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Buona notte, oggi è lunedì 12 maggio 2008

Tra passato e presente: intervista a Silvia Vegetti Finzi

 

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Tra passato e presente: intervista a Silvia Vegetti Finzi

A colloquio con la Professoressa Vegetti Finzi, parlando d’amore, di famiglia e di figli; alla scoperta di una realtà passata, dei piccoli segreti per un matrimonio felice e un’occhiata alla complessa situazione dei giovani d’oggi per capire meglio come poterli condurre verso l’età adulta.

Cosa è rimasto del femminismo e quali sono stati, secondo lei, gli obiettivi raggiunti?
Il femminismo è un movimento che non può essere paragonato a quelli politici perché non ha delle istituzioni permanenti; è un movimento latente che ha un andamento arizzomatico, quindi può comparire, scomparire e tornare. Certo non ha l’evidenza degli anni ‘70-’80 però sono rimasti molti legami tra donne, dei centri, anche se non molto evidenti, di lavoro femminista e soprattutto è rimasto nella mentalità delle giovani donne un patrimonio di orgoglio di sé, di dignità, di richiesta di libertà che erano dirompenti negli anni delle lotte femministe e che ognuno ora gestisce per se nell’ambito del privato molte volte senza essere consapevole della storia che vi è alle spalle. Credo sarebbe molto utile parlare alle giovani donne, raccontare loro delle lotte femministe per intrecciare un filo rosso tra le generazioni.

Cos'è la femminilità?
La femminilità è qualcosa che cambia attraverso le varie epoche
, non è un’identità immobile. Adesso è in un certo senso stravolta dall’omologazione, dal fatto che le donne cercano di essere come gli uomini e in fondo, gli uomini come le donne. C’è un avvicinamento tra i due sessi, un’area comune; anche in famiglia si trova un’area che è un pò padre-madre, perché il padre fa da madre e la madre fa da padre. C’è un avvicinamento tra i due poli, non c’è più quella radicalità che si riscontrava fino a qualche anno fa, dove il maschio non doveva piangere mai e la donna doveva essere tutta seduzione e dolcezza. Sono polarità molte volte caricaturali che ognuno vive abbastanza liberamente all’interno di una gamma di caratteristiche tra le quali sono racchiusi anche i componenti maschili e femminili. Nelle donne prevalgono quelli femminili e negli uomini quelli maschili, ma in fondo ognuno trova la sua composizione personale e per fortuna non ci sono più degli stereotipi normativi come la tradizione ci aveva trasmesso.

Attraverso la sua esperienza professionale, cosa è cambiato secondo lei all’interno del rapporto di coppia. Quali valori oggi tengono unita la coppia, e cosa è cambiato dopo le lotte per la parità?
Fino agli anni ’60 la mia generazione si muoveva all’interno di un binario già precostituito: c’era la conoscenza, il fidanzamento, il matrimonio. Il matrimonio poi era per sempre e quindi quel binario si sapeva già dove avrebbe portato. Con le lotte civili che hanno portato al riconoscimento della possibilità di aborto volontario, con le dovute condizioni, alla possibilità del divorzio, alla cancellazione del reato d’adulterio, alla costituzione di un nuovo codice paritetico, le cose sono molto cambiate. Ora non c’è più un itinerario valido per tutti, una norma alla quale attenersi, i giovani oggi stanno cercando delle strade nuove da percorrere per stare insieme. Proprio nell’ultimo libro scritto con Anna Maria Battistin “L’età incerta – i nuovi adolescenti” parlando, avvicinandoci agli adolescenti abbiamo visto una grande ricerca di alternative alla famiglia tradizionale, nel senso che hanno un grande desiderio di coppia, di stare insieme, di vivere insieme, ma hanno molte difficoltà nel realizzare questo desiderio.Molte volte questi ragazzi non hanno mai visto una famiglia felice; molti hanno genitori che si sono separati quando loro erano dei bambini e non hanno, a causa di questo, potuto interiorizzare dei modelli, importantissimi per poter poi ricreare una famiglia propria. Una volta si imparava dall’atmosfera familiare, si capiva quand’era il momento giusto per parlare e per tacere, come rinviare i momenti di tensione e come risolvere le piccole discussioni; oggi invece i ragazzi non sanno come comportarsi. Hanno un grande desiderio di vivere in coppia, ma molte volte c’è l’incapacità di saperlo fare; per cui continuano ad allacciare e disfare dei rapporti alla ricerca di una perfezione, forse a volte idealizzata, e una grande illusione sulla coppia che però poi non riescono a gestire nella realtà quotidiana. Per cui ci si trova di fronte a questa strana situazione contrastante grande desiderio e altrettanto grande incapacità.

Lei che invece ha un matrimonio che dura da tempo, qual è la ricetta giusta per far funzionare a lungo un rapporto?
Sicuramente ai nostri tempi era più facile far durare un matrimonio le donne avevano uno spazio più importante di realizzazione di sé, non c’era questo conflitto con la professione. Adesso vedo molte donne in conflitto tra decidere sulla realizzazione di sé personale e realizzazione di sé familiare dove molte volte domina e prende il primo posto la professione, quindi il matrimonio, passato in secondo piano, diventa molto più fragile.
E’ importante capire che il matrimonio non è una concezione, ma è qualcosa che si fa tutti i giorni, è un continuo costruire. Non è un dato, non bastano i certificati, l’anello né tutte le manifestazioni esteriori per essere una coppia. Sono cose che aiutano, ma il matrimonio è un discorso aperto, è una narrazione, è la capacità di continuare a proporre qualcosa di nuovo tenendo conto dei cambiamenti nelle diverse fasi della vita; si passa da un innamoramento iniziale ad altri valori che sono l’amicizia, la solidarietà, l’affetto, il sostegno reciproco. Gli interessi diventano molto importanti, i divertimenti, il tempo libero vanno valorizzati soprattutto quando i figli sono cresciuti e non c‘è più quella finalità naturale di accudirli ed educarli che rende solidale la coppia. Poi vanno trovate nuove complicità e nuove solidarietà

Quanto è stata importante per lei la realizzazione professionale?
La
mia realizzazione professionale è stata molto importante ed è variata nelle varie stagioni della mia esistenza; è stato un impegno professionale molto più blando quando i bambini erano piccoli, poi man mano che crescevano, sempre più impegnativo. So che questo è quello che le donne vorrebbero ( è quanto risulta anche da una inchiesta della Regione), un rapporto di lavoro duttile quando i bambini sono piccoli e poi sempre più impegnativo quando crescono e non hanno più bisogno delle stesse cure e attenzioni. Questi anni è proprio il contrario invece, c’è una grande richiesta di tempo femminile quando la donna è giovane e poi magari un pensionamento anticipato proprio nel momento in cui la donna avrebbe maggior disponibilità di tempo.
Andrebbero pensati i tempi del lavoro in base ai tempi della vita.
Io sono stata fortunata in quanto ho potuto dosare i tempi per il mio lavoro, ho iniziato la mia professione nei consultori, ho svolto ricerche e da alcuni anni ho cominciato ad insegnare. Purtroppo non tutte possono o hanno la fortuna di poter fare lo stesso percorso.
Mi auspico che in futuro le cose possano cambiare, che ci sia più sensibilità su questo tema e che anche i datori di lavoro possano offrire un progetto di lavoro differenziato, che diventi una possibilità contrattuale: dai meno adesso e poi darai di più successivamente.

Cosa vuol dire essere genitore adesso, è più difficile di una volta?
E’ molto più difficile
. La mia e le generazioni passate avevano delle sicurezze, delle certezze, dei valori, degli orizzonti utopici, si pensava che il mondo potesse cambiare. Negli anni delle contestazioni i ragazzi trovavano dei modelli. Bastava che si infilassero l’eschimo o che andassero ad una manifestazione oppure che le donne entrassero in un centro femminile con gli zoccoli che erano già dei modelli di vita che la società dava loro. Adesso i genitori hanno pochissime certezze da trasmettere ai propri figli; non ne hanno di per sé e quindi ancora meno da trasmettere. La società attuale non dà più dei modelli normativi e questi ragazzi navigano a vista, cercano il proprio futuro, il loro modello di vita da soli. L’interesse che hanno per trasmissioni quali il Grande fratello è significativo; in quello ritrovano un modo nuovo, diverso di vivere insieme che non è più quello della famiglia tradizionale, ma di una realtà di pari, di fratelli, come dice il titolo stesso, che corrisponde esattamente ai valori delle nuove generazioni, quelli che io definisco “valori orizzontali”, che non sono più le grandi utopie di libertà, di giustizia sociale, ma sono la lealtà, la solidarietà, la sincerità, i valori del gruppo di pari che cercano un accordo armonioso per crescere insieme senza appoggiarsi a delle figure ideali di riconoscimento.

Quali sono allora le figure di riferimento per questi ragazzi, come crescono senza un adulto di riferimento?
Molte volte è proprio il gruppo che funziona come riferimento, diventa il mediatore tra la famiglia e il mondo esterno. Le famiglie adesso sono famiglie che danno molto affetto, molta sicurezza e molta solidarietà, ma anche un po’ costringono i figli dentro la loro cerchia affettuosa. Per uscire, per traghettare verso il mondo esterno questi ragazzi trovano la mediazione nel gruppo, non solo i maschi come è sempre avvenuto, ma anche le ragazze; l’incontro con le coetanee permette di elaborare un percorso di vita comune e quindi di sperimentare nuove strade. Naturalmente siamo in un momento sperimentale, non ci sono ancora delle soluzioni. E’ un ”età incerta”, è sempre stata un’età di prove ed errori, ma particolarmente incerta in quanto ci troviamo in un’epoca storica che non dà dei modelli da trasmettere, non dà delle certezze, ma lascia queste generazioni in un certo senso alla sperimentazione di sé stesse, alla costruzione di un’identità fatta in gran parte da soli, anche perché la contrapposizione frontale con i genitori è venuta meno, non c’è più la rabbia, la contestazione; i genitori sono diventati genitori permissivi, genitori con cui si va d’accordo. Lo scontro era importante perché era un modo per definire sé, per mettere dei limiti, dei paletti; ora invece c’è un andamento un po’ paludoso per cui i ragazzi tendono a non uscire dalla famiglia, non a caso stiamo oltrepassando nella maggior parte dei casi la soglia dei trent’anni e ancora i giovani vivono in casa; manca il desiderio di rottura che invece era proprio della generazione degli anni ’70.

Silvia VEGETTI FINZI - Anna Maria BATTISTIN
L'età incerta
Mondadori, 2000

Mutevole, imprevedibile, incerta: l'adolescenza è un'età di frontiera dai confini sempre più labili. Il suo percorso tende a iniziare prima, con una pubertà più precoce, mentre l'approdo all'età adulta viene rinviato sempre più in là nel tempo, fino a rendere interminabile questa fase di transizione. L'adolescente è proiettato verso un futuro dal quale inconsapevolmente si ritrae: una 'terra promessa' che, oggi più che mai, gli appare troppo nebulosa, arida di sogni e priva di certezze per poterla considerare una meta attraente.
Ma chi sono i ragazzi del Duemila? Come capire che cosa avviene dentro di loro? "L'età incerta" segue passo passo le trasformazioni che rendono così complessa e affascinante questa fase di passaggio all'età adulta.
Prepubertà, sviluppo sessuale e piena adolescenza: per la prima volta la fase conclusiva dell'età evolutiva viene affrontata entrando nel vivo dei tre periodi cruciali in cui si suddivide, ciascuno con caratteristiche e problemi diversi. Il percorso inizia con le trasformazioni del corpo infantile, culmina nella maturità sessuale e prosegue con l'impegnativa conquista della identità e dell'autonomia personale. Ma l'adolescente non cresce da solo: la sua evoluzione coinvolge il padre e la madre reali e immaginari, l'amico del cuore, il gruppo dei coetanei, gli insegnanti e i compagni di classe sino alla scoperta dell'amore e alla relazione di coppia.
Ricostruendo le diverse situazioni in cui i ragazzi si possono trovare, le autrici affrontano i temi più attuali e gli snodi più problematici di quest'età: voglia di mettersi alla prova, bisogno di autonomia, sete di nuove esperienze ma anche paura di crescere, nostalgia del passato, ritorno delle passioni infantili, richiesta di una guida autorevole. Conoscere, dal punto di vista dei ragazzi, i sentimenti e le emozioni che li animano, i rischi che incontrano e le risorse di cui dispongono può aiutare gli adulti a svolgere il loro compito nel migliore dei modi.

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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