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Buona notte, oggi è sabato 10 maggio 2008

Maschi selvatici

 

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Maschi selvatici

Che cosa sta succedendo agli uomini? Viaggio nel pianeta-uomo con Claudio Risé alla ri-scoperta della bellezza, anzi, della fierezza di essere maschi.

Ormai lo sanno tutti: il maschio è in crisi. Non si sa bene se la questione sia nata da un’ autoaccusa maschile o su denuncia femminile, fatto sta che la sentenza sembra essere di quelle perentorie. Le letture sono tante - è colpa delle donne, è colpa degli uomini, è colpa della biologia. Ma quando la complementarità tra i sessi si dissolve e maschi e femmine diventano troppo simili, nascono nuove solitudini. Dieci anni fa si temevano nuove polarizzazioni, oggi, l’appiattimento e l’assimilazione. Maschi: tutto quello che il femminismo non aveva previsto.

- Professor Risé, qual è l’origine della crisi della mascolinità e quali sono le sue conseguenze sull’uomo contemporaneo?

Nella storia umana il padre ha fino a pochi decenni fa sempre provveduto all’iniziazione del giovane e alla sua introduzione nella società. Ma con la seconda guerra mondiale il processo (che era in realtà iniziato con la rivoluzione industriale) si è radicalizzato: gli uomini vanno in guerra e restano lontani da casa per anni, le donne devono provvedere a tutto. Una volta tornati a casa gli uomini vengono risucchiati dal sistema delle multinazionali, nate più o meno in quel momento. L’impatto è molto forte, se per esempio si pensa che tra il 1929 e il 1989 il tempo libero del dipendente americano medio diminuisce del 20% - e questo è tempo sottratto alla famiglia, ai figli. Svanisce così la funzione iniziatica che da sempre ha caratterizzato il rapporto padre-figlio e che è sempre stata centrale per la trasmissione della cultura istintuale maschile da padre a figlio. Verrebbe da dire: che bisogno c’è di trasmettere un istinto? La caratteristica dell’essere umano è che siamo degli animali con una dotazione istintuale relativamente bassa, c’è ma va in qualche modo risvegliata e tutelata con una buona trasmissione culturale, senza questo addestramento l’uomo non sa come riconoscere un nemico, come cacciare, come accoppiarsi. Anche se questo dato è sottovalutato dalla modernità occidentale, maschi non si nasce, si diventa attraverso un apprendimento culturale che viene dato - oppure non si diventa maschi.  

- Rispetto a un bambino maschio, qual è il ruolo della madre?

Il ruolo del padre interviene a un certo punto nello sviluppo del bambino, come si vede molto bene ancora oggi nei popoli primitivi, dove l’irruzione del padre per prendere il bambino e portarlo nella casa degli uomini avviene in un momento molto preciso, nella pubertà e non prima. Questo ci da un’idea del ruolo della madre, che è centrale e precedente -  è la madre che trasmette al bambino la  percezione del proprio corpo, perché come sappiamo il bambino quando nasce non sa di essere un corpo differenziato da quello della madre; è nell’intimità e nella comunicazione fisica con la madre che gli viene trasmesso questo senso della dualità attraverso l’accoglimento ma anche la restituzione del proprio corpo. La madre è costitutiva del senso del corpo e costitutiva del senso dell’accoglimento affettivo; è con la madre che si sperimenta l’affetto che diventa l’esperienza fondante della capacità di amare ed essere amati per tutto il resto della vita.

- Cosa può fare il padre contemporaneo per il figlio maschio, e come può trasmettergli il senso della mascolinità?

Stando insieme al bambino, poi ragazzo, poi giovane uomo; attraverso questa esperienza di comunanza silenziosa, facendo delle cose assieme, mettendo per esempio il proprio corpo a confronto con attività, con lo sport, confrontandosi insieme con il resto della società, mostrando al bambino qual è lo stile maschile e paterno di comunicazione con gli altri uomini, con le donne, con i bambini, con lo straniero e fornendo così una rappresentazione di come un uomo fa. Stare insieme e mostrare silenziosamente, non razionalmente, non con giri di parole, non con discorsi, cos’è un uomo e cosa fa un uomo.

- Ci sembra che in questi ultimi periodi gli uomini si stiano femminilizzando e le donne mascolinizzando, lo vediamo per esempio nella nascita di molti prodotti unisex. Da cosa nasce questo appiattimento delle differenze di genere, e perché nessuno dei due sessi sembra più capace di stare bene nella propria pelle?

Quello dell’appiattimento delle differenze è stato uno dei grandi tratti e miti della modernità; inaugurata con le grandi rivoluzioni borghesi l’idea era: il cittadino del mondo, uguale dovunque, una cultura e una lingua per tutto il mondo, ma anche in un certo senso un sesso per tutti - la differenza è stata concepita come politicamente scorretta proprio perché andava contro il mito dell’uguaglianza. Se io e lei siamo diversi l’uguaglianza non c’è più. Credo che noi siamo ormai oltre questo fenomeno. Se noi guardiamo le caratteristiche dal ‘90 in poi, vediamo che in tutto il mondo il fenomeno più evidente è la valorizzazione delle differenze, ogni popolo rivendica la sua diversità, vuole la sua lingua, vuole la sua tradizione, il suo territorio. All’interno di questo movimento di rivendicazione delle differenze si sono manifestati i due grandi movimenti di genere, prima il movimento femminista e poi il movimento degli uomini che da noi è relativamente poca cosa, ma che negli Stati Uniti d’America è il più grande movimento di massa che ci sia, con fenomeni quali i musulmani neri o i promise keepers cristiani che hanno portato milioni di uomini nelle strade a esprimere la propria differenza di genere e a cercare di recuperare la propria cultura di genere. L’ appiattimento è un fenomeno del secolo scorso. Quello dei consumi unisex è invece un puro fenomeno di mercato, perché all’industria dei consumi serve casomai un sesso in più – quindi un mercato in più, che un sesso in meno. Paradossalmente, potremmo aspettarci che si fabbrichino tanti sessi quanti ne servono alle società per guadagnare di più, anche se credo che sia un gioco a termine perché in realtà almeno uno dei due generi mi sembra fortemente interessato a recuperare la sua specificità.

- Se si guarda alle società metropolitane si vedono molti maschi dichiaratamente e ostentatamente omosessuali in un numero che rispetto a dieci anni fa non ha precedenti. L’omosessualità maschile è più visibile perché c’è più libertà per chiunque di esibire la propria identità sessuale, oppure si scivola verso l’omosessualità perché anche questa fa parte della crisi dell’identità maschile?

La questione è complessa; questa assenza di padre che significa nell’esperienza di ogni maschio la mancanza di un’esperienza di comunione con il proprio mondo di uomini, genera un grande desiderio per questo stesso mondo di uomini e il modo più semplice e diretto per realizzare questo desiderio è la scelta omosessuale; molto spesso dietro a una scelta di questo tipo si nasconde un bisogno di maschilità, di fare gruppo con i propri simili.
La teatralizzazione dell’omosessualità maschile mi sembra legata alla società dei consumi e dello spettacolo, perché solo un’identità insicura e vacillante cerca di compensarsi con una sovra-dimostrazione. Comunque, anche tra gli omosessuali c’è un grande dibattito tra chi rivendica l’identità omosessuale come un aspetto dell’identità maschile che c’è sempre stato, riguardo agli uomini, e non ha bisogno di essere esibito, e chi è invece più vicino alle modalità esibizionistiche, e tende a teatralizzare le proprie abitudini o avventure sessuali.

- Lei partecipa attivamente al sito maschiselvatici.it: cosa può dirci di questa esperienza?

Che è molto interessante e che però io ho un ruolo laterale. Man mano che il mio libro veniva ristampato, si costituivano spontaneamente gruppi di uomini che si trovavano tra loro per discutere di questi temi, per realizzare delle azioni per esempio nelle scuole, azioni volte portare una maggiore presenza dei padri nei consigli di istituto o nella gestione dell’educazione scolastica. Circa un anno e mezzo fa questi gruppi mi hanno proposto di realizzare il sito www.maschiselvatici.it, e io ho accettato. Dalla decina di contatti giornalieri dell’inizio, alla fine di novembre del 2000, siamo passati a circa 30.000 negli ultimi periodi, cioè circa 150 contatti al giorno - molti se consideriamo che non è un sito commerciale e non è appoggiato da reti importanti o da strutture.

- Che cosa le scrivono, di cosa le parlano, i maschi selvatici?

Il primo dato rilevante mi sembra l’interesse obiettivo che c’è in rete per il sottotitolo del mio  libro che è “ritrovare la forza dell’istinto rimosso dalle buone maniere”, e che coincide con il programma dei maschi selvatici. Le domande e il feed-back che danno le persone che mi scrivono esprimono insieme sorpresa e sollievo: “esistono altre persone come me!”, che  cioè condividono questo senso di fierezza rispetto alla propria maschilità, ma anche una sensazione di solitudine perché sembra che nessuno ne sia fiero, anzi sembra che ci sia qualcosa di sbagliato. Direi che si sono ormai creati due grandi filoni, uno in cui si ritrovano le esperienze in generale, e l’altro che racconta delle relazioni con la donna. E qui c’è rancore per aver subito esperienze umilianti, di abbandono, di castrazione; e poi ci sono uomini che raccontano di essere in difficoltà per motivi loro, per l’abbandono del padre, per una società dei consumi che si regge su un principio femminilizzato perché materno, quello della soddisfazione dei bisogni. Ma direi anche che tutti insistono e lavorano per farcela da soli, e recuperare finalmente un modello positivo di maschilità prima di tutto dentro di loro

- Professore, quando lei dice: ci sono uomini che hanno avuto storie umilianti con le donne, rapporti castranti… Che cosa hanno fatto queste donne per far sentire l’uomo in questa posizione?

Citerò un esempio significativo: il regime della separazione. Nel sito c'è una presenza massiccia di storie drammatiche in cui la vicenda matrimoniale è stata una esperienza di spoliazione totale in cui questi uomini sono stati privati non solo di beni personali, ma anche dei figli. C'è una grande quantità di uomini tra i 35-55 anni che nell'incontro con la donna ha perso tutto. Ma c'è di più, specialmente per i più giovani: la castrazione delle pari opportunità. Esiste in Italia il Ministero delle Pari Opportunità che ha una struttura burocratica esclusivamente femminile e che molto spesso attiva iniziative riservate alle sole donne. Con il 1 gennaio di quest'anno è diventata esecutiva una legge per cui nell'amministrazione pubblica in caso di promozione di un candidato rispetto a una candidata donna, se il promosso è un uomo il dirigente che ha assegnato la promozione deve produrre una memoria per giustificare perché ha promosso un uomo. Queste sono esperienze di castrazione perché vogliono dire che essere maschi è peggio che essere donne, o in altre parole tu uomo che sei portatore del fallo sei in una condizione sfavorevole e devi giustificarti per questo.

Claudio RISE’, Essere uomini – RED, 2000

L'identità dell'uomo occidentale è a rischio. Il simbolo della sua cultura, il Fallo, è ridotto a oggetto da pornoshop. La figura maschile del produttore, inventore e creatore di forme, ha perso prestigio rispetto a quella del devoto e obbediente consumatore. La società del consumo ruota attorno al principio del soddisfacimento del bisogno, che è materno - infantile e per nulla virile…

Claudio RISE’, Maschio amante felice – Frassinelli, 1998

Gli uomini d'oggi appaiono sempre più spesso insicuri, in crisi, timorosi di rivelarsi inadeguati all'interno della coppia e della famiglia: un comportamento che ha origine dalla latitanza della figura paterna e dalla profonda modificazione del ruolo tradizionalmente rivestito dalla donna. Per questo essi dedicano cospicue energie alla costruzione dell'immagine, alla cura del corpo, alla ricerca del successo. Eppure, suggerisce in questo saggio Claudio Risé, una via d'uscita c'è: ritrovare l’Altro

Claudio RISE’, Da uomo a uomo – Sperling  & Kupfer  1998

Uomini che parlano di sentimenti, paure, speranze, emozioni. Anzi, che ne scrivono, frantumando un'immagine consolidata che vorrebbe il genere maschile imprigionato nel silenzio, nell'incapacità di raccontare ciò che sente, prova, sogna. Questo libro di colloqui - anche molto intimi-"da uomo a uomo" smentisce questo stereotipo e mostra quanto stia cambiando il modo di essere dei maschi nel mondo e con gli altri.

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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