Duepiu.Net, vivere meglio in coppia, seduzione, speciali, costume

Duepiu.Net, vivere meglio in coppia

Google

Buon pomeriggio, oggi è giovedì 25 maggio 2017

I tempi obbligati

sesso in pillole
 




I tempi obbligati

Eccolo qui il nuovo tiranno, il tempo obbligato e spesso imposto. E’ il tempo sociale che, come sostiene l’economista Jeremy Rifkin in Guerre del tempo, è sempre più separato dal tempo biologico. Il suo strumento di tortura è l’orologio, che ha sostituito il canto del gallo e il suono delle campane. L’introduzione del tempo sociale, che è eminentemente un tempo lineare antitesi al tempo biologico, eminentemente un tempo circolare, ha consentito progressi sbalorditivi all’umanità ma ha creato nuove ingiustizie sociali. Il tempo è stato gestito da chi aveva il potere, la competenza e la cultura per usarlo: non solo per ottimizzare il presente ma per anticipare il futuro. Numerose ricerche sociologiche confermano che una delle maggiori differenze fra le classi sociali riguarda proprio la sua gestione: infatti mentre le classi agiate programmano il futuro e quindi, inevitabilmente, anche il tempo altrui, quelle meno favorite, incalzate dagli imperativi della sopravvivenza, possono progettarsi solo nel presente o, al massimo, in un futuro molto prossimo. Si ritrovano quindi nella stessa condizione dei nostri antenati delle caverne, per i quali la sopravvivenza assorbiva tutte le energie e impediva la programmazione del futuro. Viviamo in una società "cronofaga", che divora le ore sul quadrante dell’orologio. E il tempo ci vola via, diventando un tesoro irraggiungibile e un’ossessione permanente. "Fretta, fretta, fretta" sembra essere il motto di molte persone che ci circondano, altrettanti conigli bianchi preoccupati di essere puniti dalla duchessa. Una metafora della nostra società che ci trasmette l’inguaribile morbo della fretta. "Riprendiamoci il tempo" sembra essere invece il grido di fine millennio. Forse non è un caso che proprio dall’operosissima e puntualissima Germania venga un segnale di controtendenza: a Berlino è stata fondata l’Unione per il rallentamento del tempo, che fra le sue regole annovera la rinuncia all’orologio almeno una volta la settimana.
 
Fretta cattiva: la sindrome dello straordinario

Ma chi ci ha imprigionato in questa società della fretta?
Anzitutto la produzione industriale, che dalla fine dell’Ottocento a oggi ha trasformato la vita in una grande catena di montaggio dove l’operosità è una virtù e la puntualità un’esigenza. Le città si sono sincronizzate sugli orari di apertura e chiusura delle aziende, tanto che, ironizzava lo scrittore Ennio Flaiano, "nelle ore di punta è diventato impossibile persino l’adulterio".Tempo tiranno, quindi, soprattutto quello del lavoro. E negli ultimi anni, con lo spettro della disoccupazione alle porte, la sottomissione alle lancette dell’orologio è diventata, se possibile, ancora più completa. Eppure, rileva Rifkin nel suo ultimo libro, si lavora sempre di meno perchè nuove tecnologie accellerano i tempi di produzione. La conseguenza è stata una netta polarizzazione nel mercato del lavoro: da una parte, un’élite di tecnocrati, impegnatissima, che fa troppi straordinari; dall’altra, una massa crescente di disoccupati, sottoccupati, espulsi dalle grandi aziende multinazionali, lavoratori in mobilità o in cassa integrazione, messi fuori gioco dalla progressiva automazione dell’attività produttiva.

Allora chi sono gli schiavi dell’orologio?
Manager, dirigenti, liberi professionisti, ma non solo. Un sondaggio compiuto presso la Fiat ha confermato che quattro impiegati su dieci "subiscono" il tempo del lavoro e si fermano oltre l’orario contrattuale. Benché ciò sia causa di stress e di disturbi psicosomatici, prevalgono gli imperativi di tipo etico (bisogna essere laboriosi!) o di opportunità (l’azienda giudica i collaboratori in base alla loro disponibilità e non solo in base ai risultati). In un periodo in cui la disoccupazione è superiore al 10 per cento, quindi, la paura del licenziamento è più forte della rabbia per il tempo "subìto". Questa sindrome è spesso chiamata "giapponesite", ma anche a New York non si scherza. Di recente, durante un viaggio in aereo,un amico dirigente mi diceva che la mattina dopo avrebbe partecipato non solo alla colazione di lavoro delle 8, ormai istituzionalizzata, ma anche a una preriunione delle 7, per preparare quella successiva! La cosa paradossale è che, pur avendo preso il velocissimo Concorde, nel traffico di New York ha perso due delle tre ore guadagnate con l’aereo supersonico. Insomma, sembra delinearsi un primo stereotipo: la fretta cattiva.

Il rampantismo degli anni Ottanta, riassunto dalla formula "rapido è bello", è ormai relegato nell’ambito manageriale, mentre una fascia sempre più estesa della popolazione è infastidita dal tempo imposto e dal tempo perso. E sono molti coloro che cercano di mettere in atto strategie per opporsi alla dittatura del tempo. Anche perché i veri nuovi ricchi sono proprio coloro che non hanno l’ossessione dell’orologio.

torna indietro

segnala a un amico

inzio pagina

Pagina aggiornata al 15/09/2013

copyright © duepiu.net 2000-2017, tutti i diritti riservati