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Buona sera, oggi è venerdì 23 giugno 2017

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Perché una donna sceglie di prostituirsi? E’ proprio vero che le prostitute sono tutte vittime? E cosa cercano gli uomini dai rapporti mercenari?

Scrive Sandra Landi nell’introduzione all’autobiografia di Carla Corso – Ritratto a tinte forti – che “siamo di fronte a un oggetto problematico, sia come tema, sia come personaggio. E’ scomoda anche perché non può essere compianta. E’ la testimonianza di un’esistenza che la protagonista non mette mai in discussione, così è e così ve la racconto”

“credo che fare la prostituta non significhi solo vendere la vagina: sarebbe troppo semplice e anche troppo facile. Quando parliamo del piacere della prostituzione facciamo scandalo, perché questo è un concetto che la gente rifiuta, non vuole vedere piacere, preferisce vederci delle disgraziate, emarginate e disperate

La storia di Carla Corso è quella di una lotta infinita per la conquista dell’autonomia: figlia di una donna impoverita e per questo sottoposta alle angherie e ai tradimenti del marito, Carla vede la madre morire giovane dopo una vita coniugale fatta di soprusi e miseria materiale e affettiva.

Io non sono vittima di nessuno, non voglio essere vittima di queste sofferenze, le combatto, voglio essere vincente. Loro hanno bisogno della prostituta vittima da compiangere. Le prostitute per me erano persone capaci di conquistarsi un’indipendenza economica, le consideravo emancipate rispetto alle altre donne asfissiate dai loro ménages casalinghi”

Come e perché Carla sceglie la prostituzione
Insofferente a qualunque disciplina e con una vocazione irrefrenabile al consumo, Carla è affascinata dall’autonomia economica – sola e unica garanzia di indipendenza – e vede  nell’amica Pia, prostituta mestierante, l’idolo dell’emancipazione rapida, redditizia e praticamente indolore. Priva di qualifiche professionali che le possono garantire un futuro sereno, Carla decide che la carriera di moglie e di operaia non le si addice perché “molte donne si sono liberate da un passato di lavoro, di bassa manovalanza, facevano le domestiche o lavoravano in fabbrica” – e dedicandosi alla prostituzione – “si sono emancipate, ora guadagnano bene e possono permettersi uno standard di vita che non si sarebbero neanche sognate. Certamente la vita che avrebbero avuto davanti sarebbe stata più squallida, avrebbero fatto le mogli di un altro operaio o di un disoccupato, magari picchiate da lui che bevevo”

“Non è vero che dando a tutti un lavoro, eliminando così la causa principale della prostituzione, si elimini anche la prostituzione. E’ ridicolo pensarlo. Sono stata in Russia ed era pieno di prostitute, eppure tutte le donne lavoravano, però lo fanno per il superfluo, per il consumismo, cha affascina sempre soprattutto chi non ce l’ha. I soldi sono importanti, vanno spesi per rendere la vita più piacevole possibile, All’inizio hai questi soldi, li guadagni abbastanza facilmente, specie se arrivi da lavori poco gratificanti, come può essere fare l’operaia in fabbrica o la cameriera in qualche pizzeria: la paga è poca e il lavoro è massacrante-“

Perché per Carla non c’è squallore peggiore che quello di dipendere da qualcunoda un uomo soprattutto, e le donne che hanno lasciato la fabbrica e il marito per prostituirsi “sono passate da questa situazione a una indubbiamente migliore, per lo meno non dipendono più da nessuna figura maschile.”

Il testosterone non dipende dalle tasche”… come dire: la vigoria biologica del cliente, e la forza del suo desiderio, non conoscono né si pongono limiti. E’ la contrattazione tra cliente e prostituta a stabilire il limite e a comandare sul tariffario, adeguandolo all’andamento del mercato. Un mercato che funziona in maniera elementare: qua la domanda, là l’offerta

Ma al di là dell’abbruttimento oggettivo di ogni dipendenza, per Carla la linea di demarcazione tra prostituzione condannabile e prostituzione accettabile è sottilissima, perché “chiedere esplicitamente la cifra prima dell’amplesso, prima del rapporto, vuol dire proprio fare la prostituta: mentre passare attraverso la seduzione, in modo che ciò che desideri ti venga dato come un regalo in cambio della tua bellezza e del tuo fascino, diventa più nobilitante.”

“Il reparto mamme-prostitute, il reparto “oggetti degradati” continua a essere in diretta concorrenza con quello delle mamme-mogli, il reparto “oggetti elevati”. Il primo offre una merce che costa, il secondo una merce gratuita. La merce che cosa vale di più all’acquisto ma poi scade, sul piano sociale, nel bidone della cancellazione, dell’emarginazione; quella che non ha prezzo vale meno all’acquisto ma poi recupera il suo valore perché, socialmente, la rispettabilità e licenziosità femminili ha ancora il suo peso come chiave d’accesso nelle istituzioni esistenti: la coppia, il matrimonio, la famiglia, e anche il lavoro e la vita di relazione.”

“(ma) la mamma-buona non è più tanto buona, e di conseguenza anche quella cattiva non è più tanto cattiva. La forbice tra rispettabilità e licenziosità femminili si è stretta perché il ruolo delle donne nella società è cambiato, allontanandosi dai canoni della tradizione. Le prostitute politicizzate, le pornostar che vanno in parlamento o quelle che fondano partiti sono un’ulteriore riprova del fatto che tutti, ma proprio tutti, i tipi di donne sono ormai entrati a far parte della sfera pubblica”

La prostituzione? E' un mestiere
Perché insomma la prostituzione è un vero e proprio mestiere, anzi qui si tratta di rapporti umani, sosterrà Carla quando fonderà con Pia il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute: e lo fonderà con una prostituta vincente come è lei, come lei dotata di una professionalità di cui andare fiera, perché “il salto verso la professionalità avviene quando impari chiaramente quali sono i rapporti che sei disposta a fare, cioè cosa se disposta a dare al cliente. E questo è sempre il meno possibile. Professionalità vuol dire mettere un limite ben preciso al tipo di rapporto che vuoi avere. Se stabilisco un prezzo, non scendo mai

“se dura di più è perché loro hanno delle difficoltà e quindi devono pagare di più. Ci sono dei tempi molto brevi, una volta che sono scaduti gli dici: “Tesoro, il tempo passa e il tempo è denaro, cosa fai? Mi dai qualcosina in più o lasciamo stare?” Sempre con molta calma e fermezza.”

Avrei voluto che tutte le prostitute fossero come noi” – ma cosa significa “come noi”? Per le prostitute sconfitte, quelle dalla professionalità scadente, quelle che si fanno sfruttare dagli uomini, che fanno i figli per le ragioni sbagliate, che non si sanno amare come si deve, Carla e Pia combattono una lunga guerra, e Carla si impegna in un combattimento coraggioso ma punteggiato di sentimenti ambigui: “quelle più vecchie, malmesse, alcolizzate… Diventare un personaggio pubblico, pensare che rappresento tutte, anche loro, che sono la parte più bassa della prostituzione, mi faceva morire. Mi vergognavo di essere identificata con quelle, la donna di settant’anni discinta, che si prostituisce ancora, la donna ubriaca sull’angolo della strada, sguaiata e malmessa. Però una volta superato, mi sono sentita cresciuta interiormente: quel che facevo non era solo per me stessa, ma era una battaglia importante soprattutto per loro”

“il cliente beneducato, nel senso di educato bene a pagare il più possibile in cambio del meno possibile, è l’orgoglio della prostituta, un sentimento che fa sentire di essere “personalità molto forti”, individualmente e collettivamente. Aumenta il valore del proprio lavoro e il prestigio della categoria di appartenenza”

La prostituta sconfitta è quella che non si è saputa gestire, ed è quella, forse, la parte più difficile del lavoro, perché facendo la prostituta “trovi tanti soldi facili e subito, così cominci a spendere in modo incredibile… è una follia! Ti compri tutto, tutto quello che non hai mai avuto. Molte entrano nella spirale del “guadagnare per spendere” cos’ la spirale aumenta e spendono ancora prima di guadagnare cos’ dopo devono lavorare, lavorare e lavorare per pagare i debiti. Facendo questo lavoro, il più delle volte si corre il rischio di perdere il senso del valore del denaro. Non devi aspettare un fine del mese, non devi aspettare di finire prima di essere pagata, puoi guadagnare quando vuoi: ci sono delle donne che principiano in tenera età: potrebbero finire in bellezza la loro vita, mantenendo un tenore comunque buono, però questo non succede quasi mai. Perché ci sono varie fasi: prima spendi, spendi e spendi, poi generalmente la prostituta trova un uomo che spende, spende e spende … in sostanza non hanno mai una lira.”

Quell’autonomia economica, quella capacità di spesa senza problemi cui Carla dedica in sostanza tutta la vita, è sempre fragile e mai consolidata – nemmeno da lei, che teme il futuro e scrive: “ho paura di parlare di futuro, anzi sono terrorizzata … non posso pensare la mia vita senza i soldi. Non riesco a pensare di arrivare a sessant’anni e non avere più una lira, non avere più la casa calda, il cibo buono, cose simili.”

L’autonomia di Carla non è una libertà rilassata, è un’indipendenza che ha il sapore della rivolta e della vendetta mai soddisfatta, della ribellione contro tutto e in particolare contro gli uomini; è una rivalsa, il ribaltamento volontario di un destino che può essere solo di dominio o sottomissione: o moglie e operaia, e quindi necessariamente povera e maltrattata – o prostituta che quando stabilisce il prezzo non scende mai, e soprattutto dà sempre il meno possibile, sempre.

“’Spegnere la pelle’ quando si lavora: contrattare meticolosamente il dare e l’avere, mettendo al primo posto sempre l’avere, i soldi; non considerare sessualità quello che si scambia nel rapporto mercificato, ma affitto del corpo nudo e crudo, e banale; essere consapevole della finzione e della scissione, con il corpo passivamente presente e la testa tutta da un’altra parte, la separazione tra corpo e mente come una temporanea sospensione di integrità. Le prostitute donne affermano tutte le volte che possono: la prostituzione è importante nella mia vita ma non è tutta la mia vita.”

E’ forse per questo che tra le tante soluzioni possibili Carla sceglie la strada, perché “quando pagano per fare una sveltina in macchina, non ci togliamo niente.”

“ciò che loro chiedono in genere è molto banale, la richiesta del rapporto orale, diciamo che i due mercati si sono un po’ separati. L’uomo che ha voglia di farsi un rapporto orale va col travestito, perché sa che è un grande esperto, lo fa benissimo e fa solo quello.”

“poi ci sono le specializzazioni: per esempio ci sono quelle che fanno solo i rapporti orali. In genere sono le donne più anziane, quelle meno ricercate; siccome il rapporto orale è una delle prestazioni più richieste, diciamo che le anziane si specializzano in questo.”

Carla Corso tiene moltissimo a sottolineare la parzialità della sua prestazione: si tratta soprattutto di coito, quel “caro vecchio coito che il cliente pratica nel 78.1% dei contatti con la prostituta.” Praticamente nient’altro che questo. Un concetto che in tutto il libro è ripetuto molte volte: “le regole che seguo nel mio lavoro le ho stabilite da sola e non mi è difficile accettarle, non me le ha imposte qualcuno, me le sono scelte io come limitazione, perché non potrei andare al di là, fare di più mi costerebbe fatica e inoltre ho cose che non mi va proprio di mettere in gioco.” Separare il sesso da tutto il resto e relegare il dolore in un solo punto, negare la pelle, la bocca, le mani diventano insieme la difesa e la fierezza di chi è costretto a distinguere per sopravvivere.

Rapido e redditizio, ma soprattutto indolore: così deve essere il lavoro per Carla, una prestazione velocissima perché il male negato deve durare il meno possibile; deve essere remoto, rintanato in una parte dell’anatomia che sembra quasi separata dal resto del corpo, quella “vagina che si può anche vendere, perché tanto non c’è un rapporto diretto, è protetta dal preservativo.”

“di giorno lavoro sempre in macchina – sono prestazioni pagate meno ma molto veloci, nelle quali non ti spogli, non fai niente. A me non piace lavorare in camera: molte donne però lo preferiscono, perché in luogo di due clienti, ne fai uno solo. In genere la tariffa in camera è di centomila lire, quindi centomila al giorno non sono poi male. In camera ti devi spogliare completamente, essere più disponibile, ecco che allora ti toccano, c’è un rapporto più epidermico e a me questo non piace molto, preferisco fare tre clienti velocissimi senza spogliarmi, senza che mi pesino addosso, una cosa più indolore e via! Chi lavora sulla strada offre servizi semplici e veloci, per le cose più complicate ci vogliono altri luoghi.”

Gli uomini
Il mondo di Carla è scisso in categorie di opposti, rigide come lei: persone ricche o persone povere, vincenti o sconfitti, uomini pericolosi, oppure innocui. Quelli che Carla ama nella sua vita privata le procurano alla fine molto dolore, e i clienti sono maschi terribili: sono troppo abbruttiti dal lavoro perfino per fare sesso, “sono stanchi, non hanno voglia di fare attività fisica allora chiedono che tu gli vada sopra, e quindi sei tu a condurre il gioco, oppure addirittura si aprono i pantaloni, tutto si risolve con una semplice masturbazione e ti pagano la stessa tariffa. Per la maggior parte vogliono che il rapporto sia molto veloce, che non sia impegnativo neanche sotto il profilo fisico, non hanno proprio voglia di far fatica.”

“di giorno è più facile lavorare perché non hanno bevuto e hanno fretta … quindi sono molto veloci ... Fra i clienti ci sono diversi tipi. L’operaio, per esempio, difficilmente accetta la masturbazione, lui vuole fottere, ha pagato e vuole scopare.”

E per la maggior parte, non si lavano: “i clienti sono molto sporchi, gli uomini in genere si lavano poco. E’ una cosa disgustosa, magari lo yuppie rampante col vestito di Armani, si spoglia e puzza, puzzano di sudore, puzzano perché non si lavano. La maggior parte dell’umanità maschile non si lava e questo è un altro lato sgradevole del lavoro, oltre alle offese.”  

Sono comunque uomini capaci solo di “rapporti frettolosi, eroticamente poveri attratti dalla prostituta per ragioni banali, in cerca di trasgressioni multiple per ragioni più collettive che personali: “oggi un uomo pensa di non poter passare tutta la vita avendo solo tre o quattro donne, deve averne trenta o quaranta per essere considerato un vero uomo; quindi, se non riesce ad averle in altro modo, perché le storie poi sono troppo coinvolgenti e complicate, costano tempo e impegno, allora si va dalle prostitute.”

“non lavorerei mai più per telefono, è orribile, puoi ricevere insulti, telefonate che non si risolvono in niente. Magari mi telefonavano tante persone e poi non venivano, ma dovevo stare in casa ad aspettarli. Per telefono tratti un prezzo, poi vengono e lo devi mettere in discussione di nuovo.”

Truffatori potenziali, che cercano sempre di non pagare oppure di negoziare al ribasso, gli uomini sono violenti, irriguardosi, “cercano sempre di rompere il profilattico. Ecco perché lo compriamo noi e lo usiamo noi, non è che lo dai al cliente e lui se lo mette, glielo devi mettere tu, dopo di che non deve più toccarlo, non deve più toccarsi il pene. Quando poi c’è la penetrazione, molte volte trafficano con le mani e cercano di romperlo per avere un rapporto più intimo. Questo per me è terribile. Non si preoccupano affatto della salute, perché molte donne fanno anche contraccezione oltre che profilassi con il preservativo.”

Gli uomini che Carla ha amato erano tutti più giovani di lei: il pericolo è nel maschio adulto mentre ai poli della scala anagrafica il maschio è innocuo, è dolce, premuroso, femminile: i ragazzini non rompono i preservativi, “accettano tutto quel che gli proponi, non sono in grado di decidere quello che vogliono, pagano e non rompono le scatole. Invece il maschietto navigato, abituato ad andare a puttane, queste cose le sa, le ha imparate anche lui, anche lui si è specializzato a fare il cliente, mentre noi ci siamo specializzate a fare le prostitute.”

E anche i vecchietti sono teneri, rispettosi e pieni di attenzioni, “conoscono alla perfezione le regole perché loro sono stati addirittura nei casini, quindi sanno che quello che è lecito e quello che non è lecito chiedere. Sono molto corretti e poi sono pulitissimi, quando vogliono si preparano, si lavano da capo a piedi, si fanno lo shampoo, hanno la barba appena rasata, arrivano tutti spumeggianti di borotalco, sono deliziosi e mi fanno una tenerezza!”.

“possiamo avere dei rapporti particolari, col cliente che scopa a credito, ad esempio, perché sai che è una persona di fiducia, che tanto torna e ti porta il dovuto … ne ho uno che è carinissimo, mi porta quel che mi deve, scopa un’altra volta e magari mi regala i cioccolatini, i fiori … insomma, mi vizia. Questo accade sempre sulla strada: non so chi sia, non so come si chiami né niente, però ci sono dei rapporti così, allora mi fido. Invece ci sono persone con le quali non ti senti mai a tuo agio, con le quali devi sempre stare molto attenta. Quindi in genere parti da casa molto caricata, perché l’aggressività ti serve per mettere in guardia loro, per dimostrare che non sei disposta a subire niente.”

Gli uomini, dice in fondo Carla, conviene averli come clienti. Perché le prostitute non sanno scegliere, anche l’uomo che amano “non è mai lui che va là e se la sceglie: non ho mai visto nessuna donna subire la presenza di un compagno in casa, se non lo voleva. Cominciano una relazione con un uomo che lavora tutto il giorno; siccome loro escono di sera, non si incontrano mai. Oltre tutto, quello che una persona guadagna in un mese, loro lo guadagnano in un giorno o due. Allora questo sta a casa e lei comincia a coprirlo di regali, di solito le prostitute sono stranamente generose.”

E’ una generosità sospetta, secondo Carla, che ha analizzato la propensione delle prostitute a fare i regali e ha deciso: “io non faccio un regalo a un uomo manco morta, sono molto attenta a questo. Fanno i regali innanzitutto perché si sentono in colpa; le prostitute sono quasi sempre molto cattoliche, non hanno mai una gran cultura, sono limitate e molto attaccate ai ruoli tradizionali.” Rovinate dal loro sogno di rispettabilità, ecco come Carla vede la maggior parte delle prostitute, che “dentro hanno questo sogno di casalinga, questo desiderio di subalternità”.

Gli uomini come clienti
Secondo Carla la chiusura dei casini ha segnato un cambiamento epocale nella vita delle prostitute, nel modo in cui vengono percepite dalla società nel suo complesso e anche dagli uomini, perché se prima “andare a prostitute era per gli uomini un momento di goliardia, tanto che ne parlavano apertamente, ora invece se ne vergognano, vengono di nascosto, come ladri. E non perché si rendono conto di tradire la moglie che hanno a casa, ma perché pensano che stanno facendo qualcosa di trasgressivo, si accoppiano con donne che non hanno alcuna figura sociale, mentre prima era una cosa molto regolamentata. Una volta andavano dalla prostituta in cerca dell’erotismo, ora mi sembra che la spinta sia soprattutto consumistica.”

“Diceva la Merlin: “la nostra civiltà arretrata, popolo dove gli uomini si vantano e misurano la loro virilità andando al bordello…” – più vanno al bordello, più viene affermata la loro virilità.”

Ma perché gli uomini frequentano le prostitute? Per varie ragioni, secondo Carla. Prima di tutto, c0’è la volontà di non arginare le proprie pulsioni perché “quando c’è la voglia, quando c’è la necessità , devono in qualche modo farlo e va bene tutto, va bene chiunque, va bene qualsiasi situazione, a rischio o meno a rischio, per sfogare i propri istinti.”

Perché hanno fantasie erotiche inadatte al talamo coniugale, e “pensano di ottenere più facilmente quel che vogliono con una prostituta, si sentono autorizzati a chiedergliele. Si tratta in genere di cose molto semplici, che loro gonfiano con la fantasia, ma non hanno poi nemmeno tanta fantasia, perché spesso si limitano a chiederti un rapporto orale o semplicemente cercano di cambiar posizione rispetto a quella classica.”

Oppure perché hanno quelli che Carla chiama “i vizietti”, “per esempio ci sono quelli della biancheria intima, c’è il tizio che ti arriva là in cravatta e giacca, poi si apre e sotto ha una bella guêpiere rossa.” E poi perché hanno una ricerca erotica personale da sviluppare, e cercano sempre la stessa prostituta. “aumentando via via le richieste, si fanno più difficili, impegnativi e chiedono ogni volta di più.” E infine ci sono i guardoni, perché “il voyeurismo è diffuso molto più di quanto si creda.”

questo processo o lo gestiamo noi o lo subiamo: vecchia storia del capitalismo.”

La prostituta era la donna di piacere, scrive Carla Corso, aveva il compito di tramandare il piacere. Il casino la regolamentava, e quando la legge Merlin ha chiuso i bordelli la prostituta è diventata pericolosa e vittima allo stesso tempo: “la donna sopraffatta dalla disgrazie.”. Mentre l’unico male di questo lavoro, sostiene Carla, è quando non lo si sceglie ma lo si subisce. Il male sta nelle persecuzioni della polizia, nella mancanza di tutela, nella prostituzione minorile, nella prostituzione coatta e in tutte quelle forme di mercificazione del corpo in cui la donna è costretta a spartire il suo guadagno con qualcun altro.

io sogno di aprire una casa, vorrei prendere una vecchia villa e fare una specie di cooperativa, vorrei amministrare la casa, mandarla avanti bene e tenere delle ragazze, lavorando anch’io naturalmente, poi ognuna si tiene i proventi del lavoro che ha fatto, pagando le spese di gestione insieme.”

Un sogno irrealizzabile, almeno per ora. Perché Carla incorrerebbe nel reato di favoreggiamento, che insieme a quello di adescamento rappresenta l’obiettivo delle battaglie abolizioniste del Comitato, che dice in sostanza che “la legge deve cercare di difendere il più possibile la figura della prostituta, non deve avere nessun altro compito.”

“una cosa ci è sempre stata molto chiara: volevamo costruire un movimento consolidato, ma non certo un sindacato di categoria, perché non vogliamo codificare il lavoro. Sindacato no, sapevo esattamente che cos’era un sindacato, non l’abbiamo proprio voluto un sindacato di categoria, perché non vogliamo che ci sia una categoria codificata.”

Tutti i virgolettati sono tratti da: "Carla CORSO, Sandra LANDI, Quanto vuoi? Clienti e prostitute si raccontano – Giunti, 1998

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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