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Un'occasione perduta

 

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Un'occasione perduta

La recente scomparsa di Piergiorgio Welby ha scatenato una serie di contraddizioni politiche, forte emotività sociale e confusione da parte del mondo medico, ma soprattutto è segno di mancanza di rispetto dell’essere umano.

Ma ricordiamoci come sono andati i fatti: il dr. Piergiorgio Welby, affetto da una malattia neurologica cronica, era costretto a vivere da lunghissimo tempo allettato (non riusciva più a muovere la muscolatura), aiutato 24 ore al giorno da un respiratore automatico indispensabile alla sua sopravvivenza.

Questa situazione di sofferenza psicofisica prolungata da oltre venti anni ha spento ogni residua forza di volontà di vivere da parte del dr. Welby, tanto da spingerlo a chiedere al Presidente della Repubblica Italiana, nel mese di settembre 2006, la possibilità di poter staccare il respiratore.

Dopo una lunga serie di interrogativi giudiziari e sanitari, il 20 dicembre l´Istituto Superiore di Sanità ha risposto all’appello di Piergiorgio Welby dicendo che il respiratore automatico poteva essere considerato come una “terapia affettiva “, e non dava l´assenso di poter staccare la spina.

Dopo poco si apprendeva la notizia che Welby era morto nella notte, aiutato da un anestesista ad addormentarsi senza soffrire nell’ultimo viaggio.

Alla vigilia di Natale, dopo che è stata effettuata l’autopsia come prevede la procedura medico-legale in questi casi, la Chiesa non concesso l´autorizzazione all’ultimo saluto religioso al dr. Welby. Tutta questa storia  ha scatenato nel mondo politico per molti mesi opinioni diverse, indipendentemente dal colore del partito.

Dopo la morte di Welby, alcuni esponenti politici hanno espresso una condanna morale al suo gesto, fino a chiedere l´arresto del medico che lo ha aiutato nel suo ultimo viaggio; altri politici  hanno invece espresso giudizi di libertà e la richiesta di riapertura di un dibattito sull’eutanasia, del resto invocato anche dallo stesso Presidente della Repubblica Italiana, Sen. Giorgio Napolitano.

Come possiamo capire, l’intero Sistema Sanitario e Politico italiano ha perso un’ulteriore occasione non tanto per capire il problema del dr. Welby, ma per intervenire (anche mediante un referendum  mirato) sul problema dell’eutanasia nei malati terminali, che rimane a oggi un problema aperto e certo non facile da risolvere per motivi etici, religiosi e giuridici. D´altro canto, non possiamo far morire i nostri malati italiani all’estero (l'ultimo viaggio della speranza !!!), dove già in alcuni paesi è consentita l’eutanasia.

Il medico deve saper curare, sino a  quando c´è speranza scientifica e anche religiosa; in ogni caso  la scelte terapeutiche devono rispettare le volontà del malato. Piergiorgio Welby, quando ha scritto la sua lettera alle Istituzioni, forse era già a conoscenza della risposta che gli sarebbe pervenuta, o forse nutriva una speranza di agire nella legalità per sentirsi in pace con se stesso, o forse ancora sperava di poter aprire un dibattito politico e religioso sull’eutanasia, ma sicuramente la sua scelta non può e non dovrà mai essere giudicata, in quanto la scelta di morire per un essere umano è una scelta personale.

Ascoltando l'augurio Natalizio del Santo Padre, nel quale esprimeva “la liberta dell’uomo nella vita e nella morte“, caro Piergiorgio, spero che lei lo abbia ascoltato: qualcuno si è ricordato della sua sofferenza. Noi tutti  dobbiamo ringraziarLa del Suo coraggio e della Sua perseveranza nell’affrontare un tema molto delicato.

Dr.A.M. Capretti
Dir. Medico Ospedaliero
Consulente Tecnico del Tribunale di Milano

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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