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Amore,
una condizione decisamente insolita, per alcuni del
tutto sconosciuta, che non ha nulla a che spartire
con i sentimenti e le emozioni che molti di noi
provano quando si trovano vicino o lontano dal loro
partner. E che, per lo più, alla minima
incomprensione finisce per rivoltarsi nel suo
opposto, l’odio, con tutte le sue infinite
manifestazioni ed espressioni. E così, via libera a
rancori, ripicche, ritorsioni d’ogni sorta, che
spesso vanno anche a colpire chi direttamente non è
implicato, figli, parenti, amici, come se ci fosse
ben altro dietro questa condizione interiore.
Facciamo
un passo indietro.
Torniamo ad Amore.
Amore non è qualcosa che si vive in relazione ad
un’altra persona.
Amore
è uno stato interiore che, improvvisamente
sboccia, fiorisce, ogni volta in cui siamo disposti
a lasciare andare, i nostri pensieri, le pretese, le
aspettative, i tentativi di controllo,
insubordinazione, progettazione, programmazione.
Amore
ha bisogno della Libertà interiore per poter
proliferare e coinvolgere tutto il nostro Essere, ed
estendersi anche al nostro fare, all’agire, e alle
Persone che, eventualmente, potrebbero stare
intorno.
Ma
Amore non è un fare, un agire. Amore può
esprimersi in siffatte forme, ma non si risolve in
esse.
Amore
è uno stato interiore, intimo, profondo, che sgorga
quando si è in contatto autentico non solo con se
stessi, ma anche con quel Qualcosa che ci trascende,
ci accomuna e che è in grado dì infrangere ogni
barriera, limite, confine, e riportarci ad una
dimensione dell’Uno, che si esprime in un senso
d’integrazione interiore, così come con tutto ciò
che ci circonda.
Ecco
perché quando si parla di Amore non ha alcun senso
parlare dell’Altro.
Un Altro non esiste.
Se sentiamo che c’è un ‘altro’, non è Amore,
ma qualche suo blando surrogato.
Amore
è il gesto di pagare il latte al supermercato alla
persona bisognosa a cui mancano gli spiccioli
davanti a noi, ma esattamente come se stessimo
pagando il nostro conto, non quello di un altro.
Amore è dedicare una mezz’ora del proprio tempo
ad ascoltare le lamentele del vicino di casa, come
se stessimo facendo la cosa più importante del
mondo. Amore è lasciare la precedenza in auto ad un
conducente in difficoltà, come se stessimo facendo
passare noi stessi. Amore è la condivisione fisica
ed emotiva e spirituale con il partner, ma non in
quanto tale, come individuo separato da noi, ma come
estensione del Sé, di cui tutti siamo parte.
Amore
è quel risvegliarsi interiore improvviso di
Qualcosa di cui si avverte l’immensità, il senso
di sconfinato e di infinito, rispetto al quale
diventa automatico e del tutto fisiologico
esprimerlo, in quel che si è, si sente, si fa. Ed
in questa espressione non ci si sente deprivati, ma
al contrario si avverte un senso di auto nutrimento
tale per cui dare, ricevere, non esistono più in
quanto tali, come momenti distinti, ma come parte di
un circolo virtuoso che continua ad autoalimentarsi.
Ecco
perché in questo processo risulta fondamentale
l’apertura: quando ci si chiude – al pari del
tenere una pianta al buio – Qualcosa dentro
comincia ad avvizzire. Nel tentativo egoistico di
trattenere per sé, di accumulare, si diventa
improvvisamente ‘poveri’. Nel cercare di
arraffare come mendicanti Qualcosa a chi ci circonda
si diviene dei ladri. Dipendenti, oscuri, in balia
della nostra stessa incapacità di andare incontro
alla Vita e ai Doni che costantemente ci offre, e di
cui noi stessi possiamo fungere da canali.
Quando
regna l’apertura interiore, lo scambio, anche ciò
che sta fuori, che incontriamo per strada o dentro
casa ci corrisponde, parla di noi. Se solo abbiamo
il coraggio di metterci in gioco, di porci a
disposizione, ecco che la Vita, quasi magicamente,
ci viene incontro, crea tutte le condizioni e gli
strumenti per la nostra realizzazione, espressione,
scambio e condivisione.
“Nessun
uomo è un isola”, affermava John Donne,
ma l’apertura in senso sociale che non sia anche e
soprattutto coronata da un’apertura e disponibilità
interiore, crea solo maschere e mascherate di
‘amori’ destinati all’infelicità, che
disperatamente cercano fuori quel che non sanno né
sentono di avere già dentro e che nessuno – salvo
la loro stessa chiusura – potrà mai sottrarre.
Amore
va ben oltre il singolo, pur servendosi di esso come
strumento di espressione e di realizzazione,
trascende i confini spaziotemporali, per collocarsi
un una dimensione d’Infinito in cui tutto appare
possibile e realizzabile.
La
prossima volta in cui ci troviamo di fronte al
Partner, riflettiamoci. Proviamo a mettere in
discussione noi, più che il cosiddetto ‘altro’
da noi.
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Anna
Fata, Il
ben-essere in azienda Elementi di teoria e di
pratica per una migliore qualità della vita
professionale,
Nuova IPSA editore, 2008
Riportare
l’individuo al centro, coltivare mente, corpo
e spirito per dare vita ad un ‘organismo
azienda’ sano, equilibrato, armonico e
produttivo. Questo è l’imperativo del nuovo
millennio per il manager illuminato. Non esiste
una soluzione di continuità tra vita intima,
privata e quella pubblica, socio professionale:
esiste un continuum che è dato dall’essere,
rispetto al quale si esplica il fare. Fare
creativo, innovativo, produttivo: le prestazioni
di eccellenza scaturiscono da persone che si
sentono riconosciute come tali e che vengono
messe nelle condizioni migliori per poter
esprimere se stesse e i propri talenti.
Coltivare il ben-essere in un contesto aziendale
significa creare l’ambiente umano ideale per
la crescita delle persone e dell’azienda
stessa: non è possibile scindere ciò che in
natura è unito. Ogni organismo azienda è
composto da cellule, le persone, che grazie alla
loro presenza e alla sinergia congiunta danno
vita ad un quid che è qualcosa che è maggiore
della somma delle sue parti, e i cui prodotti
che originano sono la diretta espressione della
loro armonia. Nella loro complessità di
rapporti, individui, aziende, operati sani vanno
di pari passo, grazie ad un circolo virtuoso che
si può creare tra loro.
Gli
altri libri di Anna Fata
LO
ZEN E L'ARTE DI CUCINARE |
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