Perché
esiste il pettegolezzo? Perché due o più persone
si ritrovano per (s)parlare di un’altra persona?
Possibile che una pratica così diffusa non abbia
una qualche funzione? Questi e altri interrogativi
hanno spinto alcuni psicologi a riflettere
sull’origine del pettegolezzo.
Non
dobbiamo innanzi tutto confondere
il
pettegolezzo con la calunnia o la maldicenza.
Queste ultime sono strettamente imparentate
con la menzogna, mentre il
pettegolezzo ha un certo rispetto per la verità.
Esso aspira
a stabilire come siano andate veramente le cose,
cita le fonti, cerca riscontri e testimonianze,
solleva dubbi. Il pettegolezzo non si propone di
offendere una persona, ma di svelarne la vera
identità morale. Esso muove dal desiderio di sapere
e dal bisogno di valutare le azioni altrui, ma anche
dal piacere
di immaginare.
Da
qui nasce il suo rapporto
difficile con la verità, che viene rispettata
e nello stesso tempo tradita. Spesso la trama
principale della storia è vera, ma viene
trasfigurata da un lussureggiante fiorire di
interpretazioni. Un buon pettegolezzo deve fornire
con la giusta cadenza temporale particolari
inediti ed eccitanti che ravvivino
l’attenzione per il tema. E’ necessario che
riguardi qualcosa che è probabilmente vero ma non
pubblicamente noto.
I
pettegolezzi nascono in genere all’interno di una
eletta e chiusa compagnia. E’ il modo migliore per
movimentare l’altrimenti monotona conversazione di
persone che si conoscono fin troppo bene. Secondo Mantovani
(1998) “il pettegolezzo vuole controllare la
fedeltà dell’applicazione di determinati
principi, condivisi da un dato gruppo di persone,
alle varie circostanze di tempo, di luogo e di
persone. La molla del pettegolezzo è una curiosità
morale: Esso raccoglie elementi che possono servire
a dare una risposta
documentata alla domanda: le condotte quotidiane di
questa persona corrispondono davvero all’immagine
pubblica che offre di sé?”
Questa
necessità si fa sentire quando qualcuno intuisce
che possa esserci qualche discrepanza
tra le
azioni di una persona e
l’immagine che vuole dare di sé. Dato che
dall’immagine pubblica di una persona dipendono le
azioni di molti altri individui, questi vogliono
sapere se le richieste che la persona fa di essere
trattata in quel modo siano giustificate.
Il
pettegolezzo, come si è detto, nasce
nel gruppo. Le sue funzioni vanno ricercate
quindi nel funzionamento stesso della compagnia. Il
pettegolezzo opera una sorta di manutenzione morale
del gruppo agendo in due modi: da un lato punisce,
di solito blandamente, i membri che violano le
regole del gruppo, dall’altro provvede ad aggiornare
le regole
stesse su cui si basano tutti i rapporti interni
alla compagnia. Nei casi estremi in cui le regole
vengono messe in discussione e si minaccia la
sopravvivenza stessa del gruppo, il membro
“ribelle” viene espulso per indegnità e
allontanato.
E’
importante notare come ad alcune persone è chiesto
di essere più vicine di altri al modello ideale di
comportamento, in virtù della loro posizione e del
loro status all’interno della comunità: è il
caso dei leader religiosi o politici. Secondo Sabini
e Silver (1982) il
pettegolezzo preserva i contesti sociali dalla “deriva
morale, cioè dal degrado inarrestabile che
risulterebbe dal lasciar passare senza sanzione una
serie di piccole violazioni di principi che tuttavia
il gruppo considera importanti.”
La
soluzione alternativa al pettegolezzo è il
rimprovero esplicito.
Questo, tuttavia, risulta poco praticabile per
diversi motivi: innanzitutto solo alcune persone
sono autorizzate a muovere rimproveri (genitori,
insegnanti, parroci..). Un secondo limite consiste
nella forte
tensione emotiva che si crea quando c’è una
situazione di aperto conflitto interpersonale. Il
rimprovero esplicito è socialmente costoso. Il pettegolezzo
rappresenta invece una modalità
più soft
per rimproverare qualcuno.
Quanto
abbiamo finora detto implica un fatto: la
persona deve essere messa a conoscenza del
pettegolezzo di cui è oggetto. E’ esattamente
quanto succede nella maggior parte dei casi. Spesso
si fa in modo che il trasgressore delle regole
morali venga a conoscenza dei rimproveri sotterranei
che lo riguardano e sulla volontà da parte del
gruppo che il soggetto modifichi il suo
comportamento.
Un’ultima
funzione psicosociale che riveste il pettegolezzo
risiede nella sua capacità
di favorire lo sviluppo dell’intimità tra le
persone, di stabilire le basi per un rapporto di
fiducia tra chi condivide il “segreto” del
pettegolezzo.
Non
è,
tuttavia, possibile
nascondere gli aspetti negativi del pettegolezzo,
quelli che alimentano la sua cattiva fama. Il
pettegolezzo, infatti, può essere il modo ideale
per praticare meschine vendette, esprimere invidie e
rancori, ferire ingiustamente un rivale. Per
rendersi conto di questo basti ricordare quei casi,
sviluppati in contesti sociali particolarmente
chiusi, in cui i pettegolezzi sulla natura dei
rapporti tra una ragazza e persone dell’altro
sesso costituivano la base per rovinare la vita di
brave ragazze accusate di non essere “come si
deve”. Il pettegolezzo veniva spesso usato
all’inizio dell’era moderna per combattere le
nuove tendenze morali e le esigenze di maggiore
libertà.
Il
pettegolezzo può anche venire utilizzato per emarginare
le persone che sono poco gradite e per denigrare
le idee di
cui si ha paura. In questo senso funziona come
strumento di ricatto e di prepotenza.