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Buona notte, oggi è lunedì 12 maggio 2008

Sfidanzati e contenti?

 

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Sfidanzati e contenti?

Vivere da soli non è in sé né un bene, né un male: è piuttosto un modo di vivere, come lo è lo stare in coppia. Così come avere un partner non è necessariamente una garanzia di felicità, essere single non è in sé una situazione disastrosa - perché la felicità non coincide esattamente con lo stato civile…

Per la maggior parte delle persone vivere in coppia è preferibile al vivere da soli. Le statistiche confermano per esempio che il tasso di suicidi è più elevato nelle persone che vivono da sole piuttosto che in quelle accoppiate, e che le persone sposate tendono a vivere più a lungo di quelle che non lo sono, o non lo sono più. La solitudine può in effetti essere talmente terrorizzante che molte persone preferiscono fermarsi in una relazione insoddisfacente piuttosto che lasciare il partner.

A torto molti di noi ritengono che non avere un partner significhi non essere una persona intera, e che la felicità dipenda da una persona unica e speciale alla quale affidare il compito mitico di renderci felici: il partner. Si parte così alla ricerca dell’anima gemella – concetto illusorio e foriero di dipendenza affettiva.

Ci sono due macrotipi di sfidanzati – quelli che scelgono di vivere da soli, e quelli che subiscono il loro status di single. Tra i celibatari involontari troviamo spesso giovani che non hanno ancora incontrato un partner, separati e divorziati, vedovi. In realtà, sono sempre di più le persone che scelgono, per ragioni professionali, perché sono in fase di bilanci interiori o per compiere un proprio percorso personale, di approfittare della solitudine per dedicarsi a cose o progetti che potrebbero essere condivisi solo con grande difficoltà – o per nulla. Altri non riescono a capire come si possa decidere di trascorrere la propria vita accanto a qualcuno, altri ancora partono bene, ma dopo un po’ si stufano, e in generale non riescono per mille ragioni a costruire una relazione stabile e duratura.

La società guarda agli sfidanzati con un occhio più benevolo rispetto a qualche anno fa, ma ciò non toglie che sui single gravi ancora il peso del pregiudizio: persone che non legano, che hanno un brutto carattere, omosessuali nascosti, una minaccia per le coppie sposate, immaturi che temono l’impegno … E forte è anche, in molti casi, la pressione degli amici e dei parenti a far loro cambiare status.

I single e contenti si riconoscono in genere per l’assenza di fanatismo: non predicano la singletudine come panacea di ogni male, non la raccomandano come condizione paradisiaca e non cercano di convincervi che il celibato è l’unico modo di vivere degno di considerazione. Si tratta spesso di persone che apprezzano la propria condizione ma restano aperte alla possibilità di una relazione futura, sono consce dei vantaggi e della libertà connessa al celibato, ma sono in grado di capire e di valorizzare gli aspetti positivi della vita di coppia.

Per evitare che il celibato li renda infelici, gli sfidanzati devono essere consapevoli dei pericoli che la loro scelta comporta. La solitudine costituisce il più grande rischio per le persone non accoppiate, che possono finire per essere non più sole, ma proprio isolate. Dunque, è necessario che chiunque viva questa condizione – transitoria o definitiva – si organizzi una vita attiva e densa di attività sociali, culturali, sportive, che la aiutino a stabilire una rete di legami intimi, solidi e sinceri.

Alcune persone che vivono sole possono finire per dimenticare anche del tutto la propria sessualità. In effetti, non avere rapporti per molto tempo rende difficile la ripresa della sessualità. Molti però continuano ad avere una certa attività sessuale attraverso la masturbazione, i rapporti occasionali o mercenari.

La noia è un altro dei grandi rischi del celibato, e si sa che le persone che si annoiano tendono a diventare noiose, finendo così per limitare le possibilità di avere rapporti soddisfacenti con gli altri. Ciò non toglie che come tutti anche gli sfidanzati dovrebbero preferire la qualità alla quantità, e cioè cercare e alimentare le amicizie e i rapporti in funzione dei loro bisogni e dei loro desideri, e non solo per sfuggire alla solitudine.

Scacco matto?
Le statistiche dicono che sono più felici i single per scelta che i single di ritorno. Fra i 18 e i 35 anni lo sfidanzamento è vissuto come un periodo di esplorazione: un’esperienza che consente di scoprirsi, realizzarsi e affermarsi, ma che non rappresenta uno stato ideale definitivo. I single post-rottura, soprattutto se reduci da un divorzio o da una vedovanza, tendono più frequentemente a subire lo stato di sfidanzamento, piuttosto che sceglierlo. E’ proprio questa la fascia in cui le risposte sono più radicali tra i due poli “sono single e felice di esserlo” e “sono single e infelice di esserlo”

Il single felice in realtà è un paradosso: contento di se stesso e della propria condizione, diventa fatalmente la preda ideale per formare una coppia. Infatti, gli sfidanzati contenti sono persone che potrebbero fare coppia senza problemi, ma non lo desiderano. Perché non sono pronti a ipotecare il loro equilibrio e la loro libertà per formare una coppia a ogni costo. Perché alcuni single sono felici, e altri no?

Probabilmente lo sfidanzato contento ha accettato il fatto di vivere da solo e non cerca continuamente di trovare l’anima gemella: non sapendo bene per quanto tempo resterà solo, ha semplicemente deciso di prendersi del tempo in attesa di incontrare qualcuno che aggiungerà felicità al suo equilibrio, piuttosto che qualcuno che venga a curare la sua solitudine – o peggio, il suo isolamento.

Troviamo in effetti tra questi single persone che pensano di essere al centro del proprio universo (piuttosto che al centro dell’universo…), che sono convinte di dover partire dal proprio centro per soddisfare i propri desideri, e di possedere le risorse e  le capacità per trovare il modo migliore di realizzarli. Questo tipo di single ritiene di essere il responsabile principale della propria felicità o del proprio fallimento, e non crede di dover necessariamente condividere la propria vita con un partner privilegiato per essere felice - senza per questo avere niente in contrario a questa ipotesi. Non dunque una metà alla ricerca della metà che la completa, ma persona intera eppure consapevole che alcuni dei suoi desideri richiedono, per essere soddisfatti, la presenza di un’altra persona. Anche se possono, come tutti, soffrire per amore, difficilmente questi tipi di single sono predisposti alla dipendenza affettiva.

Gli sfidanzati contenti hanno un’immagine fisica ed emotiva positiva di se stessi, sono curiosi e inclini a sviluppare nuovi interessi che favoriscono il successo sociale e li rendono più interessanti. Sono capaci di farsi amici veri, hanno fiducia nelle proprie opinioni e non temono di rifiutare qualcosa che non li interessa. Non cercano di farsi amare ma semplicemente di essere se stessi, e di star bene nella propria pelle. Invitano e sono invitati, ma non si sentono per questo obbligati ad accettare ogni invito, né a invitare non importa chi solo per non restare da soli.

Il difficile equilibrio dei single per scelta: per alcuni la felicità è reale, ma incompleta. Infatti, manca qualcuno con cui condividerla. L’ideale sarebbe allora mantenere la propria autonomia all’interno del grande amore. Che moltissimi single – soprattutto le donne – continuano a sognare…

Domani si cambia: moltissimi dei single felici sarebbero disposti a rinunciare allo sfidanzamento per la vita a due, ovviamente se incontrassero il partner giusto. Anche avere un figlio è una buona motivazione, che può anzi diventare prioritaria e perfino ossessiva: un bambino a ogni costo, poco importa con chi

Tipi e profili
Cerchiamo di tracciare una specie di profilo, per quanto impreciso e limitato, dei single insoddisfatti. Si va da quelli che invece di promuovere i contatti umani si rinchiudono nel proprio guscio, ai single inveterati, quelli che per pigrizia, per timidezza, per imbarazzo, finiscono per avere nel gatto e nella tivù i propri migliori amici.

Ci sono poi quelli che non riescono proprio a stare da soli neanche un attimo, e che hanno una fame incontrollata di rapporti sociali: con chiunque, dovunque e in qualunque condizione – basta non stare con se stessi. In genere, questo tipo di single è il candidato ideale ai rapporti superficiali.

Gli assatanati sono quelli che lavorano come matti e guadagnano come treni, si procurano il meglio del meglio in ogni campo, e poi non hanno mai un attimo di tregua per godersi ciò che hanno o per trascorrere del tempo con se stessi e con gli altri.

I novizi sono quelli che passano inosservati per scelta: sono timidi, impacciati, goffi, non sanno iniziare una conversazione, e sono maldestri in quasi tutto quello che fanno. Spesso si tratta di persone che hanno subito una grande delusione sentimentale che li ha rasi quasi al suolo. Vorrebbero rialzarsi, ma hanno perso la fiducia.

I single fanatici sono quelli che temono di impegnarsi in una relazione. Spesso sono affascinanti, premurosi, divertenti e adorabili fino al primo rapporto sessuale, ma non appena la relazione rischia di prendere una piega seria, scappano per darsi a una nuova avventura in cui ripeteranno, immancabilmente, lo stesso immutabile copione.

Il single suo malgrado è disperato: uscirebbe con chiunque gli dimostri un minimo di interesse, tende a diventare velocemente invadente e appiccicoso e in genere provoca nel prossimo un desiderio istantaneo di fuga.

Infine, l’aspirante celibatario è un individuo che non parla che degli infiniti vantaggi della vita da soli, ma continua a restare in coppia perché è paralizzato dalla paura della solitudine. In genere è una persona che non è mai stata da sola un secondo nella vita, e che è passata dalla mamma alla moglie, o dal padre al marito, senza soluzione di continuità.

Gioie e dolori: da soli o in coppia?
In coppia si condivide la quotidianità, oltre che l’amore e il sesso. Da soli si è più liberi, ma si rischia di non avere nessuno vicino nel momento del bisogno. Però in due si rischia di scivolare nella routine, mentre se si è da soli forse tutto può ancora succedere…

I vantaggi dello sfidanzamento
Dalla solitudine, in realtà, è possibile trarre grandi vantaggi, tra i quali:

  • la possibilità di fare tutto a proprio modo, nel momento desiderato

  • il non dover rendere conto a nessuno, tranne che a se stessi

  • il controllo totale del proprio ambiente di vita

  • l’assenza di compromessi per mantenere la pace nella coppia

  • la possibilità di consacrare tutto il tempo che si vuole, e tutte le energie necessarie, a soddisfare i propri desideri

  • il non dover chiedere permessi a nessuno

  • l’assenza di costrizioni, tranne quelle autoimposte

  • la possibilità di mangiare e dormire quando si vu ole

  • il lusso di oziare, impigrirsi, trascinarsi per casa…

Concludendo…
Non esiste uno stato ideale, e ognuno di noi può essere, alternativamente, da solo oppure in coppia. Se c’è un prezzo da pagare per ottenere qualcosa o vivere con qualcuno, si tratta di un investimento e non di un costo. Ognuno di noi trascorrerà tutta la propria vita soprattutto con se stesso, e non resta dunque che organizzarsi per diventare il proprio migliore amico. La felicità non è lo scopo del viaggio, ma piuttosto un modo di viaggiare…

Consigli
Qualunque sia la ragione che ha causato il celibato, è possibile approfittare di questo tempo di solitudine per compiere dei cambiamenti importanti nella propria vita – ritornare a studiare, cambiare orientamento professionale, dedicarsi alla propria crescita personale, curare le proprie ferite. Il tempo del celibato può essere l’unica occasione in cui è possibile lanciarsi nuove sfide e fare cose che non sarebbero possibili se si avesse un partner o una famiglia.

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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