Duepiu.Net, vivere meglio in coppia, seduzione, speciali, costume

Duepiu.Net, vivere meglio in coppia

Google

Buona notte, oggi è domenica 28 maggio 2017

Ascolta le persone, vai oltre il tuo ombelico

 

pubblicità

Ascolta le persone, vai oltre il tuo ombelico

La maggior parte di noi trascorre gran parte della sua giornata chiusa in se stessa. Ciascuno a rincorrere il suo piccolo mondo, le sue piccole, grandi mansioni, scadenze, obiettivi, e presunti problemi. Mentre il mondo dell’altro resta ai propri occhi per lo più un mistero, o, al limite, uno scomodo impedimento sul cammino personale.

E così, nella chiusura, non ci rendiamo conto che tutti siamo nella stessa barca, ciascuno con le proprie gioie, i propri dolori, le proprie ansie, le proprie paure, i propri tormenti, i desideri, le aspettative, le aspirazioni, le ambizioni. Ci crediamo sempre un po’ più degl’altri, un poco più in alto, con diritti vagamente speciali, che ci consentono di viaggiare sempre sulla corsia preferenziale, dettando norme e regole e pretendendo che gl’altri e la vita sottostiano al nostro volere. Quando poi, in realtà, la vita segue il suo corso e anche chi ci sta intorno incede lungo il suo percorso, in ampia parte indipendente e differente dal nostro. Smentendoci e contrastandoci, indirettamente, di continuo.

Delineo un paio di esempi concreti.

Ero in attesa dell’apertura di un ufficio pubblico della mia città. C’era un’anziana signora intirizzita ad aspettare di fronte alla porta. Mi guarda e, di fronte al mio sguardo ricambiato, coglie immediatamente l’occasione per iniziare a parlare.

L’ascolto, e, con estrema spontaneità comincia a raccontarsi, minuto, dopo minuto. Narra di sé, della sua famiglia, del lutto recente che l’ha colpita. Osservo il suo portamento dignitoso, il corpo contratto dal freddo, avvolto in un lungo cappotto nero, dall’imbottitura sintetica. Lamenta che vorrebbe entrare, scaldarsi un po’, che gli addetti allo sportello dovrebbero aprire un po’ prima, che i suoi piedi sono ghiacciati, che ha pochi soldi e che fare quadrare il bilancio, ora che è rimasta sola, le risulta ancora più arduo.

Quando ascoltiamo veramente una persona, quando le dimostriamo, anche solo con uno sguardo, che siamo lì con lei, immancabilmente accade un miracolo. Un’anima che si svela all’altra, dietro un corpo che solo all’apparenza differenzia un individuo da un altro. Sotto sotto, siamo tutti profondamente e intimamente identici, animati dalla medesima natura che quando si può svelare manifesta la sua bellezza e magnificenza, che ci lascia senza parole.

Quando riusciamo ad andare oltre il nostro ombelico, ci accorgiamo che non siamo gl’unici ad avere freddo, ad essere stanchi di un’attesa che pare interminabile, ad essere preoccupati per l’esito della nostra pratica, a sapere che a casa, magari, non ci aspetta nessuno. Ma che, nonostante questo, quando decidiamo di esserci, di svelarci, di metterci in gioco, di partecipare pienamente alla vita, il freddo, la stanchezza, lo scoramento, il timore, la solitudine sono vissuti propri, ma anche altrui e viceversa.

Siamo noi e solo noi che decidiamo di vivere nell’isolamento, di confinarci nel nostro ristretto mondo, e di perdere la ricchezza che l’apertura e la condivisione ci riservano. Oppure, all’opposto, abbiamo la possibilità di aprirci, svelarci, e correre il rischio di vivere in un alleggerimento che deriva dalla condivisione dei pesi, delle tribolazioni, così come delle gioie con gl’altri.

Secondo esempio.

Mi trovo di fronte alla responsabile dello sportello dell’ufficio pubblico in questione. Mi siedo, con calma, respiro, la osservo con discrezione, senza invadenza. La vedo indaffarata, tra pile di fogli e cartelline, mentre distrattamente mi dice che sarebbe arrivata a breve. Mi appare appesantita, non solo nel corpo, ma anche nell’animo. Ha un aspetto ben curato, truccata a puntino, con una messa in piega fresca e un colore biondo brillante, come appena fatto. Mentre cerca di sbrigare la mia pratica viene interrotta tre volte dal telefono, e un paio di volte estromessa dal sistema operativo che va in errore e la costringe a dover ricominciare tutto l’iter da capo.

Nel frattempo, si affaccia ripetutamente alla porta l’utente successivo a me, per verificare a che punto sono i lavori. Ad un tratto pare arrendersi, vinto dall’attesa protratta, e si va a sedere su una delle sedie in plastica rossa nell’ampio locale d’ingresso.

La signora addetta allo sportello si lamenta più volte del disordine delle colleghe nell’archiviare le pratiche, che la obbliga ad un surplus di lavoro e a prolungare i tempi d’attesa dei clienti. La vedo molto dedita al suo lavoro, precisa, puntuale, affidabile. Si vede che sta facendo del suo meglio. E’ molto cortese e gentile nel suo porsi, esaustiva nelle sue risposte e accurata nello svolgere le procedure.

Mi viene spontaneo commentare alcune sue azioni con parole di apprezzamento. E altrettanto spontaneamente fluisce un tocco di ironia che contribuisce a smorzare la lieve tensione che avverto sul suo volto e farle accennare un sorriso che l’alleggerisce.

Ancora una volta, l’eccesso di attenzione per noi stessi, i nostri tempi, i ritmi, inducono un clima di pretesa, attesa, aspettativa costante. E impediscono di vedere l’altro, con i suoi disagi, imbarazzi, tensioni, al pari, se non più di noi.

Anna Fata, Il ben-essere in azienda Elementi di teoria e di pratica per una migliore qualità della vita professionale, Nuova IPSA editore, 2008

Riportare l’individuo al centro, coltivare mente, corpo e spirito per dare vita ad un ‘organismo azienda’ sano, equilibrato, armonico e produttivo. Questo è l’imperativo del nuovo millennio per il manager illuminato. Non esiste una soluzione di continuità tra vita intima, privata e quella pubblica, socio professionale: esiste un continuum che è dato dall’essere, rispetto al quale si esplica il fare. Fare creativo, innovativo, produttivo: le prestazioni di eccellenza scaturiscono da persone che si sentono riconosciute come tali e che vengono messe nelle condizioni migliori per poter esprimere se stesse e i propri talenti. Coltivare il ben-essere in un contesto aziendale significa creare l’ambiente umano ideale per la crescita delle persone e dell’azienda stessa: non è possibile scindere ciò che in natura è unito. Ogni organismo azienda è composto da cellule, le persone, che grazie alla loro presenza e alla sinergia congiunta danno vita ad un quid che è qualcosa che è maggiore della somma delle sue parti, e i cui prodotti che originano sono la diretta espressione della loro armonia. Nella loro complessità di rapporti, individui, aziende, operati sani vanno di pari passo, grazie ad un circolo virtuoso che si può creare tra loro.

Gli altri libri di Anna Fata
LO ZEN E L'ARTE DI CUCINARE

pubblicità

torna indietro

segnala a un amico

inzio pagina

Pagina aggiornata al 15/09/2013

copyright © duepiu.net 2000-2017, tutti i diritti riservati