Come
e perché Carla sceglie la prostituzione
Insofferente a qualunque disciplina e con una
vocazione irrefrenabile al consumo, Carla è
affascinata dall’autonomia economica – sola e
unica garanzia di indipendenza – e vede
nell’amica Pia, prostituta mestierante, l’idolo
dell’emancipazione rapida, redditizia e
praticamente indolore. Priva di qualifiche
professionali che le possono garantire un futuro
sereno, Carla decide che la carriera di moglie e di
operaia non le si addice perché “molte donne si
sono liberate da un passato di lavoro, di bassa
manovalanza, facevano le domestiche o lavoravano in
fabbrica” – e dedicandosi alla prostituzione –
“si sono emancipate, ora guadagnano bene e
possono permettersi uno standard di vita che non si
sarebbero neanche sognate. Certamente la vita
che avrebbero avuto davanti sarebbe stata più
squallida, avrebbero fatto le mogli di un altro
operaio o di un disoccupato, magari picchiate da lui
che bevevo”
“Non
è vero che dando a tutti un lavoro, eliminando così
la causa principale della prostituzione, si elimini
anche la prostituzione. E’ ridicolo pensarlo. Sono
stata in Russia ed era pieno di prostitute, eppure
tutte le donne lavoravano, però lo fanno per il
superfluo, per il consumismo, cha affascina sempre
soprattutto chi non ce l’ha. I soldi sono
importanti, vanno spesi per rendere la vita più
piacevole possibile, All’inizio hai questi soldi,
li guadagni abbastanza facilmente, specie se arrivi
da lavori poco gratificanti, come può essere fare
l’operaia in fabbrica o la cameriera in qualche
pizzeria: la paga è poca e il lavoro è
massacrante-“
Perché
per Carla non c’è squallore peggiore che quello
di dipendere da qualcuno
– da un uomo soprattutto, e le donne che
hanno lasciato la fabbrica e il marito per
prostituirsi “sono passate da questa situazione a
una indubbiamente migliore, per lo meno non
dipendono più da nessuna figura maschile.”
“Il
testosterone non dipende dalle tasche”… come
dire: la vigoria biologica del cliente, e la forza
del suo desiderio, non conoscono né si pongono
limiti. E’ la contrattazione tra cliente e
prostituta a stabilire il limite e a comandare sul
tariffario, adeguandolo all’andamento del mercato.
Un mercato che funziona in maniera elementare: qua
la domanda, là l’offerta”
Ma
al di là dell’abbruttimento oggettivo di ogni
dipendenza, per Carla la linea di demarcazione tra
prostituzione condannabile e prostituzione
accettabile è
sottilissima, perché “chiedere esplicitamente la
cifra prima dell’amplesso, prima del rapporto,
vuol dire proprio fare la prostituta: mentre
passare attraverso la seduzione, in modo che ciò
che desideri ti venga dato come un regalo in cambio
della tua bellezza e del tuo fascino, diventa più
nobilitante.”
“Il
reparto mamme-prostitute, il reparto “oggetti
degradati” continua a essere in diretta
concorrenza con quello delle mamme-mogli, il reparto
“oggetti elevati”. Il primo offre una merce che
costa, il secondo una merce gratuita. La merce che
cosa vale di più all’acquisto ma poi scade, sul
piano sociale, nel bidone della cancellazione,
dell’emarginazione; quella che non ha prezzo vale
meno all’acquisto ma poi recupera il suo valore
perché, socialmente, la rispettabilità e
licenziosità femminili ha ancora il suo peso
come chiave d’accesso nelle istituzioni esistenti:
la coppia, il matrimonio, la famiglia, e anche il
lavoro e la vita di relazione.”
“(ma)
la mamma-buona non è più tanto buona, e di
conseguenza anche quella cattiva non è più tanto
cattiva. La forbice tra rispettabilità e
licenziosità femminili si è stretta perché il
ruolo delle donne nella società è cambiato,
allontanandosi dai canoni della tradizione. Le
prostitute politicizzate, le pornostar che vanno in
parlamento o quelle che fondano partiti sono
un’ulteriore riprova del fatto che tutti, ma
proprio tutti, i tipi di donne sono ormai entrati a
far parte della sfera pubblica”
La prostituzione? E' un mestiere
Perché insomma la prostituzione è un vero e
proprio mestiere, anzi qui si tratta di rapporti
umani, sosterrà Carla quando fonderà con Pia il
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute: e lo
fonderà con una prostituta vincente come è
lei, come lei dotata di una professionalità di cui
andare fiera, perché “il salto verso la
professionalità avviene quando impari chiaramente
quali sono i rapporti che sei disposta a fare, cioè
cosa se disposta a dare al cliente. E questo è
sempre il meno possibile. Professionalità vuol
dire mettere un limite ben preciso al tipo di
rapporto che vuoi avere. Se stabilisco un prezzo,
non scendo mai”
“se
dura di più è perché loro hanno delle difficoltà
e quindi devono pagare di più. Ci sono dei tempi
molto brevi, una volta che sono scaduti gli dici:
“Tesoro, il tempo passa e il tempo è denaro,
cosa fai? Mi dai qualcosina in più o lasciamo
stare?” Sempre con molta calma e fermezza.”
“Avrei
voluto che tutte le prostitute fossero come noi”
– ma cosa significa “come noi”? Per le
prostitute sconfitte, quelle dalla professionalità
scadente, quelle che si fanno sfruttare dagli
uomini, che fanno i figli per le ragioni sbagliate,
che non si sanno amare come si deve, Carla e Pia
combattono una lunga guerra, e Carla si impegna in
un combattimento coraggioso ma punteggiato di
sentimenti ambigui: “quelle più vecchie,
malmesse, alcolizzate… Diventare un personaggio
pubblico, pensare che rappresento tutte, anche loro,
che sono la parte più bassa della prostituzione,
mi faceva morire. Mi vergognavo di essere
identificata con quelle, la donna di settant’anni
discinta, che si prostituisce ancora, la donna
ubriaca sull’angolo della strada, sguaiata e
malmessa. Però una volta superato, mi sono sentita
cresciuta interiormente: quel che facevo non era
solo per me stessa, ma era una battaglia importante
soprattutto per loro”
“il
cliente beneducato, nel senso di educato bene a
pagare il più possibile in cambio del meno
possibile, è l’orgoglio della prostituta, un
sentimento che fa sentire di essere “personalità
molto forti”, individualmente e collettivamente.
Aumenta il valore del proprio lavoro e il prestigio
della categoria di appartenenza”
La
prostituta sconfitta è quella che non si è saputa
gestire, ed è quella, forse, la parte più
difficile del lavoro, perché facendo la prostituta
“trovi tanti soldi facili e subito, così cominci
a spendere in modo incredibile… è una follia! Ti
compri tutto, tutto quello che non hai mai avuto.
Molte entrano nella spirale del “guadagnare per
spendere” cos’ la spirale aumenta e spendono
ancora prima di guadagnare cos’ dopo devono
lavorare, lavorare e lavorare per pagare i debiti.
Facendo questo lavoro, il più delle volte si corre
il rischio di perdere il senso del valore del
denaro. Non devi aspettare un fine del mese, non
devi aspettare di finire prima di essere pagata,
puoi guadagnare quando vuoi: ci sono delle donne che
principiano in tenera età: potrebbero finire in
bellezza la loro vita, mantenendo un tenore comunque
buono, però questo non succede quasi mai. Perché
ci sono varie fasi: prima spendi, spendi e spendi,
poi generalmente la prostituta trova un uomo che
spende, spende e spende … in sostanza non hanno
mai una lira.”
Quell’autonomia
economica, quella capacità di spesa senza
problemi cui Carla dedica in sostanza tutta la vita,
è sempre fragile e mai consolidata – nemmeno
da lei, che teme il futuro e scrive: “ho paura di
parlare di futuro, anzi sono terrorizzata … non
posso pensare la mia vita senza i soldi.
Non riesco a pensare di arrivare a sessant’anni
e non avere più una lira, non avere più la
casa calda, il cibo buono, cose simili.”
L’autonomia
di Carla non è una libertà rilassata, è
un’indipendenza che ha il sapore della rivolta e
della vendetta mai soddisfatta, della ribellione
contro tutto e in particolare contro gli uomini;
è una rivalsa, il ribaltamento volontario di un
destino che può essere solo di dominio o
sottomissione: o moglie e operaia, e quindi
necessariamente povera e maltrattata – o
prostituta che quando stabilisce il prezzo non
scende mai, e soprattutto dà sempre il meno
possibile, sempre.
“’Spegnere
la pelle’ quando si lavora: contrattare
meticolosamente il dare e l’avere, mettendo al
primo posto sempre l’avere, i soldi; non
considerare sessualità quello che si scambia nel
rapporto mercificato, ma affitto del corpo nudo e
crudo, e banale; essere consapevole della
finzione e della scissione, con il corpo
passivamente presente e la testa tutta da un’altra
parte, la separazione tra corpo e mente come una
temporanea sospensione di integrità. Le prostitute
donne affermano tutte le volte che possono: la
prostituzione è importante nella mia vita ma non è
tutta la mia vita.”
E’
forse per questo che tra le tante soluzioni
possibili Carla sceglie la strada, perché “quando
pagano per fare una sveltina in macchina, non ci
togliamo niente.”
“ciò
che loro chiedono in genere è molto banale, la
richiesta del rapporto orale, diciamo che i due
mercati si sono un po’ separati. L’uomo che ha
voglia di farsi un rapporto orale va col travestito,
perché sa che è un grande esperto, lo fa benissimo
e fa solo quello.”
“poi
ci sono le specializzazioni: per esempio ci sono
quelle che fanno solo i rapporti orali. In genere
sono le donne più anziane, quelle meno ricercate;
siccome il rapporto orale è una delle prestazioni
più richieste, diciamo che le anziane si
specializzano in questo.”
Carla
Corso tiene moltissimo a sottolineare la parzialità
della sua prestazione: si tratta soprattutto di
coito, quel “caro vecchio coito che il
cliente pratica nel 78.1% dei contatti con la
prostituta.”
Praticamente nient’altro che questo. Un
concetto che in tutto il libro è ripetuto molte
volte: “le regole che seguo nel mio lavoro le ho
stabilite da sola e non mi è difficile accettarle,
non me le ha imposte qualcuno, me le sono scelte io
come limitazione, perché non potrei andare al di
là, fare di più mi costerebbe fatica e inoltre
ho cose che non mi va proprio di mettere in gioco.”
Separare il sesso da tutto il resto e relegare il
dolore in un solo punto, negare la pelle, la bocca,
le mani diventano insieme la difesa e la fierezza di
chi è costretto a distinguere per sopravvivere.
Rapido
e redditizio, ma soprattutto indolore: così
deve essere il lavoro per Carla, una prestazione
velocissima perché il male negato deve durare il
meno possibile; deve essere remoto, rintanato in una
parte dell’anatomia che sembra quasi separata dal
resto del corpo, quella “vagina che si può
anche vendere, perché tanto non c’è un rapporto
diretto, è protetta dal preservativo.”
“di
giorno lavoro sempre in macchina – sono
prestazioni pagate meno ma molto veloci, nelle quali
non ti spogli, non fai niente. A me non piace
lavorare in camera: molte donne però lo
preferiscono, perché in luogo di due clienti, ne
fai uno solo. In genere la tariffa in camera è di
centomila lire, quindi centomila al giorno non sono
poi male. In camera ti devi spogliare completamente,
essere più disponibile, ecco che allora ti toccano,
c’è un rapporto più epidermico e a me questo
non piace molto, preferisco fare tre clienti
velocissimi senza spogliarmi, senza che mi pesino
addosso, una cosa più indolore e via! Chi lavora
sulla strada offre servizi semplici e veloci, per le
cose più complicate ci vogliono altri luoghi.”
Gli uomini
Il
mondo di Carla è scisso in categorie di opposti,
rigide come lei: persone ricche o persone povere,
vincenti o sconfitti, uomini pericolosi, oppure
innocui. Quelli che Carla ama nella sua vita privata
le procurano alla fine molto dolore, e i clienti
sono maschi terribili: sono troppo abbruttiti
dal lavoro perfino per fare sesso, “sono
stanchi, non hanno voglia di fare attività fisica
allora chiedono che tu gli vada sopra, e quindi sei
tu a condurre il gioco, oppure addirittura si aprono
i pantaloni, tutto si risolve con una semplice
masturbazione e ti pagano la stessa tariffa. Per la
maggior parte vogliono che il rapporto sia molto
veloce, che non sia impegnativo neanche sotto il
profilo fisico, non hanno proprio voglia di far
fatica.”
“di
giorno è più facile lavorare perché non hanno
bevuto e hanno fretta … quindi sono molto veloci
... Fra i clienti ci sono diversi tipi. L’operaio,
per esempio, difficilmente accetta la masturbazione,
lui vuole fottere, ha pagato e vuole scopare.”
E
per la maggior parte, non si lavano: “i clienti
sono molto sporchi, gli uomini in genere si
lavano poco. E’ una cosa disgustosa, magari lo
yuppie rampante col vestito di Armani, si spoglia e
puzza, puzzano di sudore, puzzano perché non si
lavano. La maggior parte dell’umanità maschile
non si lava e questo è un altro lato sgradevole del
lavoro, oltre alle offese.”
Sono
comunque uomini capaci solo di “rapporti
frettolosi, eroticamente poveri”
attratti dalla prostituta per ragioni
banali, in cerca di trasgressioni multiple per
ragioni più collettive che personali: “oggi un
uomo pensa di non poter passare tutta la vita avendo
solo tre o quattro donne, deve averne trenta o
quaranta per essere considerato un vero uomo;
quindi, se non riesce ad averle in altro modo, perché
le storie poi sono troppo coinvolgenti e complicate,
costano tempo e impegno, allora si va dalle
prostitute.”
“non
lavorerei mai più per telefono, è orribile, puoi
ricevere insulti, telefonate che non si risolvono in
niente. Magari mi telefonavano tante persone e poi
non venivano, ma dovevo stare in casa ad aspettarli.
Per telefono tratti un prezzo, poi vengono e lo devi
mettere in discussione di nuovo.”
Truffatori
potenziali,
che cercano sempre di non pagare oppure di negoziare
al ribasso, gli uomini sono violenti, irriguardosi,
“cercano sempre di rompere il profilattico.
Ecco perché lo compriamo noi e lo usiamo noi, non
è che lo dai al cliente e lui se lo mette, glielo
devi mettere tu, dopo di che non deve più toccarlo,
non deve più toccarsi il pene. Quando poi c’è la
penetrazione, molte volte trafficano con le mani e
cercano di romperlo per avere un rapporto più
intimo. Questo per me è terribile. Non si
preoccupano affatto della salute, perché molte
donne fanno anche contraccezione oltre che
profilassi con il preservativo.”
Gli
uomini che Carla ha amato erano tutti più giovani
di lei: il pericolo è nel maschio adulto mentre ai
poli della scala anagrafica il maschio è innocuo,
è dolce, premuroso, femminile:
i ragazzini non rompono i preservativi, “accettano
tutto quel che gli proponi, non sono in grado di
decidere quello che vogliono, pagano e non rompono
le scatole. Invece il maschietto navigato, abituato
ad andare a puttane, queste cose le sa, le ha
imparate anche lui, anche lui si è specializzato
a fare il cliente, mentre noi ci siamo
specializzate a fare le prostitute.”
E
anche i vecchietti sono teneri, rispettosi e
pieni di attenzioni, “conoscono alla perfezione le
regole perché loro sono stati addirittura nei
casini, quindi sanno che quello che è lecito e
quello che non è lecito chiedere. Sono molto
corretti e poi sono pulitissimi, quando vogliono si
preparano, si lavano da capo a piedi, si fanno lo
shampoo, hanno la barba appena rasata, arrivano
tutti spumeggianti di borotalco, sono deliziosi e mi
fanno una tenerezza!”.
“possiamo
avere dei rapporti particolari, col cliente che
scopa a credito, ad esempio, perché sai che è una
persona di fiducia, che tanto torna e ti porta il
dovuto … ne ho uno che è carinissimo, mi porta
quel che mi deve, scopa un’altra volta e magari mi
regala i cioccolatini, i fiori … insomma, mi
vizia. Questo accade sempre sulla strada: non so chi
sia, non so come si chiami né niente, però ci sono
dei rapporti così, allora mi fido. Invece ci sono
persone con le quali non ti senti mai a tuo agio,
con le quali devi sempre stare molto attenta. Quindi
in genere parti da casa molto caricata, perché
l’aggressività ti serve per mettere in guardia
loro, per dimostrare che non sei disposta a subire
niente.”
Gli
uomini, dice in fondo Carla, conviene averli
come clienti. Perché le prostitute non sanno
scegliere, anche l’uomo che amano “non è
mai lui che va là e se la sceglie: non ho mai visto
nessuna donna subire la presenza di un compagno in
casa, se non lo voleva. Cominciano una relazione con
un uomo che lavora tutto il giorno; siccome loro
escono di sera, non si incontrano mai. Oltre tutto,
quello che una persona guadagna in un mese, loro lo
guadagnano in un giorno o due. Allora questo sta
a casa e lei comincia a coprirlo di regali, di
solito le prostitute sono stranamente generose.”
E’
una generosità sospetta, secondo Carla, che
ha analizzato la propensione delle prostitute a fare
i regali e ha deciso: “io non faccio un regalo a
un uomo manco morta, sono molto attenta a questo.
Fanno i regali innanzitutto perché si sentono in
colpa; le prostitute sono quasi sempre molto
cattoliche, non hanno mai una gran cultura, sono
limitate e molto attaccate ai ruoli tradizionali.”
Rovinate dal loro sogno di rispettabilità,
ecco come Carla vede la maggior parte delle
prostitute, che “dentro hanno questo sogno di
casalinga, questo desiderio di subalternità”.
Gli uomini come clienti
Secondo Carla la chiusura dei casini ha segnato
un cambiamento epocale nella vita delle prostitute,
nel modo in cui vengono percepite dalla società nel
suo complesso e anche dagli uomini, perché se prima
“andare a prostitute era per gli uomini un momento
di goliardia, tanto che ne parlavano apertamente,
ora invece se ne vergognano, vengono di nascosto,
come ladri. E non perché si rendono conto di
tradire la moglie che hanno a casa, ma perché
pensano che stanno facendo qualcosa di trasgressivo,
si accoppiano con donne che non hanno alcuna
figura sociale, mentre prima era una cosa molto
regolamentata. Una volta andavano dalla prostituta
in cerca dell’erotismo, ora mi sembra che la
spinta sia soprattutto consumistica.”
“Diceva
la Merlin: “la nostra civiltà arretrata, popolo
dove gli uomini si vantano e misurano la loro
virilità andando al bordello…” – più
vanno al bordello, più viene affermata la loro
virilità.”
Ma
perché gli uomini frequentano le prostitute?
Per varie ragioni, secondo Carla. Prima di tutto,
c0’è la volontà di non arginare le proprie
pulsioni perché “quando c’è la voglia, quando
c’è la necessità , devono in qualche modo
farlo e va bene tutto, va bene chiunque, va bene
qualsiasi situazione, a rischio o meno a rischio,
per sfogare i propri istinti.”
Perché
hanno fantasie erotiche inadatte al talamo
coniugale, e “pensano di ottenere più facilmente
quel che vogliono con una prostituta, si sentono
autorizzati a chiedergliele. Si tratta in genere di
cose molto semplici, che loro gonfiano con la
fantasia, ma non hanno poi nemmeno tanta fantasia,
perché spesso si limitano a chiederti un rapporto
orale o semplicemente cercano di cambiar posizione
rispetto a quella classica.”
Oppure
perché hanno quelli che Carla chiama “i
vizietti”, “per esempio ci sono quelli della
biancheria intima, c’è il tizio che ti arriva là
in cravatta e giacca, poi si apre e sotto ha una
bella guêpiere rossa.” E poi perché hanno una
ricerca erotica personale da sviluppare, e
cercano sempre la stessa prostituta.
“aumentando via via le richieste, si fanno più
difficili, impegnativi e chiedono ogni volta di più.”
E infine ci sono i guardoni, perché “il voyeurismo
è diffuso molto più di quanto si creda.”
“questo
processo o lo gestiamo noi o lo subiamo: vecchia
storia del capitalismo.”
La
prostituta era la donna di piacere, scrive
Carla Corso, aveva il compito di tramandare il
piacere. Il casino la regolamentava, e quando la
legge Merlin ha chiuso i bordelli la prostituta è
diventata pericolosa e vittima allo stesso tempo:
“la donna sopraffatta dalla disgrazie.”. Mentre
l’unico male di questo lavoro, sostiene Carla, è
quando non lo si sceglie ma lo si subisce. Il male
sta nelle persecuzioni della polizia, nella mancanza
di tutela, nella prostituzione minorile, nella
prostituzione coatta e in tutte quelle forme di
mercificazione del corpo in cui la donna è
costretta a spartire il suo guadagno con qualcun
altro.
“io
sogno di aprire una casa, vorrei prendere una
vecchia villa e fare una specie di cooperativa,
vorrei amministrare la casa, mandarla avanti bene e
tenere delle ragazze, lavorando anch’io
naturalmente, poi ognuna si tiene i proventi del
lavoro che ha fatto, pagando le spese di gestione
insieme.”
Un
sogno irrealizzabile, almeno per ora. Perché Carla
incorrerebbe nel reato di favoreggiamento, che
insieme a quello di adescamento rappresenta
l’obiettivo delle battaglie abolizioniste del
Comitato, che dice in sostanza che “la legge
deve cercare di difendere il più possibile la
figura della prostituta, non deve avere nessun altro
compito.”
“una
cosa ci è sempre stata molto chiara: volevamo
costruire un movimento consolidato, ma non certo un
sindacato di categoria, perché non vogliamo
codificare il lavoro. Sindacato no, sapevo
esattamente che cos’era un sindacato, non
l’abbiamo proprio voluto un sindacato di
categoria, perché non vogliamo che ci sia una
categoria codificata.”
Tutti
i virgolettati sono tratti da: "Carla
CORSO, Sandra
LANDI, Quanto
vuoi? Clienti e prostitute si raccontano
– Giunti, 1998