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Buon pomeriggio, oggi è giovedì 17 maggio 2012

Donna con la gonna

 

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Donna con la gonna

E mentre osservo schiere di uomini, con il loro maschile ferito e svalutato, l’occhio non può se non tornare a cadere sul femminile.  Dopo anni di rivoluzione sessuale, di aperto femminismo, in cui essere donna è bello, motivo di vanta e d’orgoglio, sinonimo d’autonomia e autosufficienza, libertà, superamento di vincoli e regole, e uscita dai margini a cui un maschile impazzito e prevaricante le aveva relegate, ecco che le donne si trovano con un potere che le sta allontanando sempre più dalla loro condizione originaria, dalla Natura che le è loro intrinseca.

Si tratta di un femminile che sempre più si trova a scimmiottare il maschile, un femminile raffreddato, raggelato, contratto nell’intimo, chiuso in se stesso, a far da muro e da barriera ad un maschile che per troppo tempo le ha invase, senza rispetto né riconoscimento. Un femminile che anziché accogliere si trova ancora oggi troppo a difendere i suoi spazi e tempi, a ergere una forza che più che essere tale diviene rabbia prepotenza, imposizione, e acidume, d’una dolcezza e d’una tenerezza non vissuta, non fatta fiorire, non riconosciuta, vissuta, condivisa. 

Un femminile che tenta d’imporre e disporre, controllo rare, relegare e segregare, anziché aprirsi, lasciarsi attraversare, convivere con il caos, il disordine, l’incontrollabilità e l’inconoscibilità ultima delle cose. E allora troppo spesso ci si trova ad opporsi al maschile, a volerlo controllare, dominare, come di fronte ad un cavallo impazzito che per troppo tempo ha cercato di ribaltare il gioco delle parti e anziché lavorare in sinergia e sincronia tra cavalcante e cavalcato, ha voluto in tutto e per tutto imporsi, in una lotta senza pari e senza fine. Senza rendersi conto che si stava lavorando per un obiettivo comune e potenzialmente condivisibile. 

E, allora, il femminile ha dismesso la gonna, ha calzato pantaloni e anfibi, spesso neppure della propria taglia, o, all’opposto, si è calata in minigonne inguinali e tacchi vertiginosi, ma solo come strumento di attacco e di offesa, come espediente per raggiungere un obiettivo e da dismettere poi all’occorrenza. Un femminile non può portare avanti ad oltranza una lotta, lotta che poi, di fatto, si rivela essere contro se stesso. Il nemico è dentro di sé. Anche se poi finisce col proiettare fuori i suoi fantasmi, per ritrovarli nell’uomo di turno che si trova di fronte. Del resto, pur con tutte le variazioni del caso, anche il maschile è ingaggiato in una battaglia, a volte di difesa, altre, come in passato, ancora d’offesa, verso un femminile che ha imparato a ribellarsi, e che non è più disposto a subire angherie e soprusi d’ogni sorta.

Appare sempre più evidente e pressante la necessità di una riconciliazione. Interiore, in primis. Quel che poi accade fuori è un semplice riflesso ed estensione di quel che si muove dentro.

Non si può continuare a vivere in un regime di lotta domestica in cui è sempre l’altro il colpevole e responsabile dei nostri dolori e delle nostre difficoltà. Abbiamo aizzato e messo l’una contro l’altra delle istanze interiori che poi dall’esterno ci tormentano con i loro fantasmi e proiezioni e c’invitano a venire urgentemente a patti con noi stessi. 

E’ ora di una riconciliazione, è ora di tornare a lavorare per una causa comune, è ora di tornare a ristabilire il senso di Unità dentro di noi. Poi, fuori, cominceremo a vivere incontri e sintonie d’altro tipo. E rischieremo di restare decisamente stupiti e meravigliati.

Anna Fata, Il ben-essere in azienda Elementi di teoria e di pratica per una migliore qualità della vita professionale, Nuova IPSA editore, 2008

Riportare l’individuo al centro, coltivare mente, corpo e spirito per dare vita ad un ‘organismo azienda’ sano, equilibrato, armonico e produttivo. Questo è l’imperativo del nuovo millennio per il manager illuminato. Non esiste una soluzione di continuità tra vita intima, privata e quella pubblica, socio professionale: esiste un continuum che è dato dall’essere, rispetto al quale si esplica il fare. Fare creativo, innovativo, produttivo: le prestazioni di eccellenza scaturiscono da persone che si sentono riconosciute come tali e che vengono messe nelle condizioni migliori per poter esprimere se stesse e i propri talenti. Coltivare il ben-essere in un contesto aziendale significa creare l’ambiente umano ideale per la crescita delle persone e dell’azienda stessa: non è possibile scindere ciò che in natura è unito. Ogni organismo azienda è composto da cellule, le persone, che grazie alla loro presenza e alla sinergia congiunta danno vita ad un quid che è qualcosa che è maggiore della somma delle sue parti, e i cui prodotti che originano sono la diretta espressione della loro armonia. Nella loro complessità di rapporti, individui, aziende, operati sani vanno di pari passo, grazie ad un circolo virtuoso che si può creare tra loro.

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LO ZEN E L'ARTE DI CUCINARE

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Pagina aggiornata al 02/11/2010

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