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Quante
volte sarà capitato a molti di noi, specie di
fronte ad una importante questione professionale, di
non riuscire a venire a capo di una decisione.
Pensare e ripensare, arrovellarsi, studiare,
rivedere i dati, eppure, non sapersi decidere.
Gli elementi concreti a propria disposizione
porterebbero in una direzione, ma non ci si sente
pienamente convinti.
E così ci si abbandono al dubbio amletico: che
fare, istinto o ragione?
E
ancora: quante volte le faccende professionali
vengono portate ben oltre l’ufficio, magari a
casa, in famiglia, in vacanza, come un pensiero
ossessivo, ricorrente, che occupa fino a totalizzare
lo spazio presente?
E
quanto di frequente tutto questo, se portato al
limite, influisce in aggiunta sul ben-essere (o
mal-essere) non solo della mente, impegnata in un
estenuante lavorio continuo che le sottrae energie
che potrebbero essere impiegate altrimenti, ma anche
del corpo, con cefalee, iperacidità gastrica,
tensioni muscolari, bruxismo (cioè
digrignamento notturno dei denti), ipertensione,
calo del desiderio sessuale, tra i sintomi più
comuni.
Lo spirito, tra questi due estremi, resta
schiacciato, sotto il peso di un carico che rende
gravosa ogni cosa, toglie entusiasmo, spegne la
creatività, lo spirito di innovazione, la
propositività, rende pessimisti, tetri, lugubri.
I
riflessi che queste condizioni psicofisiche possono
avere sulla vita intima, privata, così come su
quella professionale della persona sono
immediatamente evidenti.
I costi sociosanitari lievitano, la produzione
industriale cala in termini di quantità e qualità.
Cosa
è possibile fare per uscire da questo tunnel, o,
ancora meglio, evitare di entrarci?
Investendo sulla persona, la quale conduce una vita privata, così come
professionale.
L’essere è sempre il medesimo, pur nella diversità
dei contesti e dei ruoli.
E
una persona che sta bene, rende anche più armonico
l’ambiente che frequenta, specie quello
professionale, ove le tensioni, gli attriti, gli
scambi accesi sono all’ordine del giorno.
Relazioni più serene favoriscono degli scambi
costruttivi e anche laddove questi possono talvolta
sfociare in diverbi, diviene relativamente più
semplice fare in modo che questi possano essere
utilizzati come molla propulsiva per nuovi successi
di lavoro e di vita.
Numerosi
possono essere gli strumenti per creare e ri-creare
costantemente ben-essere tra le persone. Uno di
questi è la meditazione.
Si tratta di un approccio profondo, radicale, che
giunge all’essenza di ciascun individuo.
Questo
è il motivo della sua efficacia.
La
meditazione non lascia indifferenti, chiama ciascuna
persona di fronte a sé, senza alcuna possibilità
di delega – e qui anche l’importanza per
sviluppare il senso di responsabilità così
importante negli ambienti di lavoro – esorta a
prendere in mano la propria vita, con entusiasmo,
decisione, forza, coraggio – e anche su questi
aspetti, la ricaduta professionale appare notevole
ed evidente.
Non
esiste una frattura reale tra vita professionale e
privata: si tratta solo di contesti differenti
in cui alla base c’è il medesimo individuo, con
la stessa essenza. Se la persona nutre un disagio in
un ambiente, con tutta probabilità lo porterà
anche altrove.
La
meditazione consente di entrare in contatto profondo
con se stessi, condizione necessaria e
imprescindibile per un approccio altrettanto
immediato e autentico con chi ci sta di fronte.
Quante volte assistiamo a riunioni di lavoro in cui
tutti parlano, ma nessuno sa ascoltare? Tutto questo
con conseguente perdita di tempo, di risorse, di
spunti di riflessione che potrebbero portare a nuove
idee e proposte.
La
meditazione aiuta a vedere la realtà come soggetti
e oggetti allo stesso tempo, attori e spettatori.
Quante volte, nelle discussioni, ci accaniamo contro
il collega che riteniamo che non abbia compiuto a
dovere la sua parte quando magari siamo stati i noi
i primi a non fornirgli tutti gli strumenti per
adempiere la sua funzione al meglio?
La meditazione svuota la mente da tutto ciò che non
ha a che fare con il presente contingente, libera il
campo dalle interferenze, dalle distrazioni, e
permette così di utilizzare in modo ottimale le
proprie risorse e adempiere ai compiti che si stanno
svolgendo in tempi brevi e con il massimo
rendimento.
La
pratica meditativa aiuta a trovare le risposte a
quei dilemmi apparentemente insolubili, perché
stimola a entrare in sintonia con se stessi, con il
proprio ‘fiuto’, o intuito, che spesso e
volentieri è ciò che fa la differenza negli
affari.La meditazione aiuta a lasciare andare il
passato: questo non significa negare l’esperienza,
quella resta come patrimonio inestimabile,
fondamentale per performance professionali
all’avanguardia, ma aiuta a tenere presente ciò
che si ha disposizione in quel momento, senza fare
riferimento a qualcosa che non esiste più e che non
ha più potere d’azione qui e ora.
La
pratica meditativa consente di evitare di
proiettarsi nel futuro: guardare avanti è una
necessità e una priorità che tutti abbiamo, ancor
più in ambito lavorativo, ove i prospetti sono un must
per evitare di compiere passi più lunghi della
gamba, ma questo non deve mai e poi mai fare perdere
il contatto con le reali possibilità di cui si
dispone al momento.
La meditazione aiuta a trovare in sé le risorse più
autentiche, le potenzialità, i reali talenti di cui
ciascuno dispone e che se messi a frutto da una
parte rendono la persona estremamente soddisfatta e
felice, dall’altra mettono a disposizione
all’azienda un lavoratore che dà il meglio di sé
in qualità e quantità.
L’atteggiamento
meditativo rafforza il senso di presenza e
attenzione: quanti incidenti, quanti danni economici
sono provocati dalla disattenzione, nonostante il
lungo elenco di buone pratiche, le varie norme e
regole di sicurezza?
La
meditazione sostiene in un percorso di recupero
delle energie, e di un loro uso ottimale, rafforza
le difese immunitarie, contribuendo a ridurre
abbondantemente le assenze dal posto di lavoro per
malattie di vario genere e grado, le somatizzazioni
e le affezioni legate all’eccesso di stress.
Fare
in modo che tutti i momenti di vita diventino
una pratica meditativa, cioè istanti di
attenzione, pienezza, consapevolezza, in cui anche
il processo lavorativo rappresenta un modo di
conoscere, esprimere sé, realizzarsi e offrire un
contributo alla società e al mondo: questi sono
alcuni tra gli obiettivi fondamentali di tale
approccio esistenziale, che abbraccia tutte le sfere
dell’essere umano.
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Anna
Fata, Il
ben-essere in azienda Elementi di teoria e di
pratica per una migliore qualità della vita
professionale,
Nuova IPSA editore, 2008
Riportare
l’individuo al centro, coltivare mente,
corpo e spirito per dare vita ad un
‘organismo azienda’ sano, equilibrato,
armonico e produttivo. Questo è
l’imperativo del nuovo millennio per il
manager illuminato. Non esiste una soluzione
di continuità tra vita intima, privata e
quella pubblica, socio professionale: esiste
un continuum che è dato dall’essere,
rispetto al quale si esplica il fare. Fare
creativo, innovativo, produttivo: le
prestazioni di eccellenza scaturiscono da
persone che si sentono riconosciute come tali
e che vengono messe nelle condizioni migliori
per poter esprimere se stesse e i propri
talenti. Coltivare il ben-essere in un
contesto aziendale significa creare
l’ambiente umano ideale per la crescita
delle persone e dell’azienda stessa: non è
possibile scindere ciò che in natura è
unito. Ogni organismo azienda è composto da
cellule, le persone, che grazie alla loro
presenza e alla sinergia congiunta danno vita
ad un quid che è qualcosa che è maggiore
della somma delle sue parti, e i cui prodotti
che originano sono la diretta espressione
della loro armonia. Nella loro complessità di
rapporti, individui, aziende, operati sani
vanno di pari passo, grazie ad un circolo
virtuoso che si può creare tra loro.
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