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Buona notte, oggi è lunedì 12 maggio 2008

Cambiare, mutare, trasformare: un moto incessante di sviluppo e di crescita

 

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Cambiare, mutare, trasformare: un moto incessante di sviluppo e di crescita

Due vie si aprivano in un bosco.
Io presi la meno frequentata.
E questo fu a cambiare tutto
R.Lee Forst

Cambiare, mutare, trasformare, due termini molto ricorrenti oggi, in un’epoca di rivolgimenti repentini, incessanti, a volte anche assai radicali.

Eppure, vi è una sottile differenza tra i tre.

Cambiare deriva dal greco kàmbein, kàmptein, che significa curvare, girare intorno, piegare e per estensione indica il tramutare o permutare una cosa per un’altra. In italiano è rimasta l’ampia sfaccettatura di significati attribuiti a tale termine: mettere una cosa o persona al posto di un’altra, quindi il concetto di sostituzione, e poi trasformare, barattare, diventare diverso.

Non sempre questo comporta delle variazioni percepibili dall’esterno, può essere anche una diversa prospettiva, un nuovo filtro mentale che può farci avvertire l’esistenza di un cambiamento.

Mutare, invece, deriva dal latino movitàre, movère, che connota il variare, il rendere una cosa diversa da quella che è. C’è una componente maggiormente attiva in tale processo, nonché di intenzionalità, contrariamente al cambiare che non sempre è attivamente voluto né ricercato. In italiano è il rendere diverso, il trasformare.

Trasformare, da trans (al di là) formàre, fòrma (aspetto, figura esteriore delle cose), è il far mutare forma o aspetto a qualcosa o qualcuno. E’ un cambiamento radicale, in questo caso, che raggiunge l’essenza, che non si limita alla forma, ma va al di là di essa.

Al di là delle sfere socioeconomica, produttiva e politica attuale che hanno assunto il cambiamento a loro icona, l’essenza di esso pervade tutta la realtà vivente e non dell’ambiente in cui siamo immersi e come tale ci riguarda in prima persona. Non possiamo chiamarci fuori da un processo che di per sé è la condizione intrinseca e indispensabile per la nostra esistenza.

La vita è cambiamento.
Se smetti di cambiare smetti di vivere
S.Lawrence

Si sente molto parlare di ‘gestire il cambiamento’, ‘favorire il cambiamento’, ‘prepararsi al cambiamento’, come se esistessero delle ricette magiche per compiere questo. Qualcosa che in origine era un processo naturale, che avveniva da sé, l’abbiamo reso artificiale, o, peggio, artificioso. Ci siamo opposti, abbiamo tentato di domarlo – e forse queste espressioni rappresentano la vana illusione di poterci riuscire – e, magari, siamo convinti di essere sulla buona strada per farlo.

Ma se il cambiamento è qualcosa che ci è connaturato, come viverlo al meglio?

E ancor più, che cosa c’è nel cambiamento che crea tutte queste resistenze che cerchiamo di mascherare tentando di controllare il processo? Un paragone può rendere più intuitiva la situazione.

Il cambiamento è come l’acqua, sempre in moto, anche quando visivamente non ce rendiamo conto, è plastica, adattabile, per certi aspetti poco prevedibile a priori. Noi possiamo fare in modo che il suo decorso venga favorito pulendo gli argini e il letto dei fiumi: la sua quantità può variare a seconda delle stagioni e delle condizioni meteo. In tal senso, possiamo ‘preparare il terreno’, ma difficilmente possiamo controllarle l’iter. Quanti argini sono stati devastati, quante dighe polverizzate di fronte alla sua forza?

E dunque: se il cambiamento è qualcosa di naturale, nella nostra esistenza quotidiana possiamo allenarci a favorirlo, creando le condizioni ottimali affinché abbia luogo. Come? Non opponendoci, non creando resistenze, pur con una direzione di vita (gli argini) a grandi linee definita, quel duplice processo che a oriente chiamano ‘radicamento’ e ‘libero fluire’. 

Sbarazzarsi dell’illusione di poter controllare, prevedere ogni cosa, evento, situazione, è il primo passo in tale direzione. Seguono l’avere con sé una buona ‘bussola’ che ci possa aiutare nei momenti di calma, ma anche in quelli di tempesta, di confusione interiore, il nutrire un senso di fiducia in sé e nella naturale saggezza del mondo: c’è un ordine intrinseco anche nel caos più profondo, come c’insegnano le teorie quantistiche, che sta a noi individuare. Quest’ultimo aspetto richiama ad un cammino che vede una ricerca di senso che non solo riguarda ciascun singolo individuo, ma ancor più il rapporto che lo lega all’universo, la sua missione di vita, e il contributo che può fornire ad esso.

La vita appartiene ai viventi,
e chi vive deve essere preparato ai cambiamenti
W.Goethe

Il cambiamento comporta dei fattori di fondamentale importanza: la libertà, o meglio, il ri-appropriarsi di essa con consapevolezza, la responsabilità, e il coraggio.

Implica la capacità di essere veramente se stessi, di mettere a frutto le proprie potenzialità, di portare alla luce le qualità, insieme ai limiti, che tendiamo a confinare nelle nostre zone d’ombra. E’ l’affermazione di sé, a dispetto delle aspettative altrui, ma anche delle proprie, di quel che ci prospettano i nostri ‘io ideale’ (come vorrei essere) e ‘io normativo’ (come dovrei essere).

Questo processo necessita di coraggio, un termine non casuale, che nella sua radice richiama il cuore (coràticum), un andare alla radice di noi stessi, nella parte più intima e autentica. Prima ancora, quindi, di parlare di cambiamento della società, dell’economia, della cultura o, ancor peggio, delle persone che ci circondano, forse dovremmo, più umilmente ri-apprendere a vivere il nostro personale processo di cambiamento.

Per tutti i cambiamenti importanti
dobbiamo intraprendere un salto nel buio
W.James

Una quota di insicurezza, di incertezza, a volte anche di timore è inevitabile di fronte ad una transizione: si lascia qualcosa che si conosce - che ci faccia stare bene o meno, di per sé è comunque una presunta parziale sicurezza – per avvicendarsi verso qualcosa d’altro che è del tutto nuovo e nessuna esperienza precedente da sola può offrire le indicazioni necessarie e i riferimenti per affrontare in toto quella presente. Ogni situazione, così come ogni persona con cui si viene a contatto è un mondo sconosciuto e i riferimenti che potevamo avere in precedenza non vanno più bene. Possono essere d’aiuto, ma non sono mai sufficienti. Quel che ci può aiutare in tali momenti è la fiducia in sé, l’aver fede, il credere fermamente che ce la si possa fare, in virtù di successi ottenuti nel passato.

Anche il rito può essere d’aiuto nei momenti di transizione: inteso in termini ampi, non necessariamente codificato in contesto religioso, esso apre le porte alla spiritualità, permette di sentirsi in connessione con un universo sconfinato in cui tutto e tutti sono immersi nello stesso processo di mutamento. Questo non solo aiuta a fronteggiare meglio i vissuti di solitudine ontologica che caratterizzano ciascuno di noi, ma offre anche la possibilità di vivere con sacralità, riverenza, e gratitudine ogni istante della nostra vita. Contribuisce, quindi, a costruire quegli ‘argini interni’ nei quali ci possiamo sentire liberi di muoverci e di sperimentare la nostra libertà.

Anna Fata, Il ben-essere in azienda Elementi di teoria e di pratica per una migliore qualità della vita professionale, Nuova IPSA editore, 2008

Riportare l’individuo al centro, coltivare mente, corpo e spirito per dare vita ad un ‘organismo azienda’ sano, equilibrato, armonico e produttivo. Questo è l’imperativo del nuovo millennio per il manager illuminato. Non esiste una soluzione di continuità tra vita intima, privata e quella pubblica, socio professionale: esiste un continuum che è dato dall’essere, rispetto al quale si esplica il fare. Fare creativo, innovativo, produttivo: le prestazioni di eccellenza scaturiscono da persone che si sentono riconosciute come tali e che vengono messe nelle condizioni migliori per poter esprimere se stesse e i propri talenti. Coltivare il ben-essere in un contesto aziendale significa creare l’ambiente umano ideale per la crescita delle persone e dell’azienda stessa: non è possibile scindere ciò che in natura è unito. Ogni organismo azienda è composto da cellule, le persone, che grazie alla loro presenza e alla sinergia congiunta danno vita ad un quid che è qualcosa che è maggiore della somma delle sue parti, e i cui prodotti che originano sono la diretta espressione della loro armonia. Nella loro complessità di rapporti, individui, aziende, operati sani vanno di pari passo, grazie ad un circolo virtuoso che si può creare tra loro.

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Pagina aggiornata al 20/03/2008

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