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Quando la coppia scoppia

sesso in pillole
 




Quando la coppia scoppia

Attualmente si fa sempre più difficile amare serenamente. Forse perché, lontano dall’idillio di favole popolate da principesse e principi diuturnamente felici e contenti, l’amore vero, che dovrebbe cementare l’unione di una coppia, è invece molto meno poetico; anzi, assai prosaicamente, si traduce spesso in bollette da pagare, piatti da lavare e bimbi da portare a scuola. Che quello dei sentimenti sia un terreno minato, è fuor di dubbio; tanto che, sovente, la coppia "scoppia" o, ben che vada, si "sgonfia". Che fare in questi casi?

Due sono le cose importanti per vivificare un rapporto e per non lasciarlo morire: il rispetto per il partner e il dialogo, che serve sempre a coltivare una certa intimità affettiva e sessuale, abbandonandosi pure allo sfogo "con" l’altro, ma non "contro" l’altro. L’amore è una mescolanza di affetto, passione e aggressività: sentimenti che vanno sempre sorvegliati, come dire che la vostra casa non è un ring e il vostro partner non è un pugile.

"Se la coppia "scoppia", allora è importantissimo imparare a litigare senza distruggersi. Se, invece, il rapporto "langue", le strategie possono essere due: ricreare nuovi progetti che diano slancio alla coppia, (qui l’età non conta); e conferire al quotidiano un valore vivo, non certo facendolo scadere nella routine". A volte complica la situazione la gelosia che, quando è sana, non è altro che la sacrosanta paura di perdere l’altro e il suo amore. Perciò, se trovate una macchia sul colletto della camicia di vostro marito, non pensate subito che sia di rossetto. Viceversa, se vostra moglie tarda a rincasare, può essere benissimo che abbia perso l’autobus (se lo perde spesso, regalatele magari una macchina...).

Attenzione però alla gelosia patologica: Questa è nociva a un rapporto. C’è quella possessiva di un partner che impedisce all’altro di fare cose autonome che non sono "contro" la coppia, ma "senza" la coppia; e c’è la gelosia retrospettiva, ovverosia la gelosia del passato e delle storie precedenti; una gelosia legata all’insicurezza dell’individuo che la prova". Nel momento in cui un rapporto degenera nel tradimento o nello scambio del partner, allora è bene riflettere, magari a quattr’occhi, preferibilmente con il partner, non con l’altro o l’altra... (comunque, fare gli struzzi non paga mai).

Se il tradimento è il sintomo più evidente di un rapporto in crisi, l’interscambio erotico consumato dietro l’alibi di un’operazione di salvataggio del ménage coniugale maschera una carenza di identità sessuale e una cattiva intesa affettiva. Che questa pratica sia sempre più diffusa tra i ceti medioalti della popolazione non è affatto un caso. Tra questi adulteri e scambisti, il sesso fa parte del consumo edonistico; l’adulterio è un lusso che non tutte le coppie possono permettersi.

La caduta di tensione in un rapporto può essere causata anche dalla nascita dei figli. Tra pannolini, omogeneizzati e notti insonni trascorse a cullare i bebè, la passione può spegnersi un po’. Per riguadagnare la china di un rapporto, potrebbe rivelarsi strategico tornare a un sano romanticismo: un’idea può essere che la coppia dedichi a se stessa almeno una sera alla settimana; va sempre bene una cenetta a due, rigorosamente a lume di candela e con violino zigano (ovviamente dopo aver affidato i pargoli a una baby sitter o ai nonni). Se la passione ancora non decolla, forse papà è in crisi. Più frequentemente di quanto non si creda la moglie, allorché partorisce un figlio, si trova un secondo figlio, nato già da tempo, cioè il marito, che all’improvviso si sente frustrato e trascurato a causa di un neonato concorrente; così diventa geloso. È il famoso complesso di Laio: è la prova del nove di una immaturità affettiva. Per amare gli altri è necessario saper amare prima se stessi. Infatti, se si acquisisce la fiducia di base, allora si possono amare gli altri in modo maturo: per donarsi bisogna prima possedersi. Essere adulti in amore significa essere capaci di gestire le proprie emozioni e pulsioni in armonia con la razionalità. Significa essere in grado di rinunciare anche alle pulsioni; essere capaci di fare investimenti totali sull’amore senza riceverne i frutti: non aspettatevi di staccare "cedole" come per i Btp o i Cct!

A questa matura capacità di amare si dovrebbe giungere in virtù di quel lungo e travagliato periodo di praticantato che va sotto il nome di adolescenza. Un tempo questa finiva a vent’anni; oggi si protrae fino ai trenta e più, complici genitori sempre più tolleranti e figli incomparabilmente scrocconi. Oggi i giovani hanno relazioni a staffetta; non vivono per niente la promiscuità, come temono gli adulti. Hanno spesso relazioni consecutive, anche se brevi. Mi preoccupa di più la mancanza di valori pubblici di riferimento a cui possano ispirarsi per dare un senso alla loro vita. Questi giovani, allora, sono destinati a sposarsi o a convivere? Il mondo si sta riempiendo di "belle addormentate nel bosco" (le femminucce) e di "Peter Pan" (i maschietti) che sono impegnofobici. Sono ragazzi seri, lavoratori; arrivano a trent’anni, ma all’impegno della famiglia e dei figli non ci pensano affatto.

Se c’è chi dell’amore non fa una malattia, c’è invece chi, per amore, ci rimette addirittura la vita. Sono frequenti, infatti, gli episodi di cronaca nera che registrano il suicidio del coniuge lasciato, o l’omicidio-suicidio che vede coinvolti uno o entrambi i partner. Se in età adulta, questo fenomeno si può far risalire alla paura della solitudine o della perdita delle abitudini affettive acquisite durante la vita a due; per quanto riguarda i giovani, osserva può essere collegato "a una incapacità di perdere, in assoluto, tipica dei giovani dell’ultima generazione, allevati come i futuri padroni del mondo, e cresciuti con un pensiero di onnipotenza, amplificato dalla sensazione che tutto sia facile o sia loro dovuto. Alcune persone si costruiscono un ideale dell’io slegato dalla realtà fanno dipendere la propria vita dal risultato dell’amore, di fronte al fallimento dell’amore, esasperano il loro narcisismo e l’incapacità di accettare una frustrazione. Altri non hanno la fortuna di incontrare l'anima gemella e altri ancora non riescono proprio a cedere e rimangono refrattari al rapporto a due. In questo caso si trovano continue occasioni per impedire l'accesso all'amore, che richiede disponibilita' a rischiare e a mettersi in gioco.

Diverso è il caso di chi accetta una relazione con un’altra persona per la quale prova magari amicizia profonda, simpatia e stima, ma non amore e il loro rapporto si basa piu' su una condivisione di intenti e obiettivi che su pulsioni affettive e sessuali: quest'ultima puo' essere spesso una coppia vincente a differenza di quelle coppie che si svluppano dentro l'amore ma non sono capaci di diventare adulte passando alla fase della progettualità".

La mia formula è a 220 volt d’amore: "Fulminabili si nasce, ma fulminati si diventa", bisogna cioè lasciare sempre aperta la porta alle passioni. La mia idea è che si fa l’amore col cervello, col cuore e con il corpo. Gli immaturi psicoaffettivi amano con una sola di queste parti o con due, ma non con tutte e tre. Comunque, non c’è solo l’amore di coppia. C’è un ventaglio di sentimenti che sublimano l’eros e che vanno dall’amore per il prossimo a quello per la natura, per gli animali, fino all’amore verso Dio.

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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