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Buon giorno, oggi è domenica 25 giugno 2017

L'importante è esserci (non partecipare)

 

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L'importate è esserci (non partecipare)

Mai come oggi impera una marcata tendenza all’esserci, al mettersi in mostra, all’esibire parti di sé, del proprio fare, del proprio pensare. I bimbi fin da piccoli desiderano lasciare traccia del loro passaggio: ditate sui vetri, sui muri, scarabocchi sui fogli, grida, gesti istrionici e plateali. E noi, ‘piccoli adulti’ abbiamo i nostri modi più raffinati, e talvolta tecnologici.

Ci mettiamo in mostra sui filmati dei telefonini, sui profili di FaceBook, Twitter e affini, sulle fotografie digitali che inviamo a mezzo mondo, diciamo la nostra praticamente su tutto nei vari Blogger e Blogspot. Modi relativamente comodi, poco o per nulla costosi per sentirci protagonisti, al centro del mondo, nella illusoria pretesa che il mondo possa essere interessato alle nostre manifestazioni. Un rinforzo sconfinato del nostro potente egocentrismo.

E ci celiamo dietro al desiderio di tornare in contatto con ex, ex fidanzati, amici, compagni di classe, dalle elementari, all’università, al master. Un popolo di ex, un retaggio di passato, che spesso poco ha a che vedere col presente. Eppure stupisce, talvolta, ricontattare o essere ricontattati da persone per le quali sembra che il tempo si sia fermato. E non si parla tanto o solo di aspetto fisico, quanto di maturazione interiore. Ma forse è proprio questo che segretamente desideriamo: sapere che il tempo non si è mosso da dov’era, che tutto è rimasto esattamente come l’avevamo lasciato, dieci, venti, o trent’anni prima. E così anche noi c’illudiamo di partecipare di quella dimensione ‘senza tempo’.

E com’era bello il tempo che fu, quando non c’erano le scadenze pressanti, il lavoro, le spese, le rate, i figli e le mille responsabilità connesse. Un tuffo nel passato, che leggerezza. E che stupore quand’anche si scopre la professoressa, ormai quasi ottuagenaria che ‘smanetta’ meglio di un quindicenne che ha un profilo più articolato e raffinato di chi conosce gli ultimi ritrovati tecnologici, ma poi fatica ad articolare tre parole consecutive di senso compiuto. Ah, bei tempi.

E allora come si fa a non cadere in tentazione di dire la propria, di limare e abbellire un po’ il proprio profilo, di rispondere all’ennesimo test, pur nella convinzione che sono tutte ‘sciocchezze’, però.. un po’ per curiosità, un po’ per vanità, se ne cerca ancora uno, e ancora uno.

E come rinunciare all’essere costantemente online, sempre connessi, per esprimere anche solo con una frase banalissima cosa si sta facendo al momento presente. E lo si perde. Lo si discioglie in parole, come si potrebbe fare con un ottimo vino d’annata annacquato. Perché tutti devono sapere, meglio ancora se qualcuno mi risponde. Così non mi sento solo. Già, perché in fondo, in fondo, anche quei 357 amici che annovera il mio profilo non sono poi tutto questo granché. Veri amici? Chissà.

In mezzo a infinite lodi, a tanto osannare tutto questo fenomeno dilagante di networking una voce fuori dal coro pare necessaria e indispensabile. A tutto c’è un limite. A fronte dei numerosi e lodevoli esempi di associazionismo che sono sorti grazie a questi sistemi, c’è - e pare essere la maggioranza - una frammentazione, una dispersività e dispersione che s’annida sotto l’apparente connessione. Già, apparente, perché spesso è sufficiente disconnettersi, spegnere il computer per rendersi conto che era tutto e solo una grande bolla di sapone. Cosa resta? Una piccola macchia sul pavimento, da ripulire.

Ma forse il gioco ne vale la pena. Purché si sia consapevoli che è tale.

Anna Fata, Il ben-essere in azienda Elementi di teoria e di pratica per una migliore qualità della vita professionale, Nuova IPSA editore, 2008

Riportare l’individuo al centro, coltivare mente, corpo e spirito per dare vita ad un ‘organismo azienda’ sano, equilibrato, armonico e produttivo. Questo è l’imperativo del nuovo millennio per il manager illuminato. Non esiste una soluzione di continuità tra vita intima, privata e quella pubblica, socio professionale: esiste un continuum che è dato dall’essere, rispetto al quale si esplica il fare. Fare creativo, innovativo, produttivo: le prestazioni di eccellenza scaturiscono da persone che si sentono riconosciute come tali e che vengono messe nelle condizioni migliori per poter esprimere se stesse e i propri talenti. Coltivare il ben-essere in un contesto aziendale significa creare l’ambiente umano ideale per la crescita delle persone e dell’azienda stessa: non è possibile scindere ciò che in natura è unito. Ogni organismo azienda è composto da cellule, le persone, che grazie alla loro presenza e alla sinergia congiunta danno vita ad un quid che è qualcosa che è maggiore della somma delle sue parti, e i cui prodotti che originano sono la diretta espressione della loro armonia. Nella loro complessità di rapporti, individui, aziende, operati sani vanno di pari passo, grazie ad un circolo virtuoso che si può creare tra loro.

Gli altri libri di Anna Fata
LO ZEN E L'ARTE DI CUCINARE

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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