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Buon giorno, oggi è mercoledì 24 maggio 2017

Scienza sessuologica e riflessioni morali

sesso in pillole
 




Scienza sessuologica e riflessioni morali

Dalla passività femminile al ruolo della tenerezza, dalla “voglia di orgasmo” al travestitismo, un’indagine a tutto campo sulla sessualità contemporanea, i pregiudizi duri a morire e i nuovi modi di curare il sesso.

Appunti
Mi sembra molto giusto, anzitutto, sottolineare la messa in discussione, alla luce delle recenti scoperte biologiche e psicologiche di alcuni aspetti  prima ritenuti dogmatici della sessualità. Da un punto di vista biologico, le ricerche di Masters e Johnson negli Stati Uniti (11), e in seguito di Fisher (3) sulla sessualità femminile, sembrano aver portato un duro colpo a delle nozioni ritenute inalienabili, in  particolare la sottomissione quantitativa e qualitativa della sessualità  femminile a quella maschile. Gli esperimenti in laboratorio, confermati  dalle ricerche cliniche psico-analitiche (vedi i lavori di M.J. Sherfey (22) hanno mostrato che la possibilità femminile di una reazione orgasmica ripetuta è ben superiore a quella maschile. In particolare, Masters ha rilevato che nell'uomo esiste un periodo refrattario dopo la reazione orgasmica della durata di un minimo di 20 minuti fino a più ore; mentre, al contrario, questa fase refrattaria può essere ridotta a pochi secondi nella donna, che è quindi capace di reazioni pluri-orgasmiche. Questa scoperta è particolarmente importante da un punto di vista psicologico in quanto, se a livello anatomico la superiorità maschile era simbolicamente rinforzata dalla presenza di organi anatomicamente visibili in contrasto con quelli femminili, nascosti o poco sviluppati e simbolizzanti l'assenza, le cose cambiano completamente se si passa dall'anatomia alla fisiologia, dall'organo alla sua funzione. In questo caso, la cosiddetta superiorità maschile può essere rimessa in questione e, anzi, sembra profilarsi un' inversione della potenzialità che diverrebbe più grande a livello femminile. Ecco quindi un primo possibile apporto della medicina a determinate norme culturali, che senz'altro hanno influenzato la morale sessuale tradizionale.

Ma esiste una seconda acquisizione scientifica particolarmente importante che permette lo smantellamento della rigida gerarchia tra piacere clitorideo e piacere vaginale. Secondo le ricerche fatte in maniera estremamente seria di W. Masters e V. Johnson, sembrerebbe che l'orgasmo sia di un solo tipo e sia sempre in partenza d'origine clitoridea. Lo confermerebbero soprattutto gli esami istoanatomici mostranti che le terminazioni nervose a livello clitorideo e  delle piccole labbra sono estremamente più importanti che non le terminazioni all'interno della vagina, dove esse sono quasi assenti. Questa differenza ha una finalità ben precisa in quanto se la vagina, che è sottoposta al momento del parto a una grande distensione, avesse delle terminazioni nervose più importanti, provocherebbe probabilmente  dei dolori intollerabili. L'orgasmo è quindi fisiologicamente a partenza clitoridea e, in seguito, si irradia alla zona perineale, raggiungendo per alcune donne i piani muscolari profondi e provocando, in alcuni casi, delle contrazioni uterine. Questi risultati delle ricerche mediche recenti sono molto importanti per una discussione della morale sessuale tradizionale, che ha creato una vera gerarchia tra il piacere clitorideo esterno, tradizionalmente vissuto come infantile, sterile ed egoista, e il piacere vaginale considerato come psicologicamente di qualità superiore e come l'unico veramente "sano e  normale".

Questi due concetti rapidamente ci permettono di sottoscrivere alla posizione di chi ritiene necessario superare una visione troppo cristallizzata delle basi della sessualità umana. Questa esigenza è inoltre confermata dall'esperienza clinica che ci mostra come la clientela che si rivolge a noi per una problematica sessuologica cambi rapidamente. Ci capita sempre più spesso di ricevere delle persone che ci domandano ansiosamente il nostro parere sulla loro normalità sessuale; mentre in un tempo ancora recente, si rivolgevano al terapeuta dei pazienti affetti da gravi disfunzioni sessuali. Inoltre, nell'ambito di una certa mitologia della « performance », di una certa filosofia della riuscita che, purtroppo, la società dei consumi ha pure applicato alla sessualità, il consultorio è sempre più frequentato da uomini e donne che ci domandano di raggiungere una capacità sessuale sempre maggiore, non esclusa una certa rivendicazione femminile alla reattività pluri-orgasmica. Grandissima importanza ha pure il significato soggettivo che la sessualità assume nell'individuo e nella coppia. Al contrario di altre funzioni  biologiche che possono essere facilmente obiettivate, nella sessualità assume grande importanza l'elemento soggettivo che spiega come determinati individui abbiano, rispetto allo stesso fenomeno, delle sensazioni ben  differenti di piacere intenso o limitato, oppure persino di dolore. Ciò giustifica l'utilità di applicare la nozione di relativismo alla funzione sessuale, come pure al concetto di salute e di normalità sessuale. Posso senz'altro riferirmi a quelli che, nella sua opera, Valsecchi chiama i significati fondamentali della sessualità. Che la sessualità sia anzitutto una funzione di ricerca della propria identità è un dato, mi sembra, incontrovertibile. Aggiungerò che si tratta di un elemento confermato quotidianamente dalla sessuologia patologica e in particolare dagli studi sui transessuali. Questi individui, magistralmente studiati negli Stati Uniti da John Money John Hopkins Hospital di Baltimore (13) e dal gruppo californiano di Stoller (24) e di Richard Green (5), per non citare che gli esempi più famosi d'oltreoceano, ci offrono un esempio ben preciso del significato centrale della sessualità nella definizione dell'identità personale. I transessuali si distinguono dai travestiti e dagli omosessuali per la loro intima convinzione di appartenere all'altro sesso. In altri termini, i transessuali di sesso maschile si sentono donne, al contrario dei travestiti che si vestono come le donne pur sentendosi uomini, o degli omosessuali che, pur sapendosi maschi sono, come le donne, attirati dagli uomini. Questi transessuali arrivano abbastanza sovente a delle manifestazioni psichiatriche di tipo psicotico o addirittura a delle automutilazioni quando l'intervento chirurgico non venga realizzato come un atto terapeutico. Il significato di comunicazione che appartiene alla sessualità è tra quelli oggi più riconosciuti. In un mondo come il nostro, nel quale la comunicazione verbale e scritta è sempre più alienata, si fa strada una tendenza al neospontaneismo, alla valorizzazione dello scambio sensoriale e corporeo nell'ambito del quale la comunicazione, mediante la sessualità, trova tutta la sua ragione d'essere. A riprova si può citare l'orientamento delle nuove terapie sessuali (19) che sono basate essenzialmente sulla riscoperta della comunicazione della coppia. Per esempio, nelle numerose cliniche del sesso da me visitate negli ultimi tre anni negli Stati Uniti, per quattro o cinque sedute almeno il problema della sessualità è posto in secondo piano rispetto alla riscoperta della comunicazione sensoriale tra i coniugi. Anche al consultorio di Ginevra ci imbattiamo spesso con delle coppie che parlano facilmente degli avvenimenti quotidiani e della propria ideologia, ma che sono completamente incapaci di trasmettersi i sentimenti e le sensazioni. Infatti, il ristabilimento di una buona comunicazione sensoriale diventa la premessa indispensabile per risolvere le numerose disfunzioni sessuali; al tempo stesso, una buona sessualità favorisce una migliore comunicazione sensoriale anche negli altri campi della vita coniugale.

Sessuologia morale: rilievi offerti dall'esperienza clinica
Non credo che la medicina possa permettersi di inserirsi direttamente nelle conclusioni morali che vengono elaborate dalla filosofia e dalla teologia. Ma può forse offrire qualche contributo per evidenziare il profondo rapporto che lega l'attività sessuale e lo sviluppo morale della persona. Nell'attività medico-sessuologica si sta facendo luce un orientamento che mira a ristabilire, nell'individuo e nella coppia, la sessualità come una  funzione che fa piacere. A prima vista, questo obiettivo sembra avere una portata piuttosto limitata; ma a pensarci bene, esso rappresenta il punto di partenza di una visione più vasta della felicità sessuale. Questo finalismo funzionale s'inserisce in una delle due grandi correnti filosofiche attraverso le quali la medicina si può interessare alla sessuologia. La prima di esse è d'orientamento moralistico, e nel suo ambito il medico è essenzialmente il rappresentante dei modelli repressivi tradizionali, derivanti da un'immagine negativa della sessualità. Fino a poco tempo fa se ne occupavano eminentemente gli psichiatri e i medici legali (cosa ancora molto frequente in Italia): il che era una maniera come un'altra per mantenere la repressione sessuale, facendo apparire come patologiche certe forme di funzionamento sessuale che si possono invece ritenere normali. Mi sono inoltre spesso domandato perché così tanti sessuologi italiani hanno in partenza una formazione di dermatologi e perché, in realtà la sessualità sembri essere una filiazione della venereologia. Non è forse la prova che, ancora una volta, la sessualità è affrontata attraverso le complicazioni che provoca, e non come un comportamento biologico, psicologico e culturale in grado di favorire lo sviluppo personale e sociale, in altri termini, come un fenomeno positivo che, al di là del piacere, può provocare gioia o amore? A questo punto si ferma il discorso del medico e comincia quello del teologo e del moralista. Spesso è stato obiettato a noi medici che, parlando tanto di tecniche sessuali, finiamo per uccidere l'amore. Personalmente replico a questa obiezione, dicendo che il problema dell'amore è troppo importante per essere risolto da una terapia sessuologica, e non vedo, tra l'altro, come la classe medica abbia l'autorità per rispondere a questo quesito esistenziale. Al contrario, l'amore è un fenomeno fondamentale dell'esistenza umana, e il ristabilimento di una buona e armoniosa funzione sessuale rappresenta una delle migliori premesse per una più grande comunicazione amorosa.

Paradossalmente, in Italia, ho assistito al fenomeno inverso, cioè a una strumentalizzazione del termine «amore », per non parlare una volta per tutte in termini chiari della sessualità umana. Troppa gente, utilizzando questa obiezione demagogica, evita così di conoscere e di insegnare gli elementi fondamentali dell'anatomia, della fisiologia e della psicologia sessuale. La nostra posizione, lungi dal voler eliminare l'amore, domanda al contrario che esso sia messo temporaneamente tra parentesi, per ristabilire una funzione efficiente, della quale i coniugi, in un secondo tempo, faranno quello che desiderano, e come lo desiderano, inserendo la sessualità come meglio credono e possono nella loro comunicazione coniugale. Penso che, eccezione fatta per le tecniche psicoanalitiche, sia meglio evitare di interferire direttamente con l'amore coniugale, dato che ciò rischierebbe di essere un intervento abusivo e megalomanico della classe medica nell'intimità della coppia. In questi termini, l'identità medica è molto più vicina alla sua funzione terapeutica che non al ruolo morale, residuo dei medici missionari o dei medici di campagna detenenti il potere insieme al prete, al farmacista e al sindaco.

Alcuni esempi clinici sono forniti dallo studio dei matrimoni bianchi (16) e dalla sessualità degli handicappati fisici, in particolare dei paraplegici (6), e dalla sessualità in gravidanza. I matrimoni non consumati per "impotentia coeundi" restano relativamente frequenti malgrado l'aumento della libertà sessuale: il che prova bene che un buon funzionamento sessuale non dipende soltanto da una corretta informazione sessuale, ma dalla sua accettazione psicologica che si situa sovente a livello inconscio. Al nostro consultorio abbiamo già curato un centinaio di queste coppie, in cui il matrimonio non era stato consumato da uno a quindici anni. L'utilizzazione delle nuove terapie della coppia, in cui ogni coniuge è il terapeuta dell'altro, ha permesso una guarigione nell'80% dei casi con una durata media di circa dieci sedute. Molte di queste coppie ci avevano consultato perché desideravano un figlio e spesso le mogli sono rimaste incinte qualche mese dopo il termine della cura. Questo esempio, scelto tra molti altri, conferma il potenziale significato positivo della sessualità e il grande arricchimento che un buon funzionamento sessuale può  portare all'armonia familiare. Lo stesso si dica per quanto riguarda la sessualità in gravidanza (17): soggetto particolarmente tabù, in quanto si trova a cavallo tra la maternità e la sessualità (e si sa come i due fenomeni uniti provochino delle intense reazioni emotive). Una ricerca fatta a Ginevra (18) ha mostrato che l'astinenza sessuale durante la gravidanza era più frequente nelle persone praticanti (sia cattoliche che protestanti) che non nel resto della popolazione. Ora questo atteggiamento è in contrasto con le ricerche medico-fisiologiche che hanno mostrato che proprio verso il quarto e quinto mese della gravidanza la donna ha la maggior stimolazione sessuale, dato l'aumento della vascolarizzazione dei visceri pelvici. Le ricerche di Masters e Johnson (11) sull'argomento sono molto  probanti. Nell'Unità di sessuologia dell'Università di Ginevra abbiamo persino curato dei casi di frigidità primaria, utilizzando questa situazione particolarmente favorevole provocata dalla gravidanza. Ecco dunque un'altra situazione nella quale la polarizzazione (giustificata) sull'aspetto riproduttivo della gravidanza non dovrebbe farsi a scapito di una sessualità più ricca e favorevole non solo alla moglie, ma pure al marito (che non sarà così costretto a lunghi mesi di astinenza e... alla tentazione di una attività extraconiugale). Un ulteriore esempio clinico è fornito dalla terapia dei paraplegici. Durante i lunghi mesi di rieducazione, il problema delle loro ulteriori possibilità riproduttive e sessuali viene spesso a galla e le preoccupazioni riguardanti la vita sessuale sono altrettanto importanti che le inquietudini sul recupero della funzione motoria. Di nuovo, il ristabilimento delle migliori condizioni di funzionamento sessuale s'inserisce in un discorso morale che mira al recupero della persona intesa in senso globale, nel cui ambito la sessualità si giustifica come un fattore importante se non essenziale.

Ma al di là di questi esempi, la medicina sessuologica è chiamata in causa in un problema più generale che sottende a molte applicazioni concrete: quello di una informazione sessuale più attiva. Il principio che anima i fautori incondizionati dell'informazione sessuale è legato al loro ottimismo sulla dominanza degli aspetti più validi della personalità umana. Essi pensano che la conoscenza della verità è sempre meglio che non l'ignoranza, anche se essa deve essere fatta al tempo debito e con le dovute maniere. Personalmente non penso che l'educazione sessuale debba e possa essere considerata come la panacea universale, come un po' ingenuamente determinate organizzazioni politiche hanno presupposto, sperando di risolvere mediante una buona conoscenza della sessualità, i grandi problemi dell'umanità, quello della violenza e della guerra in particolare. Malgrado gli apporti interessanti di Wilhelm Reich (21) e di Marcuse (10) su una sessualità fondamentalmente buona e, in seguito, rovinata e strumentalizzata dall'organizzazione capitalistica, repressiva , noi abbiamo sovente l'impressione che questa visione non corrisponda sempre alla realtà clinica e psicologica. Essa sembra rispondere piuttosto a un netto bisogno di semplificazione, che si ritrova pericolosamente in una certa ideologia americana d'oggi, in cui la sessualità è considerata come aconflittuale. In questo senso, le scuole americane di sessuologia si oppongono completamente alla visione europea e freudiana in particolare, che ha sempre considerato la sessualità come un fenomeno conflittuale, come una conseguenza spesso drammatica di una dialettica tra polarità opposte. Questa semplificazione è stata purtroppo ripresa in talune visioni morali tradizionali, nelle quali la sessualità assimilata al male, al peccato, al diavolo, è divenuta, in senso opposto agli americani, ma secondo lo stesso meccanismo filosofico, aconflittuale. La realtà clinica ci porta invece a vedere nella sessualità umana un insieme di tendenze a volte confluenti, a volte discordanti, la cui armonizzazione o la cui opposizione rappresenta un arricchimento costante della personalità. Basti pensare all'elemento stimolante della trasgressione nella terapia di numerose disfunzioni sessuali (l'impotenza in particolare), nelle quali abbiamo molto più successo proibendo i rapporti che non spingendo i pazienti alla consumazione forzata.

Osservazioni su alcuni problemi particolari
Mi permetto infine di fare alcune osservazioni su alcuni problemi particolari: ancora una volta, non per sostituirmi ai moralisti, ma per presentare loro alcuni dati critici che vengono avanzati dalla sessuologia. Essi si riferiscono alla contraccezione, all'omosessualità e all'autoerotismo. La contraccezione si inserisce nella problematica morale fondamentale del fine unicamente riproduttivo o meno dell'atto sessuale. E' questo un problema morale nel quale il medico non può intromettersi direttamente, se non segnaliamo alcune situazioni cliniche nelle quali la  contraccezione influenza la vita sessuale della coppia. Ho descritto in un recente libro (20) come molte campagne di pianificazione familiare non abbiano avuto successo, in quanto non era stata sufficientemente studiata l'accettabilità della contraccezione a livello individuale, della coppia e della cultura locale. Fra le numerose resistenze alla contraccezione evocate, ne ho segnalato una che ho intitolato «la sessualizzazione del ruolo della donna ». Ho scoperto, durante alcuni anni di consultazione al policlinico di ginecologia, che un 15-20% della popolazione aveva una reazione negativa alla contraccezione, in quanto essa liberava la donna dal pericolo di una maternità non desiderata e la rendeva libera e disponibile ad una sessualità più ricca. Purtroppo, un buon numero di queste donne, a causa dell'educazione repressiva ricevuta, non era in grado di indossare questa più grande libertà che la contraccezione (orale, in particolare) aveva loro concesso e che in realtà le angosciava e le inibiva. Con ciò, tuttavia, non è lecito generalizzare. Si può anzi dire che, nella maggior parte dei casi, la contraccezione, che ha come fine principale un controllo responsabile della fecondità, contribuisce al tempo stesso a un miglioramento della vita sessuale e coniugale. Resta la spinosa questione delle relazioni tra contraccezione e aborto. Di nuovo, non è il caso che il medico si arrischi in un discorso morale o teologico, ma può fornire alcuni spunti per una discussione interdisciplinare. Per quanto riguarda le conseguenze psico-sessuali dell'interruzione legale della gravidanza, bisogna dire che, a Ginevra, esse sembrano più o meno sovrapponibili a quelle della contraccezione, e che, la scelta tra una formula piuttosto che l'altra, dovrà essere fatta secondo criteri medico-biologici o morali, più che in funzione di fattori psichiatrici o sessuologici. Un'analisi comparativa, fatta dall'Organizzazione mondiale della sanità (14), in paesi in cui le legislazioni dell'aborto sono differenti, ha mostrato che sovente le conseguenze psicosessuali  dell'aborto dipendono sia dall'immagine culturale dell'aborto sia dall'attitudine del medico che interviene, sia dalla procedura utilizzata (di tipo liberale o di tipo inquisitorio). Resta il grosso problema apparentemente paradossale del fatto che, proporzionalmente, le domande d'interruzione legale di gravidanza a Ginevra sono fatte più frequentemente dai cattolici che non dai protestanti.

Per quanto riguarda gli aspetti medici dell'omosessualità, la situazione è attualmente in piena evoluzione ed è difficile che il medico-sessuologo possa offrire una base precisa per rinnovare il discorso teologico o morale. La base ormonale dell'omosessualità, che era stata per lungo tempo evocata e in seguito abbandonata, ritorna ora a galla dopo le recenti e raffinate ricerche di Masters e Johnson sul testosterone plasmatico degli omoessuali  (8). Inoltre, gli studi eseguiti da John Money (5) sui transessuali sembrano confermare questa differenza ormonale a seconda dell'identità sessuale. Resta il problema se queste modificazioni ormonali siano la causa dell'omosessualità, o non siano invece l'effetto di un comportamento omosessuale che agirebbe secondo un meccanismo psicosomatico. Da un punto di vista psicodinamico, è indubbio che l'ornosessualità è un sintomo che può far parte di numerose strutture della personalità e che, per analogia a una valutazione clinica differenziale, anche il giudizio morale potrebbe essere modulato. Si va dall'omosessualità contingente dei marinai o delle prigioni in individui psichicamente eterosessuali, all'omosessualità nevrotica o perversa, fino a un comportamento omosessuale quale sintomo incipiente di manifestazioni schizofreniche. In alcuni casi, l'omosessualità è eminentemente egoistica narcisistica, in altri casi essa è una forma di comunicazione con l'altro che, mediante canali ben diversi, si avvicina al fenomeno dell'amicizia, come segnalato da Valsecchi. Il problema fondamentale che limita l'accettazione dell'omosessualità è quello della finalità riproduttiva come unico e fondamentale criterio positivo per giudicare la sessualità. E' chiaro che finche questo criterio permane a livello teologico, la valutazione morale dell'omosessualità non potrà che risentirne negativamente.

Lo stesso discorso vale per l'ultimo argomento a cui desidero accennare, cioè l'autoerotismo, benché a questo livello la scienza medica possa offrire nuovi elementi di discussione. L'autoerotismo, condannato in maniera drastica fino a pochi anni fa, sta subendo, alla luce delle nuove terapie sessuali americane una vera trasformazione (1). In particolare, nelle terapie della coppia effettuate nelle cliniche del sesso, che ho avuto l'occasione di visitare a New York e in Califomia, nonchè a Saint Louis, la masturbazione sembra essere considerata come una tappa transitoria ma indispensabile della terapia. Il ragionamento degli americani è, come al solito, pragmatico e si basa sull'assioma che le persone debbono dapprima imparare ad essere a proprio agio con il proprio corpo, con le proprie sensazioni, per poterle in seguito mettere in comune col proprio partner. Per quanto poi riguarda la masturbazione nell'adolescenza, penso che gli educatori dovrebbero evitare di dare a una tale fase transitoria un carattere peggiorativo, in opposizione ai dati della fisiologia medica. La conferma ci viene anche dalla sessualità dell'età avanzata, durante la quale le coppie che meglio funzionano sono quelle che hanno sempre avuto un'attività sessuale regolare e efficiente, al contrario di quelle che l'hanno interrotta per lunghi periodi.

Per concludere, mi si consenta un accenno a due punti toccati dall'opera di Valsecchi, che riguardano la nozione di tenerezza e il superamento della passività femminile. La valorizzazione della nozione di tenerezza nello scambio sessuale mi trova del tutto consenziente. Direi di più, in perfetto accordo con l'amico dr. P. A. Gloor (4): probabilmente la tenerezza è il solo vero fattore che ci permetta di distinguere l'erotismo dalla pornografia. Vorrei però aggiungere che, al di là della tenerezza, non si devono dimenticare determinati aspetti “aggressivi” ma non meno strutturanti, della sessualità. La teoria psicoanalitica ci ha mostrato che una certa dose di sadismo, più o meno sublimato, persiste in qualunque attività umana e, quindi, anche nel desiderio sessuale e nella sua realizzazione concreta. E' chiaro che la nozione di scambio, fondamentale da un punto di vista sia medico che morale, è resa possibile se si accetta il superamento dei ruoli statici di attività maschile e di passività femminile. Ben ha fatto Valsecchi ad insistere sull'abbandono della nozione di passività femminile, che volentieri io rimpiazzerei con quella di ricettività la quale meglio esprime la decisione attiva di essere passiva. La ricettività rappresenta a mio parere un miglior compromesso tra attività e passività e avvicina simbolicamente il comportamento psico-sessuale dell'uomo e della donna. In effetti, niente ci impedirà d'immaginare il coniuge maschile ricettivo alle esigenze della moglie, mentre il termine di passività solleverebbe in lui delle reazioni narcisistiche per delle ragioni culturali alle quali è tuttora condizionato.

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Pagina aggiornata al 15/09/2013

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