Duepiu.Net, vivere meglio in coppia, seduzione, speciali, costume

Duepiu.Net, vivere meglio in coppia

Google

Buona notte, oggi è giovedì 29 giugno 2017

Dove sono finiti gli uomini?

 

pubblicità

Dove sono finiti gli uomini?

Sempre più donne vivono da sole, e molte sostengono di essere più libere e felici così. Basandosi su una ricerca sulle single tra 20 e 30 anni condotta dalla Rutgers University, nel suo libro Why There Are No Good Men Left la ricercatrice Barbara Dafoe Whitehead analizza le sfide delle single di oggi, e sostiene che il sistema contemporaneo di corteggiamento deve cambiare.

Le donne che incontri in ascensore vestite da professional o che escono sfinite dalla palestra e non indossano la vera forse stanno lottando per trovare qualcuno con cui dividere la vita. Le trentenni di oggi, dicono le statistiche, hanno il triplo di probabilità di restare single rispetto alle loro coetanee degli anni ’70, ma uomini e donne, soprattutto quelli con i più elevati livelli di istruzione, restano single per scelta molto più a lungo che in passato. Per entrambi i sessi, insomma, la ricerca ritardata di un partner per la vita è una scelta deliberata, che però produce su uomini e donne effetti drammaticamente diversi. Per gli uomini la variazione temporale ha poche ripercussioni, mentre per la donna il ritardo rende la ricerca più difficile e connotata dall’ansia e dal timore del fallimento, ed è proprio quest’angoscia pervasiva da parte delle giovani donne non sposate a spiegare il successo di libri come Il Diario di Bridget Jones o di serial TV come Sex and the City, nei quali le trentenni lottano per trovare un uomo, anzi, L’Uomo.

La scrittrice e ricercatrice Whitehead ha condotto uno studio su questo argomento dopo aver analizzato ricerche demografiche, indagini, trascrizioni di focus-group, libri di autoaiuto  e fiction popolari, e dopo aver intervistato personalmente sessanta donne single di età compresa tra i venti e i trent’anni. Dalle sue osservazioni emerge che nel momento in cui le donne si sentono pronte per “fare sul serio” sotto il profilo sentimentale, non sanno neanche da parte incominciare. Le donne contemporanee, secondo Whitehead, sono state allevate per la carriera più che per il marito, dopo gli studi vogliono stare da sole e trovarsi un posto nel mondo, e non sono disposte a negoziare la loro indipendenza con la vita familiare. “Il problema è che quando queste donne raggiungono la trentina e finalmente vogliono la stabilità, il bacino di uomini papabili cui avevano accesso ai tempi dell’università – di uomini che hanno un background e ambizioni simili alle loro – è scomparso”. In questa fase della vita è molto probabile che la donna finisca intrappolata in una routine che comprende il lavoro, la palestra e la socializzazione entro un gruppo di amici, e le probabilità di incontrare un potenziale marito in queste sfere limitate è molto esigua. “Le difficoltà della donna non più fresca di studi è aggravata dal fatto che con il passare del tempo aumenta la competizione da parte delle donne più giovani. E se i suoi obiettivi comprendono non solo il matrimonio ma anche i figli, allora tanto più il tempo è limitato”. In questa situazione non è difficile capire che il panico aumenta quando le donne vengono prese dalla paura che la vita sognata stia scivolando in un ineluttabile “niente di fatto”.

E allora?
Molti commentatori hanno sostenuto che la soluzione più ovvia consiste nel convincere le donne a cercare marito quando vanno ancora a scuola, ma Whitehead non la pensa così, e pensa invece che le donne che aspettano più a lungo prima di sposarsi sono più mature, più autonome sotto il profilo finanziario, e hanno le idee più chiare riguardo a chi vorrebbero sposare rispetto a quando erano più giovani. Inoltre, molti studi hanno dimostrato che i matrimoni contratti tardi tendono a essere più stabili e duraturi degli altri. “Quello che deve cambiare non è il ritardo attuale nella ricerca di un marito, ma il sistema stesso di corteggiamento. In un sistema che funziona, è il meccanismo del corteggiamento ad avvicinare i giovani in cerca di impegno. Oggi, tuttavia, questo sistema non funziona, e lascia i single completamente soli e abbandonati a se stessi sulla scena della ricerca sentimentale”. Whitehead è convinta che l’urgenza del problema porterà automaticamente alla nascita di nuovi meccanismi di corteggiamento, più adatti a soddisfare i bisogni di persone professionalmente impegnate e con poco tempo a disposizione. Alcune di queste innovazioni sono già presenti, scrive Whitehead, come i servizi di SpeedDating che stanno nascendo ovunque. Ci vorrà un po’ di creatività e una buona comprensione delle aspirazioni delle single contemporanee, secondo Whitehead, ma con un sforzo comune la società finirà per essere in grado di “far rinascere nelle donne la convinzione che è possibile trovare l’amore per sempre e integrare un matrimonio felice in una vita di successo professionale”.
Single: per scelta o per forza?
Sono belle, intelligenti, colte, economicamente indipendenti… e sole. Iperattive e superimpegnate, molte di queste donne affermano di aver scelto la libertà. Ma è davvero così? Una giornalista francese ne ha intervistate più di 1000, e conclude che “molte manifestano una certa sfacciataggine che nasconde la nostalgia e la ricerca impossibile della vita di coppia”. In effetti, dalle parole di molte donne emerge che la loro presunta scelta è più simile a una razionalizzazione, una specie di maschera che vela la paura di soffrire, la ricerca di un ideale irraggiungibile o una pessima immagine dell’uomo.

Tuttavia, passata la trentina molte donne vengono prese dal panico e si mettono alla ricerca intensiva dell’uomo perfetto. All’approssimarsi dei 40, prese dall’urgenza della maternità cercano non solo un compagno su misura, ma un padre responsabile. Secondo Cressanges “la vita affettiva sembra divisa in stadi: fino a 30 anni si cercano amori appassionati, poi interviene il desiderio di fondare una famiglia. Penso che prima o poi le donne ritorneranno ai matrimoni di interesse”. La psicoterapeuta Jane Turner scrive che tra i 20 e i 30 anni le donne non si sentono ancora compiutamente “donne” e somigliano più ad adolescenti cresciute, alla ricerca di un compagno più che di un impegno. Tra i 30 e i 40 lottano per affermarsi in tutti i campi: lavoro, vita di coppia, figli… Uno dei problemi, scrive Turner, è che “le donne vogliono tutte un uomo con una buona situazione economica, basta guardare gli annunci. Cercano sempre il tipo ideale, quello che si può presentare alla mamma. Ma ciò che è comprensibile a 25 anni, a 40 diventa infantile. Solitamente nate in un ambiente borghese, queste donne cercano di riprodurre l’esempio dei genitori quando invece dovrebbero trasgredire cambiando ambiente socioprofessionale, non fosse altro che per avere più scelta”. Sono ancora troppe, insomma, le donne che aspettano il bel banchiere di 45 anni a garanzia di una vita squisita. Contrariamente all’uomo, infatti, la donna si aspetta un compagno che abbia almeno delle competenze uguali alle sue con in più la prestanza fisica - un alter ego sociale abbastanza difficile da trovare.

Secondo gli psicologi, la prima immagine femminile dell’uomo è rappresentata dal padre, e la donna che l’ha idealizzato sarà sempre in cerca dell’uomo ideale che gli somigli, di un principe affascinante che la farà risvegliare dopo tanti anni di sonno. E come nelle favole, a questi eroi le donne impongono una serie di prove: avere una buona posizione, una situazione economica florida, ecc. Peccato che nella realtà raramente l’uomo uscirà vivo da questo percorso di guerra. Peggio ancora quando si cerca un principe e si incontra un diavolo: “ è l’uomo che conosci per caso, e che ti affascina perché è bello e misterioso. Inizia l’idillio ma all’improvviso, dall’oggi al domani, lui se ne va. Alla ricerca della perfezione, la donna si è fatta prendere per il naso”.

Spesso le donne in attesa del principe azzurro hanno dell’uomo un’immagine mostruosa (dittatoriale, inaffidabile…) oppure svalorizzata e carica di intenzioni inconfessabili. Ma da dove arriva questa idea così tremenda dei maschi? Soprattutto per quelle donne che hanno vissuto amori deludenti, è impossibile non constatare che la scelta di restare da sole non è una vera e propria “scelta”, ma un lasciar perdere qualcosa che non le ha mai soddisfatte veramente. E del resto, grazie alla pressione sociale e familiare, è più semplice rivendicare la propria solitudine piuttosto che ammettere di subirla.

Radiografia del principe azzurro
Entità proteiforme, l’uomo ideale può rappresentare la tenerezza, la stabilità o la passione. Durante l’adolescenza il modello emerge dalle cinema o dalla canzone, e in età più adulta viene superato. Verso i 35-40 anni il modello ritorna, e nasce il problema dell’impegno a vita. Talvolta il Principe Azzurro è un uomo sposato, che consente di restare autonome ma di sentirsi allo stesso tempo pseudo-sicure. Se l’aspettativa è potente e ingenua – prima o poi lo incontrerò, è scritto… - l’Uomo Ideale diventa un ostacolo agli incontri veri. Le donne a caccia di divinità passano dalle lacrime al sorriso, dall’entusiasmo alla depressione, dal ripiego su di sé alle aperture improvvise, perché sono alla perenne ricerca della propria identità, che in questo caso si costruisce solo lungo il filo dei loro sogni e delle loro riflessioni, con lo sguardo rivolto in permanenza su se stesse: è un’orgia di chiromanti, cartomanti, veggenti, chiacchiere chilometriche con le amiche…
Uomini e donne: perché essere single non è la stessa cosa
Uomini e donne vivono questa condizione in modo diverso da sempre. Per convincersene, basta mettere il problema in una prospettiva storica. Il celibato è stato organizzato dalla chiesa e imposto ai sacerdoti, che una volta assolto formalmente questo obbligo, erano liberi di farsi i fatti propri più o meno apertamente. Mentre le donne finivano in convento, confinate nelle loro celle. Una prova in più, se mai ce ne fosse bisogno, che la donna sola è sempre vista con un certo sospetto. Fino a non troppi anni fa sembrava inconcepibile che una giovane donna non si sposasse, peggio ancora se viveva da sola, e se per caso una donna si ritrovava vedova in età matura doveva mostrarsi degna e discreta restando ai margini della società. Gli uomini nelle stesse condizioni, invece, godevano di una libertà totale e potevano frequentare numerose amanti, a tutto vanto della loro virilità. Anche con il passare del tempo e l’evoluzione dei costumi, differenze di trattamento come queste lasciano delle tracce. È infatti opinione diffusa che una donna single debba avere qualche problema, altrimenti non vivrebbe da sola, mentre pochi pensano la stessa cosa di un uomo. Allo stesso modo, anche nella nostra società apparentemente aperta una donna dalle tante avventure viene giudicata severamente, mentre la figura del donnaiolo è ancora associata a una serie di valori positivi. Questa attitudine colpevolizzante nei confronti delle donne sole si può spiegare anche con il fatto che nell’inconscio collettivo le donne sono destinate a procreare, meglio ancora con un partner socialmente riconosciuto e “dominatore”. In questa unione l’uomo garantisce il capitale genetico, la donna la sua salute per portare a termine la gravidanza e crescere i figli. La donna deve perciò preservare questo capitale conducendo una vita irreprensibile, conforme alle norme vigenti della moralità. Vivere da sola è perciò una scelta più difficile per una donna, in gran parte a causa dello sguardo che la società le rivolge; ma se una donna riesce a superare questi giudizi negativi, può in genere vivere la propria solitudine molto meglio di un uomo perché è più capace di trarne vantaggio e di renderla un’esperienza positiva. Infine, le donne hanno una maggiore capacità di attendere e di riflettere…

pubblicità

torna indietro

segnala a un amico

inzio pagina

Pagina aggiornata al 15/09/2013

copyright © duepiu.net 2000-2017, tutti i diritti riservati