Tanti
filosofi e scrittori hanno scritto e scrivono
sulla bellezza. E, come d’abitudine, le teorie
si dividono fra detrattori ed estimatori della
bellezza. Per i detrattori, la
bellezza è una caratteristica o sentimento
minore, anzi è addirittura nociva.
In questa categoria troviamo Cartesio, il quale
affermava che la bellezza è contro la ragione,
Dostoijevski (scrittore e anche filosofo)
ritiene che la bellezza sia una cosa terribile e
paurosa, perché indefinibile. Ancora la Chiesa,
che considera la bellezza effimera rispetto ad
altri sentimenti quali la tenerezza, la
generosità, il rispetto dell’altro perché
questi ultimi mantengono unite le persone, più
di quanto faccia la bellezza. Però, già nella
Chiesa c’è una voce dissonante ed è quella
di S. Agostino, che definisce la bellezza “il
reciproco rapporto delle parti con il tutto”
e, per lui, il tutto rappresenterebbe la mano
del Signore. Anche Plotino più che Platone (nel
Fedro e nel Fedone) individua la bellezza
all’interno dell’anima stessa. L’anima
amante è luce, ma può essere oscurata da una
bruttezza sopravvenuta dal corpo e dalla
materia.
Vi
sono poi le teorie greche della bellezza
considerata come
armonia (come il legname di una barca, le
pietre di una costruzione ecc.), o la teoria di
Eraclito che considera come la bellezza nasca
dagli opposti (come lo Yin e lo Yan citati da
Jung).Le teorie “negative” sono però
dominanti, in quanto la
bellezza ottunde la regione e fa dimenticare i
sentimenti veri. E nella Nouvelle
Philosophie
francese, Pascal Bruckner arriva ad affermare
che la
bellezza umana è l’ingiustizia per eccellenza.
Tutti, infatti, possono diventare ricchi, ma per
il miglioramento della bellezza c’è un
limite…e lo sanno gli uomini piccoli che
soffrono di questo stato!
Il
secondo punto che vorrei discutere è l’esternismo.
E’ come se la televisione rinviasse
all’esterno, alle superfici del corpo. Il
vecchio detto socratico “conosci te stesso”
è riferito all’esterno di ognuno di noi.
Oggigiorno l’apparire si porta bene ed è
ancora valido il proverbio “meglio ben
apparire per essere meglio”. Oggi la bellezza
esterna in molti casi conta più della bellezza
interna, che può essere definita anche charme.
Per usare una metafora pittorica veneta il
Canaletto che descrive Venezia è più
apprezzato di Guardi che la interpreta dal di
dentro. Io, come veneto, apprezzo di più Guardi
che ha interpretato la dissoluzione di Venezia
verso la fine del settecento. Oltre a una
eccessiva ricerca di un miglioramento estetico
della donna, attualmente si evidenzia sempre più
il cosiddetto “complesso
di Adone”.
Il
maschio affetto da questo tipo di complesso è
ossessionato dalla propria linea, al risveglio
del mattino va in bagno, si pesa, si ammira allo
specchio e poi va in palestra un paio d’ore al
giorno per perdere non il chilo, ma l’etto in
più. Indossa maglie e calzoni attillati, si
deodora le ascelle, si unge il corpo. Non parla
che di body-building
e considera
il proprio corpo il passaporto per il successo.
Questo popolo di Adoni ha i suoi miti come
l’attore Russel Crowe, protagonista del film
“Il gladiatore”. Non
sono affatto salutisti, in quanto pensano
esclusivamente all’estetica, i propri muscoli
non sono usati come strumento di seduzione e
servono a migliorare la propria autostima. Anche
le donne utilizzano la bellezza per rinforzare
l’autostima piuttosto che la seduzione.
Dal sondaggio effettuato a
Parigi per un atelier di moda sui nuovi
reggiseni ad aria è emerso che le donne usavano
questi nuovi strumenti non per arrivare al
sesso, ma per migliorare l’immagine di sé e,
quindi, come per gli Adoni, le
donne usano la bellezza in una ottica
narcisistica più che in un’ottica relazionale.
I vantaggi di
essere belli
Sono stati descritti dal sociologo francese Jean
Françoise Amadieu di Parigi che ha scritto il
libro “Il peso dell’apparenza”. Il
capitale bellezza nella nostra società crea
delle differenze non aneddotiche. Per esempio in
alcuni mestieri di negoziato, di rappresentanza
e di comunicazione televisiva o altro è
necessaria la dote della bellezza. Uno studio
americano ha mostrato che le
persone agili e svelte hanno il 10% in più di
chance di trovare un lavoro rispetto a quelle
obese perché i belli sono giudicati più
intelligenti, più ambiziosi e più socievoli
anche se in Italia persiste l’idea, in alcuni
maschi, che una donna bella è “zoccola”.
Questa differenza comincia già nella scuola
perché due studi dell’università del
Michigan attuati nelle scuole elementari hanno
mostrato che i ragazzi belli sono privilegiati.
Gli insegnanti, infatti, pensano che questi
siano più adatti a riuscire nella scolarità e,
di conseguenza, si interessano maggiormente a
loro e al loro lavoro e questo aumenta la
fiducia in se stessi. Una dinamica di successo
si mette in moto perché questi ragazzi,
apprezzati dai loro professori, stabiliranno dei
legami anche con gli altri ragazzi traendone
vantaggio. Questa discriminazione è ancora più
importante oggi in cui la civiltà
dell’apparenza domina. Quindi il
bello, secondo la pubblicità, è
sinonimo di riuscita sociale, accelera i
piani di carriera e il bello è automaticamente
buono e vero. Vi sono anche altri
vantaggi della bellezza:
a)
la bellezza è un
conforto, una rassicurazione contro i
dispiaceri della vita, come lo si chiedeva allo
specchio di Biancaneve;
b)
la bellezza ci apre
le porte di un sogno che è quello
dell’assenza di violenza, voi sapete che i
cattivi sono brutti: così se tutto il mondo
fosse bello, forse la violenza sparirebbe;
c)
la bellezza è un
freno contro l’avanzare dell’età, oggi
avere un figlio a 40 anni è diventato banale e
certe donne conservano le loro mestruazioni fino
a 60 anni
Il chirurgo
estetico può aiutare a mettere in evidenza
quello che si è ma a volte può diventare
perverso ed aiutare la persona ad esibire quello
che non c’è, perché l’età è passata. La
chirurgia estetica deve aiutarci ad accettare la
nostra età rendendo migliori certe
caratteristiche dell’età, non favorire la
corsa sfrenata verso la gioventù che è un modo
di credere alla propria immortalità. Ed è
difficile resistere a questo movimento perché
viviamo in una società adolescente che
valorizza la bellezza adolescente.
Quando la
bellezza è un handicap
Mi hanno scritto nel mio portale www.willypasini.it
tre
donne. La prima si chiama Lea.
È una bellezza classica di tipo greco con i
lunghi capelli che incorniciano un viso dai
tratti perfetti. Il successo, fin
dall’adolescenza con gli uomini, le dava
fastidio ed ora che fa la bibliotecaria si
arrabbia quando degli uomini guardano lei
piuttosto che i libri. Nel suo passato ha
ricevuto una educazione rigida ma valida dove
c’era il principio religioso che la bellezza
è una qualità fatua e meno importante della
bellezza interiore. Ad un momento
dell’adolescenza, Lea aveva addirittura
pensato di diventare suora. Lea è una ragazza
per bene ma un po’ rigida e il suo colore
preferito è il grigio. Essere bella già di per
se è per lei essere esibizionista, confonde
mostrare ed esibire e, nella sua personalità
rigorosa, la bellezza le crea più svantaggi che
vantaggi.
La
seconda si chiama Lidia,
dirige un museo di arte moderna, è una bella
ragazza di 35 anni e che ha un figlio ma non un
marito. Ella è un po’ abbandonica, e il suo
cuore romantico pensa che un uomo arriverà per
renderla felice e dare un senso alla sua vita.
Insomma una ragazza all’antica. Mi scrive
dicendo che gli uomini che incontra spesso per
il suo mestiere la vogliono come una partner
sessuale a causa della sua bellezza, ma non per
una relazione affettiva che duri. Lidia pensa
che le sue qualità estetiche le creino molti
malintesi con gli uomini. E forse ha ragione,
oggi mancano i tempi e i modi della corte. Oggi
molti adolescenti fanno l’amore per comunicare
e i belli sono molto avvantaggiati in questi
incontri rapidi da prima sera, ma poi delusi.
Poi
c’è Marta
che ha 26 anni, molto calma e molto bella
con i capelli biondi che porta sciolti sulle
spalle. Marta è sposata e sicura di sé, ma non
sopporta le gelosie delle colleghe di lavoro che
la criticano perchè ogni volta che il
responsabile della ditta passa nel loro piano,
le fa dei complimenti ambigui. Le altre ragazze
che vorrebbero essere notate, esercitano una
forte cattiveria verso Marta che, per ora, si è
tirata su i capelli a chignon. Però il suo
animo pacifico è disturbato da queste tensioni
professionali e vorrebbe che le sue colleghe
fossero un po’ più solidali o lei un po’
meno avvenente.
Penso
che la
bellezza deve essere in relazione col carattere
della persona. Se una persona si basa molto
sulla seduzione e sulla bellezza esterna
piuttosto che sullo charme, deve essere
avvenente perché nel suo stile di vita la
bellezza è fondamentale, come per una
indossatrice essere alta e snella. Invece, in
altre persone, la bellezza è una qualità che
rende la vita più complicata. Come quella
moglie a cui il marito chiede di essere bella,
magari non per lui, ma per gli sguardi degli
altri uomini.
L’ultimo
punto che vorrei trattare è il
legame fra bellezza e la sessualità.
Intanto quelli che hanno una sessualità più
soddisfacente sono gli ermafroditi in senso
psicologico, cioè coloro che fanno coesistere
le caratteristiche maschili e femminili, anche
del bello, senza troppi conflitti. Inoltre la
bellezza non è utile alla sessualità, ma
alla fase precedente che è la seduzione. I
belli hanno molte più chance di “cuccare”
però dal punto di vista sessuale i
brutti sono molto più competenti. Nella mia
lunga pratica di sessuologo ho notato che le
belle e i belli si guardano l’ombelico
trascurando la relazione, mentre i brutti fanno
molta più attenzione alla relazione sessuale
che stanno vivendo e, quindi, per la sessualità
“viva i brutti!”.