Nel
1937 il dr. Corman pone le basi della morfopsicologia,
la disciplina che studia le caratteristiche del viso
in base a cinque parametri. L’obiettivo del Dr.
Corman era di ottenere il profilo di una personalità
per scoprirne rapidamente le attitudini fisiche,
istintive, relazionali e intellettuali.
La
morfopsicologia
Autentica
sintesi visiva della persona, per un esperto di
morfopsicologia il viso rivela molte cose.
I criteri di studio sono cinque:
-
la forma generale del
viso e la sua struttura ossea, che
riflettono l’equilibrio generale della persona
-
i recettori sensoriali
– occhi, naso e bocca – che rivelano la
disposizione a comunicare
-
la forma del viso (l’insieme
di carne e muscoli) che viene interpretata
in funzione dei rilievi e degli affossamenti,
l’aspetto tonico oppure arido e inespressivo
-
i tre livelli del
viso – la fronte e gli occhi (che
corrispondono alle funzioni intellettuali); le
guance e il naso (che rivelerebbero
l’affettività di una persona); e infine la
mascella, la bocca e il mento, che rappresentano
la parte istintiva di un individuo
-
le “emifacce”, ossia le
due metà del viso ove la destra
rappresenterebbe il presente e le funzioni
attive, e la sinistra il passato e le funzioni
ricettive
Durante
una seduta, il morfopsicologo sarebbe quindi in
grado di cogliere molto velocemente le
attitudini
di una persona e la sua capacità
di realizzarsi: per esempio, un individuo che
abbia tratti che indicano una forte propensione alla
comunicazione si realizzerà più facilmente nel
lavoro di gruppo o a contatto con il pubblico. Alla
stessa stregua della grafologia, anche la
morfopsicologia è oggetto di interesse da parte di
alcune imprese per ottimizzare le mansioni degli
impiegati o identificare il potenziale degli
interlocutori. In questo ambito, la morfopsicologia
consentirebbe di esplorare con una certa precisione
tre campi di interesse: la
forma del pensiero (logico, intuitivo,
rapido,sottile, immaginativo, concreto, astratto, e
così via); le
modalità di relazione (spontanea, riservata,
indipendente, socievole, emotiva, controllata, e così
via); l’attività
(a breve termine, a lungo termine, vitalità,
autonomia, flessibilità, e così via). Per esempio,
un pensiero dinamico sarà più adatto a
un’attività anch’essa dinamica, mentre
un’attività che richiede un alto grado di
spontaneità può essere inadatta a una forma di
pensiero molto riflessiva.
Come il tuo
viso parla di te
E’ proprio
vero che il viso è il riflesso della personalità e
del potenziale? Sicuramente sì, secondo la
morfopsicologia. Ecco come.
Conoscersi meglio e conoscere meglio gli altri,
questa era in sintesi l’idea del Dr. Corman, che
studiò una vera e propria tipologia
della natura umana e del suo potenziale. Secondo
Corman esisterebbero due tipi di individui,
i dilatati e i
retratti. I
dilatati, dal viso largo e solido, con linee
ampie e l’incarnato colorito, sono più aperti al
mondo. Espansivi, comunicano e concretizzano i loro
progetti. I
retratti, dal viso stretto, allungato e angoloso
e l’incarnato pallido o spento, sono centrati su
se stessi, preoccupati di preservare la loro
indipendenza, tendono a privilegiare la vita
interiore alle influenze esterne, e sono molto
sensibili. Queste due componenti indissociabili
della personalità tentano di armonizzarsi in un
rapporto di forze necessariamene instabile: il
morfopsicologo coglierà proprio questo equilibrio,
sapendo che il viso di una persona rappresenta il
punto di incontro del suo patrimonio genetico e
delle influenze del suo gruppo di appartenenza
culturale e familiare.
|