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Buon giorno, oggi è giovedì 25 maggio 2017

Volersi bene: chi ha tolto quel... 'come te stesso'?

 

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Volersi bene: chi ha tolto quel... 'come te stesso'?

Volersi bene sul serio: in concreto, che cosa vuol dire? Perché è importante, quanto lo è, e come si fa ad amare se stessi senza inutili sensi di colpa.

Autunno è il tempo di passaggio tra la massima espansione dell’estate e la profondità fredda dell’inverno, quando nuovi semi penetrano nella terra per germogliare in primavera. Le vacanze sono ormai alle spalle e anche l’abbronzatura se ne sta andando, il corpo tonificato dalla vita estiva o finalmente riposato, fatica ora a riprendere il ritmo usuale e risponde a questa gabbia improvvisa perdendo la luce dell’estate. La mente, costretta a ritornare alla concentrazione dovuta, scalpita un po’ e le emozioni riportano continuamente al “come- era- bello –lì”. L’anima tutta pare non esserci ancora, forse restata su uno scoglio a guardare l’acqua che luccica o in cima ad una montagna a giocare con le nuvole.

Ecco, in questo quadro in cui magari  possiamo ritrovarci, può capitarci di entrare in conflitto con noi stessi, di non piacerci più, di volerci meno bene. Come se ci si accettasse soltanto ad alcune condizioni, e solo a quelle: mi vado bene se mi diverto, se posso stare con me stesso nel migliore dei modi, oppure mi piaccio solo se sto lavorando al massimo del mio rendimento, se ho successo, se ho il consenso sociale e via dicendo. Stare bene con noi stessi, volerci bene è invece essenziale per una buona qualità della nostra vita ma talvolta pare che non ci badiamo, attenti a vivere al di fuori di noi, nel nostro personaggio, con le nostre maschere appiccicate sul naso, pronte ad essere cambiate se non piacciono, se non attraggono, se non soddisfano..gli altri! Oppure ci dimentichiamo di noi perché ci hanno insegnato che prima di tutto dobbiamo volere bene agli altri, poi, caso mai, se avanza qualcosa, possiamo badare anche a noi stessi...

Ama il prossimo tuo come te stesso...
Ama il prossimo tuo”, ha detto un tempo un grande uomo, ma ha anche aggiunto “come te stesso”. Pare che poi questa seconda parte del suo insegnamento sia stato censurato dal nostro Super Io… Oppure crediamo, magari ai livelli inconsci, di non meritare nessun bene per noi e quindi, non trovandolo in noi stessi, ci aggrappiamo alla dipendenza, credendo di potere trovare lì quell’amore che non sappiamo di possedere: e ha inizio così la lunga e dolorosa storia del “non posso fare a meno di te, dell’alcool, del fumo, della droga, del sesso, del lavoro..” Naturalmente, senza gioia e godimento ma soltanto con la paura di perdere tutto questo. Insomma, senza amore veramente. Ecco perché è importante volere bene a noi stessi prima di tutto. E poi ciascuno di noi sa quanto sia penoso stare accanto ad una persona che non ci piace, magari anche solo per un viaggio in ascensore: ma dall’ascensore alla fine si scende, dalla nostra pelle una sola volta in questa vita. Quella definitiva. Se non stiamo bene con noi stessi soffriamo di solitudine perché il vero e unico compagno o compagna della nostra vita non ci piace.

Il termine solitudine ha un’accezione negativa nel nostro immaginario, mentre nasconde in sé un potenziale ricchissimo e molto positivo: la possibilità di avere finalmente un po’ di tempo per noi stessi. Ma è chiaro che se non ci piacciamo non possiamo desiderare la nostra compagnia ed allora ci aggrappiamo all’agenda telefonica per trovare qualcuno che accetti di passare la serata con noi. Ma in queste condizioni psicologiche la serata non sarà poi così brillante e forse torneremo a casa con la sensazione di avere scavato un solco ancora  più profondo nel nostro vuoto e non con la gioia di ore piene d’amicizia, di contatto e di amore.

Chi non si vuole bene crede di non avere nulla da dare ad un altro, se non la sua mancanza di tutto. Ci si accorge subito di una persona che ha un immagine di sé non in equilibrio, cioè che non si piace o si piace troppo ma solo in superficie: anche se ci attrae in un primo momento, ci basta passare qualche minuto con lei per accorgerci che non ci dice più niente. Viceversa, quando siamo di fronte a chi sta bene con se stesso e ha un’immagine di sé in equilibrio, avvertiamo un suo particolare fascino che altro non è che l’amore che ha in sé. Ci piace perché si piace, ma dentro, ai livelli interiori profondi.

Maxwell Maltz, un medico americano, passato da pochi anni in altre dimensioni, la chiamava Immagine dell’Io. Chirurgo estetico e quindi abituato ad intervenire chirurgicamente su pazienti con gravi lesioni e imperfezioni, si era accorto che alcuni di loro dopo l’operazione si sentivano meglio e ritornavano a comportarsi con scioltezza e sicurezza, sentendosi bene nel nuovo aspetto fisico che l’operazione aveva migliorato. Altri invece continuavano a relazionarsi con gli altri come se avessero ancora addosso quel difetto fisico, quindi con una postura che ricalcava pari pari quella assunta quando l’imperfezione fisica era ancora addosso. Insomma, percepivano se stessi come se nulla fosse cambiato.

Da lì Maltz ha capito che ognuno ha un’immagine di sé, quella che lui ha chiamato appunto Immagine dell’Io, che non dipende da come siamo ma da come vediamo noi stessi. Ed è quell’immagine che noi poi passiamo agli altri nella vita di relazione: se ci vediamo brutti, perdenti, soli, anche gli altri ci percepiranno brutti, perdenti o soli. E inoltre percepiranno quel senso di sgradevolezza che noi abbiamo nei confronti di noi stessi. Non certo l’entusiasmo, l’amore o la gioia, perché noi per primi non li possediamo in quel momento: una bottiglia può forse riempire dei bicchieri con l’acqua se lei stessa  è vuota?

Volersi bene: perché, per chi, come si fa
Che cosa possiamo donare agli altri di noi stessi se crediamo di non possedere nulla se non la nostra rabbia, la nostra paura, il nostro senso di vuoto?  E quando non ci piacciamo è questo che lasciamo vivere in noi ed è questo che regaliamo a chi ci è accanto. Viviamo male noi, quindi e facciamo vivere male chi è con noi.

Ma cosa vuole dire volere bene a noi stessi? Forse prima di tutto significa entrare finalmente in contatto con i nostri reali bisogni. Permetterci di lasciar andare, almeno nel silenzio segreto della nostra intimità, quelle maschere o quelle corazze che ci siamo tenuti stretti addosso. E questo è un primo passo, perché può sembrare strano ma talvolta non riusciamo nemmeno ad accorgerci che la vita che stiamo conducendo non ci soddisfa per niente. Non si tratta di mandare a monte matrimoni o di fuggire in India, ma di avere il coraggio di portare alla luce quegli aspetti di noi che stanno dormendo, magari da qualche tempo, ma che consideriamo il nostro capitale segreto. Quante volte abbiamo detto un “mi piacerebbe dipingere, scrivere, cantare, dedicarmi agli altri, suonare il pianoforte, studiare il giapponese, entrare in una chiesa, uscire da una chiesa, fare un corso di yoga ma non ne ho tempo”?  

Quante volte abbiamo represso i no che avremmo voluto urlare ma che abbiamo trasformato in per non fare brutta figura, per non deludere gli altri, per non essere criticati, sgridati, abbandonati? Quante volte abbiamo rinunciato ad ammettere il nostro bisogno di amore, di quell’amore, oppure la nostra rabbia, la nostra paura, la nostra voglia di stare, scappare, ritornare, abbracciare? Quante volte avremmo voluto uscire da uno schema, cambiare gioco, perdonare, schiaffeggiare, cambiare, ma non l’abbiamo fatto?

Il contatto con i nostri reali bisogni è il primo passo per volerci bene. Non si tratta di capovolgere il mondo ma, caso mai, di vedere lo stesso mondo da altri punti di vista e di percepire noi stessi nel mondo non come vittime di una vita voluta da chissà chi per noi, ma come guidatori alla guida della nostra automobile, certi di poter decidere, per quanto ci sia possibile, dove e come condurla. Certi di voler sbocciare per quello che veramente siamo e che magari, abbiamo solo dimenticato di essere.

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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