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Molti
di noi vivono nell’attesa della “persona
giusta”, del “Momento
giusto”, dell’onda perfetta. Rimandano
il loro vivere ad un momento futuro non meglio
precisato. E si perdono il Presente.
Spesso,
poi, e questo è il grande paradosso, quel futuro
indefinito, che di fatto non esiste, non si
attualizza mai, perché quel che esiste è un eterno
Presente, che ci coglie impreparati nel suo
accadere, e mentre siamo impegnati ‘altrove’,
e si dilegua in un istante. Quell’esatto istante
presente che continuamente rimandiamo di cogliere,
quel nugolo di possibilità che neppure vediamo,
mentre siamo costantemente impegnati a scrutare
l’orizzonte col nostro potente cannocchiale.
Le
opportunità nel cosiddetto futuro, la
possibilità di rilevarle e metterle a frutto,
dipendono dal lavoro di vita che si compie nel
Presente. E’ come una sorta di allenamento
costante, di palestra che ci prepara a sfide sempre
maggiori. In questa concezione non esiste, però,
“la”
sfida, “lo”
obiettivo, “la” persona giusta, ma ciascuno di questi elementi che si
succedono e si affrontano nel Presente sono
finalizzati al compimento di Sé.
Cambia
l’orizzonte, la prospettiva, la meta. E per forza
di cose, anche il modo di vivere tutto ciò. Ogni
evento dell’esistenza, nel quadro più ampio di un
progetto di Vita che ci trascende, che siamo
chiamati a ri-conoscere e a favorire nella sua
realizzazione, assume un significato ed un valore
precipuo. Di solito, difficilmente con la ragione ci
si arriva, anzi, spesso quest’ultima rappresenta
un ostacolo, ma la fiducia di trovarsi in un flusso
vitale governato da Qualcosa di potente e benevolo
consente di affrontare ogni circostanza, anche
quella più impegnativa.
Se
ci si rompe improvvisamente l’auto e ci salta un
importate affare di lavoro è perché magari se
avessimo continuato la corsa in autostrada saremmo
incappati in un terribile incidente a catena. Se
dobbiamo andare di corsa dal medico per un forte mal
di pancia è per permetterci di rivedere nella sala
d’attesa un caro amico perduto di vista anni
prima. Se si conclude una lunga convivenza è perché
magari siamo pronti ad un nuovo incontro in cui
vivere delle parti di noi ancora sopite e
inesplorate. Gli esempi potrebbero essere infiniti.
In
questa visione più ampia, in cui conoscere sé e
trascendere sé, mettersi a servizio di Qualcosa di
più sconfinato, non c’è più la separazione tra
giusto e sbagliato, la dicotomia si annulla, non ha
più ragione d’esistere. Le situazioni, le cose,
le persone, i luoghi, sono semplicemente quello che
sono. Una forte convinzione, sicurezza, fiducia e
radicamento interiori conducono a tale convinzione,
secondo la quale tutto “va
bene” per quello che è.
E
se soffriamo, o se stiamo ancora nel versante
“sbagliato”,
non è perché dobbiamo scontare chissà quale
pena, per un’oscura colpa, ma semplicemente,
perché continuiamo ad opporci al fluire della Vita,
alla sua saggezza e benevolenza. Siamo noi che
creiamo gli ostacoli, siamo noi ch possiamo
rimuoverli. Il tutto con un moto interiore, lento,
ma costante e definitivo.
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Anna
Fata, Il
ben-essere in azienda Elementi di teoria e di
pratica per una migliore qualità della vita
professionale,
Nuova IPSA editore, 2008
Riportare
l’individuo al centro, coltivare mente, corpo
e spirito per dare vita ad un ‘organismo
azienda’ sano, equilibrato, armonico e
produttivo. Questo è l’imperativo del nuovo
millennio per il manager illuminato. Non esiste
una soluzione di continuità tra vita intima,
privata e quella pubblica, socio professionale:
esiste un continuum che è dato dall’essere,
rispetto al quale si esplica il fare. Fare
creativo, innovativo, produttivo: le prestazioni
di eccellenza scaturiscono da persone che si
sentono riconosciute come tali e che vengono
messe nelle condizioni migliori per poter
esprimere se stesse e i propri talenti.
Coltivare il ben-essere in un contesto aziendale
significa creare l’ambiente umano ideale per
la crescita delle persone e dell’azienda
stessa: non è possibile scindere ciò che in
natura è unito. Ogni organismo azienda è
composto da cellule, le persone, che grazie alla
loro presenza e alla sinergia congiunta danno
vita ad un quid che è qualcosa che è maggiore
della somma delle sue parti, e i cui prodotti
che originano sono la diretta espressione della
loro armonia. Nella loro complessità di
rapporti, individui, aziende, operati sani vanno
di pari passo, grazie ad un circolo virtuoso che
si può creare tra loro.
Gli
altri libri di Anna Fata
LO
ZEN E L'ARTE DI CUCINARE |
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