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Contrariamente
a Cartesio che distingueva sei passioni primarie –
ammirazione, amore, odio, desiderio, gioia,
tristezza – i ricercatori dei nostri giorni
cercano con fatica un accordo sul numero delle
emozioni
di base. Il dibattito è aperto…
Alcune emozioni
primarie (basic
emotions) si distinguono nettamente tra di loro
grazie alle manifestazioni fisiologiche che le
accompagnano (battiti accelerati, sudorazione,
raffreddamento delle estremità …), i
comportamenti che inducono, e la percezione che il
soggetto che ne ha. Se tutte le emozioni condividono
la breve
durata e il fatto di essere scatenate dagli
stessi fenomeni, ciascuna possiede un’espressione
morfologica propria - quella che ci consente di capire
lo stato d’animo degli altri e quindi, ci
informa circa le loro intenzioni.
Come si distinguono le
emozioni
Secondo
Paul Ekman¹
ci sono nove criteri per distinguere le sei emozioni
di base.
Partendo dal mostrare le fotografie delle
mimiche facciali più semplici e caratteristiche,
Ekman ha constatato che certe emozioni sono universalmente
riconosciute: indipendentemente dal sesso, dalla
nazionalità o dalla cultura, tutti i soggetti
interrogati sono d’accordo sull’espressione
della gioia,
della collera,
della paura,
della tristezza,
del disgusto
e della sorpresa.
-
Le stesse risposte sono
state ottenute in Europa, America del Nord e del
Sud, Giappone, e in un’infinità di altri
paesi. Molti altri studi hanno
confermato l’universalità
dell’espressione e del riconoscimento dei
segnali emotivi primari. Ekman ha poi
precisato che l’espressione di
queste emozioni di base era molto simile anche
nei primati:
sappiamo
infatti che l’esistenza di espressioni emotive
negli animali è uno degli
elementi fondamentali delle teorie di Darwin
Tutte le
grandi emozioni sono associate a una serie di dati
fisiologici specifici: il ritmo cardiaco aumenta
nella collera, la paura e la tristezza, ma si
abbassa nella gioia, nel disgusto e nella sorpresa;
la temperatura cutanea aumenta durante un accesso di
collera, ma si abbassa quando proviamo paura o
tristezza, e così via.
-
L’armonia
spontanea tra l’esperienza
emotiva e la sua espressione
costituisce secondo Ekman il quarto criterio di
selezione. Sono certo
possibili alcune dissociazioni, ma unicamente a
fini di convenienza, di
gioco o di recitazione
Quinto criterio: la
velocità. E’ proprio questa a differenziare
le emozioni primarie dagli altri stati affettivi che
si basano invece su sottili variazioni le cui
determinanti sono meno facilmente localizzabili nel
tempo. Così l’euforia, il disincanto o la
timidezza possono essere considerati come “emozioni
secondarie” declinate da quelle primarie, e
rispettivamente in questo esempio: la gioia, la
tristezza e la paura. Meno ‘primarie’, sarebbero
infatti modulate dall’esperienza, le circostanze,
le sfumature indotti dal pensiero. Insomma, il loro
manifestarsi è meno preciso
Quando proviamo una delle sei
emozioni primarie, le nostre sensazioni sono
immediate e non
dipendono dalla
nostra
volontà:
le emozioni seguono vie motorie, sensoriali e
vegetative predeterminate dalla fisiologia. Noi ci
accontentiamo di percepirne automaticamente il
meccanismo
-
Reattive, queste emozioni
sono inizialmente incontrollabili
e difficili da
evitare, anche se la loro anticipazione (per
esempio, quando ‘sentiamo’
che stiamo per arrabbiarci) può ridurne
parzialmente l’effetto
Ultimo criterio di
enumerazione, l’universalità
degli eventi scatenanti – per esempio la
tristezza segue sempre l’annuncio della morte di
qualcuno che ci è caro, ma senza dubbio questo è
uno degli aspetti più discussi a causa delle
specificità culturali così care agli antropologi
¹
Paul
EKMAN, “Facial espressions of emotion. New
findings, new questions”, in Psychological
Science
Neonati
e bambini: le
emozioni sono solo tre
Neonati
e bambini: le emozioni sono solo tre
Lo
studioso Michael Lewis²
non ha dubbi - agli inizi della sua esistenza
l’essere umano manifesta solo tre tipi di
emozioni: la soddisfazione,
prima forma di gioia e conseguente alla sazietà e
agli stimoli positivi; l’interesse,
precursore della sorpresa, e infine l’insoddisfazione,
espressa dal pianto e dall’agitazione.
Senza
dubbio l’insoddisfazione è l’emozione che
anticipa molti altri affetti negativi: la
tristezza osservata come tale all’età di tre
mesi quando la madre smette di giocare con il
neonato; il disgusto che appare nella sua forma
primitiva quando il neonato rifiuta o rigurgita un
cibo che non gradisce; la collera che si manifesta
in genere tra i due e i quattro mesi e infine la
paura propriamente detta, che compare in genere al
quinto mese di vita, quando il neonato ha già
completato le acquisizioni
cognitive che gli consentono di valutare
le situazioni.
²
M.
LEWIS, S. ALESSANDRI, M.W. SULLIVAN, Violation of
expectancy, loss of control and anger in young
infants”,
in Developmental
Psychology
I
meccanismi di difesa
La psicologia ci ha insegnato a
familiarizzare con i meccanismi di difesa che
l’essere umano mette in opera per proteggersi. Noi
adottiamo, spesso in modo inconsapevole, attitudini
che ci consentono di difenderci
da certi sentimenti
penosi come l’angoscia, la colpa, e il dolore
morale. La nostra psiche adotta uno o più
meccanismi
del tutto particolari per rispondere alle pressioni
affettive e pulsionali che rischiano di
sommergerla: si tratta delle difese psichiche, cui
noi ricorriamo in una serie di circostanze:
-
per mantenere un’emozione
entro livelli
tollerabili, per esempio dopo un lutto
-
per ristabilire
un equilibrio emotivo minacciato, differendo
o canalizzando
la brusca spinta dei nostri istinti, come
durante la pubertà
-
per lasciarci il tempo di controllare
i cambiamenti della nostra immagine, quelli
che intervengono per esempio a seguito di un
fallimento personale o di un successo personale
inaspettato
-
per sopportare
una relazione conflittuale ma bloccata e
dalla quale non riusciamo a liberarci per affrontare
i conflitti più importanti della vita,
quali la separazione, il divorzio, ecc.
Le difese psichiche sono
particolarmente preziose
nella vita quotidiana, in particolare quando
dobbiamo far fronte a
desideri inconfessabili o inaccettabili, e a
sentimenti o situazioni angoscianti.
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