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Esistono
numerose definizioni del termine spirituale, che si
possono riassumere in:
-
la
spiritualità coinvolge le più elevate sfere di
sviluppo, cognitiva, morale, emozionale,
interpersonale;
-
la
spiritualità è una sfera di sviluppo a sé
stante;
-
la
spiritualità è un atteggiamento, come può
esserlo l’apertura all’amore, presente ad
ogni stadio evolutivo;
-
la
spiritualità consta di esperienze di flusso (o
peak experience) non di stadi.
La
spiritualità si può anche definire come terreno
trascendente dell’essere.
Esiste
attualmente un acceso dibattito circa la possibilità
di individuare una specifica area nel cervello
deputata all’intelligenza spirituale. A partire
dalle intelligenze multiple individuate da Howard
Gardner, che comprendono diverse abilità, a Daniel
Goleman con l’intelligenza emotiva, si è
accentuata questa tendenza alla localizzazione
cerebrale. Tuttavia, il fatto che le esperienze
spirituali possano avere dei correlati fisiologici
nel cervello non implica necessariamente che siano
da essi causati.
Le
ricerche più recenti hanno evidenziato che alcuni
credo e pratiche religiose sono associati
positivamente con la salute fisica ed emotiva,
scoperta che ha accentuato il proliferare di metodi
alternativi di trattamento e di cura.
Alla ricerca di una definizione condivisa
Tra i
numerosi tentativi di approccio all’intelligenza
spirituale, possiamo rinvenire dei tratti comuni.
L’intelligenza
spirituale ha a che fare con la vita interiore
della mente e dello spirito e le sue relazioni
con il proprio essere nel mondo. Comporta la capacità
di comprensione profonda di quesiti esistenziali
all’interno di livelli multipli di consapevolezza.
Essa implica anche essere consapevoli che lo spirito
è il terreno del proprio essere forze creative per
l’evoluzione.
Essa
emerge nel momento in cui la presa di coscienza
evolve verso una consapevolezza più profonda di
questioni relative alla vita, al corpo, alla mente,
all’anima, allo spirito.
Non
si tratta solo di una abilità individuale, ma pare
connettere il personale al trans personale e il sé
allo spirito.
Lo
sviluppo dell’intelligenza spirituale va di pari
passo con l’apertura del cuore, l’illuminazione
della mente, l’ispirazione dell’anima, la
connessione della psiche individuale con quella di
tutti gli altri esseri. Essa, inoltre, aiuta a
distinguere la realtà dall’illusione, e si può
esprimere in tutte le culture in forma di amore,
saggezza, servizio.
Essa
è in relazione stretta con l’intelligenza
emotiva, perché la sua coltivazione comporta,
tra l’altro, lo sviluppo della sensibilità intra
e inter personale, l’empatia, l’attenzione ai
pensieri e ai sentimenti propri e altrui. Essa aiuta
a vedere le cose da prospettive diverse e
molteplici, e a riconoscere i legami tra percezioni,
convinzioni, comportamenti.
Le domande a cui cerca di rispondere possono essere:
“Chi è Esso? Perché sono qui? Che cosa
veramente conta?”.
Il
modo di conoscere che le è proprio è esperienziale,
trans razionale, sensoriale, razionale,
contemplativo. Essa conduce a sviluppare la capacità
di vedere le cose per quelle che sono, senza
distorsioni, illusioni, aspettative. Permette di
avere un atteggiamento da testimone, privo di
giudizio, pre giudizio, ricco di accoglienza,
compassione, meraviglia, apprezzamento, gratitudine.
In questo modo, ci si riesce a liberare dalle
sofferenze che derivano dal volere costantemente
qualcosa di più o di diverso, o di voler essere
altrove o con qualcun altro.
Tutti
possiedono questa forma di intelligenza nella misura
in cui ciascuno ha capacità di pensiero,
intuizione, sensazione, emozione. Essa si può
coltivare praticando ad esempio la meditazione, lo
yoga, le arti marziali che rendono quieta la mente,
espandono la consapevolezza, raffinano le capacità
del sentire, emotive, energetiche.
L’attenzione,
la trasformazione delle emozioni, l’esercizio di
comportamenti etici sono le chiavi principali per
approfondire l’intelligenza spirituale. Talvolta,
nel percorso di crescita personale, alcuni di questi
aspetti si possono sviluppare più degli altri. La
maturità spirituale si manifesta nell’esercizio
della saggezza, della compassione verso tutti coloro
che stanno intorno, nella capacità di avere
intuizioni, nel riconoscere le illusioni, nella
capacità di amare, nonostante l’impermanenza, e
nell’accettare la libertà e il proprio essere
fisicamente mortali.
L’iter evolutivo
La consapevolezza
di sé, delle proprie emozioni, pensieri,
comportamenti è il primo passo
nell’evoluzione spirituale. All’inizio è
alquanto difficile, perché non si è abituati e ci
si rende conto che la mente raramente tace, ma è
costantemente impegnata in monologhi interiori che
talvolta possono essere assai distruttivi nei propri
confronti, oltre che di chi ci circonda. Il centro,
all’inizio, ruota completamente intorno a se
stessi. Restare testimoni silenziosi di sé, come può
accadere nella meditazione, aiuta a sviluppare
amore, onestà, tolleranza, apertura mentale, pace
interiore, equanimità, nonostante le varie sfide
che la vita propone.
Solo
in seguito, una volta compiuto questo lavoro su di sé
e verso di sé, si riesce ad estendere in modo
naturale tale atteggiamento anche su chi sta
intorno.
Illuminazione, risveglio, pace interiore,
autorealizzazione sono gli obiettivi ultimi del
percorso.
Le
esperienze spirituali possono arrecare notevoli
benefici al benessere complessivo della persona,
riorientare le priorità di vita, la scala di
valori, i punti di vista. Esse possono dare vita a
vissuti di chiarezza, apertura, connessione,
energia. Esse sono legate all’ispirazione, che
consta del sentirsi freschi, vitali, rinnovati,
pieni di piacere per quel che si sta compiendo o
vivendo.
In
generale, le pratiche spirituali sono tutte quelle
attività intenzionali che hanno a che fare con il
sacro. Includono la preghiera, la meditazione, la
contemplazione, il servizio. Alcune si limitano alla
riflessione, altre si estendono alla consapevolezza
profonda che trascende il pensiero.
L’intelligenza
spirituale è in grado di integrare le intuizioni soggettive, le illuminazioni con il proprio
essere e agire nel mondo. Sempre più, oggi, è
pressante la ricerca di una propria via di
evoluzione interiore che sia conciliabile con le
attività quotidiane. Un semplice silenzio interiore
può aiutare nella ricerca, nella pratica, nel
lasciare andare e crea uno spazio interiore
tranquillo a cui fare riferimento ogni volta che se
ne avverte la necessità. Questa pace interiore
permette di affrontare ogni situazione che si viene
a creare, e induce un senso di libertà e di
benessere che è indipendente dalle circostanze
esterne.
Integrazione è la parola chiave in questo cammino,
perché in caso contrario, la mancanza di coerenza,
di continuità tra ciò che si vive e si professa
dentro e fuori genera l’ennesima scissione,
frammentazione e alienazione, e, in ultima analisi,
induce mal-essere.
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Anna
Fata, Il
ben-essere in azienda Elementi di teoria e di
pratica per una migliore qualità della vita
professionale,
Nuova IPSA editore, 2008
Riportare
l’individuo al centro, coltivare mente, corpo
e spirito per dare vita ad un ‘organismo
azienda’ sano, equilibrato, armonico e
produttivo. Questo è l’imperativo del nuovo
millennio per il manager illuminato. Non esiste
una soluzione di continuità tra vita intima,
privata e quella pubblica, socio professionale:
esiste un continuum che è dato dall’essere,
rispetto al quale si esplica il fare. Fare
creativo, innovativo, produttivo: le prestazioni
di eccellenza scaturiscono da persone che si
sentono riconosciute come tali e che vengono
messe nelle condizioni migliori per poter
esprimere se stesse e i propri talenti.
Coltivare il ben-essere in un contesto aziendale
significa creare l’ambiente umano ideale per
la crescita delle persone e dell’azienda
stessa: non è possibile scindere ciò che in
natura è unito. Ogni organismo azienda è
composto da cellule, le persone, che grazie alla
loro presenza e alla sinergia congiunta danno
vita ad un quid che è qualcosa che è maggiore
della somma delle sue parti, e i cui prodotti
che originano sono la diretta espressione della
loro armonia. Nella loro complessità di
rapporti, individui, aziende, operati sani vanno
di pari passo, grazie ad un circolo virtuoso che
si può creare tra loro.
Gli
altri libri di Anna Fata
LO
ZEN E L'ARTE DI CUCINARE |
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