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Buona notte, oggi è domenica 26 maggio 2013

Belli da morire

 

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Belli da morire

«E’ un tonico, una pozione, un tocco di magia in un mondo dominato dalla scienza: arresta il processo d’invecchiamento all’istante, beva e non invecchierà neanche di un giorno…».

Così intimava Isabella Rossellini a Meryl Streep nel film di Robert Zemeckis «La morte ti fa bella». E l’elisir di lunga vita manteneva per sempre giovane anche Goldie Hawn finché, diversi decenni più avanti, le due protagoniste non rotolano giù dalle scale di una chiesa e si rompono in tanti pezzi, dopo aver ascoltato l’omelia del prete al funerale del comune marito, dove si affermava che «Il segreto dell’eterna giovinezza è racchiuso nella vita dei suoi figli e nel cuore dei suoi nipotini».

Già, cosa non si farebbe per stare il più a lungo e il più perfettamente possibile su questa terra? Diete, ginnastica, massaggi, bisturi per snellire, tonificare, levigare e migliorare il più possibile l’involucro che ci accompagna ma che, ahinoi, si trasforma miseramente con il micidiale trascorrere del tempo.

«E’ difficile trovare una donna che sia contenta del proprio corpo - scrive Dacia Maraini in «Un clandestino a bordo» - Per quanto riconosciuta come bella, avrà da ridire su particolari insignificanti e visibili solo al suo occhio ipercritico. Anzi, si direbbe che più sono belle le donne, e meno sono contente di sé, preoccupate di non deludere, di non essere all’altezza delle aspettative altrui. E’ l’idea della perfezione che tormenta, ferisce, guasta i rapporti che ogni donna ha con il proprio corpo. Un’idea di bellezza che non corrisponde a nessuna realtà, legata com’è a un concetto astratto di compiutezza e armonia assolute, più vicine alle ombre di Platone che alla vita di tutti i giorni”. E lo stesso tormento ormai accompagna anche gli uomini che rincorrono il mito della bellezza ritenendolo indispensabile al successo, alla carriera, al denaro.

Chi sono e quanti sono ‘gli operati’

In Italia circa
800.000 persone si rivolgono ogni anno al chirurgo estetico, e di queste il 40% verrà operato. Le donne che si operano sono molte di più degli uomini: 70% contro il 30%. La parte più operata in assoluto è il seno, il secondo intervento più richiesto dalle donne è la lipoaspirazione. Si comincia a intervenire sul proprio aspetto quando si è molto giovani, 17 anni, e ci si cura fino a 80, anche se la fascia più grande di utenti si colloca fra 35 e 50 anni.

Fonte: Terzo Convegno di Medicina Estetica, Milano - ottobre 2001

I segni dell'invecchiamento
Diciamocelo francamente: da belli la vita è più facile e tutti partecipano a questo festival del narcisismo che il più delle volte si trasforma in nevrosi ossessiva sino ad arrivare alla patologia, vero e proprio terreno di caccia per medici senza scrupoli. Saltando a pié pari i sedicenti e sempre più numerosi dietologi e nutrizionisti (quante donne sono morte per un anello malmesso nello stomaco  per ridurre l’apporto di cibo e calorie, o sono arrivate all’anoressia passando per diete da fame?), se la follia del paziente si incontra con la spregiudicatezza di un chirurgo plastico, si verifica un matrimonio criminale. Si va dal fenolo che, iniettato nei tessuti cutanei distrugge la pelle ustionandola, all’onnipresente laser, al silicone al plexigas, al goretex. Sì, proprio quello degli scarponi da scalata.

A New York l’ultima moda tra le ragazze è farsi togliere i molari e poi fare la liposuzione alle guance, per apparire spettralmente fashion, con rischi devastanti per chi non è Kate Moss o un’altra delle superpagate top da passerella. Qualsiasi cosa pur di lisciare, scavare, appiattire o gonfiare ciò che la natura aveva così primitivamente creato, qualsiasi cosa per obbedire all’imperativo dei media che ci vogliono più sani e più belli, eternamente giovani, in un mondo di vecchi travestiti da teen-agers, che combattono la morte a colpi di lifting e beveroni dietetici.

Quindi, se la morte è la decadenza fisica, cancellando i segni dell’invecchiamento si sconfigge la morte?
“Certo è puramente un’illusione, perché la chirurgia plastica può correggere, ma non riesce a togliere il naturale divenire che c’è in tutta la natura vivente e che termina con la morte - risponde il dottor Andrea Masini, psichiatra - E poi mi domando, perché eliminarla? Nei problemi delle persone è presente questa illusione di essere eterni, un’illusione altamente patologica, che toglie qualunque significato, valore, gusto e prezzo alla vita. Tante religioni hanno questo come principio fondamentale, la promessa di una dimensione di eternità: la religione cattolica prevede il Paradiso e il Purgatorio, il buddismo la reincarnazione, altre religioni altre eternità. Tutte tentano di togliere all’uomo questa realtà crudissima che è la morte. Rispetto a questo la chirurgia plastica è un poverissimo tentativo umano, assolutamente non condannabile nella misura in cui serve unicamente a rendere più gradevole questo percorso verso un inevitabile capolinea”.

Quando un paziente che si rivolge alla chirurgia plastica arriva alla patologia?
Quando l’illusione di cui parlavamo prima è diventata una fede cieca, per cui il paziente ritiene possibile annullare il discorso della morte. A queste persone io direi di non provare nemmeno a rivolgersi alla chirurgia plastica, o a cose del genere. Il problema ha a che fare con la crisi di identità, in particolare con la crisi di depersonalizzazione, tipica delle anoressiche che sono spesso delle donne bellissime che si vedono grasse pur arrivando a pesare trentacinque chili. Io credo che prima di compiere qualsiasi intervento sul proprio corpo sarebbe fondamentale parlarne con uno psicoanalista. Mi raccontava con disperazione un chirurgo plastico di aver operato persone che dopo l’intervento non si riconoscevano più e stavano malissimo, anche perché avevano legato al cambiamento delle palpebre o del naso una trasformazione impossibile, e qui ritorniamo al vecchio discorso di sconfiggere la morte”.

Che differenza c'è tra un chirurgo plastico e uno psicoanalista?
Uno cerca di cambiare l’esterno, l’altro lavora sull’interno. Lo psicoanalista dovrebbe essere un po’ un chirurgo plastico dell’interno, usando accortezze e attenzioni per capire veramente quello che l’altro vuole, perché se uno aspira a cambiare la propria vita e crede di poterlo fare cambiando la forma del naso, sarebbe il caso di dissuaderlo”.

Un’altra differenza è che dallo psicoanalista va gente che ha voglia di conoscersi più a fondo e che vuole migliorare il proprio benessere interiore. Dal chirurgo plastico va gente che vuole migliorare il proprio aspetto, e il proprio benessere esteriore. Ci sono donne dai corpi scultorei. Si spogliano e cominciano a premere spasmodicamente le cosce per mostrare una cellulite che non c’è. Quando il medico dice che non può togliere quello che non c’è, si arrabbiano e lo trattano come un incompetente. Oppure c’è la signora alta un metro e quaranta che chiede un seno come Pamela Anderson. Il peggio è che ognuna di queste pazienti finisce sempre per trovare un operatore accondiscendente che, per vil denaro, la asseconda. Se non vogliamo arrivare ai piattelli labiali per avere le labbra della Parietti o ai magri da morire del Bangladesh, bisognerà che la chirurgia estetica si converta in chirurgia etica.

“In un’epoca in cui la fretta, e quindi la superficialità, dominano i comportamenti dell’individuo, la morte per vecchiaia non è più il sereno compimento della vita, ma uno spauracchio da esorcizzare in qualsiasi modo - afferma il Prof. Gian Paolo Ambroggio, primario della Divisione di Chirurgia Plastica Generale del centro Traumatologico di Torino - La decadenza fisica è sentita come preludio della morte: combattere la decadenza del fisico può essere quindi un modo per non lasciarsi sopraffare dal pensiero della morte. La maggior parte delle persone che io ricevo vogliono vivere più serenamente la loro immagine e il loro rapporto con chi li circonda. Più recentemente sono frequenti gli individui di sesso maschile che hanno la necessità di apparire giovani per ricoprire il ruolo di manager  rampante sul modello americano, che alla comparsa delle prime rughe viene messo da parte.

Uomini e operazioni
Secondo l’Harley Medical Group britannico, il 50% dei pazienti di chirurgia estetica è di sesso maschile.

Al di sotto della quarantina nell’82% dei casi, contro il 70% delle donne, i maschi inglesi si operano soprattutto per ingrandire il pene, poi per rimuovere con il laser i peli dalle spalle e dalla schiena, e non disdegnano il botox per spianare le rughe sulla fronte, né la liposuzione per eliminare il grasso dalla pancia e dal petto. Questi due ultimi interventi di medicina estetica hanno una radice prevalentemente sociale: sembrare giovani per restare competitivi, a qualunque prezzo.

Uomini attenti al proprio aspetto

Su un campione di 1.000 uomini tra i 18 e i 64 anni:

  • il 21% si dichiara molto attento al proprio benessere

  • l’attenzione al proprio benessere risulta massima tra 25 e 44 anni di età

  • l’84% si guarda allo specchio a caccia di eventuali difetti

Fonte: Directa (Milano)  per Vichy

Mens sana

Gli uomini hanno un rapporto meno critico delle donne nei confronti della propria immagine e quando affrontano il chirurgo plastico lo fanno soprattutto per motivi “professionali” e soltanto in secondo luogo per se stessi. La donna, invece, ci arriva innanzitutto per se stessa, spesso per riconquistare il partner o rifarsi una vita dopo averlo perduto. Sia il chirurgo plastico, sia lo psicoanalista tentano, a volte con risultati modesti, di restituire all’individuo equilibrio e fiducia in sé. Lo psicoanalista affronta il problema alle sue radici, la chirurgia plastica elimina la spina irritativa estetica e fisica che mantiene vivo il problema. E’ essenziale che il chirurgo plastico abbia la sensibilità necessaria per capire quale sia il problema di base che spinge il paziente alla soluzione chirurgica, al fine di evitargli false illusioni o irreparabili delusioni”.

Seno e società?
“Organo ambiguo e paradossale, il seno è un maestro di pensiero. Il seno per chi, e per farne cosa? Il bambino lo cerca, il marito lo desidera, la donna vi si identifica. I medici lo vogliono proteggere, la pubblicità lo usa e la società del consumo lo consuma. Il seno è dappertutto, ossessivamente. Esiste per produrre il latte, dare piacere, guadagnare denaro, provocare angoscia o fabbricare il cancro?”
Dr. Dominique Gros

Cosa dire a quelle regine di Silycon Valley, affette da delirio di onnipotenza e talvolta avanti con gli anni che vedono avvicinarsi la fine della corsa e le tentano tutte per arrivare al fatidico appuntamento nella forma più smagliante possibile? Che la bellezza è innanzitutto un’operazione di buon senso, prima che chirurgica, che muoiono tutti, i belli e i brutti, che forse non vale la pena di dannarsi tanto per abbellire il proprio corpo e che può darsi sia il caso di fare qualcosa anche per la propria bellezza interiore, così da giungere all’ora X almeno un poco preparati.

La filosofia, neanche tanto sbagliata in sé, parte dall’antichissimo “mens sana in corpore sano”. Oggi pare sia difficile mantenere la sanità di entrambe le parti. La mania arrivò in Italia nei dorati anni Ottanta, quando a Seattle e in tutti gli States già nascevano i primi movimenti grunge, l’esatto contrario del bello, sano e tonificato. Ma anche quando l’adipe di Craxi e De Michelis conquistava i salotti e le discoteche.

Ci si potrebbe chiedere: come nasce la parola corpo? I filologi sono incerti: potrebbe avere origine da “kar”, cioé “fare”, oppure potrebbe nascere da “karp”, termine sanscrito che vuol dire “bellezza”. Potrebbe infine derivare dal greco “kraino” che sta per “creare, fabbricare”. E, visti i tempi, potrebbero averci azzeccato loro.

Canoni estetici: che cosa vuol dire ‘essere belle’?
Come cambia l’immagine della seduzione femminile? Dall’opulenza al rachitismo, i diktat della bellezza hanno imposto negli anni tutto e il contrario di tutto.  

Anni ’60: inizia la modella-modello globale
Con Veruska, ma soprattutto con Twiggy, si inaugura l’era delle modelle planetarie: la società occidentale insegue un nuovo ideale di bellezza fatto di magrezza assoluta e di ripudio delle curve. Tramonta inesorabilmente il modello moglie-madre, inizia l’impero della giovinezza. Per indossare il neonato bikini e le minigonne, milioni di ragazze si affamano al ritmo della musica pop. E’ rottura con il modello borghese, a 360 gradi: nella musica, nella moda, in letteratura e nel costume. Il privato diventa collettivo, e dall’ubriacatura consumistica post-bellica sorge un nuovo bisogno di spiritualità

Anni ’70: sciatte, quindi libere?
E’ il decennio del flower-power e dell’aspirazione al bio. In nome di una ritrovata libertà le donne bruciano sulle piazze gli orpelli della costrizione, ma anche della seduzione: al bando i reggiseni, il trucco, e tutto quello che ingabbia, forza, costringe. Finite le diete da fame, si cerca l’equilibrio nella meditazione e nello yoga.
E’ il trionfo della cultura hippy: randagia, naturista, ecologista, pacifista – in una parola – “libera”. Tra allucinogeni e laissez-faire si sperimenta l’amore libero, e si guarda all’Oriente: un po’ borghesemente, per la verità - non basta una camicia indiana per diventare uno yogi

Anni ’80: la me-society
A colpi di Dallas e Dinasty si impone un nuovo modello: la donna potente, ricca, esibizionista. L’età di mezzo torna vincente, perché è quella che ha più potere d’acquisto. Nasce la figura dello stilista che veste donne
e uomini rampanti: gli yuppies. E’ il trionfo dell’effimero, del vuoto e dell’arroganza, che Bret Easton Ellis in American Psycho e Tom Wolfe ne Il falò delle vanità dipingeranno con il vetriolo. L’aspetto fisico diventa il biglietto da visita: bello vuol dire sano, entrambi vogliono dire efficiente. A cinquant’anni Jane Fonda lancia l’aerobica, che conquisterà milioni di donne in tutto il mondo. La forma è la nuova filosofia di vita, a colpi di beveroni vitaminici e di chirurgia estetica. L’imperativo: dimostrare vent’anni di meno. Si gestisce il corpo come il più grande patrimonio personale: la bellezza diventa una scienza medica, il chirugo plastico il miglior amico delle donne .

Anni ’90: silicone o Wonderbra?
Tornano in auge le forme? Sì e no. Ci si affama come sempre, ma si pretende l’impossibile: vita microscopica, seno gigante. E dove non può la natura, arriva il silicone. Uno staff di ingegneri progetta un reggiseno miracoloso: 28 punti di sostegno per portare qualunque seno a dimensioni stratosferiche. La naturalità è tramontata: non importa che non sia artificiale, basta che sia grosso. Lolo Ferrari incarna la neomostruosità, e ogni sera centinaia di uomini fanno la fila per guardare i suoi tragici seni finti da 6 chili l’uno. La maternità torna di moda: dopo ore di bossying incessante, le donne smettono il tailleurino da manager e tornano a casa da marito e bebé. Le pornostar e le top models incarnano i nuovi modelli di vita e di pensiero: seducenti, femminili, ardite

Anni ’00: le mutanti
Crescono i modelli di riferimento in quella che sembra una libertà insperata, ma sotto sotto il messaggio non cambia, anzi… Il corpo è la nostra opera d’arte. Le tecniche si affinano in molti settori, per accompagnare corpi in perenne evoluzione: così i gioielli biomorfi cambiano colore a seconda del nostro umore, i nuovi tessuti si colorano in funzione della temperatura. Androgine, iperfemminili… va bene tutto purché sia magro, atletico, giovane. E proprio dai giovani arriva una manipolazione estrema del corpo: piercing, tatuaggi, marchiature a fuoco, scarnificazioni. Le età si confondono in un unico stile, madri e figlie si vestono allo stesso modo, uomini e donne si assomigliano fino quasi a confondersi. Nascono i prodotti unisex: non un’alternativa, ma un mercato in più .

I pazienti: chi sono, cosa vogliono
le persone che consultano il chirurgo estetico focalizzano l’attenzione in genere su una parte del loro corpo, e questo non vuol dire che non amino tutto il resto; alcuni rifiutano  il proprio aspetto in blocco, ma altri desiderano solo perfezionarsi. Contrariamente a quello che si pensa molte di queste persone hanno una bassa stima di sé soprattutto a causa dei difetti fisici, e non il contrario.

I pazienti che ricercano la perfezione fisica sono destinati a essere eternamente insoddisfatti: la loro attenzione cadrà fatalmente su un dettaglio anche microscopico, che a loro giudizio compromette la loro bellezza. E’ evidente
che in questo caso l’ossessione per la forma è sintomo di un disagio di ben altra natura e origine, cui il corpo fa semplicemente da schermo

Alcune persone consultano in età già avanzata, ma per la maggior parte la preoccupazione non è per l’aspetto attuale, piuttosto per quello futuro. In altre parole, l’invecchiamento non è in rapporto con la bellezza, ma con la progressione della propria immagine nel tempo

La chirurgia estetica è uno strumento che consente una certa libertà in rapporto all’aspetto con cui si nasce, ma non può e non deve diventare uno strumento di normalizzazione. Ciò che conta è migliorare il rapporto della persona con se stessa: non solo con il suo aspetto, ma di riflesso anche con la sua verità, la sua storia e i suoi rapporti

l’ansia legata all’aspetto fisico è una delle più diffuse. In un sondaggio on-line effettuato dalla D.ssa Chiara Simonelli, alla domanda “qual è, se esiste, la tua ansia nei confronti del sesso?”, il 42% delle 1700 persone che hanno risposto ha scelto “il mio aspetto fisico”, contro solo il 30% (la mancanza di sintonia con il partner), e un misero 11% (la paura di contrarre malattie)

Testimonianze
Emanuela, 41 anni, consulente
“Ho fatto ricorso più volte alla chirurgia estetica, dopo un grande dimagrimento. Vado sempre dallo stesso chirurgo, da anni, non lo cambierei con nessuno. E non c’entra niente la scommessa contro la morte, anche perché ho fatto la prima operazione a trent’anni, e allora certe cose non le pensi proprio. Ci saranno senz’altro persone che pensano di modellare la loro vita modellandosi il corpo, ma chi si aspetta risultati miracolosi parte sempre con il piede sbagliato. Secondo me la chirurgia estetica è sempre un compromesso: tra un difetto al quale si vuole rimediare, e il rimedio. Per esempio tra un seno cadente e un seno sodo ma con qualche cicatrice. Anche se ci sono operazioni che ti migliorano e basta, se sono fatte bene, per esempio il lifting. L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di cominciare da giovani e di mantenersi negli anni, perché l’effetto complessivo sia naturale e adeguato all’età reale. Puoi fare tutte le terapie psicologiche che vuoi, ma un tratto che non ti piace, che ti imbarazza, che ti fa sentire a disagio, finché non lo cambi lì è e lì resta. E quando non c’è più, quando è migliorato, migliorano anche i tuoi rapporti con gli altri, perché stai meglio con te stessa, e il resto viene di conseguenza.”

Annalisa, 35 anni, imprenditrice
“Dopo l’ultimo figlio ho deciso di rifarmi il seno. L’allattamento è stato rovinoso, e dopo tanti anni di danza e di ginnastica artistica, avevo un seno vecchio in un corpo giovane, insomma stonava, non c’entrava niente e non lo sopportavo più. Dopo dieci anni posso dire di essere contenta della mia scelta, anche se ora le protesi sono migliori, più naturali delle mie. Non ho mai avuto disturbi, e l’operazione non è stata dolorosa. Ho sentito tante critiche soprattutto dalle donne, ma secondo me c’è più che altro tanta invidia. E non è vero che mi rifiuto di invecchiare; mi rifiuto di diventare decrepita, che è tutta un’altra cosa…”

Carmen, 36 anni, negoziante
“Ho fatto la liposuzione quando la tecnica non era ancora perfezionata come oggi, ma tutto sommato, ad anni di distanza, sono ancora contenta. Non capisco chi demonizza questa scelta, non vedo perché avrei dovuto tenermi le cosce grosse se non scendevano né con la dieta, né con la piscina, né con i massaggi. Non mi aspettavo di diventare miss mondo, sinceramente mi bastava liberarmi di un po’ di grasso nel posto sbagliato. Certo anch’io in giro vedo lavori fatti male, ma la colpa è del chirurgo, non della chirurgia. Tutto il resto è ipocrisia: la pressione per dimagrire è tremenda, ma prova a migliorare “senza fatica” con il bisturi del chirurgo, e ti crocifiggono.”

Anna, 48 anni, dermatologa
“Il mio aspetto è fondamentale per il mio lavoro: più sono ben conservata io, più divento credibile per i miei pazienti. Amo la bellezza, e non credo di aver scelto questa professione per caso.L’unica operazione di cui mi sono pentita è l’inserimento degli zigomi artificiali, che infatti a distanza di due anni ho fatto rimuovere. Con il tempo ho notato che mi indurivano, e poi non erano perfettamente simmetrici. Dove c’erano le protesi ora inietto  progressivamente dei fillers, che impediscono alle guance di ‘cadere’. Lotto contro l’aspetto ‘vecchio’ da tutta la vita, il mioe quello delle mie pazienti. Senza promettere miracoli ma attraverso ritocchi costanti oggi possiamo restare gradevoli sempre. E guardarsi allo specchio con fiducia è importantissimo per vivere meglio.”

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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