Abbiamo
già visto in precedenza come la nostra energia
maschile e la nostra energia femminile creino,
insieme, la nostra unicità, il nostro modo di
essere, qui e ora, nel mondo. In ciascuno di noi
convivono le nostre due componenti energetiche
e questa nostra androginia psichica ci
permette di sperimentare a livello interiore anche
le caratteristiche normalmente attribuite al sesso
opposto. In ciascuno di noi c’è un immagine
archetipica del Maschio e della Femmina interiori
che si è formata nel tempo dalle nostre esperienze,
dalle proiezioni che abbiamo vissuto o subito, dai
nostri bisogni e dalle nostre paure Per la nostra
armonia è importante che queste due energie siano
equilibrate e complementari tra loro.
Prendiamo
ora
in esame i momenti di trasformazione, di
cambiamento, i cosiddetti liminari (da limen,
porta) in cui ci sentiamo appunto sulla soglia: non
ancora dentro e non ancora del tutto fuori. Un piede
di qua e un piede di là. Ci stiamo avviando verso
una trasformazione
ma siamo un po' in difficoltà o perché ci
sentiamo pronti dentro ma non abbiamo la forza né
il coraggio di compiere il passo verso l’esterno,
oppure perché ci buttiamo nell'azione senza essere
ancora veramente, pronti. Queste difficoltà nascono
dall’identità del nostro Maschio e della nostra
Femmina interiori, prima ancora che dalla loro
mancata collaborazione, cioè da come me li
immagino, come li vivo, come li vedo e li sento.
Posso
percepirli in tre modi differenti, anche se è
chiaro che nel tre sono contenute mille sfumature.
Proviamo a portare alla nostra mente l’immagine di
un vaso: contiene, trattiene, incamera, raccoglie,
conserva. Qualunque sia il suo contenuto, il vaso
che è capiente lo tiene in sé. Ma poi, perché la
sua funzione sia completa , il vaso deve essere in
grado di versare, di travasare il contenuto perché
sia libero di assolvere alla sua funzione (essere
mangiato, bevuto, usato per ornare, profumare,
pulire, ecc). Immaginiamo un vaso che trattenga
all’infinito ciò che contiene: il contenuto
rimarrà sterile, non servirà a nessuno, si
deteriorerà. Visualizziamo viceversa un vaso vuoto
che voglia
travasare il suo contenuto: dato che non c’è
niente, non uscirà niente. Quando il vaso potrà
adempiere alla sua funzione? Quando si riempirà per
poi poter travasare..
Affianchiamo
a questa immagine quella della gravidanza: la
funzione del corpo materno è in questo caso come
quella del vaso: avvolge, protegge, contiene, il
bimbo e poi lo travasa, gli permette cioè, grazie
alle contrazioni, alle spinte e al taglio del
cordone ombelicale di diventare indipendente,
uscendo
dal corpo che lo conteneva. Se ci pensiamo
bene, però, c’è un altro elemento che si
aggiunge, nell’immagine della gravidanza. Quando
il bambino è contenuto all’interno del corpo
della madre
cresce e a sua volta si trasforma, anche se
all’esterno nessuno lo vede. Al massimo è il
contenente che si modifica visibilmente, ma il
contenuto non è visibile eppure vive lì dentro
delle trasformazioni fondamentali grazie alle quali
un giorno potrà uscire all’esterno e cambiare
radicalmente il suo status.
Ora
torniamo al nostro Maschio e alla nostra Femmina
interiori:
ciascuno può essere:
a)
nella fase contenitiva : si sta
riempiendo , trasformazioni importanti stanno
avvenendo dentro di lui di cui magari non è nemmeno
consapevole. Appare perciò timido, represso,
incapace di agire, sognatore, fragile, apatico.
Nella realtà oggettiva abbiamo uomini e donne in
questa fase (che può durare tutta la vita):
l’archetipo del Martire, ad esempio, che li porta
a credere di essere vittime e di non poter fare
nulla per modificare il loro disagio se non aiutati
dagli altri perché credono
di non poter cambiare da soli
la loro realtà. Ecco il Puer aeternus o la
puella aeterna, la ragazza o il ragazzo di vetro che
sognano soltanto, convinti che la realtà li voglia
fragili, pronti a rompersi perché incapaci di
fronteggiarla, la Bambola che si adatta alle
proiezioni che gli altri fanno su di lei o su di
lui, gli Avventurieri che vivono nel mondo delle
possibilità senza mai impegnarsi fino in fondo in
nulla, gli Emarginati che si sentono diversi, non
capiti e non si conquistano il loro spazio nel
mondo.
Quello
che domina è il desiderio di restare al sicuro, la
paura di essere abbandonati, la negazione del drago
o il desiderio di essere salvati da qualcun altro,
l’ evitamento dei conflitti
e l’incapacità di portare a termine gli
impegni presi.
b)
nella
fase espulsiva, senza un adeguato
contenimento: persone in questa situazione agiscono
non avendo preso contatto con la loro
interiorità, con i loro bisogni, non empatizzano né
con se stessi né con gli altri. Ecco allora
il macho che vuole dominare comunque e
sentirsi superiore agli altri anche quando combatte
per proteggerli, l’uomo o la donna di potere che
spesso esercitano una violenza occulta non riuscendo
a vedere il mondo che dalla propria prospettiva,
l’amazzone corazzata, estraniata dalla propria
interiorità, che può essere la donna in carriera
che si identifica col lavoro al punto di crollare
psicologicamente di fronte a un fallimento o il
bravo figlio che ha accettato la disciplina e il
dovere imposti dall'esterno ma ha lasciato là sotto
bambino inibito e paralizzato, incapace di lasciarsi
andare; oppure la donna regina guerriera che
disprezza gli uomini
e via dicendo.
In
tutti loro sotto questa corazza spesso si nascondono
una mascherata dipendenza e un fortissimo bisogno
perché la loro forza
non ha origine nella centralità del loro Sé
ma da un adattamento della loro personalità. A
qualcosa di esterno.
c)
Fase
trasformativa, dell’equilibrio.
Il Femminile Materno accoglie,accudisce, avvolge,
conserva, ricorda, comprende, ascolta, sente.
Empatizza ma è in grado di lasciar andare. Il
Maschile Paterno agisce, programma, organizza,
travasa, costruisce, imprime all’esterno quella
forza che trae dal proprio Sé.
Un maschile troppo debole è
ancora nella fase contenitiva, un femminile
debole è invece passato alla fase espulsiva senza
un adeguato contenimento, mentre una vera
trasformazione può avvenire dunque con un Femminile
e un Maschile in fase trasformativa e capaci
quindi di collaborare.