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Buona sera, oggi è venerdì 23 giugno 2017

Un'intuizione: sul valore della vita e dintorni

 

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Un'intuizione: sul Valore della Vita e Dintorni

Stavo guidando l’auto, quando d’un tratto, ferma ad un semaforo rosso, la mia attenzione è stata catalizzata da una giovane madre che teneva per mano un bambino che stava conducendo in spiaggia. E mentre incedeva canticchiava, spostando il suo sguardo alternatamente tra la strada e gli occhi del bimbo: “Tutti al mare, tutti al mare..”.

Il mio intuito si è acceso, al pari del semaforo che nel frattempo era diventato verde: mi sono sentita illuminata dentro e fuori, negli occhi.

Mi aveva molto colpita quella semplicità d’azione e allo stesso tempo quella grande presenza, attenzione, e pregnanza che quella persona, insieme al piccolo, davano a quel che stavano compiendo, proprio come se fosse la cosa più importante della loro vita. E, di fatto, almeno in quel momento, doveva essere proprio così. Quanto spesso noi assumiamo un atteggiamento simile nel nostro agire quotidiano? Quanto, invece, veniamo allontanati e sviati da altri pensieri, progetti, idee, preoccupazioni per il futuro, oppure recriminazioni, rimpianti, relativi al passato. Spesso, troppo spesso. E quel che è peggio è che neppure ce ne accorgiamo tanto è radicato questo atteggiamento in noi. Ha assunto la parvenza di ‘normalità’, quando di normale ha ben poco.

Stai pranzando, oppure stai già anticipando la tua esposizione alla riunione del pomeriggio in ufficio? Stai facendo la doccia o stai già mentalmente cucinando la cena? Stai giocando con tuo figlio o credi di fare già l’amore con tua moglie? E quando lo farai, dove ancora andrai con la mente? Su un muro, in centro città, ho letto la scritta di un writer: “Non possiamo vivere il presente perché siamo impegnati a costruirci il futuro”. L’affermazione, in questo caso, alludeva al contesto di crisi socio professionale che ci attanaglia. Ma abbiamo sempre una scusa pronta per sfuggire al nostro presente, tant’è che qualcuno a seguire, ha aggiunto, in rosso un’esortazione assai eloquente: “Vai a lavorare!”.

Anche, e forse soprattutto, chi va costantemente alla ricerca di un senso della vita, di una missione che si connette al proprio esistere non è immune da questo rischio. Si arrocca su una posizione di superiorità, disdegna il piccolo quotidiano, la modesta routine, perché si sente votato a qualcosa di più ‘grande’.

Ma di cosa si tratta, in ultima analisi? E se poi non si realizzasse mai, o almeno, non in questa dimensione?

Un aspetto che mi ha ripetutamente incuriosito nelle persone in questa ricerca del senso della propria esistenza consiste nel fatto che essa emerge quando viene a mancare proprio la gioia per le piccole cose, quando tutto appare scontato, banale, privo di valore. Si aspira ad altro, si desidera essere altrove, raggiungere altre mete, altre persone. Ma il paradosso sta nel fatto che quandanche si raggiunga ciò a cui si ambisce questo senso pare sfuggire inesorabilmente. In questo meccanismo, che al limite diventa perverso, tutto diventa un mezzo per arrivare a conseguire un fine, che però appare inesorabilmente sfuggente.

Credo che il senso del proprio essere, esserci, agire non sia avulso dalla propria esistenza quotidiana, anzi, ritengo sia qualcosa che funge come una sorta di nota di sottofondo che costantemente risuona, ma che non appare in primo piano se non quando ci si rende conto di avere deviato dalla rotta. Da qui la grande importanza e allo stesso tempo l’ordinarietà del quotidiano e delle piccole cose.

Ci crediamo esseri tanto speciali, votati a esistenze grandiose, a progetti e conseguimenti mirabili, ma se solo riusciamo a prendere un po’ le distanze da tutto questo, se siamo in grado di vederci come si potrebbe fare da un palazzo di dieci piani, la prospettiva cambia radicalmente. Tutto viene ridimensionato, e soprattutto ci si rende conto che centinaia, migliaia, milioni di persone sono simili a noi (o noi a loro).

E a quel punto accade il ‘miracolo’.

Anna Fata, Il ben-essere in azienda Elementi di teoria e di pratica per una migliore qualità della vita professionale, Nuova IPSA editore, 2008

Riportare l’individuo al centro, coltivare mente, corpo e spirito per dare vita ad un ‘organismo azienda’ sano, equilibrato, armonico e produttivo. Questo è l’imperativo del nuovo millennio per il manager illuminato. Non esiste una soluzione di continuità tra vita intima, privata e quella pubblica, socio professionale: esiste un continuum che è dato dall’essere, rispetto al quale si esplica il fare. Fare creativo, innovativo, produttivo: le prestazioni di eccellenza scaturiscono da persone che si sentono riconosciute come tali e che vengono messe nelle condizioni migliori per poter esprimere se stesse e i propri talenti. Coltivare il ben-essere in un contesto aziendale significa creare l’ambiente umano ideale per la crescita delle persone e dell’azienda stessa: non è possibile scindere ciò che in natura è unito. Ogni organismo azienda è composto da cellule, le persone, che grazie alla loro presenza e alla sinergia congiunta danno vita ad un quid che è qualcosa che è maggiore della somma delle sue parti, e i cui prodotti che originano sono la diretta espressione della loro armonia. Nella loro complessità di rapporti, individui, aziende, operati sani vanno di pari passo, grazie ad un circolo virtuoso che si può creare tra loro.

Gli altri libri di Anna Fata
LO ZEN E L'ARTE DI CUCINARE

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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