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Sempre
più donne vivono da sole, e molte sostengono di
essere più libere e felici così. Basandosi su una
ricerca sulle single tra 20 e 30 anni condotta dalla
Rutgers University, nel suo libro Why
There Are
No Good Men Left la ricercatrice Barbara Dafoe
Whitehead analizza le sfide delle single di oggi,
e
sostiene che il sistema contemporaneo di
corteggiamento deve cambiare.
Le
donne che incontri in ascensore vestite da professional
o che escono sfinite dalla palestra e non indossano
la vera forse stanno lottando per trovare qualcuno
con cui dividere la vita. Le
trentenni di oggi, dicono le statistiche, hanno
il triplo di probabilità di restare single
rispetto alle loro coetanee degli anni ’70, ma
uomini e donne, soprattutto quelli con i più
elevati livelli di istruzione, restano single
per scelta
molto più a lungo che in passato. Per entrambi i
sessi, insomma, la ricerca ritardata di un partner
per la vita è una scelta deliberata, che però produce
su uomini e donne effetti drammaticamente diversi.
Per gli uomini la variazione temporale ha poche
ripercussioni, mentre per la donna il ritardo rende
la ricerca più difficile e connotata dall’ansia e
dal timore del fallimento, ed è proprio
quest’angoscia pervasiva da parte delle giovani
donne non sposate a spiegare il successo di libri
come Il Diario
di Bridget Jones o di serial TV come Sex
and the City, nei quali le trentenni lottano per
trovare un uomo, anzi, L’Uomo.
La
scrittrice e ricercatrice Whitehead ha condotto uno
studio su questo argomento dopo aver analizzato
ricerche demografiche, indagini, trascrizioni di focus-group,
libri di autoaiuto
e fiction
popolari, e dopo aver intervistato personalmente
sessanta donne single di età compresa tra i venti e
i trent’anni. Dalle sue osservazioni emerge che
nel momento in cui le donne si sentono pronte per
“fare sul serio” sotto il profilo sentimentale,
non sanno neanche da parte incominciare. Le donne
contemporanee, secondo Whitehead, sono state
allevate per la carriera più che per il marito,
dopo gli studi vogliono stare da sole e trovarsi un
posto nel mondo, e non sono disposte a negoziare la
loro indipendenza con la vita familiare. “Il
problema è che quando queste donne raggiungono la
trentina e finalmente vogliono la stabilità, il
bacino di uomini papabili cui avevano accesso ai
tempi dell’università – di uomini che hanno un background
e ambizioni simili alle loro – è
scomparso”. In questa fase della vita è molto
probabile che la donna finisca intrappolata in una routine
che comprende il lavoro, la palestra e la
socializzazione entro un gruppo di amici, e le
probabilità di incontrare un potenziale marito in
queste sfere limitate è molto esigua. “Le
difficoltà della donna non più fresca di studi è
aggravata dal fatto che con il passare del tempo aumenta
la competizione da parte delle donne più giovani.
E se i suoi obiettivi comprendono non solo il
matrimonio ma anche i figli, allora tanto più il
tempo è limitato”. In questa situazione non è
difficile capire che il panico aumenta quando le
donne vengono prese dalla paura che la vita sognata
stia scivolando in un ineluttabile “niente di
fatto”.
E
allora?
Molti
commentatori hanno sostenuto che la soluzione più
ovvia consiste nel convincere le donne a cercare
marito quando vanno ancora a scuola, ma Whitehead
non la pensa così, e pensa invece che le
donne che
aspettano più a lungo prima di sposarsi sono più
mature, più
autonome sotto il profilo finanziario, e hanno
le idee più chiare riguardo a chi vorrebbero
sposare rispetto a quando erano più giovani.
Inoltre, molti studi hanno dimostrato che i
matrimoni contratti tardi tendono a essere più
stabili e duraturi
degli altri. “Quello che deve cambiare non è il
ritardo attuale nella ricerca di un marito, ma il
sistema stesso di corteggiamento. In un sistema
che funziona, è il meccanismo del corteggiamento
ad avvicinare i giovani in cerca di impegno. Oggi,
tuttavia, questo sistema non funziona, e lascia i
single completamente soli e abbandonati a se
stessi sulla scena della ricerca sentimentale”.
Whitehead è convinta che l’urgenza
del problema porterà automaticamente alla nascita
di nuovi meccanismi di corteggiamento,
più adatti a soddisfare i bisogni di persone
professionalmente impegnate e con poco tempo a
disposizione. Alcune di queste innovazioni sono già
presenti, scrive Whitehead, come i servizi di SpeedDating
che stanno nascendo ovunque. Ci vorrà un po’ di
creatività e una buona comprensione delle
aspirazioni delle single contemporanee, secondo
Whitehead, ma con un sforzo comune la società
finirà per essere in grado di “far rinascere
nelle donne la convinzione che è possibile
trovare l’amore per sempre e integrare un
matrimonio felice in una vita di successo
professionale”.
Single:
per scelta o per forza?
Sono
belle, intelligenti, colte, economicamente
indipendenti… e sole. Iperattive e superimpegnate,
molte di queste donne affermano di aver scelto la
libertà. Ma è davvero così? Una giornalista
francese ne ha intervistate più di 1000, e conclude
che “molte manifestano una certa sfacciataggine
che nasconde la nostalgia e la ricerca impossibile
della vita di coppia”. In effetti, dalle parole di
molte donne emerge che la loro presunta scelta è più
simile a una
razionalizzazione, una specie di maschera che
vela la paura di soffrire, la ricerca di un ideale
irraggiungibile o una pessima immagine dell’uomo.
Tuttavia, passata la trentina
molte donne vengono prese dal panico e si mettono
alla ricerca intensiva dell’uomo
perfetto. All’approssimarsi dei 40, prese
dall’urgenza della maternità cercano non solo un
compagno su misura, ma un padre responsabile.
Secondo Cressanges “la
vita affettiva sembra divisa in stadi: fino a 30
anni si cercano amori appassionati, poi interviene
il desiderio di fondare una famiglia. Penso
che prima o poi le
donne ritorneranno ai matrimoni di interesse”.
La psicoterapeuta Jane Turner scrive che tra i 20 e
i 30 anni le donne non si sentono ancora
compiutamente “donne” e somigliano più ad
adolescenti cresciute, alla ricerca di un compagno
più che di un impegno. Tra i 30 e i 40 lottano per
affermarsi in tutti i campi: lavoro, vita di coppia,
figli… Uno dei problemi, scrive Turner, è che
“le donne vogliono tutte un uomo con una buona
situazione economica, basta guardare gli annunci.
Cercano sempre il tipo ideale, quello che si può
presentare alla mamma. Ma ciò che è comprensibile
a 25 anni, a 40 diventa infantile. Solitamente nate
in un ambiente borghese, queste donne cercano di
riprodurre l’esempio dei genitori quando invece
dovrebbero trasgredire cambiando ambiente
socioprofessionale, non fosse altro che per avere
più scelta”.
Sono ancora troppe, insomma, le donne che aspettano
il bel banchiere di 45 anni a garanzia di una vita
squisita. Contrariamente all’uomo, infatti, la
donna si aspetta un compagno che abbia almeno delle
competenze uguali alle sue con in più la prestanza
fisica - un alter
ego sociale abbastanza difficile da trovare.
Secondo gli psicologi, la prima
immagine femminile dell’uomo è rappresentata dal
padre, e la donna che l’ha idealizzato sarà
sempre in cerca dell’uomo ideale che gli somigli,
di un principe affascinante che la farà risvegliare
dopo tanti anni di sonno. E come nelle favole, a
questi eroi le donne impongono una serie di prove:
avere una buona posizione, una situazione economica
florida, ecc. Peccato che nella realtà raramente
l’uomo uscirà vivo da questo percorso di guerra.
Peggio ancora quando si cerca un principe e si
incontra un diavolo: “ è l’uomo che conosci per
caso, e che ti affascina perché è bello e
misterioso. Inizia l’idillio ma all’improvviso,
dall’oggi al domani, lui se ne va. Alla
ricerca della perfezione, la
donna si è fatta prendere per il naso”.
Spesso
le donne in attesa del principe azzurro hanno
dell’uomo un’immagine mostruosa
(dittatoriale, inaffidabile…) oppure
svalorizzata e carica di intenzioni
inconfessabili. Ma da dove arriva questa idea così
tremenda dei maschi? Soprattutto per quelle donne
che hanno vissuto amori deludenti, è impossibile
non constatare che la scelta di restare da sole non
è una vera e propria “scelta”, ma un lasciar
perdere qualcosa che non le ha mai soddisfatte
veramente. E del resto, grazie alla pressione
sociale e familiare, è più semplice rivendicare la
propria solitudine piuttosto che ammettere di
subirla.
Radiografia
del principe azzurro
Entità
proteiforme, l’uomo ideale può rappresentare la
tenerezza, la stabilità o la passione. Durante
l’adolescenza il modello emerge dalle cinema o
dalla canzone, e in età più adulta viene
superato. Verso i 35-40 anni il modello ritorna, e
nasce il problema dell’impegno a vita. Talvolta
il Principe Azzurro è un uomo sposato, che
consente di restare autonome ma di sentirsi allo
stesso tempo pseudo-sicure. Se l’aspettativa è
potente e ingenua – prima
o poi lo incontrerò, è scritto… - l’Uomo
Ideale diventa un ostacolo agli incontri veri. Le
donne a caccia di divinità passano dalle lacrime
al sorriso, dall’entusiasmo alla depressione,
dal ripiego su di sé alle aperture improvvise,
perché sono alla perenne ricerca della propria
identità, che in questo caso si costruisce solo
lungo il filo dei loro sogni e delle loro
riflessioni, con lo
sguardo rivolto in permanenza su se
stesse: è un’orgia di chiromanti,
cartomanti, veggenti, chiacchiere chilometriche
con le amiche…
Uomini
e donne: perché essere single non è la stessa cosa
Uomini
e donne vivono questa condizione in modo diverso da
sempre.
Per convincersene, basta mettere il problema in una
prospettiva storica. Il celibato è stato
organizzato dalla chiesa e imposto ai sacerdoti, che
una volta assolto formalmente questo obbligo, erano
liberi di farsi i fatti propri più o meno
apertamente. Mentre le donne finivano in convento,
confinate nelle loro celle. Una prova in più, se
mai ce ne fosse bisogno, che la
donna sola è sempre vista con un certo sospetto.
Fino a non troppi anni fa sembrava inconcepibile che
una giovane donna non si sposasse, peggio ancora se
viveva da sola, e se per caso una donna si ritrovava
vedova in età matura doveva mostrarsi degna e
discreta restando ai margini della società. Gli
uomini nelle stesse condizioni, invece, godevano di
una libertà totale e potevano frequentare numerose
amanti, a tutto vanto della loro virilità. Anche
con il passare del tempo e l’evoluzione dei
costumi, differenze di trattamento come queste
lasciano delle tracce. È infatti opinione diffusa
che una donna single debba avere qualche problema,
altrimenti non vivrebbe da sola, mentre pochi
pensano la stessa cosa di un uomo. Allo stesso modo,
anche nella nostra società apparentemente aperta
una donna dalle tante avventure viene giudicata
severamente, mentre la figura del donnaiolo è
ancora associata a una serie di valori positivi.
Questa attitudine
colpevolizzante nei confronti delle donne sole
si può spiegare anche con il fatto che
nell’inconscio collettivo le donne sono destinate
a procreare, meglio ancora con un partner
socialmente riconosciuto e “dominatore”. In
questa unione l’uomo garantisce il capitale
genetico, la donna la sua salute per portare a
termine la gravidanza e crescere i figli. La donna
deve perciò preservare questo capitale conducendo
una vita irreprensibile, conforme alle norme vigenti
della moralità. Vivere
da sola
è perciò una
scelta più difficile per una donna, in gran
parte a causa dello sguardo che la società le
rivolge; ma se una donna riesce a superare questi
giudizi negativi, può in genere vivere la propria
solitudine molto meglio di un uomo perché è più
capace di trarne vantaggio e di renderla
un’esperienza positiva. Infine, le donne hanno una
maggiore capacità di attendere e di riflettere…
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