Carla Corso dà invece del casino l’immagine
deleteria di uno sfruttamento femminile tanto più
colpevole in quanto esercitato due volte - dallo
Stato e dal tenutario. Ai tempi del bordello
“era veramente difficile fare la prostituta, erano
come in reclusione giorno e notte; capisco proprio
la volontà di uscirne, di andar via”¹.
Per questo Carla non si meraviglia che le prostitute
abbiano tutte appoggiato la riforma introdotta dalla
cosiddetta legge Merlin che nel 1958 sancì
la chiusura delle case di piacere, perché
“pensavano che se le case chiudevano, in qualche
modo si sarebbero liberate, lo Stato in qualche modo
avrebbe pensato a loro”.¹
Bordelli di Stato
Nuove professionalità, nuove trasgressioni
Nuove professionalità, nuova concorrenza e nuove
trasgressioni ma anche nuovi modi di consumo
hanno eroso la domanda di prostituzione femminile
tradizionale che si è frammentata in luoghi cui
corrispondono prestazioni, immaginari e soprattutto
tariffe - molto differenziati.
Anche
se certe lotte – spiega Tatafiore - sono perse in
partenza perché dipendono dall’immaginario e non
dal talento: il maschio travestito, il
transessuale, hanno qualcosa che una donna non
avrà mai, “hanno un’ambiguità in più”²
I modi della prestazione
La domanda di eccitazione si è polverizzata in
nuovi modi di fruizione dei servizi a pagamento, la
prestazione non deve più essere necessariamente
fisica, il consumo viene fatto a casa propria,
è virtuale, masturbatorio, totalmente autoriferito.
“nel
mercato del sesso aumenta la manovalanza instabile e
dequalificata e la fascia media, se non ha
“intuizione giusta”, perde terreno.
L’immigrazione fa da serbatoio di manodopera e in
più, “importa” nuove illegalità. Mentre al top
della scala gerarchica emergono nuovi specialismi”²
La domanda di prostituzione
Il professor Albrecht Goeschel di Rostov,
esperto in “economia sessuale”, ha studiato la
domanda di prostituzione per analizzare insieme
alle prostitute tedesche che hanno finanziato la sua
ricerca, come “superare la congiuntura”
negativa. La sua analisi si conclude dicendo che
“l’offerta deve essere ampliata, non ristretta.
L’offerta però, per evitare che il sovramercato
diventi la sua tomba, deve rinnovarsi, reinventarsi
perfino”².
¹
Carla
CORSO, Sandra
LANDI, Ritratto a tinte forti
– Giunti, 1991
²
Roberta
TATAFIORE, Sesso al lavoro – Il
Saggiatore, 1994