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Buona notte, oggi è sabato 10 maggio 2008

Il pettegolezzo

 

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Il pettegolezzo

Perché esiste il pettegolezzo? Perché due o più persone si ritrovano per (s)parlare di un’altra persona? Possibile che una pratica così diffusa non abbia una qualche funzione? Questi e altri interrogativi hanno spinto alcuni psicologi a riflettere sull’origine del pettegolezzo.

Non dobbiamo innanzi tutto confondere il pettegolezzo con la calunnia o la maldicenza. Queste ultime sono strettamente imparentate con la menzogna, mentre il pettegolezzo ha un certo rispetto per la verità. Esso aspira a stabilire come siano andate veramente le cose, cita le fonti, cerca riscontri e testimonianze, solleva dubbi. Il pettegolezzo non si propone di offendere una persona, ma di svelarne la vera identità morale. Esso muove dal desiderio di sapere e dal bisogno di valutare le azioni altrui, ma anche dal piacere di immaginare.

Da qui nasce il suo rapporto difficile con la verità, che viene rispettata e nello stesso tempo tradita. Spesso la trama principale della storia è vera, ma viene trasfigurata da un lussureggiante fiorire di interpretazioni. Un buon pettegolezzo deve fornire con la giusta cadenza temporale particolari inediti ed eccitanti che ravvivino l’attenzione per il tema. E’ necessario che riguardi qualcosa che è probabilmente vero ma non pubblicamente noto.

I pettegolezzi nascono in genere all’interno di una eletta e chiusa compagnia. E’ il modo migliore per movimentare l’altrimenti monotona conversazione di persone che si conoscono fin troppo bene. Secondo Mantovani (1998) “il pettegolezzo vuole controllare la fedeltà dell’applicazione di determinati principi, condivisi da un dato gruppo di persone, alle varie circostanze di tempo, di luogo e di persone. La molla del pettegolezzo è una curiosità morale: Esso raccoglie elementi che possono servire a dare una risposta documentata alla domanda: le condotte quotidiane di questa persona corrispondono davvero all’immagine pubblica che offre di sé?”

Questa necessità si fa sentire quando qualcuno intuisce che possa esserci qualche discrepanza tra le azioni di una persona e l’immagine che vuole dare di sé. Dato che dall’immagine pubblica di una persona dipendono le azioni di molti altri individui, questi vogliono sapere se le richieste che la persona fa di essere trattata in quel modo siano giustificate.

Il pettegolezzo, come si è detto, nasce nel gruppo. Le sue funzioni vanno ricercate quindi nel funzionamento stesso della compagnia. Il pettegolezzo opera una sorta di manutenzione morale del gruppo agendo in due modi: da un lato punisce, di solito blandamente, i membri che violano le regole del gruppo, dall’altro provvede ad aggiornare le regole stesse su cui si basano tutti i rapporti interni alla compagnia. Nei casi estremi in cui le regole vengono messe in discussione e si minaccia la sopravvivenza stessa del gruppo, il membro “ribelle” viene espulso per indegnità e allontanato.

E’ importante notare come ad alcune persone è chiesto di essere più vicine di altri al modello ideale di comportamento, in virtù della loro posizione e del loro status all’interno della comunità: è il caso dei leader religiosi o politici. Secondo Sabini e Silver (1982) il pettegolezzo preserva i contesti sociali dalla “deriva morale, cioè dal degrado inarrestabile che risulterebbe dal lasciar passare senza sanzione una serie di piccole violazioni di principi che tuttavia il gruppo considera importanti.”

La soluzione alternativa al pettegolezzo è il rimprovero esplicito. Questo, tuttavia, risulta poco praticabile per diversi motivi: innanzitutto solo alcune persone sono autorizzate a muovere rimproveri (genitori, insegnanti, parroci..). Un secondo limite consiste nella forte tensione emotiva che si crea quando c’è una situazione di aperto conflitto interpersonale. Il rimprovero esplicito è socialmente costoso. Il pettegolezzo rappresenta invece una modalità più soft per rimproverare qualcuno.

Quanto abbiamo finora detto implica un fatto: la persona deve essere messa a conoscenza del pettegolezzo di cui è oggetto. E’ esattamente quanto succede nella maggior parte dei casi. Spesso si fa in modo che il trasgressore delle regole morali venga a conoscenza dei rimproveri sotterranei che lo riguardano e sulla volontà da parte del gruppo che il soggetto modifichi il suo comportamento.

Un’ultima funzione psicosociale che riveste il pettegolezzo risiede nella sua capacità di favorire lo sviluppo dell’intimità tra le persone, di stabilire le basi per un rapporto di fiducia tra chi condivide il “segreto” del pettegolezzo.

Non è, tuttavia, possibile nascondere gli aspetti negativi del pettegolezzo, quelli che alimentano la sua cattiva fama. Il pettegolezzo, infatti, può essere il modo ideale per praticare meschine vendette, esprimere invidie e rancori, ferire ingiustamente un rivale. Per rendersi conto di questo basti ricordare quei casi, sviluppati in contesti sociali particolarmente chiusi, in cui i pettegolezzi sulla natura dei rapporti tra una ragazza e persone dell’altro sesso costituivano la base per rovinare la vita di brave ragazze accusate di non essere “come si deve”. Il pettegolezzo veniva spesso usato all’inizio dell’era moderna per combattere le nuove tendenze morali e le esigenze di maggiore libertà.

Il pettegolezzo può anche venire utilizzato per emarginare le persone che sono poco gradite e per denigrare le idee di cui si ha paura. In questo senso funziona come strumento di ricatto e di prepotenza.

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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