Il
termine passione deriva dal latino passio, che
significa sofferenza. La passione e’ dunque
sinonimo di sacrificio, come testimonia il
cristianesimo, ma anche di dedizione.
E’
il caso di artisti e scienziati che si dedicano
anima e corpo a una causa abbandonando tutto il
resto. Ma la parola passione deriva anche
dalla radice etimologica “passivita’”.Il passionale, dunque, sarebbe schiavo
delle sue pulsioni e desideri. Il filosofo
francese Cartesio descrive la passione come il
contrario della ragione, e soprattutto,
dell’azione. Per lui le passioni nascono dal
corpo e sono diverse dalle emozioni, che sono
invece dei movimenti dell’anima.
Nello
stesso senso, gli sotici, filosofi
dell’antica Grecia, consideravano la
passione come una malattia dell’anima
dovuta alla tendenza tirannica del corpo. In
questa prospettiva si e’ sempre vittime della
propria passione. La psicoanalisi la chiama,
infatti, ossessione, e la identifica come un
sentimento che si impone all’Io del soggetto e
lo fa, alla lunga, soffrire.
Progressivamente
questa nozione negativa è stata sostituita da
una visione positiva, al punto che per il
filosofo Hegelcon c’è niente di importante nel mondo
che non sia stato realizzato senza passione.
Ma la nostra società non tollera più le
passioni non canalizzate.
E,
soprattutto, il benessere uccide la passione.
Oggi si favorisce la prudenza, le persone
ragionevoli, mentre la passione e’ sinonimo di
avventura. Malgrado la sessualità sia liberata,
la passione amorosa e’ sempre considerata come
poco ragionevole, perchè risponde a un bisogno
individuale, orientando l’individuo spesso
fuori dalle regole morali, dal matrimonio, dal
lavoro dalla sottomissione all’autorità.
Nella
nostra società,
solo artisti e scienziati hanno il diritto di
essere passionali, perchè la passione e’
indispensabile alla loro attività. Nei
comuni mortali, invece, la passione è tollerata
quando si integra nelle norme sociali che
canalizzano la forza creatrice della passione
verso il lavoro e il consumo dei beni materiali.
La passione e’ accettata solo se mediata, per
esempio, attraverso la televisione.
L’audience, infatti, sale grazie alle passioni
dei protagonisti del piccolo schermo, anche
quando sono create artificialmente, come nel
caso del Grande Fratello.