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Buona sera, oggi è martedì 21 maggio 2013

Sei quel che sei, fai quel che puoi

 

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Sei quel che sei, fai quel che puoi

La maggior parte di noi nasce e cresce con l’idea di dover evolvere, cambiare, maturare, modificare se stesso secondo un modello trasmesso socialmente, culturalmente e/o familiarmente. Per anni pensa, parla, agisce in funzione di tale obiettivo, spesso finendo col perdere di vista la propria reale natura.

Vigono modelli, usi, consuetudini approvati ampiamente a cui si è chiamati ad assuefarsi, pena l’additamento, il giudizio, l’emarginazione, l’esclusione sociale. E dato che nessun uomo è un’isola, questo può fare molto male.

Per cui si è disposti a tutto per uniformarsi. Anche se ciò comporta sempre un prezzo da pagare, che talvolta può essere molto elevato. Presto o tardi, attiva un giorno in cui la vita ci obbliga a metterci di fronte a noi stessi, a guardarsi allo specchio e l’operazione ci è talmente poco consueta che stentiamo a riconoscerci.

Ci siamo resi complici di una pagliacciata, di una mascherata in cui i primi ad ingannarci siamo stati noi stessi. E dietro quell’ampia coltre di abiti e suppellettili di cui ci siamo agghindati certe volte siamo proprio buffi. Essere quel che si è, semplicemente se stessi. Facile a dirsi, ma un po’ meno a farsi.

Quanti timori, imbarazzi, disagi, sensi di colpa ci troviamo a fronteggiare. Quanto coraggio ci vuole per imparare a veder le cose per quelle che sono, a cominciare da se stessi, ci vuole.

La cosa più straordinaria è che quando siamo riusciti a compiere questo una, o più volte, dopo lo smarrimento iniziale dato dal trovarsi di fronte ad un perfetto estraneo, è che ci cominciamo a prendere gusto. La curiosità ci avvolge e ci conduce per mano alla scoperta di un mondo che abbiamo avuto sempre a disposizione, ma che per troppo tempo abbiamo trascurato e snobbato. E che meraviglia, a quel punto, si dischiude.

Quante risorse, potenzialità, semi pronti a germogliare, una volta portati alla luce e debitamente irrigati. E anche quei tanto temuti limiti diventano punti d’inestimabile forza una volta riconosciuti e rispettati.

Essere semplicemente quel che si è, a quel punto, si chiarisce ogni giorno di più e soprattutto scaturisce nel modo più naturale e leggero possibile, sgravato da quella lunghissima serie di vincoli, divieti, timori, convenzioni, tabù da cui ci si era lasciati schiavizzare.

Che liberazione non doversi più conformare a pretese illusorie di regole assolute nel tempo e nello spazio, quel giusto-ingiusto, bene-male, buono-cattivo, che tanti sensi di colpa, rimorsi, rimpianti ha alimentato nel tempo.

E dall’essere al fare il passo è breve.

Risulta profondamente naturale declinare la propria natura più intima e profonda nel fare, nel concretizzare, nel plasmare se stessi e il mondo a immagine e somiglianza di quella essenza trascendente che in questa dimensione di materializza nel tempo e nello spazio. A quel punto ci rendiamo conto che la nostra missione esistenziale ultima è manifestare quel che siamo e aiutare gl’altri a fare altrettanto. E’ andare al di là del tempo e dello spazio, delle consuetudini e delle abitudini, per trovarci a dimorare in una dimensione dalle infinite possibilità. E’ comprendere che non esiste modello ideale da imitare, che sia un santo, un dio, un attore, un cantante, un calciatore e che tutto quel che serve per essere se stessi è già dentro ciascuno di noi.

Una sorta di serbatoio universale a cui ogni individuo attinge e declina in modo del tutto personale. E’ sentire che non esiste cambiamento da compiere, luogo ove andare, pellegrinaggio da compiere, guru da imitare, perché è già tutto dentro di noi e sempre lo è stato.

E’ il potersi alzare la mattina con l’auspicio di potersi donare al mondo, nel proprio essere e fare, e coricarsi la sera con quella serenità di fondo di avere fatto tutto il possibile, momento per momento, con gli strumenti disponibili. E che domani, se ci sarà, sarà un altro giorno.

Anna Fata, Il ben-essere in azienda Elementi di teoria e di pratica per una migliore qualità della vita professionale, Nuova IPSA editore, 2008

Riportare l’individuo al centro, coltivare mente, corpo e spirito per dare vita ad un ‘organismo azienda’ sano, equilibrato, armonico e produttivo. Questo è l’imperativo del nuovo millennio per il manager illuminato. Non esiste una soluzione di continuità tra vita intima, privata e quella pubblica, socio professionale: esiste un continuum che è dato dall’essere, rispetto al quale si esplica il fare. Fare creativo, innovativo, produttivo: le prestazioni di eccellenza scaturiscono da persone che si sentono riconosciute come tali e che vengono messe nelle condizioni migliori per poter esprimere se stesse e i propri talenti. Coltivare il ben-essere in un contesto aziendale significa creare l’ambiente umano ideale per la crescita delle persone e dell’azienda stessa: non è possibile scindere ciò che in natura è unito. Ogni organismo azienda è composto da cellule, le persone, che grazie alla loro presenza e alla sinergia congiunta danno vita ad un quid che è qualcosa che è maggiore della somma delle sue parti, e i cui prodotti che originano sono la diretta espressione della loro armonia. Nella loro complessità di rapporti, individui, aziende, operati sani vanno di pari passo, grazie ad un circolo virtuoso che si può creare tra loro.

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LO ZEN E L'ARTE DI CUCINARE

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Pagina aggiornata al 05/09/2011

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