, per la spontaneità: forse delle feste un po’ rigide, ingessate, in cui i bimbi non devono sgualcirsi i vesti, non devono macchiare il pavimento, il marito (o la moglie) deve mostrarsi stupito e soddisfatto per il regalo solo in apparenza inatteso.

Anche in questo senso può essere più proficuo cercare di vivere le feste come ci si sente di farlo, non come “impongono” le tradizioni sociali, culturali, familiari o religiose, cercando di mettere da parte il passato delle festività idealizzate o il futuro di una festa perfetta, per ricollocarsi nel presente, qui e adesso. Re-imparare ad apprezzare le piccole cose, il fatto di avere, per un’altra volta, la rinnovata possibilità di festeggiare, da soli o con i propri cari, perché la “festa” è prima di tutto e soprattutto una dimensione interiore, qualcosa che si ha dentro e che si desidera condividere con gli altri. In questo senso, in fondo, ogni giorno può essere una “piccola festa”: una festa per aver avuto il dono di poter riaprire gli occhi ad un nuovo giorno, per aver visto un fiore sbocciato di fresco sul terrazzo, per essere stati chiamati “mamma” o “papà” per la prima volta dal proprio figlio, per essere stati ringraziati quando in auto abbiamo dato la precedenza ad un altro automobilista.

In conclusione, se riusciamo a de-idealizzare le “grandi feste” e se, allo stesso tempo, diventiamo capaci di vivere come una festa anche la nostra quotidianità sarà più semplice e soddisfacente rapportarsi alle “feste consumistiche” e scegliere con più autenticità e consapevolezza come viverle.

Anna Fata, Il ben-essere in azienda Elementi di teoria e di pratica per una migliore qualità della vita professionale, Nuova IPSA editore, 2008

Riportare l’individuo al centro, coltivare mente, corpo e spirito per dare vita ad un ‘organismo azienda’ sano, equilibrato, armonico e produttivo. Questo è l’imperativo del nuovo millennio per il manager illuminato. Non esiste una soluzione di continuità tra vita intima, privata e quella pubblica, socio professionale: esiste un continuum che è dato dall’essere, rispetto al quale si esplica il fare. Fare creativo, innovativo, produttivo: le prestazioni di eccellenza scaturiscono da persone che si sentono riconosciute come tali e che vengono messe nelle condizioni migliori per poter esprimere se stesse e i propri talenti. Coltivare il ben-essere in un contesto aziendale significa creare l’ambiente umano ideale per la crescita delle persone e dell’azienda stessa: non è possibile scindere ciò che in natura è unito. Ogni organismo azienda è composto da cellule, le persone, che grazie alla loro presenza e alla sinergia congiunta danno vita ad un quid che è qualcosa che è maggiore della somma delle sue parti, e i cui prodotti che originano sono la diretta espressione della loro armonia. Nella loro complessità di rapporti, individui, aziende, operati sani vanno di pari passo, grazie ad un circolo virtuoso che si può creare tra loro.

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LO ZEN E L'ARTE DI CUCINARE

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Pagina aggiornata al 02/11/2010

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