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Buona notte, oggi è lunedì 12 maggio 2008

Noi e le emozioni

 

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Noi e le emozioni

Contrariamente a Cartesio che distingueva sei passioni primarie – ammirazione, amore, odio, desiderio, gioia, tristezza – i ricercatori dei nostri giorni cercano con fatica un accordo sul numero delle emozioni di base. Il dibattito è aperto…

Alcune emozioni primarie (basic emotions) si distinguono nettamente tra di loro grazie alle manifestazioni fisiologiche che le accompagnano (battiti accelerati, sudorazione, raffreddamento delle estremità …), i comportamenti che inducono, e la percezione che il soggetto che ne ha. Se tutte le emozioni condividono la breve durata e il fatto di essere scatenate dagli stessi fenomeni, ciascuna possiede un’espressione morfologica propria - quella che ci consente di capire lo stato d’animo degli altri e quindi, ci informa circa le loro intenzioni.

Come si distinguono le emozioni
Secondo Paul Ekman¹ ci sono nove criteri per distinguere le sei emozioni di base.
Partendo dal mostrare le fotografie delle mimiche facciali più semplici e caratteristiche, Ekman ha constatato che certe emozioni sono universalmente riconosciute: indipendentemente dal sesso, dalla nazionalità o dalla cultura, tutti i soggetti interrogati sono d’accordo sull’espressione della gioia, della collera, della paura, della tristezza, del disgusto e della sorpresa.

  • Le stesse risposte sono state ottenute in Europa, America del Nord e del
    Sud, Giappone, e in un’infinità di altri paesi. Molti altri studi hanno
    confermato l’universalità dell’espressione e del riconoscimento dei
    segnali emotivi primari
    . Ekman ha poi precisato che l’espressione di
    queste emozioni di base era molto simile anche nei primati: sappiamo
    infatti che l’esistenza di espressioni emotive negli animali è uno degli
    elementi fondamentali delle teorie di Darwin

Tutte le grandi emozioni sono associate a una serie di dati fisiologici specifici: il ritmo cardiaco aumenta nella collera, la paura e la tristezza, ma si abbassa nella gioia, nel disgusto e nella sorpresa; la temperatura cutanea aumenta durante un accesso di collera, ma si abbassa quando proviamo paura o tristezza, e così via. 

  • L’armonia spontanea tra l’esperienza emotiva e la sua espressione
    costituisce secondo Ekman il quarto criterio di selezione. Sono certo
    possibili alcune dissociazioni, ma unicamente a fini di convenienza, di
    gioco o di recitazione

Quinto criterio: la velocità. E’ proprio questa a differenziare le emozioni primarie dagli altri stati affettivi che si basano invece su sottili variazioni le cui determinanti sono meno facilmente localizzabili nel tempo. Così l’euforia, il disincanto o la timidezza possono essere considerati come “emozioni secondarie” declinate da quelle primarie, e rispettivamente in questo esempio: la gioia, la tristezza e la paura. Meno ‘primarie’, sarebbero infatti modulate dall’esperienza, le circostanze, le sfumature indotti dal pensiero. Insomma, il loro manifestarsi è meno preciso

  • Se l’esperienza soggettiva delle sei emozioni primarie è comune ai due
    sessi e può essere durevole, la manifestazione di queste emozioni ha
    invece durata limitata. Questo carattere temporale le differenzia perciò
    dagli stati di umore buono o cattivo

Quando proviamo una delle sei emozioni primarie, le nostre sensazioni sono immediate e non dipendono dalla nostra volontà: le emozioni seguono vie motorie, sensoriali e vegetative predeterminate dalla fisiologia. Noi ci accontentiamo di percepirne automaticamente il meccanismo

  • Reattive, queste emozioni sono inizialmente incontrollabili e difficili da
    evitare, anche se la loro anticipazione (per esempio, quando ‘sentiamo’
    che stiamo per arrabbiarci) può ridurne parzialmente l’effetto

Ultimo criterio di enumerazione, l’universalità degli eventi scatenanti – per esempio la tristezza segue sempre l’annuncio della morte di qualcuno che ci è caro, ma senza dubbio questo è uno degli aspetti più discussi a causa delle specificità culturali così care agli antropologi

¹ Paul EKMAN, “Facial espressions of emotion. New findings, new questions”, in Psychological Science

Neonati e bambini: le emozioni sono solo tre

Neonati e bambini: le emozioni sono solo tre
Lo studioso Michael Lewis² non ha dubbi - agli inizi della sua esistenza l’essere umano manifesta solo tre tipi di emozioni: la soddisfazione, prima forma di gioia e conseguente alla sazietà e agli stimoli positivi; l’interesse, precursore della sorpresa, e infine l’insoddisfazione, espressa dal pianto e dall’agitazione.

Senza dubbio l’insoddisfazione è l’emozione che anticipa molti altri affetti negativi: la tristezza osservata come tale all’età di tre mesi quando la madre smette di giocare con il neonato; il disgusto che appare nella sua forma primitiva quando il neonato rifiuta o rigurgita un cibo che non gradisce; la collera che si manifesta in genere tra i due e i quattro mesi e infine la paura propriamente detta, che compare in genere al quinto mese di vita, quando il neonato ha già completato le acquisizioni cognitive che gli consentono di valutare le situazioni.

² M. LEWIS, S. ALESSANDRI, M.W. SULLIVAN, Violation of expectancy, loss of control and anger in young infants”, in Developmental Psychology

I meccanismi di difesa
La psicologia ci ha insegnato a familiarizzare con i meccanismi di difesa che l’essere umano mette in opera per proteggersi. Noi adottiamo, spesso in modo inconsapevole, attitudini che ci consentono di difenderci da certi sentimenti penosi come l’angoscia, la colpa, e il dolore morale. La nostra psiche adotta uno o più meccanismi del tutto particolari per rispondere alle pressioni affettive e pulsionali che rischiano di sommergerla: si tratta delle difese psichiche, cui noi ricorriamo in una serie di circostanze:

  • per mantenere un’emozione entro livelli tollerabili, per esempio dopo un lutto

  • per ristabilire un equilibrio emotivo minacciato, differendo o canalizzando
    la brusca spinta dei nostri istinti, come durante la pubertà

  • per lasciarci il tempo di controllare i cambiamenti della nostra immagine, quelli che intervengono per esempio a seguito di un fallimento personale o di un successo personale inaspettato

  • per sopportare una relazione conflittuale ma bloccata e dalla quale non riusciamo a liberarci per affrontare i conflitti più importanti della vita, quali la separazione, il divorzio, ecc.

Le difese psichiche sono particolarmente preziose nella vita quotidiana, in particolare quando dobbiamo far fronte a desideri inconfessabili o inaccettabili, e a sentimenti o situazioni angoscianti.

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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